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Home News Le Biciclette

Sunbeam All Black 1925

Nera come la notte... ma in bagno d'olio!

di Redazione
28 Marzo 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Uno degli aspetti più affascinanti, quando si raccontano le biciclette d’epoca, è quello di andare a scoprire le origini di oggetti e accessori che oggi sono considerati abituali, ma che una volta non esistevano e che sono stati inventati mano a mano nel corso della storia del velocipede, contribuendo alla sua evoluzione.

È il caso del carter, termine con cui abitualmente in Italia si indica l’involucro protettivo della catena – e della trasmissione in generale – che ha iniziato a essere presente sulle biciclette a partire dal 1893, quando un dipendente dell’azienda inglese Sunbeam, Harrison Carter, ne brevettò una prima versione. Il nome che diede alla propria invenzione in realtà fu “little bath oil”, ovvero “piccolo bagno d’olio”, ma il fatto che venisse indicato che si trattasse di un oggetto “Carter patented” – ovvero “Brevettato da Carter” – fece sì che soprattutto fuori dai paesi anglofoni questo nuovo e pratico componente venisse chiamato comunemente e semplicemente “carter”.

Parte da qui – ma non solo – la storia della Sunbeam All Black del 1925 circa che vedete in queste pagine, appartenente alla collezione di Cristian Mari, la cui datazione di massima è stata possibile grazie al confronto del numero di telaio (149108) con quello di alcuni esemplari Sunbeam noti. Prima di addentrarci nell’analisi della bicicletta, vale la pena fare un excursus sulla storia del produttore. La Sunbeam venne fondata da John Marston, nato nel 1836 a Ludlow, cittadina a sud ovest di Birmingham, proprio in quel cuore dell’Inghilterra che tanto avrebbe pulsato per la bicicletta. Fondamentali per la sua formazione – e per la nostra storia – furono gli anni di formazione come apprendista, a partire dal 1851, presso la Jeddo Works di Wolverhampton, alle dipendenze di Edward Perry. La Jeddo Works si occupava della produzione e rifinitura di oggetti di latta utilizzando tecnica del “japanning”, o “lacca giapponese”. Questa tecnica veniva utilizzata per applicare una vernice nera o colorata su oggetti metallici o in legno, in modo da creare una finitura lucida e resistente.

John imparò il mestiere molto bene, prima mettendosi in proprio (1859) e poi, alla morte di Perry (1869), acquistando la Jeddo Works, i cui affari crebbero a dismisura. Negli anni si appassionò alle biciclette, arrivando a farsi costruire nel 1887 un velocipede su misura da uno dei suoi operai, William Neville, con un telaio molto piccolo dato che Marston aveva le gambe corte. Leggenda vuole che la moglie di John, Ellen, si meravigliò nel vedere la luce del Sole riflessa dalla bicicletta, ovviamente rifinita con la tecnica del japanning, e così nacque il marchio Sunbeam (“Raggio di Sole”), la cui produzione iniziò nel 1889 sotto la guida proprio di William Neville, con i primi esemplari esposti allo Stanley Show di Londra.

GRANDI INNOVAZIONI

L’azienda si sarebbe distinta per una lunga serie di innovazioni tecnologiche relative alla trasmissione e ad altri particolari della bici impossibili da approfondire in questa sede. Molti i modelli che si susseguirono: da uomo, da donna, da corsa, da passeggio, fino ad arrivare al 1909 con il lancio sul mercato della Sunbeam All Black, una bicicletta con tutte le componenti protette dalla laccatura giapponese nera che le dava una colorazione unica nel panorama costruttivo dell’epoca. Un modello di grande successo che rimase in produzione per diversi anni, ben oltre la morte di Marston nel 1918, con l’azienda che negli anni si mise a produrre ogni tipo di veicoli: moto, auto e persino aerei.

L’esemplare in queste pagine rappresenta una versione piuttosto evoluta della Sunbeam All Black, e aggiunge al sistema di oliatura presente nel carter (il “little bath oil”, appunto), anche un incredibile cambio a due velocità nella guarnitura, il cui meccanismo composto da un complesso sistema di ingranaggi sembra quello di un gigantesco orologio, piuttosto che quello di una bicicletta. Molti gli altri spunti tecnologici presenti sulla bicicletta, come il sistema di blocco dello sterzo o il sistema di rinvio dei freni, azionati da un manubrio roller. Interessantissimo anche l’oliatore presente sotto la sella Brooks, dove può essere alloggiato nell’apposita sede a L. Al posteriore, il parafango colorato di bianco con gemma catarifrangente testimonia un ritocco risalente ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ma per il resto si tratta di un esemplare conservato e ritrovato nelle condizioni originali. La bicicletta è completamente laccata per offrire la caratteristica colorazione nera, un tratto distintivo che rende ancora oggi le Sunbeam modelli unici e molto apprezzati dai collezionisti.


Collezione: Maurizio Zagatti Foto e note: Marcello Fogagnolo


Scheda tecnica

Marca: Sunbeam

Modello: All Black

Anno: 1925

Telaio: in acciaio n° 149108

Particolarità: parti “chiare” in lacca giapponese nera

Trasmissione: a due velocità con cambio nella guarnitura anteriore

Carter: completo a bagno d’olio con tecnologia “Little Bath Oil”

Manubrio: di tipo roller

Freni: a bacchetta

Mozzo posteriore: a perno sfilabile

Sella: Brooks con alloggio per oliatore


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Tag: anni 20BE63passeggiosunbeam
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

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Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

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Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

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Table of contents:

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VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

Velodrom Favorit Brno 1889 86

The origins of racing - part 2 90

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

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Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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