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Home News Le Biciclette

Umberto Dei Marca Oro A ’40

Un'anomalia destra/sinistra la rende davvero speciale

di Luca Pit
15 Maggio 2021
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Il mercato della bicicletta durante tutti gli anni ’30 viveva una stagione particolarmente frizzante, ricca di novità, idee e innovazioni.

In generale vi era una corsa frenetica all’ultima trovata, che poteva essere una componente nuova nel funzionamento o nel materiale costruttivo, fino ad arrivare allo sviluppo di tipologie di telai avveniristici. Si pensi, per esempio, alle migliorie ai freni che si susseguono in questo decennio, durante il quale si passa da quelli fascettati ai foderi della forcella e al carro posteriore a quelli imperniati alla testa della forcella e al traversino, partendo da modelli in ferro e arrivando all’utilizzo del duralluminio sia per le pinze sia per le leve. Si pensi altresì alle nuove tipologie di telai denominati “aerodinamici”, come per esempio il Maino mod. Aerodin o il Bianchi mod. Montebello, o ancora ai telai unisex proposti da Antonio Prina. E lo stesso discorso si potrebbe estendere a tante altre componenti della bicicletta.

In tale contesto effervescente, non mancavano tuttavia alcune anomalie. Tra le grandi case ciclistiche italiane la Umberto Dei è stata quella probabilmente più reticente a modificare i modelli della propria gamma. Se da una parte la forza dei suoi modelli universalmente riconosciuti come particolarmente eleganti e ben costruiti non imponeva alla casa milanese di seguire la moda del momento, dall’altra questa questa scelta ha rappresentato una sorta di immobilismo fuori dal tempo. Una delle spiegazioni che ci siamo dati risiede nel tipo di azienda che il suo fondatore aveva creato, sostanzialmente una fabbrica di altissima qualità artigianale in grado anche di sviluppare medi volumi. La qualità costruttiva era elevatissima, sia per i modelli da corsa sia per quelli da passeggio. Molte tecnologie erano sapientemente celate dietro le linee sobrie e pulite, tanto da essere proverbialmente invisibili. Invisibili erano per esempio le congiunzioni della testa di forcella con i rinforzi interni, invisibile era il meccanismo di sospensione elastica del parafango, invisibile era anche il meccanismo della famosa frenata “integrale”. Tante altre lavorazioni erano celate: si pensi ai perni e alle calotte rettificate che conferiscono alle Dei una scorrevolezza unica o agli elementi di raccordo della freneria torniti anziché forgiati. Occultamenti che hanno contribuito alla grande raffinatezza costruttiva. A questo va aggiunto il fatto che la fabbrica fosse a tutti gli effetti a immagine e somiglianza del proprio fondatore, che ancora in quel decennio la guidava. Di Umberto Dei, classe 1879, si sa che era molto pignolo, fiero, abitudinario, austero. Se non vi è dubbio che si ritrovino queste qualità nelle biciclette prodotte, è verosimile che le stesse fossero divenute nel tempo anche patrimonio immateriale aziendale.

LA MARCA ORO A

Il modello Marca Oro A è uno dei pochissimi nuovi modelli introdotti. Compare per la prima volta sul catalogo commerciale del 1937 e in brevissimo tempo sostituisce il modello A3. Le differenze tra i due modelli all’inizio sono lievi: una delle più lampanti è la nuova forma dei parafanghi. Come i modelli precedenti A3 e B3 (il mod. B3 è la versione da donna) aveva il freno posteriore sul carro basso e veniva offerto a catalogo in quattro varianti (comune, lusso, extra lusso, super lusso). Si tratta di un modello di grande successo, anche commerciale, che oggi rappresenta bene la raffinatezza produttiva propria della ditta che all’epoca aveva sede in via Pasquale Paoli, a pochissimi metri dal Naviglio Grande.

Tra le diverse Marca Oro A osservate negli anni di studio, questa specifica bicicletta del 1940 rappresenta un’anomalia produttiva. Mentre normalmente questo modello è caratterizzato da una frenata posteriore “destra” – ovvero con i rinvii dei freni a bacchetta imperniati al telaio sul lato destro – questo speciale esemplare ha i rinvii su quello sinistro. Due sono le chiavi di lettura che ci siamo dati in merito a questa anomalia. La prima è che lo spostamento dei rinvii sul lato sinistro fosse stato richiesto espressamente, rendendo ancora più pulito ed elegante il lato nobile della bicicletta. La seconda è opposta, nel senso che la causa dello spostamento possa essere dovuta all’adozione di un manubrio di tipo diverso, con frenata “sinistra”. Per dirimere definitivamente la questione, sempre che ciò sia possibile, serviranno eventuali ritrovamenti di altre Marca Oro A “special”.


Scheda tecnica

Marca: Umberto Dei

Modello: Marca Oro A

Anno: 1940

Telaio: in acciaio

Guarnitura: in acciaio con pedivelle Umberto Dei

Freni: a bacchetta, il posteriore al carro basso

Leve freno: in acciaio

Mozzi: Umberto Dei rettificati, con ingrassatori

Pedali: Sheffield a centro tornito e marcati U. Dei

Sella: tipo Terry, marcata U. Dei


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Tag: anni 40BE49passeggioumberto dei
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CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

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Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

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A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
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Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

Solo su BE76, disponibile adesso!

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

Exclusively on BE76, available now!

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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PURCHASE WORLDWIDE HERE: 

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
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