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100 anni di Bianchi R Super

Il primo secolo della bicicletta più bella mai prodotta

di Alfredo Azzini
28 Aprile 2024
in Bicicultura
Tempo di lettura: 7 minuti
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L’avanzamento tecnologico è spesso avvenuto per salti grazie all’ingegno di persone dalle eccezionali capacità.

Quel 1923 di salti ne fece ben due, e che salti! Il primo, in ordine rigorosamente cronologico, lo dobbiamo alla nascita della Lancia Lambda. Le ruote a sospensioni indipendenti, ma soprattutto la scocca portante, la caratterizzeranno per tutto il decennio come l’auto più innovativa. Grazie ai brevetti che Vincenzo Lancia aveva registrato a partire dal 1918 si riuscì a mettere a terra quel progetto sicuramente ambizioso ma anche tecnologicamente unico. Ancora oggi quelle innovazioni sono presenti nelle nostre macchine.

Il secondo salto fu fatto a settembre dalla Fabbrica Automobili e Velocipedi Edoardo Bianchi, che presentò un modello straordinario denominato inizialmente con la sigla “R Speciale”. Il contesto storico in cui prese avvio il progetto della R Speciale è uno dei più turbolenti e controversi della storia italiana. Durante il Primo Dopoguerra la Bianchi, come molte altre aziende italiane e milanesi in particolare, era stata oggetto di prolungati scioperi dei lavoratori, che la occuparono diverse volte. Nel 1920, durante una lunghissima occupazione, uno dei forni di verniciatura fu addirittura trasformato in forno per il pane. In quella caotica situazione apparve quasi naturale affidarsi agli Arditi – gli ex-soldati dei gruppi speciali protagonisti della Prima Guerra Mondiale, che il Regio Esercito sciolse dopo la guerra – i quali erano praticamente in massa confluiti nei Fasci di Combattimento, e che si proponevano come forza antagonista al disordine attribuito prima ai socialisti e poi, dopo il congresso di Livorno del 1921, anche ai neonati comunisti. Fu così che il fascismo si radicalizzò nella fabbrica Bianchi.

Dal punto di vista produttivo la casa milanese stava puntando molto sulla motorizzazione, anche se le biciclette restavano la parte preponderante delle vendite. Il catalogo del 1923 fu forse uno dei più poveri di modelli di biciclette nella storia del glorioso marchio milanese. Infatti, se parliamo delle biciclette da viaggio da uomo, troviamo in catalogo, oltre al modello R, solo il modello S, con la sua variante con carter chiamata Sbis, ma sappiamo che anche se non presente in catalogo continuava la produzione e la vendita del modello C di derivazione militare.

La scarsità di questa offerta è dovuta anche alla scomparsa dal catalogo del modello con freni tipo roller entrato in produzione nel 1922, ma ampiamente boicottato dal gusto italiano, che non gradiva una bicicletta di produzione nazionale che sembrava un’imitazione delle inglesi. Inoltre, dal punto di vista tecnologico sembrava una regressione rispetto al modello R, che già prevedeva le leve dei freni all’interno del manubrio.

La più bella di tutte

La creazione del modello R Speciale sembra quasi essere una reazione, un po’ bizzosa, al fallimento del roller. Almeno così un commentatore superficiale sarebbe portato a pensare, ma in realtà per realizzare questo modello si doveva rivoluzionare profondamente il processo industriale. L’assemblaggio finale del telaio, e in particolare il montaggio della freneria, richiedeva per attuare le nuove e impegnative tecniche costruttive non solo una rivoluzione dell’impianto industriale ma anche e soprattutto la formazione del personale specializzato. Di questa complessità ne sanno qualcosa oggi quegli appassionati che vogliono mettere mano su questo modello. Il maggior impegno costruttivo si riversò anche sul prezzo, superiore di circa il 50% al modello da viaggio più costoso. Per chiarezza escludiamo da questo paragone il Modello C, derivante dalla bicicletta dei bersaglieri, perché ritenuto un modello speciale offerto a un prezzo elevato, oltre 1.000 lire, proprio per le sue prerogative meccaniche.

Così la Bianchi presentò in settembre il suo modello R Speciale al salone del velocipede a Parigi che si teneva al Grand Palais e all’Olympia di Londra. La stampa restò esterrefatta dalla qualità della bicicletta italiana. I freni interni sul davanti non erano una novità da quando la Lea Francis, nei primi anni del secolo, aveva presentato il suo modello con la bacchetta del freno anteriore nascosta all’interno del cannotto dello sterzo. Ma ciò che scatenava l’ammirazione incondizionata era la temerarietà progettuale di aver “affogato” tutti i leveraggi dei freni nel telaio. Restava visibile solo un elegante registro esterno che andava dal tubo obliquo verso la parte alta della forcella posteriore.

Tutti conosciamo come i nostri cugini d’Oltralpe non siano mai stati prodighi di complimenti verso le italiche virtù, ma questa volta non poterono che definire la Bianchi R Speciale “la più bella bicicletta del mondo”. In patria, la stampa aveva toni entusiastici, come veniva pubblicato dalla rivista “Auto – Moto – Ciclo” nel dicembre del 1923, di cui abbiamo già dato conto nell’articolo pubblicato su BE52 (che lì trovate in versione completa): 

«Dalle officine di Viale Abruzzi dalle quali la Bianchi ha lanciato nel mondo i suoi meravigliosi modelli è uscito un nuovo gioiello. L’ultima nata, compendio di lunghi sforzi e di studi, è la bicicletta “R” speciale, uno squisito modello che ha destato l’ammirazione dei tecnici e del pubblico nelle recenti esposizioni internazionali. Al Gran Palais di Parigi, all’Olympia di Londra questa bicicletta Bianchi ha sollevato le più unanimi manifestazioni di lode, battendo di gran lunga tutti i modelli esposti.

