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Le biciclette di Fausto Coppi

Sono solo otto le biciclette da strada del Campionissimo: due le potete trovare nella cucina di Gianfranco Trevisan

di Alessandro Galli
10 Agosto 2018
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 8 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Le biciclette da strada di Fausto Coppi – quelle certificate – sono solo otto in tutto il mondo, sparse tra varie collezioni e musei. Due si trovano a Padova, a casa di Gianfranco Trevisan, che le ama talmente tanto da volersele tenere vicine, strette, praticamente in braccio.

Le bici del Campionissimo, infatti, stanno sui mobili della cucina. Colazione, pranzo e cena con Coppi. E anche dal salotto, quando si guarda la televisione, si vedono. La singolare collocazione delle biciclette che hanno fatto la storia del ciclismo rende la loro storia – e quella di questo gaucho argentino di settant’anni che le ha così fortemente inseguite – un racconto interessante, denso, di cui siamo sicuri di perdere qualche pezzo per strada. Perché le bici di Fausto Coppi sono semplicemente qualcosa di esagerato.

Del resto, Gianfranco Trevisan non si è mai preoccupato di non esagerare. Nato a Padova ed emigrato in fasce in Argentina, inizia a correre da giovanissimo con grande successo. Tornato in patria, entra a far parte della prestigiosa Ciclisti Padovani – squadra fortissima di allora – e nonostante lo scetticismo iniziale vince molte altre gare, compreso il Campionato Italiano Dilettanti, fin quando un infortunio non lo ferma. Da allora, Gianfranco colleziona biciclette da corsa d’epoca. Arriva a possederne oltre 200 ma di scarso valore storico. È allora che, di punto in bianco, decide di venderle tutti e di dedicarsi solo alle bici dei campioni. Una sessantina, a oggi, per una collezione straordinaria che ha il suo empireo nelle bici di Fausto Coppi.

LA VALIGIA DEL PINELLA

C’è una cosa a cui Trevisan tiene molto, ed è la certificazione delle sue bici. Una roba seria, costosa, fatta dal notaio, che ci mostra – giustamente – con grande orgoglio. Le sue bici, insomma, sono senz’altro quelle originali. Lo dimostra una serie di documenti recuperati nel 2010 grazie al ritrovamento della valigia di Giuseppe De Grandi, in arte “Pinella”, storico meccanico di Coppi, che aveva appuntato con meticolosa precisione tutti i numeri di telaio delle bici dell’Airone, che furono in totale 70: 53 da strada e 17 da pista. Molte sono andate perse nel tempo. 14 sono state riconosciute come ufficiali (8 da strada e 6 da pista). Quelle con i numeri di telaio 171681 e 999034 le vedete immortalate in queste foto. Un colpo straordinario per un «semplice» collezionista. Non si può non chiedere a Gianfranco Trevisan come abbia fatto a trovarle. Lui, ovviamente, non aspetta altro.

“La prima che ho trovato è la più recente, quella del 1954”, ci racconta. “Ero all’Eroica del 2003 con il mio stand di biciclette d’epoca e avevo fatto amicizia con un altro venditore, un ragazzo cui avevo comprato qualche pezzo. Alla fine, forse per ringraziarmi, mi ha detto: «guarda che so dove c’è una bici di Coppi». Io all’inizio non ci volevo credere, ma poi mi ha portato a casa del proprietario, Cesare Dal Gancia, che era stato corridore con Coppi. Non ci potevo credere, era vero! Ci ho messo un po’ a convincerlo ma alla fine ce l’ho fatta a farmela vendere”. Più complicato è stato riuscire a mettere le mani su quella del 1949. Una bicicletta veramente speciale, perché fu una di quelle con cui il Campionissimo si consacrò, vincendo in una sola stagione Milano – Sanremo, Giro d’Italia, Giro di Francia, Giro di Lombardia e Campionato Italiano a punti.

“La seconda bici faceva parte di un lotto di dieci Bianchi da corsa. Le altre non m’interessavano, ma quando capii che ce n’era una appartenuta al grande Fausto mi si accese una lampadina. Alla fine la ottenni grazie a uno scambio, dando al proprietario un’altra Bianchi che non aveva nella sua collezione. Quando gli rivelai, anni dopo, che mi aveva ceduto una bicicletta appartenuta a Coppi non se la prese: a lui interessava solo collezionare le bici, indipendentemente da chi le avesse inforcate”.

