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Home News Le Biciclette

Girardengo Mod. 7 1951

La bicicletta con cui Filippi vinse il Mondiale

di Paolo Ghiggio
24 Novembre 2023
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Il 29 agosto del 1953, Riccardo Filippi, giovane canavesano emergente, conquistò sul circuito della Crespera di Lugano la maglia iridata fra i Dilettanti.

Il giorno seguente Fausto Coppi raccolse l’ultima perla che mancava ancora al suo mitico palmarès: superando i migliori stradisti, si impose alla grande in quell’edizione del Mondiale (ne abbiamo parlato su BE60). Come vi abbiamo raccontato, dopo quella vittoria nacque il connubio vincente fra Coppi e Filippi. Insieme vinsero tre trofei Baracchi e Filippi, pur vincendo oltre dieci gare, fu per tutta la sua vita agonistica fedele al proprio Capitano, indossando con lui i colori bianco azzurri della Bianchi. In quel trionfo, una parte importante la ebbe la bicicletta su cui pedalava Riccardo Filippi. La abbandonò solo per motivi commerciali quando, lasciata la SIOF di Biagio Cavanna, passò alla Bianchi, fra i Professionisti: aveva un marchio glorioso, Girardengo.

Fu proprio l’Omino di Novi (soprannome del grande Costante), sul finire degli Anni ’40, ad aprire una fabbrica ad Alessandria, con i figli Luciano ed Ettore. E fu un successo immediato. Poi, a metà degli Anni ’60, la trasferì nel carcere di Alessandria, dove i detenuti provvedevano al montaggio dei componenti sui telai. Ma la struttura divenne presto un supercarcere. Evento che provocò un arresto della produzione. Cominciò così il declino. Negli Anni ’80, dopo la morte del Campionissimo (9 febbraio 1978), i figli lasciarono l’attività. Il marchio però rimase, rilevato dalla F.lli Masciaghi che, in provincia di Alessandria, a Frugarolo, un comune di circa 2000 abitanti, impiantò uno stabilimento di oltre 20.000 metri quadrati e per anni sponsorizzò anche una buona squadra di dilettanti, la Girardengo-Clement. Fu un breve ma intenso e felice periodo di attività professionale. La Girardengo si ingrandì acquistando anche i marchi Frejus e Amerio e arrivò a produrre 100.000 biciclette all’anno. Era fra le prime 10 ditte del settore. Poi, la lenta ma inesorabile crisi del settore e la fortissima concorrenza mondiale minarono a poco a poco le fondamenta dell’azienda. Purtroppo si giunse al fallimento.

UNA BICI MONDIALE

Quella di Filippi era proprio una bicicletta Girardengo Mod 7, ancora oggi viva e riportata al suo splendore da un accurato restauro conservativo. È gelosamente custodita, insieme agli altri ricordi del Campione, nella sua casa, alle pendici della Val Chiusella. Il numero di telaio, 39182, conferma la databilità nel 1951. Le misure sono 56 C/C il tubo verticale e 56 C/C quello orizzontale.

Sul tubo obliquo del telaio è ancora bene evidente la scritta bianca su sfondo rosso “Girardengo”. Anche il fregio anteriore sul canotto dello sterzo ha mantenuto i suoi colori originali e raffigura l’effige a colori del primo Campionissimo. Sul tubo verticale è presente il logo della ditta produttrice. Le giunzioni cromate sono arricchite da un’elegante rifilatura in vernice rossa sui bordi.

Lo smalto del telaio, di un delicato colore beige, classico per quel periodo, è discretamente conservato, salvo qualche danno legato ai molti anni trascorsi, ed è stato rispettosamente mantenuto com’era. La pipa, come la piega, porta il marchio Ambrosio Champion. Il manubrio è ancora ricoperto dal nastro bianco originale, che protegge anche una parte delle gomme dei freni. Il gruppo frenante è Universal modello 455949, con pattini dell’epoca. Le gomme delle leve sono in parte usurate.

Il gruppo del cambio, deragliatore anteriore e posteriore, e il movimento centrale portano il marchio Campagnolo Gran Sport. Era il primo modello fornito totalmente sotto l’egida Campagnolo comprendente tutti i componenti. La guarnitura, coeva, è siglata Simplex e ha una doppia corona da 51 e 47 denti. La ruota posteriore monta un pignone a cinque velocità con le misure di denti da 13 a 21. I pedali, che sono completati da gabbiette Christophe e cinghietti in cuoio originali, sono Sheffield Sprint. Il reggisella Campagnolo, sicuramente successivo al resto del montaggio, è databile attorno al 1957 e completato da una sella in cuoio Brooks modello 17. Le borchie presentano la serigrafia Ottusi.

Le ruote montano cerchi Clement veramente spettacolari dal punto di vista qualitiativo, mentre i mozzi a flangia larga sono marchiati FB. Gli sganci rapidi completano il gruppo Campagnolo Gran Sport. Le coperture purtroppo non sono quelle originali, mal conservate, e sono state sostituite. Tutto questo per consentire la partecipazione alla tappa finale del Giro d’Italia d’Epoca al Vigorelli di Milano il 31 ottobre 2021, dove chi scrive ha avuto l’onore, con non poca emozione, di compiere alcuni giri su questa mitica bicicletta.

Una bicicletta straordinaria, ottimamente conservata, che porta con sé il fascino di un campione come Riccardo Filippi. Un corridore che forse avrebbe potuto ottenere di più dalla propria carriera ma che quel giorno, a Lugano, seppe ergersi sul resto del mondo.


Scheda tecnica

Marca: Girardengo

Modello: Mod. 7

Telaio: in acciaio

Cambio: Campagnolo Gran Sport

Mozzi: FB a flangia larga

Freni: Universal 455949

Pedali e cinghietti: Sheffield Sprint

Gabbiette: Christophe

Pipa e manubrio: Ambrosio Champion

Cerchi: Clement

Sella: Brooks mod. 17


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Tag: Anni 50BE61corsagirardengo
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Sono cinque, con questo, i libri dedicati da Ghiggio alla bicicletta e ai suoi eroi, riusciti ad appassionare al tema anche i profani, grazie anche al ricco corredo fotografico di ognuno, con immagini, molte delle quali provenienti dall’Archivio Torra, spesso inedite e di indubbio interesse.

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

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Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

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Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

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Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

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JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

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Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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