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Coppi Bike Story – I parte

La carriera del Campionissimo rivissuta attraverso le biciclette con le quali ha gareggiato e vinto

di Paolo Tullini
10 Maggio 2021
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 17 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Nelle innumerevoli presentazioni del nostro libro “Le bici di Coppi” abbiamo raccontato il forte, quasi amoroso, rapporto di Fausto Coppi con la bicicletta, citando le interviste sue e di “Pinella” De Grandi, o commentando il famoso articolo “Sorella Bicicletta” del numero speciale de “Lo Sport Illustrato” del novembre 1953, ma soprattutto evidenziando le scelte tecniche del Campionissimo riguardanti i componenti più all’avanguardia.

Nel recente libro “La mia vita con Fausto”, scritto da Luciana Rota, abbiamo trovato conferma di come fosse importante il rapporto Fausto Coppi/bicicletta, perché questo legame è testimoniato anche dalla moglie Bruna Ciampolini, donna che per tutta la vita ha amato lo stesso uomo anche dopo essere stata abbandonata. Questa conferma al femminile è così riportata: «Fausto ha sempre curato in modo intelligente la dieta e la forma, come ha curato la meccanica della sua bicicletta. Diceva: “Il mio corpo e la mia bicicletta debbono sempre essere perfetti e soprattutto debbono essere aggiornati. Se inventano un cambio nuovo e io lo applico prima degli altri, può essere che quel cambio mi faccia vincere una corsa”».

Le immagini più significative di questo connubio fra uomo e macchina sono quelle relative alle imprese in solitaria che hanno caratterizzato la carriera di Fausto Coppi, il quale, unico ciclista di sempre, ha percorso in fuga più di 3000 chilometri. Le immagini lo ritraggono sempre sulla sua fida bicicletta seguito dalla “Checca”, l’ammiraglia della Bianchi o, al Tour de France, dall’Alfa Romeo “Matta”, la Jeep sulla quale Alfredo Binda dirigeva la squadra italiana.

Ma queste imprese straordinarie del dopoguerra hanno un precedente. Era il 1940 e Fausto Coppi militava nella Legnano, gregario di Gino Bartali. Al Giro d’Italia di quell’anno il capitano della Legnano si era incrinato il femore cadendo nella seconda tappa e perdendo minuti in classifica. Il 29 maggio, però, sprona alla fuga quel ragazzo che era appena entrato in squadra e aveva subito fatto intendere il suo potenziale. Coppi scatta sull’Abetone, con una fuga di cento chilometri vince la tappa a Modena e veste la maglia rosa che, con l’aiuto determinante del suo capitano, porterà fino a Milano. Il giorno dopo l’Italia entra in guerra. Negli anni di guerra e in tutto il periodo trascorso in Legnano, alla quale Coppi regala vittorie importanti come il Giro della Toscana del ‘41 e quattro maglie Tricolori (tre nell’inseguimento su pista e una su strada), la parte tecnica è curata da un meccanico storico, Ugo Bianchi, che Pinella De Grandi considerava il suo maestro, anche perché capace di costruire una bici da pista ultraleggera di soli 3,480 kg nel 1948.

TECNOLOGIA AL LIMITE

Purtroppo la documentazione sulle bici costruite per Fausto Coppi nei suoi primi anni di carriera è scarsa: dobbiamo basarci solo sulla Legnano preparata per il Record dell’Ora, custodita nel Museo del Ghisallo, e supporre, partendo da questa, gli standard di quelle da strada. Fausto comunque trova nel Reparto Corse di questa grande casa costruttrice l’humus per coltivare la sua meticolosità per tutto quello che riguarda il mezzo meccanico e comincia a fare esperienza col materiale più tecnicamente all’avanguardia. Da ora in avanti, e per tutta la sua carriera fino al 1956 quando Campagnolo presenterà il suo gruppo Gran Sport, Coppi userà i pedali FOM costruiti dalle Fonderie Officine Maritano di Torino, molto scorrevoli e con il corpo e la gabbietta esterna in alluminio. Inoltre, prediligerà i mozzi SIAMT dotati di una scorrevolezza superiore. Probabilmente sempre in Legnano comincia a preferire i raggi delle ruote nichelati.

