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Home News Bicicultura

Mondia: una storia svizzera

La bicicletta di Fausto Lurati nei 104 anni del marchio elvetico

di Dario Corsi
10 Dicembre 2022
in Bicicultura
Tempo di lettura: 4 minuti
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La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Nel 1918 a Mümliswil-Ramiswil, paesino situato nel nord della Svizzera a 50 km tra Basilea e Berna, quattro amici diedero vita a una nuova società di importazione di biciclette, macchine da cucire e relativi componenti, nonché commercio di oli lubrificanti.

Tra i fondatori c’erano G. Haefeli, oste di Mümliswil, e J. Jeker, maestro fabbro di Balsthal. Nel 1920 la società si ampliò e assunse il nuovo nome Jeker, Haefeli & Cie e l’anno successivo si trasformò in una società per azioni con un capitale di ben 200.000 franchi svizzeri.

È nel 1933 che le biciclette furono assemblate per la prima volta nel laboratorio aziendale e commercializzate con il marchio Mondia, mentre la produzione delle bici da corsa iniziò successivamente, nel 1936, con l’ampliamento di alcuni locali adibiti a questa specifica produzione. Nel 1936 Karl Litschi e nel 1937 Giovanni Valetti, assoldati nel team Mondia, vinsero tappe del Tour de Suisse, la più importante competizione ciclistica svizzera dell’epoca. Valetti, nello scorso numero, l’abbiamo visto in maglia Frejus battere Bartali, ma in quegli anni era usuale per i ciclisti correre per un altro team estero in alcuni momenti dell’anno, in preparazione di altre competizioni. Superata la Seconda Guerra Mondiale, Mondia continuò la produzione e la vendita di biciclette e per rinforzare il prestigio del marchio i dirigenti decisero di allestire un nuovo team di ciclisti professionisti. La Mondia avrà una propria squadra di professionisti dal 1950 al 1958.

Successivamente, negli Anni ’60 e ’70, produsse biciclette da corsa con le leggere tubazioni in acciaio Reynolds 531 (concorrenti dei tubi Columbus italiani), a testimonianza dell’alto livello qualitativo raggiunto. Nel 1970 per diversificare la produzione la società divenne distributore delle motociclette Kawasaki, per poi cessare del tutto l’attività nel 2003, dopo 70 anni dalla nascita del marchio. Con la sua storia, la Mondia è stata sicuramente la ditta svizzera produttrice di biciclette da corsa e da turismo che ha ottenuto più successo fino agli inizi del 2000.

FAUSTO LURATI…

La bicicletta ritrovata in Lombardia anni or sono è una Mondia da pista appartenuta al ciclista svizzero professionista Fausto Lurati, che corse nel team Mondia negli Anni ’50. Lurati nacque il 29 agosto 1929 a Breganzona (Ticino), Svizzera, correndo come professionista dal 1953 al 1957. Nel 1952 come dilettante partecipò alle Olimpiadi in Finlandia e vinse una tappa nel Giro del Mendrisiotto (Svizzera). L’anno successivo passò professionista nel team svizzero Mondia, partecipando anche ad alcune gare italiane nel team Benotto-Levrieri, purtroppo senza cogliere risultati degni di nota. Nel 1954, sempre col team Mondia, si classificò terzo nel campionato nazionale svizzero pista, nella categoria inseguimento Élite.

La bicicletta che vedete in queste pagine è quella originale che Lurati utilizzò nell’inseguimento del 1954. Nel 1955 il corridore svizzero partecipò nel team Faema-Guerra al Giro d’Italia vinto da Fiorenzo Magni, ma gli unici risultati furono il terzo posto nel GP di Basilea e il secondo posto nella gara Locarno-Locarno. Fausto riuscì a vincere una corsa nella sua carriera, nel giugno del 1956: una tappa di 253 km del Tour del Nord Ovest, in Francia. Fu questo l’anno dei suoi migliori risultati sportivi, in cui corse anche il Tour de France. Lurati chiuderà la carriera professionistica nel 1957 con una sola vittoria, ma correndo tante gare e combattendo al fianco dei campioni dell’epoca, quali Coppi, Bartali, Magni, Bobet, Gaul, Van Steenbergen, Van Looy.

…E LA SUA BICI

Questa Super Mondia possiede geometrie classiche dell’epoca, con un piantone di 58,5 cm e un tubo orizzontale di egual misura. Caratteristiche peculiari della bicicletta sono le splendide congiunture utilizzate per assemblare il telaio e le già citate tubazioni Reynolds 531, distintive di un prodotto di alta gamma. Il nodo sella presenta una lavorazione molto particolare e risente dell’influenza dei telaisti francesi (per esempio di Cattaneo di Nizza), evidente anche nelle altre congiunzioni del telaio. La tecnica costruttiva è davvero elevata e confermata dal montaggio Campagnolo di alta gamma. La testa della forcella è particolarmente elegante e presenta un rinforzo tipico delle biciclette da pista. La colorazione è originale, così come lo sono le decal e il nome del ciclista sul tubo orizzontale. L’attacco da 13 cm Cinelli si abbina a un manubrio in ferro da 41 cm. La sella è Brooks. Degne di nota le ruote con mozzo FB a 28 raggi legati tra loro per ottenere una maggior rigidità. I tubolari di seta, anch’essi originali, hanno perso la loro funzionalità ma mostrano tutta la loro leggerezza e bellezza.

Particolare è la guarnitura marchiata A. Dupprat Professionels, con passo Humber di 24 denti. Il pignone fisso ha 8 denti. Il progettista e imprenditore inglese Thomas Humber fu uno dei primi ad applicare la catena a una bicicletta e il suo passo si caratterizza per essere doppio rispetto allo standard attuale. La distanza tra i denti è infatti di un pollice invece del solito mezzo pollice. La catena è quindi dimensionata di conseguenza e presenta una maglia forata per l’inserimento del dente alternata a una maglia chiusa. Questa tipologia di trasmissione offriva un minor attrito e veniva utilizzata soprattutto in pista e nelle biciclette d’inizio XX secolo con un solo rapporto. La storia di Thomas Humber è sicuramente particolare: figlio di Samuel Humber e Lucia Turturici – oriunda siciliana – ha apportato miglioramenti alla bicicletta quando ancora veniva chiamata velocipede. Ma di questo racconteremo un’altra volta.

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Tag: Anni 50BE58corsamondia
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L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

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LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

SOLO SU BE76 IN EDICOLA ADESSO!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

Solo su BE76, disponibile adesso!

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

Exclusively on BE76, available now!

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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