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Home News Le Biciclette

Gerbi Tipo S 1926

Una “diavola rossa” che fa sognare!

di Luca Pit
15 Settembre 2022
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

All’inizio del secolo scorso il ciclismo viveva una fase pionieristica. Nelle regioni del Nord Italia, in particolare, gli abitanti cominciavano a conoscere e riconoscere i primi grandi ciclisti tricolori attraverso le numerose corse che si disputavano ogni fine settimana.

Le fugaci apparizioni nei vari comuni attraversati dalle corse su strada dell’epoca diedero vita a numerosi aneddoti sportivi. Il passaparola nei caffè, nelle botteghe e nei circoli contribuiva a formare e a diffondere miti e leggende sui personaggi e sulle imprese ciclistiche. Uno dei primi e più longevi fu sicuramente il “Piciot” (ribelle/scaltro in piemontese) Giovanni Gerbi. Nato nel maggio del 1885 ad Asti, rivelò di sé quanto sin da fanciullo fosse irrequieto e indomito. Come molti ragazzini dei secoli precedenti al nostro, cominciò presto a lavorare: prima come garzone di negozio, poi sarto, fornaio, contadino, poi di nuovo sarto, per entrare infine nell’officina di un meccanico.

È proprio lì che nacque la sua passione per la bicicletta. Nel 1900, a soli 15 anni, la prima vittoria nel Campionato Astigiano di resistenza. Nel 1901 si trasferisce a Milano lavorando come garzone in Porta Ticinese, per partecipare al pomeriggio alle numerose corse in Piazza d’Armi. Quell’anno segnò la sua definitiva ascesa: partecipa a 13 corse, ne vince 11.

Giovanni Gerbi fu persona e corridore rude, pronto a vincere con ogni sotterfugio, a cui venne ben presto dato il nomignolo di Diavolo Rosso per via di una sua rocambolesca irruzione in una processione nel Monferrato, in cui il prete sbigottito esclamò in dialetto: «A chi l’è cul là? Al Diau?». Rossa era la maglia che indossava in gara, rossa divenne ben presto anche la sua bicicletta. Già nel 1910, mentre ancora correva, cominciò a produrre biciclette col suo nome in una piccola fabbrica in corso Indipendenza a Milano. Dopo la Grande Guerra, nei primi Anni ’20, la produzione di Cicli Gerbi ripartì nella natia Asti, in via Cavour 20. A Cicli Gerbi venne affiancato il marchio Cicli Asti con cui venivano marchiati i modelli economici della casa. Tra le biciclette uscite dalla fabbrica astigiana vi è anche quella che qui vi presentiamo e che ha subito tante vicissitudini in quasi un secolo di storia, prima di incontrare un esperto appassionato che l’ha adottata e restaurata. Il suo attuale proprietario, con amorevoli cure e abili tecniche di restauro, ha restituito a questa “diavola rossa” l’anima che l’incendio e il crollo del fienile in cui si trovava rischiavano di strapparle per sempre.

USCITA DALL’INFERNO

Il telaio è a congiunzioni visibili con serie sterzo integrata, tubi di grossa sezione e il carro posteriore a doppio diapason. Al nodo sella la vite di serraggio passa all’interno dei tubi del diapason. Sulla scatola del movimento centrale è presente un oliatore, le asole dei parafanghi sono saldate sui foderi, i ferma pompa sul lato posteriore del tubo verticale. La forcella ha testa a mezza goccia con foderi grossi e asole al di sopra dei forcellini. Per quanto riguarda l’allestimento, è stato possibile recuperare praticamente tutto, comprese le ruote e il manubrio che erano stati schiacciati dal crollo avvenuto a seguito dell’incendio. È stata completata con una sella dell’epoca, poiché quella originale è andata carbonizzata.

Il movimento centrale ha perno marcato Gerbi in corsivo, così come le calotte. Le pedivelle non presentano scanalature, sono marcate Asti e sono abbinate a una corona 44 denti. I pedali a sega coevi hanno centro tornito e presentano un oliatore a fascetta. Le ruote sono composte da mozzi giroruota Gerbi con oliatori, i cui coni hanno datazione 1925, e montati su cerchi stretti per gomme smontabili tipici delle biciclette mezza corsa dell’epoca, fermati ai forcellini mediante dadi a farfalla di generose dimensioni, i classici “galletti”. Una ruota libera da un lato e un pignone fisso di altra dentatura dall’altro fotografano bene l’epoca ciclistica.

L’impianto frenante è composto da una coppia di freni marcati Gerbi – Asti, fissati al telaio tramite fascette e con porta pattini a mensola, abbinati a una coppia di leve in ferro coeve. Il manubrio di tipo non girevole è fissato tramite espander e ha una piega stretta e profonda tipica nel periodo, soprattutto in Italia, che reca ancora una importante cicatrice dovuta al crollo del fienile bruciato.

Difficilmente decidiamo di inserire restauri invasivi nelle pagine di questa rivista, sia per poter offrire immagini autentiche di biciclette originali, sia per stimolare l’appassionato a conservare il più possibile quanto rinvenuto. Tuttavia, dato che le premesse iniziali consistevano in una bicicletta emersa da un edificio crollato a seguito di un incendio, vediamo in questo restauro una indomita passione e una voglia di vincere la sfida a ogni costo. Una voglia che auguriamo a ogni lettore e che in fin dei conti è proprio la stessa che il Piciot astigiano metteva nelle sue gare. 


Collezione e Foto: Alessandro Morani A cura di: Luca Pit FB: registrostoricocicli.com


Scheda tecnica

Marca: Gerbi

Modello: Tipo S

Anno: 1926

Telaio: in acciaio

Trasmissione: giroruota

Ruota libera: Perry

Pedivelle: marchiate Asti

Freni: a fascetta Gerbi – Asti

Mozzi: Gerbi con oliatore

Pedali: a centro tornito con oliatore

Sella: Torino in pelle


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Tag: anni 20BE57corsagerbi
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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

ACQUISTA QUI:
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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

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LABOR TANDEM PISTA 1906

From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

You can find it exclusively in BE76, now on sale on Amazon Worldwide.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Solo su BE76 adesso in edicola.

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CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Exclusively in BE76, available now in paper edition.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

Solo su BE76 adesso in edicola.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

Exclusively in BE76 available in paper edition worldwide!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

SOLO SU BE76 IN EDICOLA ADESSO!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

ONLY IN BE76, AVAILABLE NOW WORLDWIDE!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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