Alla fine del 1945 Coppi firma un contratto con la Bianchi. Questo connubio durerà per dieci anni, fino alla fine del 1955, e riprenderà nel 1958, dopo un intervallo di due anni durante i quali gareggerà con una squadra da lui stesso costituita, la Carpano-Coppi. In questi dieci anni, con a disposizione un reparto corse all’avanguardia come quello della Bianchi, Fausto svilupperà il suo interesse per tutte le novità tecniche. Prima monta un deragliatore centrale della francese Simplex per poter disporre di due ingranaggi anteriori che, accoppiati ai cinque disponibili nella ruota libera, permettono di utilizzare dieci combinazioni di rapporti al cambio, che in un primo momento rimane il Campagnolo Corsa. Quest’ultimo è di semplice costruzione ma, per portare la catena da un rapporto all’altro, esige una retro pedalata con tempi di cambiata non ottimali e il rischio del salto di catena. Appena intuisce la superiorità del cambio a filo, per superare i vincoli commerciali della Bianchi, firma personalmente un contratto con Lucien Juy, patron della Simplex, in modo da poter utilizzare l’omonimo cambio a filo, che permetteva una cambiata veloce e sicura. Tale utilizzo dura dal 1947 al 1949 e stimola certamente Tullio Campagnolo a evolvere in tale direzione fino a proporre, alla fine del 1950, il cambio Campagnolo Gran Sport, che col suo meccanismo a parallelogramma condizionerà tutta la concorrenza e, con vari aggiornamenti, arriverà fino agli Anni ’80. Campagnolo aveva prodotto nel 1949/50 un aggiornamento del suo cambio Corsa, riducendo le stecche di comando da due a una: questo cambio si chiama Paris-Roubaix, dalla vittoria di Fausto Coppi nella classica francese del 9 aprile 1950.

Comunque sia, l’utilizzo del cambio Simplex è stato riservato in Bianchi solo alla squadra corse, non furono mai costruiti telai di serie con tale cambio. Una nota di colore rimangono le scritte a margine dei telai con forcellini per il montaggio del cambio francese nei registri del reparto corse, dove il termine originale Simplex venne riportato in “Simples”, traduzione in meneghino del nome francese. Nel 1951 il Campionissimo è il primo ad accoppiare gli ingranaggi in alluminio della francese T.A. alle pedivelle Magistroni in acciaio, e mantiene questa soluzione fino al 1956, quando Campagnolo presenta la propria guarnitura tutta in alluminio.

Per sottolineare l’interesse di Fausto Coppi per ogni novità tecnica inerente la bicicletta da corsa vale la pena raccontare un episodio: siamo a Savignano sul Rubicone da Paolo Amadori, col quale raccogliamo materiale per il nostro libro “Le bici di Coppi”. Paolo mostra dei particolari provenienti da Pinella De Grandi e altri avuti in occasione di un suo incontro con Franco Giacchero, gregario del Campionissimo e a lui regalati quali cimeli del suo capitano. Tra questi sono presenti due leve freni di costruzione francese chiamate “Le Roi du Grimpeur” (molto usate da Gino Bartali quando passò dalla Legnano alla squadra che portava il suo nome). Di primo acchito, il fatto che quegli oggetti tanto amati dall’amico rivale potessero aver interessato Fausto Coppi ci lascia sorpresi e increduli. Dopo qualche tempo, sfogliando un libro sulle Bianchi usate dal Campionissimo, ecco comparire un gruppo di corridori che sta uscendo dal tunnel del Turchino. In testa Fausto Coppi con al manubrio proprio un paio di  leve “Le Roi du Grimpeur”! La bici, esaminati i componenti, può essere datata 1951/52. 

I TELAI DI FAUSTO

Per quanto riguarda la costruzione dei telai per Fausto Coppi vanno considerati tre distinti periodi:

1940 – 1943: Legnano.

1946 – 1955: Bianchi.

1956 – 1957: Carpano-Coppi (telai costruiti principalmente da Faliero Masi).

1958: ritorno alla Bianchi.

1959: Tricofilina-Coppi (telai costruiti principalmente da Faliero Masi).

Vediamo ora i tratti salienti di quelle stagioni e le caratteristiche di tutte le biciclette utilizzate dal Campionissimo durante la sua carriera.