LA CUNEO – PINEROLO

Il 10 giugno del 1949 si corre quella che, a detta di un sondaggio tra 100 giornalisti internazionali, è stata la più bella tappa di sempre del Giro d’Italia: la Cuneo – Pinerolo. I km da percorrere sono 254 e in mezzo i corridori si trovano da scalare cinque giganti: Colle della Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere. Poco asfalto, molto sterrato, nuvole basse e freddo anche se l’estate è vicina. Coppi ha un problema: ha chiesto al suo gregario, Sandrino Carrea, di oliargli la catena ma l’olio è finito sul cerchione e i due si devono fermare. Il gruppo non aspetta. Il campione, furibondo, schiaffeggia i pedali come un’iradiddio e ben presto recupera, riattacca, guadagna la testa e stacca tutti gli altri. È in quegli istanti che Mario Ferretti, storico radiocronista Rai, esordisce nel collegamento nazionale con la frase che avrebbe ascritto Coppi alla leggenda: «Un uomo solo al comando…». La tappa finirà malissimo, per tutti gli altri. Gino Bartali, secondo, arriva a quasi 12 minuti, Alfredo Martini a 19. Celebre è l’aneddoto di Pierre Chany, giornalista de L’Equipe: «Nella poltiglia del Maddalena, l’ho visto venire via dagli altri. Sfangava, quasi sollevando la bicicletta. Lo accompagnai fino a un paesino francese, mi pare Barcelonette. Lo lasciai andare. Entrai in una trattoria. Ordinai un pasto completo dagli antipasti al caffè. Mangiai con tempi da buongustaio. Fumai una sigaretta. Chiesi il conto. Pagai. Uscii. Stava passando il sesto”.

Dal punto di vista tecnico, la Bianchi del ’49 di Coppi – una delle tre, identiche, usate dal Campionissimo in gara – era il top della tecnologia. Una bici con cambio Simplex, e non Campagnolo come fu invece per tutto il resto della carriera di Coppi, perché il marchio francese era riuscito a produrne uno con cavo a filo, cosa che l’azienda vicentina avrebbe fatto solo in seguito, e l’ambizione di Coppi non poteva aspettare. Con quella bici, Fausto da Castellania vinse praticamente tutto. E divenne un divo.


VITTORIE 1949 BIANCHI – URSUS

  • NO telaio: 171681
  • Milano-Sanremo
  • Giro di Romagna
  • 4ª tappa Giro d’Italia (Cosenza > Salerno)
  • 11ª tappa Giro d’Italia (Bassano del Grappa > Bolzano)
  • 17ª tappa Giro d’Italia (Cuneo > Pinerolo)
  • Classifica generale Giro d’Italia
  • 7ª tappa Tour de France (Les Sables d’Olonne > La Rochelle)
  • 17ª tappa Tour de France (Briançon > Aosta)
  • 20ª tappa Tour de France (Colmar > Nancy)
  • Classifica generale Tour de France
  • Giro del Veneto
  • Giro di Lombardia
  • Campionati italiani (a punti)

Scheda tecnica

  • Marca: Bianchi
  • Anno: 1949
  • Modello: Corsa – Simplex
  • Telaio: in acciaio h 613 mm
  • Sterzo: Bianchi integrato
  • Piega: manubrio Ambrosio Champion con attacco Cinelli Bianchi in acciaio
  • Cambio: Simplex a 5 velocità
  • Movimento centrale: Bianchi in acciaio
  • Corona: Magistroni in acciaio 47-50 denti
  • Catena: Regina Extra Gran Sport
  • Pedali: F.O.M in alluminio
  • Freni e leve: Universal 361666
  • Sella: Brooks B17 con reggisella in acciaio
  • Ruote: cerchi Nisi in alluminio 36 fori ant. e post (non standard)
  • tubolari: seta stagionati
  • Cassetta: Regina G.S. con 5 pignoni 14/15/17/19/21

