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Home News Oggi come ieri

Tweed Ride Italia

“Via di qua; ecco la mia meta”

di Redazione
18 Aprile 2018
in Oggi come ieri
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Nell’annuncio del protagonista del racconto di Kafka “La Partenza” risuona l’universale della condizione umana, quell’andar via a cui non occorre una destinazione, poiché è già meta di per sé: la morte, ineluttabile, inconcepibile, inconoscibile, eppure evento-limite che conferisce alla vita il senso più autentico.

Se sono qui a raccontarvi la mia esperienza di vita, è a causa della morte e a tutto quello che da essa, per paradosso, nasce e si trasforma in qualcosa di nuovo e meno spaventoso. Ma andiamo per ordine. Voi volete sapere cos’è un Tweed Ride. Vi darò prima una risposta empirica, basata sui fatti e la pratica che si riassume nel nostro sottotitolo istituzionale: il Tweed Ride è “una pedalata urbana con un tocco di stile”. Ma questa è solo la scorza del tutto. La verità è che il o la, fate voi per me è uguale! Tweed Ride è nata perché a me serviva qualcosa per dare un senso alla mia personale meta. È il mio modo di conferire a quell’evento-limite di cui vi accennavo all’inizio un senso. Dare un senso alla fine o alle molteplici fini che ci accompagnano lungo la nostra esistenza terrena.

Un po’ della mia vita

Il 15 maggio 1977 un bimbo, preso il coraggio a due mani (anzi manopole della sua bici rossa fiammante), si lanciò giù per la delicata discesa che separava la sua casa dalla piccola piazzetta dove lo aspettavano genitori e amici, per tagliare il traguardo del “senza rotelle”! Quel momento è quanto rimane dell’infanzia di ogni adulto – o almeno della mia – è un mondo di poesia vivente e palpabile, che continua a esercitare su di noi il suo fascino e sul Tweed Ride l’aspettativa di ricrearlo a ogni evento.

Ad attendermi all’arrivo c’era mio padre, era il ‘77 io avevo 3 anni e mio padre 36. Da lì a 14 anni mio padre ci avrebbe lasciato per un tumore. Negli anni a seguire avrei già iniziato a conoscere la morte, tuttavia perdere mio padre a 16 anni mi ha inevitabilmente segnato la vita. Novello Amleto mi ritrovavo a dover decidere tra “essere e non essere” tra lasciarmi andare al dolore oppure reagire. Per un po’ rimasi inerme poi il tempo, gli amici e le canzoni di Neil Young suturarono le mie ferite.

A prendere il posto di mio padre fu mio zio. Lo zio Gianni è un artista, negli anni ‘70 fa il pittore e io passo con lui, tra tele pennelli e colori a olio buona parte dei miei primi cinque anni di vita. Posso dire di aver vissuto da bohemien senza saperlo fin dall’infanzia e che anche questa esperienza mi abbia formato. Ho passato più tempo della mia vita con mio zio che con papà. Zio era con me quando a Parigi, dove Papà era ricoverato per un ultimo tentativo di salvezza, lo andammo a salutare prima che fosse troppo tardi. Zio c’era quando attraverso la pittura, passione che mi aveva passato, iniziai a rinascere per la prima volta. C’era quando dieci anni dopo poggiavo la prima pietra del Collettivo Raminghi, un gruppo di anarcho-letterati che avrebbe posto le basi per il futuro Tweed Ride. Zio c’era, nella sua semplicità silenziosa.

Poi la malattia si insinua silenziosa nelle nostre vite, come già tante altre volta aveva fatto. Zio si ammala. Le speranze sono poche, si può solo accompagnarlo verso l’inevitabile. Non posso lasciarlo solo. Voglio stargli vicino, per ripagarlo dell’amore che mi ha sempre dato e lo faccio andandolo a trovare tutti i giorni in ospedale. All’epoca lavoravo in libreria, così in pausa pranzo prendevo la mia bicicletta e affrontavo il mio personale percorso del dolore fino all’ospedale; mi curavo di Zio come meglio riuscivo e me ne tornavo al lavoro. L’ho fatto per mesi. Ero esausto.