Legnano 1940 – 1942

1940

Fausto Coppi approda nello squadrone della Legnano quale gregario di Gino Bartali. Premesso che di questi anni trascorsi sotto la guida di Eberardo Pavesi non abbiamo alcuna documentazione riguardo le bici da strada, ma solo la bici da pista costruita, fra l’altro nel 1941, da Ugo Bianchi per il Record dell’Ora e documentata perché esposta nel Museo del Ghisallo, dobbiamo purtroppo accontentarci di ragionare per supposizioni e ispirarci alle foto del periodo.

Dato che Fausto Coppi era approdato in Legnano come gregario, avrà ricevuto due telai per la stagione 1940: uno costruito alla fine del 1939 per gli allenamenti invernali e le classiche di inizio 1940 e uno per il Giro d’Italia. Poi, certamente gli sarà stata costruita una bici da pista per le diverse prove di inseguimento, specialità nella quale vince il Campionato Italiano al Vigorelli di Milano.

Partendo dall’esame del telaio del Record dell’Ora, costruito come detto nel 1941 e utilizzato il 7 novembre 1942, possiamo ipotizzare che le misure dei telai da strada fossero: altezza 61,5 cm centro/fine e lunghezza 58 cm centro/centro, un carro posteriore di 43/43,5 cm con la distanza dal centro della scatola del movimento centrale alla punta della forcella di 62/62,5 cm. Queste misure sono confermate dai telai costruiti nel reparto corse della Bianchi negli anni 1945/46. Anzi, a margine di alcuni c’è riportata la nota “tipo Legnano”: probabilmente si rifacevano a un campione Legnano che Fausto Coppi aveva portato in Bianchi. I componenti delle biciclette da strada che si possono rilevare dalle foto sono:

cambio Vittoria Regina Margherita dei fratelli Nieddu a quattro rapporti.

guarnitura di ferro con corona con le tre L di Legnano.

mozzi SIAMT con centro in ferro e flange in alluminio fissati al telaio tramite “galletti” di alluminio.

cerchi Fiamme in alluminio.

freni e leve Universal mod. 361666 in alluminio.

manubrio in ferro di costruzione artigianale, probabilmente Garavaglia.

1941

Nel secondo anno in Legnano probabilmente furono costruite un paio di biciclette da strada utilizzate per le vittorie di classiche come il Giro della Toscana, il Giro del Veneto, il Giro dell’Emilia, la Tre Valli Varesine e il Giro della Provincia di Milano, gara a cronometro di 120 km disputata a coppie e vinta con Ricci. Per ragioni belliche, nel 1941 non si disputò il Giro d’Italia, quindi è possibile che le bici da strada utilizzate fossero quelle dell’anno precedente, aggiornate. In quel 1941 Fausto Coppi gareggiò parecchio in pista e diventò Campione Italiano dell’Inseguimento al Vigorelli di Milano, il 15 giugno, battendo in finale Saponetti. Fece alcuni inseguimenti anche in coppia con Bartali vincendo a Torino e a Bologna. Per questa attività il reparto corse gli costruì altri telai che presumibilmente avranno avuto le caratteristiche di quello usato nel 1942 per il record dell’ora, che risulta costruito nel 1941 avendo numero 4145, dove 41 indica l’anno e 45 il numero progressivo di costruzione. Le caratteristiche di questa bicicletta sono le seguenti:

altezza 61,5 cm centro/fine.

lunghezza 57 cm centro/centro.

carro posteriore 42 cm.

lunghezza da punta forcella/centro scatola del movimento centrale 60 cm per un passo totale di 102 cm.

tubo dello sterzo 15,8 cm.

attacco manubrio in ferro lungo 10,5 cm.

sterzo Magistroni.

piega manubrio in ferro molto profonda, larga 44 cm.

pedivelle da 170 mm in ferro con ingranaggio in ferro con tre “L” di Legnano.

ruota anteriore a 36 raggi.

ruota posteriore a 40 raggi.

cerchi Baruzzo in legno.

pedali FOM in alluminio.

