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Home News Le Biciclette

Rudge Bicycle Multiplié 1893

Un piccolo gioiello con una grande trasmissione

di Redazione
22 Marzo 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Il 1885 è un anno molto importante nella storia del velocipede, perché è stato in quell’anno che John Kemp Starley, fondatore della Rover (antenata della Land Rover che oggi realizza i SUV più grandi sul mercato), inventò la “bicicletta di sicurezza”, il cosiddetto “safety frame”, che permetteva in buona sostanza di mettere i piedi a terra quando si era fermi, a differenza dei pericolosissimi bicicli Grand Bi che potevano essere condotti solo da veri funamboli, con tanto di rovinose cadute per chi non lo fosse.

Di lì in avanti la storia della bicicletta avrebbe avuto un’impennata fenomenale, portando questo veicolo a rivoluzionare la società di allora e accorciando le distanze anche per i non abbienti, in attesa che ferrovia, automobili e aerei – nell’ordine – ci portassero dove siamo oggi. Ma rispetto alla Rover di Starley, in buona sostanza, poco è cambiato.

L’invenzione che permise al brillante imprenditore nato e cresciuto nei sobborghi di Londra di dare vita alla sua bicicletta di sicurezza fu in buona sostanza la catena, perché la differenza di dimensione tra corona e pignone permetteva di imprimere alla ruota posteriore un numero di giri che non fosse nel rapporto di 1:1, come nei Grand Bi, consentendo quindi finalmente una pedalata efficace ad altezze non vertiginose. Ma in quegli anni pionieristici di forte innovazione meccanica, altre aziende provarono a seguire strade alternative a quella tracciata da Starley, anche se poi si rivelarono un vicolo cieco. Alcuni produttori proposero delle versioni più gestibili dei Grand Bi, mantenendo la trazione anteriore ma potendo abbassare l’altezza del mezzo grazie a un sistema di ingranaggi nel mozzo anteriore.

Il più famoso tra questi è il Bantam della Crypto, azienda nata nel centro di Londra, ma tra i velocipedi che adottarono questo sistema ci fu senz’altro anche il Rudge Bicycle Multiplié del 1893 che vedete in queste pagine, appartenente alla collezione di Loris Migani, che abbiamo incontrato al recente IVCA World Rally di Cremona, dove a inforcare questo curioso veicolo, vestito di tutto punto, c’era l’amico e collaboratore di BE Paolo Amadori, che ce lo ha segnalato.

TRAZIONE ANTERIORE

Rudge era un’azienda britannica nata dal talento di Daniel Rudge, ingegnere che nel 1878 inventò il mozzo con cuscinetti a sfera per bicicletta, prima di venire a mancare a soli 40 anni nel 1880. Dopo la sua morte, l’azienda che portava il suo nome divenne prima D. Rudge & Co., fondendosi con la The Tangent & Coventry Tricycle Company, e poi dal 1895 la più famosa Rudge Whitworth Cycles, ma questa è un’altra storia. Il Bicycle Multiplié del 1893 appartiene ancora alla fase immediatamente precedente e possiamo attribuirgli questo nome e questa datazione grazie a un catalogo Rudge di un rivenditore parigino. Il nome originale non è noto, ma possiamo ipotizzare che fosse una traduzione di “bicicletta moltiplicata”.

Loris Migani colleziona da oltre 30 anni soprattutto velocipedi tra il 1860 e la fine dell’Ottocento, per cui questo Rudge si inquadra in un contesto che conosce molto bene. «Ho trovato questo bicicletto da un vecchio collezionista francese», ci spiega. «Era in condizioni ottime, le stesse in cui si trova oggi, eccezion fatta per le gomme piene, che non erano più utilizzabili, per cui le ho sostituite con qualcosa di adatto. Per il resto è tutto originale, considerando che è stato oggetto di una riverniciatura negli Anni ’40, ma da allora non è più stato toccato».

