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Home News Le Biciclette

Taurus Ministeriale Tipo Due 1942

Nell'Italia della guerra, le biciclette pensate per il popolo

di Luca Pit
15 Novembre 2020
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 10 minuti
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Il ritrovamento e ripristino di questa Taurus Ministeriale Tipo Due (sportivo) da uomo ci consente una duplice trattazione.

Da una parte ci permette di cogliere al volo l’occasione di approfondire e chiarire alcuni aspetti storici e tecnici, forse a tutti finora ignoti o dimenticati, circa la produzione autarchica di biciclette Ministeriali, dall’altra rappresenta una novità vedere una bicicletta Taurus di questo genere, la cui produzione da parte della casa lombarda non era affatto emersa, almeno per quel che ci è dato sapere.

Le “tipo Ministeriale”

Marzo 1942. L’Italia è da due lunghissimi anni in guerra e la fine delle belligeranze appare quantomai lontana. Le iniziali fortune delle forze dell’Asse nippo-italo-tedesco creano, ben sostenute dalla propaganda, false speranze che presto verranno disilluse.

La limitazione delle risorse dovute alla chiusura di una parte del commercio mondiale, che la guerra e le sue fasi preparatorie hanno portato, obbliga ogni nazione a implementare una propria economia di guerra. Per sostenere la famelica industria della guerra, bisogna spostare quante più risorse possibile dalla produzione civile a quella bellica. È in questo scenario (semplificato), che il 6 aprile del 1942 si inserisce la seguente disposizione da parte del Ministero delle Corporazioni, da noi recuperata grazie ad una ricerca presso gli archivi delle Gazzette Ufficiali del Regno d’Italia:

“Il Ministero delle Corporazioni, con provvedimento P.286 del 30 marzo scorso, ha vietato, con decorrenza immediata, la produzione di biciclette destinate alla popolazione civile che non corrispondano ai tipi che vengono appresso definiti nelle caratteristiche e nei prezzi.

Sulla canna obliqua del telaio di tutte le biciclette tipo dovranno essere indicati in modo indelebile il nome del fabbricante, il tipo e il prezzo di vendita al consumatore. Il prezzo di vendita dovrà apparire con cifre di almeno 10 millimetri di altezza.

Con la stessa decorrenza è vietata la produzione di biciclette a due o più posti. La vendita delle biciclette a uno o più posti diverse dai tipi stabiliti dal presente provvedimento, è consentita soltanto fino al 30 giugno 1942-XX ai prezzi denunciati e depositati presso i Consigli provinciali delle corporazioni, in conformità della circolare P. 183 del 2 dicembre 1941.

Entro tale data i produttori potranno ultimare le biciclette di vecchio tipo in corso di lavorazione alla data del presente provvedimento, semprechè la loro immissione al consumo avvenga entro il 30 giugno prossimo.

Le biciclette e altri velocipedi esistenti presso i commercianti dovranno portare un cartellino con l’indicazione del prezzo di vendita al consumatore.

La vendita di detti veicoli non potrà essere effettuata senza rilascio di fattura nella quale sia riportata, oltre il prezzo, la descrizione del prodotto come risulta nelle fatture di acquisto.

I produttori e i rivenditori (all’ingrosso e al dettaglio) di biciclette e altri velocipedi dovranno denunciare entro 15 giorni dalla data del presente provvedimento le giacenze di macchine di qualsiasi tipo e marca in loro possesso a tale data. La denuncia deve essere presentata ai Consigli provinciali delle corporazioni che hanno giurisdizione nel luogo dove si trovano le biciclette.

Nello stesso tempo i produttori e i rivenditori dovranno istituire un registro di carico e scarico, vidimato pagina per pagina dal comune di residenza, sul quale dovranno riportare le giacenze denunciate al Consiglio provinciale delle corporazioni nocche i movimenti di entrata e di uscita successivi a tale data. Nell’uscita dovranno in ogni caso indicarsi le generalità dell’acquirente, la marca e il tipo di bicicletta o di altro velocipede e il prezzo di vendita.

Per le biciclette destinate all’esportazione, questo Ministero impartirà particolari disposizioni, d’intesa con le altre Amministrazioni interessate.

Trascorso il termine del 30 giugno prossimo nessuna bicicletta potrà essere venduta a prezzi superiori a quelli stabiliti per i tipi previsti dalla presente circolare. Per le biciclette usate dovranno essere praticati al consumatore prezzi inferiore di almeno 100 lire a quelli autorizzati per i prodotti tipo.”

Il ritrovamento di questo testo, è importante perché innanzitutto ci spiega che ad un certo punto, le biciclette Tipo, o Ministeriali, erano le uniche a poter essere prodotte per la popolazione civile in quanto la produzione di ogni altra tipologia era espressamente vietata. Sembra banale, ma ha la portata di ridefinire una parte della storia della produzione ciclistica nazionale del periodo.