1942

Nel terzo anno di attività in Legnano, Fausto Coppi vinse a Roma il Campionato Italiano su strada, unica vittoria fra tanti piazzamenti. Gareggiò molto in pista vincendo parecchio e si laureò Campione Italiano dell’Inseguimento Individuale battendo in finale Bevilacqua al Vigorelli di Milano. Anche nel 1942 non abbiamo documentazione certa sui telai costruiti per Fausto Coppi che, con ogni probabilità, usò biciclette dell’anno precedente data la scarsa attività svolta. L’unica certezza è data dall’utilizzo del telaio 4145, costruito per il record dell’ora del 7 novembre 1942 al Vigorelli, tentativo che portò il record a 45,871 km, rettificato poi nel 1948 a 45,798 km.

1943/1944

In questi due anni Fausto Coppi fu prigioniero di guerra in Africa e ritornò in Italia solo alla fine del 1944.

Nulli 1945

1945

Prigioniero degli inglesi a Caserta, grazie all’interessamento del giornalista Gino Palumbo (futuro direttore de La Gazzetta dello Sport) che lanciò un appello sul giornale da lui diretto La Voce di Napoli, Coppi riuscì a recuperare una bicicletta da corsa donata da un falegname napoletano, tale Giuseppe D’Avino. Sembra che questa bicicletta fosse una Legnano, certamente con misure non adeguate alla morfologia di Fausto Coppi, ma idonea a riprendere gli allenamenti dopo un periodo di stasi durato ben ventiquattro mesi. Sempre nel 1945 ricominciò a correre con la maglia della Nulli, dal nome delle biciclette di un artigiano romano, Edmondo Nulli, che gestiva una squadra di corridori dilettanti. Della bicicletta Nulli usata in quell’anno abbiamo rara documentazione: possiamo solo immaginare che fosse un telaio artigianale, probabilmente consono alle misure di Fausto Coppi, equipaggiato con cambio e freni anteguerra, ovvero cambio Campagnolo Corsa e freni Universal 361666.

Nel 1945 Coppi disputò parecchie corse, relativamente a una attività per così dire di guerra: molti circuiti, alcune riunioni in pista. Ne vinse ben cinque: la Coppa Salvioni e la Coppa Candelotti a Roma, il Circuito di Milano, il Circuito di Lugano e il Circuito di Ospedaletti in Liguria. Alla fine del 1945 Coppi firmò per la Bianchi e divenne l’antagonista di Gino Bartali, rimasto fedele alla Legnano.

Bianchi 1946-1955

1946

Il primo anno di attività di Fausto Coppi con gli “Aquilotti della Bianchi” è il 1946. Il reparto corse della Casa aveva costruito ben nove telai negli ultimi mesi del 1945, probabilmente appena firmato il contratto. Di questi, sette erano per l’attività su strada e due per la pista.

Le note del registro del reparto Corse Bianchi riportano:

1° telaio anno 1945 – misura 60 – da centro a fine.

2° telaio anno 1945 – misura 60 – “tipo Legnano” ( l’unico “tipo Legnano” alto 60 cm).

3° telaio anno 1945 – misura 60 – (nelle note è scritto “trucco”!)

4° telaio anno 1945 – misura 60.

5° telaio anno 1945 – misura 60 – tipo “racer” (pista).

6° telaio anno 1945 – misura 60 – tipo “racer” (pista).

7° telaio anno 1945 – misura 61 – (si noti l’altezza di 61 cm anziché 60).

8° telaio anno 1945 – misura 60 – “scorta” (probabilmente un telaio costruito per una bici di scorta per il Giro d’Italia del 1946).

9° telaio anno 1945 – misura 61 – “tipo Legnano” (questo telaio, come altri successivi, porta la nota “tipo Legnano” ed è alto 61 cm, altezza simile a quelli costruiti per Fausto Coppi in Legnano).

Misure:

altezza: 60 cm centro/fine.

lunghezza: 57 cm centro/centro.

carro posteriore: 43 cm.

lunghezza da centro scatola del movimento centrale a punta forcella: 59,8 cm.

lunghezza tubo sterzo: 17,8 cm.

Componenti:

attacco manubrio di ferro: 9,5 cm.

piega manubrio in ferro cromato di diametro 24 mm.

guarnitura BSA in alluminio con ingranaggio passo Humber a 25 denti.

pedivelle Bianchi in acciaio fresate internamente con lunghezza 171 mm.

ruota anteriore con mozzi FB tipo pista a flange alte e cerchi in alluminio.

ruota posteriore con mozzi FB tipo pista a flange alte e cerchi in alluminio.

pedali FOM in ferro.

sella Brooks lavorata.