LA CADUTA

Ironia della sorte, se la prima bicicletta della collezione di Gianfranco Trevisan rappresenta l’apogeo della carriera di Coppi, la seconda ne incarna il declino. Siamo nel 1954 e Coppi, ormai trentacinquenne, seppur reduce dal successo al Giro d’Italia dei due anni precedenti, non ha più lo smalto di una volta. Il suo calo di rendimento ha un nome e un colore: Giulia Occhini, la famosa «Dama Bianca» così soprannominata sempre dal Pierre Chany al termine della tappa Bolzano – Saint Moritz («Vorremmo sapere di più di quella signora in bianco che abbiamo visto vicino a Coppi» scrisse il giornalista francese sull’Equipe, il giorno dopo). Sono altri tempi, la vicenda è uno scandalo. Coppi ne viene travolto. A questo si aggiunge il fatto che la squadra italiana non partecipa al Tour de France per una polemica con Jaques Goddett, patron della gara, sulla presenza degli sponsor. È l’inizio della fine: l’Airone vincerà ancora poche gare ,nel ’55 e nel ’56, per poi scivolare inesorabilmente nelle retrovie.

Ma la Bianchi del ’54 è anche stata protagonista di una caduta reale – e non solo figurata – che ha coinvolto Fausto Coppi. Una caduta in allenamento talmente altisonante da essersi guadagnata la copertina di un settimanale generalista come «La Domenica del Corriere» del 18 luglio di quell’anno. Mentre si allenava tra Pavia e Milano, Coppi fu colpito da una ruota caduta da un autocarro e cadde a terra riportando un leggero trauma cranico. Dai documenti assicurativi è stato possibile identificare con precisione la bicicletta in quella posseduta da Trevisan.

La differenza con quella del 1949 è evidente. Il cambio è tornato ad essere Campagnolo e si vedono, soprattutto nel manubrio ingrossato e nella serrata della ruota posteriore – che Pinella voleva a destra, anziché a sinistra – i tratti distintivi delle bici appartenute a Fausto Coppi.

Vederle lì, vicino ai pensili della cucina, fa una certa impressione. Le loro sorelle stanno in musei importanti, al Ghisallo, alla Casa Museo di Castellania. Ma Trevisan le vuole tenere così, vicino agli occhi e alla quotidianità, in maniera intima e profonda. Lo stesso spazio che, nel cuore di tutti gli appassionati, è riservato ai grandi campioni dello sport e alle emozioni che hanno saputo suscitare con i loro successi e le loro cadute.


VITTORIE 1954 BIANCHI – PIRELLI

  • NO telaio: 999034
  • 3ª tappa Parigi-Nizza (Saint-Étienne > Vergèze)
  • Giro di Campania
  • 4ª tappa Roma-Napoli-Roma (Napoli > Latina)
  • 5ª tappa Roma-Napoli-Roma (Latina > Roma)
  • 20ª tappa Giro d’Italia (San Martino di Castrozza > Bolzano)
  • 2ª tappa Tour de Suisse (Winterthur > Davos)
  • 4ª tappa Tour de Suisse (Lecco > Lugano)
  • Coppa Bernocchi (valida come una delle prove del Campionato italiano)
  • Giro di Lombardia

Scheda tecnica

  • Marca: Bianchi
  • Anno: 1949
  • Modello: Corsa – Simplex
  • Telaio: in acciaio h 613 mm
  • Sterzo: Bianchi integrato
  • Piega: manubrio Ambrosio Champion con attacco Cinelli Bianchi in acciaio
  • Cambio: Simplex a 5 velocità
  • Movimento centrale: Bianchi in acciaio
  • Corona: Magistroni in acciaio 47-50 denti
  • Catena: Regina Extra Gran Sport
  • Pedali: F.O.M in alluminio
  • Freni e leve: Universal 361666
  • Sella: Brooks B17 con reggisella in acciaio
  • Ruote: cerchi Nisi in alluminio 36 fori ant. e post (non standard)
  • tubolari: seta stagionati
  • Cassetta: Regina G.S. con 5 pignoni 14/15/17/19/21

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Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

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Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea