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Home News Le Biciclette

Collezione Marnati

Dalla foto di Coppi e Bartali a una delle più straordinarie produzioni artigianali milanesi.

di Redazione
13 Aprile 2018
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 7 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Se si pensa al ciclismo sportivo su strada, soprattutto a quello del Secondo Dopoguerra, non può non venire in mente una delle foto più note di tutti i tempi: quella del famoso passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali al Tour de France del 1952.

I dettagli di quello scambio leggendario, immortalato dal fotografo Carlo Martini sul Galiber, restano avvolti nel mito: nessuno sa veramente chi sia stato a passare la bottiglia – in verità non era una borraccia – anche perché nessuno dei due protagonisti ha mai voluto dirlo, lasciando le reciproche tifoserie senza una risposta, che a questo punto non arriverà mai. Quello che invece sappiamo di sicuro, anche se a saperlo probabilmente non sono in tantissimi (ma da oggi ci sarete anche voi) è che alle spalle dei due grandi campioni, in piedi sull’ammiraglia dell’Italia, visto che allora si gareggiava divisi in squadre nazionali, c’era Umberto Marnati, meccanico del team. Una presenza che nella foto passa inosservata, ma che emerge invece in maniera lampante quando si parla delle biciclette da corsa su misura uscite dal suo laboratorio milanese a partire dall’inizio degli Anni ’70. Piccoli capolavori di artigianalità che sono i coloratissimi protagonisti di queste pagine.

COLPO DI FULMINE

A presentarci queste bellissime biciclette è Andrea Portoni, giovane collezionista lombardo che oggi può far vanto di essere considerato il più grande collezionista Marnati al mondo, con una raccolta di quasi venti esemplari acquistati e restaurati pazientemente nell’arco di circa dieci anni.

“Marnati è stato il primo marchio al quale mi sono avvicinato nel momento in cui ho deciso di diventare un collezionista di biciclette d’epoca”, ci spiega Andrea mentre ci mostra con orgoglio alcuni dei suoi pezzi migliori. “Il tutto è avvenuto con una certa componente di casualità, semplicemente perché la prima bicicletta che ho acquistato era molto vicina a casa mia ed era proprio una Marnati. Ero partito con l’obiettivo di cercare una bicicletta degli Anni ’70 che montasse un cambio Campagnolo e quando ho trovato questo esemplare ho provato a documentarmi senza trovare in verità molte informazioni”.

Telai DI ALTISSIMA QUALITà dalle proporzioni perfette

La storia di Umberto Marnati – fondatore del marchio –  è però una storia consistente che parte da lontano, come sa chi si è addentrato nell’epoca eroica del ciclismo sportivo italiano. Parte per la precisione alla fine degli Anni ’40, dopo la guerra, quando Marnati parte da Bareggio, a nord est di Milano, per andare a lavorare alla Legnano, all’epoca uno dei marchi di maggior successo non solo come produttore ma anche grazie all’omonima squadra sportiva.

All’inizio degli Anni ’70, Umberto Marnati decide di aprire un proprio laboratorio di produzione a Milano, in via del Fico, dove Andrea portò la sua prima bici a restaurare. Ad accoglierlo trovò il figlio di Umberto, Daniele, che dopo aver affiancato il padre nella sua attività fino al 1985, anno della sua prematura scomparsa, ha tenuto aperta la bottega fino al 2016.

CAPOLAVORI D’ACCIAIO

“Daniele Marnati lavora ancora oggi sulle biciclette in un luogo che incarna perfettamente il senso di artigianalità e di eroismo che ha caratterizzato il ciclismo sportivo degli anni in cui suo padre iniziò a produrre bici su misura. Veri capolavori che rappresentavano, per l’epoca, lo stato dell’arte non solo dal punto di vista tecnologico ma anche da quello stilistico”, continua Andrea. “Quando ho portato la mia prima Marnati a restaurare, Daniele mi ha risposto sorpreso in dialetto milanese, facendomi fare un salto indietro nel tempo. Poi però mi ha spiegato la storia della mia bici, come fosse stata costruita e in che anno, e me l’ha restaurata perfettamente trasmettendomi subito una grande passione per il marchio che porta il suo nome”.