Tralasciando le parti meramente burocratiche, l’altro aspetto importante è che queste biciclette si devono distinguere dalle altre per la presenza del nome del fabbricante, del tipo, e del prezzo di vendita imposto. Tra le righe, facciamo notare che oltre al prezzo delle biciclette nuove, veniva imposto anche il prezzo delle corrispettive usate.

Sono poi tre le tipologie di biciclette ammesse, e la disposizione ne riporta per ognuna le caratteristiche che devono inderogabilmente avere:

“Biciclette Tipo Uno (viaggio): da uomo e da donna.

Caratteristiche:

Telaio in tubo d’acciaio trafilato a freddo, verniciato a fuoco in tinta unita. Manubrio di acciaio a leve interne tipo R di qualsiasi forma, cromato, zincato o verniciato, con manopole. Doppio freno anteriore e posteriore ai cerchi o ai mozzi. Cerchi delle ruote in acciaio cromato, zincato o di legno compensato, montati di pneumatici in misura non inferiore a 26”. Parafanghi di lamiera anteriori e posteriori. Sella molleggiata modello normale ricoperta in pelle, pacon, dermoide o materiali autarchici. Copri-catena completo –  Campanello – Gemma catarifrangente – Borsetta con chiave ed oliatore – Pompa.

Prezzi massimi:

Prezzo di vendita dal produttore al rivenditore, franco stazione destino, compreso imballaggio: L. 630.

Prezzo di vendita al consumatore in qualsiasi località del Regno: L. 750.

Soprapprezzo per le biciclette da donna complete con paraveste: L. 20.

Biciclette Tipo Due (sportivo): da uomo e da donna.

Caratteristiche:

Telaio in tubo d’acciaio trafilato a freddo, verniciato a fuoco in tinta unita. Manubrio di acciaio di qualsiasi forma, cromato, zincato o verniciato, con manopole. Doppio freno anteriore e posteriore a trasmissione flessibile o rigida, ai cerchi o ai mozzi. Cerchi delle ruote in acciaio cromato o zincato o di legno compensato, montati di pneumatici in misura non inferiore a 26”. Parafanghi di lamiera anteriori e posteriori. Cambio di velocità – tre marce a deragliatore – mozzi corsa con salvataggi – ruota libera a tripla dentature. Copri-catena adatto all’uso del cambio; dadi a galletto per il facile smontaggio delle ruote. Sella molleggiata modello normale ricoperta in pelle, pacon, dermoide o materiali autarchici. Copri-catena completo –  Campanello – Gemma catarifrangente – Borsetta con chiave ed oliatore – Pompa.

Prezzi massimi:

Prezzo di vendita dal produttore al rivenditore, franco stazione destino, compreso imballaggio: L. 780.

Prezzo di vendita al consumatore in qualsiasi località del Regno: L. 900.

Soprapprezzo per le biciclette da donna complete con paraveste: L. 20.

Biciclette Tipo Tre: da adolescente.

Caratteristiche:

Analoga al tipo uno (viaggio) da uomo, però con misura delle ruote da 18” a 24”.

Prezzi massimi:

Prezzo di vendita dal produttore al rivenditore, franco stazione destino, compreso imballaggio: L. 520.

Prezzo di vendita al consumatore in qualsiasi località del Regno: L. 620.

Soprapprezzo per le biciclette da donna complete con paraveste: L. 10.”

Questo testo ci fa capire precisamente come mai il tema che sottende tutte le biciclette di questo tipo fino ad oggi ritrovate, le più numerose sono quelle di casa Bianchi, sia sempre lo stesso: autarchia e frugalità. In passato, non sempre si riscontrava però uniformità su certe scelte, in particolare modo su cromatura/zincatura/verniciatura delle parti (solitamente) lucide, e questo rendeva le biciclette Ministeriali di complicata lettura. Anche rispetto ad altri particolari, come ad esempio la scelta del cambio o delle selle, è stata demandata ai produttori la scelta.

La TAURUS ritrovata

Come anticipato, non ci era ancora affatto noto dai precedenti ritrovamenti che anche la Taurus si fosse cimentata nella produzione di biciclette Tipo Ministeriale. Questo amplia lo spettro di marchi che avviarono questa particolare produzione. Le biciclette Ministeriali ritrovate sono poche e di poche case costruttrici: Bianchi, Legnano, Frejus erano note, Taurus rappresenta invece una novità assoluta. Sicuramente, c’è da sottolineare che queste biciclette vennero senza dubbio prodotte per un periodo breve e complicato. Oltre alle gravi vicissitudini economiche e monetarie patite in quel periodo, che sicuramente influirono sui livelli di produzione industriale, la guerra, con le sue devastazioni di ogni tipo, continuava a incombere con nuove minacce. Probabilmente, prima i bombardamenti del ’43, che videro la distruzione di tantissimi stabilimenti industriali (tra i quali quelli della Bianchi), ma soprattutto la guerra civile che portò alla destituzione di Mussolini, nel luglio del 1943, contribuirono alla scarsità di questa produzione anche dal lato della domanda di mercato.