Caratteristica davvero peculiare di questo Rudge è appunto la trazione anteriore con moltiplicatore, che permetteva con una pedalata di percorrere ben 4 metri partendo da una ruota con 75 cm di diametro: un valore quasi doppio rispetto alla circonferenza reale, di circa 2,35 metri. A permettere tale misura, ovviamente, gli ingranaggi presenti nel mozzo, un piccolo capolavoro per la meccanica dell’epoca. A Parigi questo velocipede veniva venduto a un prezzo base di 725 franchi, che aumentava – e non di poco – nel caso si volessero montare gomme di tipo diverso, come Dunlop, Michelin o Nivet, oppure gli avanguardisti pneumatici con camera d’aria Dunlop o Torrilhon. Anche i cerchi avevano una versione cava che veniva considerata un extra. Il rivenditore, nel catalogo, spiega come tutti i movimenti (pedali, serie sterzo, movimento centrale) fossero gestiti da cuscinetti a sfera e come su richiesta fosse possibile avere un telaio curvo anziché dritto.

Completano il quadro dell’allestimento un freno a tampone anteriore, un faro a candela coevo, anche se all’epoca quelli a olio erano già largamente diffusi, un campanello con suoneria a pressione e una sella in cuoio con taglio al centro. La pubblicità presente sul catalogo rivendica che il 5 marzo del 1893 questo eroico bicicletto stabilì il record del mondo sulle 6 ore con la strepitosa misura di 185,707 km al Campo di Marte di Parigi. Questo successo, tuttavia, non garantì ai bicicletti dotati di questo tipo di trazione né lunga vita né fortuna, visto che rappresentarono sempre una componente residuale della produzione ciclistica, surclassati dai telai di sicurezza con trasmissione a catena che di lì a poco avrebbero definito la bicicletta con il doppio triangolo, esattamente come la conosciamo oggi.


Collezione: Loris Migani Si ringrazia: Paolo Amadori


Scheda tecnica

Marca: D. Rudge & Co.

Modello: Bicycle Multiplié

Anno: 1893

Telaio: in acciaio

Trasmissione: a ingranaggi nel mozzo anteriore

Freno: anteriore a tampone

Fanale: a candela con sportello

Sella: in cuoio

Campanello: con suoneria a pressione

Gomme: piene


This direct-driven ordinary bicycle, here lightened for racing purposes, was used by Dick Howell in many cycle races in the late 19th century. The frame is tubular and the front wheel is tangent-spoked with a solid rubber tyre. The front wheel is 57.75 inches in diameter and the rear wheel 16.25 inches. The ordinary bicycle, or penny-farthing, was popular from the early 1870s to the late 1880s but was unstable and difficult to mount and dismount. The front wheels became increasingly large as makers realised that the larger the wheel, the further the cycle could travel with one rotation of the pedals. The lower and more stable safety bicycle of 1885 which superseded the ordinary, was much the same in design as modern bicycles, with two similarly sized wheels.

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Tag: BE63OttocentoRudge
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Maino Tipo E Balloon 1930 28

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Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

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PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato d La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato di avanguardia non solo per il settore delle mountain bike ma per la bicicletta in generale, come dimostrano accorgimenti ideati da Charlie Cunningham (in foto) decenni prima.

Ve l'abbiamo raccontata su BE75 grazie al contributo di Joe Breeze, una leggenda della mountain bike, e del @marinmuseumofbicycling. Grazie anche a Charlie Sedlock, per le foto che ci ha concesso, e al nostro Fausto Delmonte , profondo conoscitore del settore.

Una bicicletta importante che meriterebbe una copertina variant della nostra rivista, e forse la faremo!

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The 1979 Cunningham CC Proto is a cutting-edge model not only for the mountain bike sector but for bicycles in general, as demonstrated by the features designed by Charlie Cunningham (pictured) decades earlier.

We told you about it on BE75 thanks to the contribution of Joe Breeze, a mountain biking legend, and the @marinmuseumofbicycling. Thanks also to Charlie Sedlock for the photos he provided us with, and to our own Fausto Delmonte, an expert in the field.

This is an important bicycle that deserves a variant cover of our magazine, and perhaps we will do just that!

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La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protag La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protagonista dell'articolo di copertina di BE75, adesso in edicola in italiano e disponibile per l'acquisto su Amazon in tutto il mondo e in inglese, sempre in formato cartaceo.

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The 1982 Colnago Oval CX is the bicycle featured on the cover of BE75, now on newsstands in Italian and available for purchase on Amazon worldwide in English, also in print format.

Photos and collection by Michele Lozza (@thebikeplace) with the contribution of Alessandro Turci (Alessandro Turci).

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