Il piccolo atelier di Marnati, infatti, produceva solo pezzi unici su misura partendo dalla grandissima capacità di Umberto di essere un telaista eccezionale, dato che era sua la mano che creava, insieme a quella del meccanico Umberto “Lupo” Mascheroni, le biciclette della Squadra Corse Legnano, il top per l’epoca. Su questi telai venivano montati i cambi Campagnolo Record, Nuovo Record e Super Record, componentistica senza rivali in grado di portare alla vittoria campioni come Eddy Merckx e Bernard Hinault. Marnati, poi, interveniva sulle componenti cercando di alleggerirle in ogni modo possibile con delle piccole traforazioni. Infine, “marchiava” i propri telai con un piccolo scudetto, a volte evidente e a volte nascosto (quando produceva telai che non venivano poi commercializzati con il suo marchio), e con il classico doppio foro di alleggerimento sotto al movimento centrale.

le biciclette CREATE DA marnati erano il top tecnologico per l’epoca

Telai in acciaio dalle proporzioni perfette, costruiti con tubi Columbus di altissima qualità (SL, SLX o prima Reynolds), nati da una grande esperienza tramandata di padre in figlio e da una cultura del lavoro che ha attraversato la storia del ciclismo. Sempre alla ricerca del limite e della qualità grazie anche a un rapporto privilegiato con Ambrosio, l’azienda lombarda produttrice di cerchi, in quegli anni sulla cresta dell’onda. A colpire sono anche gli accostamenti cromatici che sembravano precorrere i tempi e che ancora oggi possono essere considerati estremamente affascinanti e interessanti per chi considera la bicicletta anche un fatto di stile.

CULTURA DEL LAVORO

“Internet ha cambiato molto il modo di fare collezionismo di bici d’epoca”, dice Andrea. “Oggi, per certi versi, è un pochino più difficile perché è più facile trovare online pezzi di valore, per cui o si è molto attenti o è facile farsi sfuggire delle opportunità. Nel mio caso, a volte sono riuscito a trovare delle bici complete, in altri ho recuperato solo il telaio e poi ho completamente riassemblato la bici recuperando la componentistica originale o comunque coerente con l’epoca di produzione, che va dal 1970 al 1985”.

Le biciclette della straordinaria collezione di Andrea brillano sotto al Sole di primavera dando il meglio di sé in un’esplosione di colori che travolge. Umberto e Daniele Marnati non sono mai stati grandi uomini di marketing, e l’eccellenza del loro lavoro non ha mai raggiunto la popolarità di altri marchi come Colnago o De Rosa. Ma l’occhio attento di chi ama le biciclette d’epoca e ne capisce il valore tecnico, tecnologico e artigianale è in grado di apprezzare e gustare appieno la bellezza di questi pezzi unici che ci riportano ad anni ruggenti. Quando tutto era più ruvido e sanguinoso. Ma talmente scintillante da restare immortalato per sempre nella memoria, come quella storica foto al Tour che, ancora oggi, rappresenta quel ciclismo impossibile da non amare.

LA PRIMA

La bicicletta che vedete in queste foto è la prima che Andrea Portoni ha incluso nella sua collezione. “Non stavo cercando una Marnati, ma questa l’ho trovata qui vicino a casa ed è stato subito un colpo di fulmine. Ovviamente, non l’ho trovata in queste condizioni: mancavano diversi pezzi originali e alcune parti erano rovinate. Per questo l’ho portata a restaurare da Daniele Marnati nell’officina di famiglia a Milano. Di lì in avanti è nato tra noi un bel rapporto che continua ancora oggi”. Da notare i particolari, come il “doppio foro” sotto il movimento centrale, marchio di fabbrica di Marnati.