Furono costruiti altri sei telai, tre da strada e tre da pista, probabilmente per l’attività del 1947, avendo Coppi già disponibili nove telai per l’attività 1946. Le considerazioni generali da farsi sono le seguenti: l’altezza dei telai da strada si conferma di 61 cm, mentre quella dei telai da pista è ridotta a 59 cm per due esemplari e 59,5 cm per il terzo.

1° telaio anno 1946 altezza 59 cm – tipo “racer” (pista).

2° telaio anno 1946 altezza 59 cm – tipo “racer” (pista).

3° telaio anno 1946 altezza 61 cm – da strada.

4° telaio anno 1946 altezza 61 cm – da strada.

5° telaio anno 1946 altezza 59,5 cm – tipo “racer” (pista).

6° telaio anno 1946 altezza 61 cm – da strada.

1947

Furono costruiti solo due telai, forse per l’attività del 1948:

1° telaio anno 1947 altezza 61 cm – “Campagnolo – tipo Legnano” (“Campagnolo” significa predisposto per il cambio corsa della Campagnolo; “tipo Legnano”, invece, si pensa sia stato fatto con le caratteristiche usate per Fausto Coppi in Legnano).

2° telaio anno 1947 altezza 61 cm – “tipo Legnano”.

1948

Anche nel 1948 furono costruiti solo due telai che portano come nota “simples”, perché dovevano portare il cambio a filo francese Simplex, a seguito degli accordi diretti che Coppi aveva siglato a livello personale con il proprietario Lucien Juy:

1° telaio anno 1948 altezza 61 cm – “simples”.

2° telaio anno 1948 altezza 61 cm – “simples”.

1949 In una delle annate più ricche di vittorie per Fausto Coppi, il Reparto Corse preparò ben sette telai, cinque da strada e due da pista, veri capolavori per finiture delle congiunzioni, che riportano la signa “FC” di Fausto Coppi e gli assi delle carte da poker tranciati:

1° telaio anno 1949 altezza 61 cm – “simples”.

2° telaio anno 1949 altezza 61 cm – “simples”.

3° telaio anno 1949 altezza 61 cm – “simples”.

4° telaio anno 1949 altezza 59 cm – racer (da pista) – “speciale FC” (questo è il primo telaio di tre con le congiunzioni che riportano la sigla “FC” e gli assi delle carte da poker: l’asso di fiori rappresenta il tricolore su strada, l’asso di quadri la maglia rosa al Giro d’Italia, l’asso di picche la maglia iridata dell’inseguimento su pista, l’asso di cuori la maglia tricolore dell’inseguimento su pista)

5° telaio anno 1949 altezza 61 cm – “leggerissimo per Camp. Del Mondo – Simples”

6° telaio anno 1949 altezza 61 cm – “leggerissimo – Campagnolo nuovo tipo” (si tratta del cambio a una sola stecca che diverrà il Campagnolo Paris-Roubaix dopo la vittoria nella classica francese di Fausto Coppi nel 1950).

7° telaio anno 1949 altezza 59 cm – racer (pista) – “speciale FC” secondo esemplare come sopra.

Ricordiamo che il 1949 fu l’anno della prima doppietta Giro d’Italia – Tour de France e che nel Campionato del Mondo su Strada Coppi fu terzo dietro le ruote più veloci di Van Steenbergen e Kubler.

In quel Tour de France del 1949 la squadra italiana annoverava fra i meccanici al seguito Pinella De Grandi, che non era ancora meccanico della Bianchi perché lo diventerà per volere di Fausto Coppi solo nel 1951. Pinella era meccanico della Federazione e addetto alle biciclette di Fausto Coppi e Gino Bartali, e come tale annotava nel primo dei due volumetti scritti di suo pugno e detti “La Bibbia di Pinella” tappa per tappa i chilometri da percorrere e i rapporti montati ai due campioni, oltre ad altre informazioni che riteneva essere utili. Di seguito alcuni esempi:

Parigi – Reims 182 km (è la prima tappa):