Da tempo L’Italia, per merito principalmente di Bianchi che può essere considerato come il caposcuola, aveva raggiunto nel mondo il primato nella eleganza della costruzione ciclistica: questa nuova bicicletta così semplice, così finita, così perfetta, è un nuovo trionfo per l’industria italiana. I modelli esteri, tanto a Parigi che a Londra, non hanno retto al confronto: L’Inghilterra stessa, un tempo maestra indiscussa nella produzione ciclistica, ha dovuto inchinarsi ammirata. La perfezione raggiunta da tempo dalla bicicletta, non dava ormai più adito a speranze di nuovi miglioramenti: tale almeno era l’opinione comune. Invece Bianchi, che per primo ha costruito i migliori modelli, Bianchi che ha reso grande in Italia e apprezzata all’estero l’industria della bicicletta, ha trovato modo di creare ancora del nuovo, del bello e del pratico sul piccolo cavallo d’acciaio. Tale è il risultato della fede, della passione, dell’amore, coi quali si studia presso la grande casa milanese, la costruzione della bicicletta».

La R speciale è stata portata in mostra con la versione a perno sfilabile, non sappiamo se ciò costituisse una novità assoluta ma certamente era una innovazione tecnica piuttosto recente e apprezzata. Infatti, nella parte dedicata alla descrizione meccanica era rivolta proprio al mozzo: «Di una grande semplicità e utilità, è pure il sistema del mozzo posteriore. Nelle attuali biciclette di lusso con copricatena, il levare la ruota posteriore per riparare ad esempio il pneumatico, o rimettere un raggio costituiva una improba impresa. Bisognava smontare addirittura il carter copricatena, il quale, una volta smosso, difficilmente può essere ricollocato a dovere. A ovviare a questo scomodo inconveniente la Bianchi ha munito il suo ultimo tipo di un mozzo posteriore che può essere sfilato allentando il dado di sicurezza.

Sfilato il perno, la ruota esce dalla forcella mentre a questa resta attaccato il pignone e la catena. Non c’è dunque bisogno di effettuare alcuna registrazione della ruota o di tirare la catena, poiché questa resta al suo posto fisso sul pignone della ruota libera. L’assieme è di estrema semplicità e praticamente solidissimo».

Nelle battute finali, si elogia il grande lavoro eseguito in casa Bianchi: «Con questi pratici nuovi dispositivi la costruzione della bicicletta fa un notevole passo verso una maggior semplicità, una migliore estetica, una maggiore comodità di smontaggio. Semplicemente con l’abolizione dei tiranti esterni dei freni, la Bianchi R speciale, acquista una squisita linea di elegantissima semplicità, che rende ancora più armonico e sobrio tutto l’assieme della macchina».

R Super e sue derivate

Nel 1923 venne avviata la produzione del nuovo modello, che fu messo a catalogo nel 1924 con la denominazione definitiva e più conosciuta di R Super. Un modello che rivoluzionò il mondo della bicicletta di lusso e che fece sembrare subito obsoleta la classica eleganza delle biciclette a leva rovescia, sino ad allora top di gamma, che negli anni successivi cederanno il passo alle biciclette a bacchetta interna dalla linea elegantemente pulita e senza fronzoli. Tutti i costruttori italiani dovettero confrontarsi con la rivoluzione imposta da Bianchi, e per non perdere il mercato delle biciclette di lusso si affrettarono a creare propri modelli con freneria interna.

La Bianchi R Super fu la capostipite di una serie di modelli di successo. Nel 1930 la R Super fu tolta dal catalogo, che così non presentava più nessun modello a bacchetta interna. Scelta questa sicuramente di tipo commerciale per permettere lo smaltimento dei fondi di magazzino. Nel 1932 comparve il nuovo modello denominato “tipo R modello Extra Lusso brevettato” che restò a catalogo sino al ’39. Nel ’35 questo modello fu usato da Bianchi per celebrare la conquista dell’Etiopia, creando quello che divenne poi noto con nome di Bandierina, in quanto compariva il Tricolore sulla parte alta del patacchino posto al centro del manubrio.

Dal ’40 il modello prese il nome di “Impero – modello brevettato extra lusso”. Ovviamente la denominazione Impero fu dismessa dal ’45 e infatti nel catalogo del ’46 comparve la Super Extra, cui spettò il compito di portare questa serie verso l’estinzione, che avvenne intorno alla metà degli Anni ’50, quando ormai i freni funzionavano a filo e i pochi nostalgici si dovevano accontentare delle bacchette esterne.

D’altra parte l’attenzione del pubblico era ormai rivolta solo ai motori. Aquilotti, Vespe e Lambrette prima e Fiat 500 poi catturarono l’attenzione di un paese che si stava velocemente avviando verso la modernità grazie a quel boom economico nel quale la bicicletta da turismo rappresentava solo il passato. Oggi le Bianchi R Super e derivate sono tra le biciclette più ambite dai collezionisti, sia per i loro pregi meccanici sia anche per la loro rarità legata al fatto che, essendo molto costose, la produzione non raggiunse mai numeri molto elevati. A distanza di un secolo, quindi, vale la pena di omaggiare la “bicicletta più bella del mondo”, un modello che ancora oggi è una pietra miliare nella storia della produzione ciclistica.


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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

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LABOR TANDEM PISTA 1906

From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

You can find it exclusively in BE76, now on sale on Amazon Worldwide.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Solo su BE76 adesso in edicola.

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CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Exclusively in BE76, available now in paper edition.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

Solo su BE76 adesso in edicola.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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