  • Anno: 1974
  • Gruppo: Campagnolo Nuovo Record.

 

LA VETERANA

Dato che sono tutti pezzi unici, le biciclette di Marnati non hanno un nome specifico per quanto riguarda il modello. In questo caso identifichiamo questa bici come la più vecchia nella collezione di Andrea, dato che è una delle prime a essere stata assemblata da Umberto Marnati all’inizio degli Anni ’70. “Anche questo modello è stato restaurato da Daniele Marnati, utilizzando addirittura le ultime decal originali che aveva in bottega, quelle che venivano applicate sulle primissime bici realizzate”. La bicicletta era già montata in questo modo, per cui il restauro è consistito soprattutto nella rimozione della vernice a pennello e nella ritinteggiatura con un giallo pastello fluo perfettamente in linea con le colorazioni di quegli anni.

  • Anno: 1970
  • Gruppo: Campagnolo Nuovo Record

DAL TELAIO ALLA BICI

“Di questa bici ho trovato solo il telaio, poi ho dovuto ricostruirla tutta cercando dei pezzi che fossero coerenti con l’epoca”, esordisce Andrea. “È una bicicletta fatta sicuramente da Daniele Marnati nel 1982: posso saperlo con certezza perché in quel periodo i telai venivano già marcati con l’anno di produzione”. Questo modello presenta caratteristiche uniche, come la forcella cromata (vezzo tipo degli Anni ’80) dalla testa piatta, caratterizzata anche dal classico logo Marnati dentro lo scudetto. Fu una delle ultime, dato che dopo la bottega iniziò a utilizzare un altro modello. Bellissima anche la pipa dello sterzo marchiata marnati, oltre ad altri particolari cromatici e di alleggerimento che hanno sempre caratterizzato la produzione della casa di telaisti milanese.

  • Anno: 1982
  • Gruppo: Campagnolo Super Record

MARNATI CORSA

“Corsa” era la denominazione comune dei modelli Marnati. Questo modello è montata tutta Nuovo Record come si usava all’epoca. Ha già qualche particolare pantografato, come per esempio il reggisella. La bicicletta ha diversi alleggerimenti, anche sulla sella. “Il bello di questa bici è che l’ho trovata ad Arezzo. Ero in vacanza in Umbria quando ho trovato l’annuncio sul web: sono corso a prenderla e l’ho riportata in Lombardia, nella terra dove è stata costruita.

  • Anno: 1972
  • Gruppo: Campagnolo Nuovo Record

 

UNA MARNATI DA PASSEGGIO

Quando si va alla ricerca di biciclette d’epoca, non è raro imbattersi in persone che possiedono esemplari di valore senza averne consapevolezza. È il caso di questa Marnati che Andrea ha scovato ad Abbiategrasso (MI). “Questa bicicletta era di un ragazzo che l’aveva montata da passeggio, con manubrio e sella diverse dalle originali. Come manubrio ho montato un Cinelli dell’epoca, mentre per la sella ho utilizzato una Brooks modificata da GG, uno dei preparatori dell’epoca che lavoravano sul grammo per avere selle superleggere”.

  • Anno: 1973
  • Gruppo: Campagnolo Nuovo Record

LA FIORENTINA

“La particolarità di questa bicicletta è il colore viola: pare che il committente fosse un grande tifoso della Fiorentina e avesse preteso che avesse gli stessi colori della sua squadra del cuore”, spiega Andrea. La bici vanta alcune delle caratteristiche dei primissimi modelli Marnati, come i passacavi non saldati e le decal, compreso il logo frontale, che rimandano all’inizio dell’attività di Umberto Marnati nella sua bottega milanese, nel 1970 circa.  “La bici è una delle Marnati più vecchie”, conclude Andrea, “monta manubrio e pipa Cinelli oltre al classico Campagnolo Nuovo Record”.

  • Anno: 1970
  • Gruppo: Campagnolo Nuovo Record

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

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Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

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Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

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