Poi un giorno, la bicicletta mi parla: “Caro Ferruccio, tu stai soffrendo troppo. Facciamo un patto! – mi disse – Tu pedala, al resto ci penso io. Ti porto a lavoro, in ospedale, a casa, dove vuoi. Ma tu sfogati, liberati del dolore che hai dentro.” Questa piccolo gesto d’amore della mia bici mi ha salvato la vita. Potevo andare in ospedale, riempirmi del dolore di zio e liberarmene poco dopo per poter ricominciare il giorno seguente. Un ciclo ipoteticamente infinito. Zio Gianni aveva i baffi, vestiva fuori moda o vintage fate voi, si spostava in bicicletta, era sempre presente per i più bisognosi. Erano state buttate le fondamenta per quello che sarebbe diventato il Tweed Ride Italia.

Meanwhile in England…

Nella primavera del 2009 faceva la sua apparizione la Tweed Run. Una pedalata urbana in abiti inglesi nata all’interno del movimento di ciclisti urbani londinesi. Sono sempre stato affascinato dall’Inghilterra, dalla musica allo stile di vita. Così prendo il coraggio e scrivo al suo ideatore.

Lui cita l’Eroica, scrive che ha voluto riproporre il concetto di ciclismo eroico che nel suo caso diventa vintage in contesto urbano. Visto che esisteva già la Tweed Run, chiesi di poterla rifare in Italia. Niente da fare, non voleva si usasse il suo marchio per questioni di copyright. Aveva le idee chiare già all’inizio. Infatti anni dopo ha venduto il marchio a una delle società londinesi più grandi per quanto riguarda l’intrattenimento vintage. Dopo un po’ di “scaramucce” mi permise di farla cambiando il nome. Era ufficialmente nato il nostro Tweed Ride. Settembre 2009. Quattro mesi dopo il loro primo evento a Londra.

Alla prima edizione contavamo di essere una decina; l’idea era quella di passare sotto l’ospedale di zio per portargli un po’ di buonumore a forza di scampanellii e gente vestita eccentricamente. Alla prima Tweed Ride parteciparono più di 40 ciclisti tweed, un risultato inaspettato. Forse avevo trovato un modo diverso ma pieno di essere per me e per quelle persone che davvero inaspettatamente avevano animato quel nostro primo tentativo.

Zio alla fine non c’è l’ha fatta e dopo poco più di dodici mesi di lotta ci ha lasciati una domenica mattina di maggio. Quel giorno ho deciso che il Tweed Ride avrebbe portato un po’ di gioia nelle vite delle persone che magari stanno passando un periodo difficile nella loro vita. Da quel primo Tweed Ride ne sono passati molti altri. Non sempre sono andati come avremmo voluto, ma anche la sconfitta serve nella vita e noi lo sappiamo bene.

Correva l’anno

Nel 2013 siamo esplosi dopo la prima Tweed Ride Roma, la prima esperienza in collaborazione con partner importanti, per i tre Tweed Ride Milano. Da allora siamo stati attivi con il Tweed Ride in tutta Italia, conquistando diverse città importanti come Firenze, Torino, la bella esperienza nella città di Padova dove siamo tornati quattro volte e da dove è partito il 21 aprile il Tweed Ride Tour 2018. Il Tweed Ride Italia in questi anni è cresciuto e procede ormai sulle sue gambe. Tante, tantissime le manifestazioni simili alla nostra sono nate in questi anni in Italia e all’estero. La cosa ci fa piacere e spesso siamo stati noi stessi ad aiutarle a crescere, per le “altre” siamo felici ugualmente: in cuor nostro sappiamo di essere stati i primi e ci basta così.

Vado in bici quotidianamente, è una scelta di vita, e sapere di non pedalare da solo e di aver conquistato tanti amici con il Tweed Ride mi fa affrontare meglio la vita e di questo vi ringrazio. Nel 2014 alla veneranda età di 40 anni ho preso la patente perché dopo la morte c’è sempre la rinascita e con la mia compagna siamo diventati genitori di un discolo che si chiama Riccardo! Non so ancora se sono un buon padre, probabilmente non lo saprò mai, ma so che mi piacerebbe essere il silenzioso genitore che è stato per me mio zio Gianni. L’uomo più tweed che ho conosciuto! Artista, senza patente, bici munito e cultore dei baffi! BE

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Tag: BE31Tweed Ride
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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

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BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

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LABOR TANDEM PISTA 1906

From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

You can find it exclusively in BE76, now on sale on Amazon Worldwide.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Solo su BE76 adesso in edicola.

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CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Exclusively in BE76, available now in paper edition.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

Solo su BE76 adesso in edicola.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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