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Home News Le Biciclette

Denti Mirage Crono 1985

Per correre così forte da piegare i tubi!

di Redazione
16 Maggio 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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L’arrivo del carbonio ha permesso, anno dopo anno, di discostarsi dalle tradizionali forme e geometrie della bicicletta in acciaio e perseguire design più arditi e performanti, studiando ingegneristicamente la propagazione delle forze per permettere ai corridori di dare il meglio di sé in sella.

Se oggi macchinari e computer aiutano le case produttrici e i campioni sportivi, negli Anni ’80 si era solo all’inizio dell’applicazione di tale scienza al ciclismo, sospinti prepotentemente dall’impresa di Moser a Città del Messico con il Record dell’Ora a 51,150 km nel 1984. Ecco quindi che in un contesto in cui non erano ancora arrivati i giganteschi brand che vediamo oggi, anche un piccolo produttore poteva ritagliarsi uno spazio che lasciava il segno lavorando d’ingegno con i mezzi che c’erano allora, più limitati rispetto a quelli attuali. È il caso di Giacomino Denti, detto Mino, ottimo atleta prima e telaista e produttore iconico dopo, ancora oggi titolare di un negozio di biciclette che porta il suo nome in quel di Travagliato (BS). Mino fa parte ancora di quella generazione che sperimentava e creava, e ci ha raccontato con dovizia di particolari la storia della bicicletta oggetto di questo articolo, una Denti Mirage Crono del 1985 appartenente alla collezione di Enri Biavati.

«Ricordo benissimo questa bicicletta», ci dice Mino, «e mi fa molto piacere vederla. È la sorella di quella con cui Ennio Minello fece il Record del Mondo dilettanti sui 100 km in pista a Città del Messico, il 25 dicembre 1985, con 2h15’44”». Un telaio che quindi ha saputo imporsi a livello importante e che, come si può facilmente vedere dalle immagini, è caratterizzato dalla forma curva dei tubi orizzontale e piantone, quest’ultimo che disegna addirittura una S. «A quei tempi», continua Mino, «i tubi migliori erano i Columbus e tutti noi telaisti andavamo a rifornirci da loro. Io, essendo lombardo, riuscivo facilmente ad andare di persona in azienda a sottoporre le mie richieste. In quegli anni davo tutto per cercare di migliorare e avevo maturato la convinzione che il telaio dovesse essere il più rigido possibile. Per questo avevo pensato di copiare la forma sinuosa del cofano delle auto, che non essendo una lastra piatta diventa più rigido».

Ma in Columbus l’idea piace poco. I tubi sono stati progettati per essere utilizzati da dritti e pensare di curvarli, addirittura più di una volta, non convince l’azienda, perché non è chiaro quale sarebbe la loro resistenza meccanica dopo un intervento di questo tipo. Di fronte al no di Columbus, Denti però non si scoraggia e decide di provarci da solo, in officina con i suoi. «Iniziammo a fare tutta una serie di tentativi che finirono tutti dal “rutamàt”», spiega Mino. «I tubi non andavano bene e ci toccava buttarli. Dopo diverse prove, trovammo una soluzione copiando una tecnica dall’edilizia, utilizzando la sabbia. Li riempivamo, li mettevamo tra stampo e controstampo e poi con un vibratore facevamo prendere loro la forma desiderata. Venivano perfetti, al punto che Columbus ci diede il permesso di marchiarli a loro nome e di utilizzarli». Un successo.

VIAGGI E MIRAGGI

La Mirage, quindi, poté contare su questo design molto particolare, che non solo permetteva geometrie diverse da quelle viste fino a quel momento ma garantiva anche, a detta di Denti, una maggiore rigidità e quindi risposta e resistenza migliori agli stimoli dati dal corridore. «Dovevamo irrigidire la bicicletta per rispondere alla forza che avevano quei “bufali” lì», ride. «I tubi SLX che utilizzavamo erano spessi 0,3 mm al centro e 0,6 mm agli estremi, dove si saldava. Su questo telaio aggiungemmo tutta una serie di dettagli per raggiungere il nostro obiettivo, inserendo delle piccole fazzolettature in corrispondenza delle congiunzioni. Fummo criticati perché il peso aumentava leggermente, ma secondo noi si guadagnava in prestazioni». E infatti fu record.

Oggi la bicicletta appartiene, come detto, al giovane collezionista Enri Biavati, che come tanti giovani utilizza Instagram (@Officine_Biavati) per condividere la propria passione attraverso le immagini, che valorizzano di molto la bicicletta. Enri l’ha trovata a Firenze da un ragazzo che usava questo telaio per divertirsi un po’ con lo scatto fisso, ma il montaggio non era assolutamente rispettoso della storia e del pregio della bicicletta, così ha provveduto a renderlo più coerente e coevo. Il gruppo è un Campagnolo C-Record seconda serie, sebbene il prima serie – più difficile da trovare – sarebbe stata forse la soluzione migliore. Spettacolari sono le due ruote Campagnolo Khamsin, che danno alla bici l’inconfondibile impostazione da crono dell’epoca. L’attacco manubrio è Cinelli 2A marchiato Denti mentre la piega è Cinelli Los Angeles ’84, in memoria delle Olimpiadi. «Ho voluto un po’ esagerare sulla sella», ci racconta Enri, «montando una Selle Italia Turbomatic 2 fissata su supporto lombare anch’esso Selle Italia. Un componente molto raro da reperire che però rende questo esemplare unico. In futuro mi piacerebbe sostituire i cerchi con dei Campagnolo Ghibli, che penso siano più appropriati».

Bellissima da vedere, come le foto di Enri che mostrano anche un montaggio precedente, sfoggiato al Teatro degli Astrusi di Montalcino, la Denti Mirage Crono dell’85 ci ha permesso non solo di raccontare la sua interessante storia, ma anche di ascoltarla direttamente dalla voce di Mino Denti, personaggio di cui ci piacerebbe tornare a parlare molto presto.


Collezione e foto: Enri Biavati IOfficina_Biavati Si ringrazia: Mino Denti


Scheda tecnica

Marca: Denti

Modello: Mirage Crono

Anno: 1985

Telaio: in acciaio con tubi Columbus SLX curvati

Gruppo: Campagnolo C-Record seconda serie

Pipa: Cinelli 2A pantografata Denti

Piega: Cinelli Los Angeles ’84

Sella: Selle Italia Turbomatic 2

Reggisella: appoggio lombare Selle Italia

Cerchi: Campagnolo Khamsin 26” ant. e 28” post.


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People:
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È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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