Coppi 47 – 50 – 15– 16– 17 – 19 – 22

Bartali 47 – 50 – 15– 16 – 17 – 19 – 22

Ruen – San Malò 293 km (quinta tappa):

Coppi 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 19 – 21 caduto Coppi

Bartali 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 19 – 21

Coppi del 1956 raccontò l’episodio della caduta nella rivista Il Campione: «Stavo bene né vi so dire cosa sarebbe successo, quel giorno, se non mi fosse toccata tutta in una volta tanta sfortuna. La nostra fuga continuava a buona velocità e in perfetta alleanza. Uno spettatore, nel porgere una borraccia a Marinelli, gli provocò un lieve sbandamento e venne a collisione con me. Le nostre biciclette si agganciarono e finimmo tutti e due a terra. Marinelli se la cavò con nulla, io invece ruppi la bicicletta. Era necessario cambiarla. Accanto a me si era fermata la seconda vettura che aveva a bordo la bicicletta di Ricci. L’automobile di Binda, che trasportava la mia, non si vedeva. Ora, la bicicletta di Ricci, a parte il fatto che mal mi si adattava, era di un’altra marca e montava un cambio che non consentiva l’impiego della mia ruota posteriore, che, secondo il regolamento, dovevo usare in quanto non aveva subito avarie. C’è chi ha detto che in quell’occasione io mi sono ostinato a non voler usufruire a nessun costo della bicicletta di Ricci che mi era stata offerta, essendo io cocciuto. Fui costretto a sedermi ai margini della strada mentre i meccanici stavano ponendo mano per adattare alla meglio la bicicletta. Passarono dieci minuti. Finalmente arrivò la macchina di Binda. Pinella mi montò in un baleno la bicicletta e io ripresi a inseguire attorniato dai miei compagni. Raggiungemmo Bartali che mi aveva atteso. Anche lui mi fece coraggio…».

La Sables – La Rochelle 92 km (settima tappa):

Cronometro individuale

Coppi 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19

Bartali 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19

Pau – Luchon 193 km (undicesima tappa):

Colli: Abisque – Tourmalet – Aspin – Peyresourde

Coppi   47 – 50 – 15 – 17 – 20 – 23 – 24

Bartali 46 – 49 – 15 – 17 – 20 – 22 – 24

Rapporti andavano bene, giornata bella. Coppi aveva pedivelle di 18. Ruote legno vanno meglio per le forature e le discese.

Cannes – Briancon 274 km (sedicesima tappa):

Colli: Allos – Isoard – Vars

Coppi 47 – 50 – 15 – 17 – 20 – 23 – 24

Bartali 46 – 49 – 15 – 17 – 20 – 22 – 24

Tempo nuvolo – 1° Bartali – 2° Coppi soli.

Coppi aveva pedivelle 17,5 e ruote legno.

Briancon – Aosta 257 km (diciassettesima tappa):

Colli: Monginevro – Moncenisio – Iseran – San Leonardo

Coppi 47 – 50 – 15 – 17 – 20 – 23 – 24

Bartali 46 – 49 – 15 – 17 – 20 – 22 – 24

Coppi il solito materiale 17,5 e ruote legno.

Colmar – Nancy 137 km (ventesima tappa):

Cronometro individuale

Coppi 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 18 – 20

Bartali 47 – 50 –  15 – 16 – 17 – 18 – 20

1° Coppi, 2° Bartali, rapporti andavano bene.

Nancy – Parigi 340 km (ultima tappa):

Coppi 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 19 – 21

Bartali 47 – 50 – 15 – 16 – 17 – 19 – 21

Classifica generale 1° Coppi, 2° Bartali.

Le tappe di montagna van meglio le ruote legno per meno forature e scaldano meno e le pedivelle più lunghe.


A cura di: Paolo Tullini e Paolo Amadori


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Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

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36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

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LABOR TANDEM PISTA 1906

From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

You can find it exclusively in BE76, now on sale on Amazon Worldwide.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Solo su BE76 adesso in edicola.

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CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Exclusively in BE76, available now in paper edition.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

Solo su BE76 adesso in edicola.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

Exclusively in BE76 available in paper edition worldwide!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

SOLO SU BE76 IN EDICOLA ADESSO!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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