Se andiamo a osservare con nuovi criteri la bicicletta che qui presentiamo, possiamo notare come si tratti a tutti gli effetti di una Tipo Due (sportivo) da L.900. A differenza tra quanto rinvenuto e quanto precedentemente scritto, probabilmente l’indicazione del prezzo si è cancellata nel tempo e riguardo ai galletti abbiamo preferito lasciare i dadi come da ritrovamento. Una caratteristica comune a tutte le biciclette Ministeriali è il colore colore grigio con cui sono verniciate, e anche questa la conferma. Possiamo notare come si tratti di un telaio a congiunzioni invisibili, piuttosto simile per certi versi a quello delle sportive della casa, le Lautal M, con serie sterzo non integrata, con finiture economiche e con forcellini sportivi comuni. Della forcella invece non vi è alcun riscontro con la produzione Taurus nota: probabilmente venne usata ad hoc per tenere i costi produttivi entro il budget. Sul tubo di sterzo e sul tubo obliquo è presente la classica decalcomania Taurus, con l’arpia e il fascione trasversale. Curioso il seriale: 7W472, che contrariamente alla consuetudine, antepone un numero alla lettera W con la quale in Taurus venivano marchiati telai per ruote da 28 x 1 5/8. I parafanghi e il carter sono anch’essi verniciati in grigio, e presentano entrambi la decalcomania con dicitura “Tipo Ministeriale”, che sovrasta un logo col disegno di due ali unite al centro e la scritta “S.A. Taurus Milano”, dove ovviamente S.A. sta per Società Anonima.

Il manubrio sportivo in ferro, con supporti leve freno saldati, ha una piega “tipo Bolzano” ed è assicurato alla forcella tramite espander. Nella parte non visibile e più protetta, sotto le manopole, è presente ancora la cromatura. A corredo il campanello, marchio Picc, verniciato nello stesso colore della bici. Le manopole sono in bachelite “multicolore”, nel senso che le polveri da cui sono state prodotte sono probabilmente residui di altri tipi di stampaggi industriali con diverse colorazioni, anche questo era autarchia. I freni sono degli Universal mod. 39 in ferro. Le ruote presentano cerchi verniciati in grigio, raggi verniciati in nero da 1,8 mm e nippli nichelati, copertoni Pirelli Stella da 28” x1 5/8 x1 3/8. I mozzi sono marchiati Taurus in corsivo, e cromati in modo così superficiale da averci causato imbarazzo durante la pulizia: al semplice passaggio con una paglietta 0000 tendeva a emergere la sottostante ramatura. Cromati sono anche la guarnitura a chiavelle e i pedali a gommini. Il cambio S.A.C.I.E (Società Anonima Commerciale Industriale Emiliana, con sede a Bologna, titolare di diversi brevetti per bici, ciclomotori e apparecchi radio) ci era già capitato di vederlo un’altra volta in passato, ma costituisce senza dubbio un’altra rarità. Per descriverlo del tutto sommariamente, il suo meccanismo agisce similmente a un selettore del tornio. Si presentava spezzato in due parti al ritrovamento, ed è stato recuperato meccanicamente grazie alle sapienti mani di Simone D’Urbino, telaista di Masi presso il Vigorelli a Milano.

Menzione particolare merita anche la bellissima sella sportiva De Stefani con avveniristico telaio, il cui morsetto si muove all’interno di un binario, foderata in crine di cavallo e rivestita in pelle. La gemma catarifrangente è in vetro, con supporto in duralluminio, con una dicitura con riferimenti all’approvazione dell’Istituto Generale Ferrovie e la scritta Autarchia. Il gruppo luce, ritrovato anch’esso sulla bici, è un Dansi (Varese) con dinamo in ottone cadmiato e fanale in duralluminio con parabola gialla.

Permetteteci una breve nota: è sempre entusiasmante per noi avere la possibilità di riuscire a “leggere” la nostra storia e le sue dinamiche socio – politiche attraverso lo studio della produzione delle biciclette, ed è forse una importante chiave di lettura della passione che ci accomuna. Riteniamo molto importante imparare a riconoscere e recuperare anche questo tipo “libro”, che sia una bicicletta o altro, che sebbene non presenti parole è ugualmente in grado di spiegarci molto di chi eravamo, col punto di vista più concreto che esista, se si riesce a capirne il linguaggio. In un’epoca dove può essere facile smarrirsi, sia per vastità di informazioni distorte che arrivano ad ognuno di noi, sia perché spesso non riusciamo a comprendere da dove arriviamo, recuperare questo genere di memoria può essere un utile strumento per capire dove vogliamo andare, e dove no.


Scheda tecnica

Marca: Taurus

Modello: Ministeriale Tipo Due

Anno: 1942

Prezzo: 900 lire (imposto)

Telaio: in acciaio con congiunzioni invisibili

Copertoni: Pirelli Stella 28” x 1 5/8 x 1 3/8.

Mozzi: marchiati Taurus

Freni: Universal mod. 39

Sella: De Stefani sportiva

Manubrio: sportivo tipo Bolzano

Faro e dinamo: Dansi Varese

Cambio: S.A.C.I.E. a tre velocità

Campanello: Picc


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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea