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Home News Le Biciclette

Colnago De Vlaeminck Boule D’Or 1980

Quell'anno in cui il blu di Mr. Roubaix fu di una tinta diversa...

di Redazione
30 Gennaio 2023
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Se pensiamo a un grande campione come Roger De Vlaeminck, lo associamo immediatamente al blu Gios con cui ha conseguito i grandi successi nelle sue quattro Parigi-Roubaix vinte (ne abbiamo parlato su BE35).

C’è stata però una stagione in cui il Gitano di Eeklo – altro soprannome del fuoriclasse fiammingo – ha corso con una bicicletta sempre blu, ma con una tonalità leggermente differente. L’anno è stato il 1980, la squadra la Boule d’Or e la bici era una Colnago che portava il suo nome: Roger De Vlaeminck.

Il campione belga, come detto, diede il meglio di sé alla Brooklyn del patron Perfetti (la cui genesi raccontiamo in questo stesso numero parlando della Gios Easy Rider) ma nel ’78, a causa dello scioglimento della squadra guidata da Franco Cribiori, decise di provare una nuova avventura passando alla Sanson-Columbus, formazione capitanata da Francesco Moser, fresco campione del mondo a San Cristóbal. La convivenza però non è facile, nonostante arrivino anche successi importanti come la Sanremo. Per cui nel giro di un paio d’anni De Vlaeminck passa prima alla Gis Gelati nel ’79 e poi torna in patria approdando alla Boule d’Or, dove resta un solo anno vincendo un Laigueglia, un paio di tappe alla Tirreno-Adriatico e ben quattro tappe al Giro di Sardegna.

Sono anni in cui Roger è sempre molto competitivo (ben tre secondi posti tra il ’78 e l’81 alla Roubaix) ma ha senz’altro perso lo smalto dei giorni migliori e si avvia verso il tramonto della carriera. Resta comunque uno dei professionisti più forti in gruppo, anche se la squadra in cui milita non gli permette di inseguire le stesse ambizioni del passato. Colnago, che in questi anni si sta affermando come produttore di biciclette vincenti, dopo il Record dell’Ora di Merckx nel ’72, non ha ancora la forza finanziaria per sponsorizzare le squadre più forti e punta quindi su campioni vincenti ma meno onerosi, come quelli del blocco sovietico che trionferanno alle Olimpiadi di Mosca del 1980. La partnership con la Boule d’Or e De Vlaeminck si inquadra perfettamente in questo solco.

Forte della presenza del campione belga, Ernesto Colnago lancia sul mercato una bicicletta ispirata a quella blu usata dalla Boule d’Or, chiamandola Roger De Vlaeminck Parigi-Roubaix. Da una pubblicità dell’epoca, possiamo vedere alcune differenze nelle decal (e la classica banda bianca sul tubo obliquo) tra il modello di serie e quello da competizione, ma venivano sicuramente prodotti anche esemplari graficamente identici a quelli utilizzati dalla squadra professionistica.

MISURE ESATTE

La bicicletta che vedete in questo articolo non è un modello di serie, bensì appartiene alla collezione di Paolo Cavazzuti ed è stata attribuita direttamente a Roger De Vlaeminck in persona. La storia curiosa di questa bici ce la racconta Paolo stesso. «Ho scoperto la bici attraverso degli amici che ne avevano parlato, per puro caso, con la commessa di un negozio di prodotti biologici per la casa. La bicicletta apparteneva al padre, appassionato ciclista che in passato aveva un’attività legata al ciclismo e che conosceva De Vlaeminck personalmente. Si trattava sostanzialmente di uno scambio di regali che adesso faceva parte del lascito del padre e che aveva intenzione di cedere. Pensavo fosse una Gios ma poi ho fatto delle ricerche e ho verificato che nel 1980 il campione belga aveva corso proprio con una Colnago».

L’attribuzione di una bicicletta è sempre molto difficile, ma Paolo spiega bene come ci è arrivato. «Al di là di quanto riferitomi dalla persona che me l’ha ceduta, ho trovato un riscontro tra questa bici e le misure del telaio di De Vlaeminck che corrispondono perfettamente. Questo è stato il primo indizio. La bici, poi, è completamente pantografata anche in dettagli che sul modello di serie non presentavano questa lavorazione. Ma soprattutto ho avuto il piacere di mostrarla a Roger personalmente, qualche anno fa, in occasione di una gran fondo a Forlì, e lui ha confermato che si trattava di quella con cui aveva corso».

La qualità del telaio e il montaggio (Campagnolo Nuovo Record e Super Record, a seconda dei casi) è coerente con il periodo e soprattutto con le esigenze di un campione, che non sempre aveva componenti tutte della stessa serie proprio per cercare la massima confidenza con la bicicletta. Tra le cose curiose che escono dalla normale produzione di serie possiamo notare la punzonatura W1 sul forcellino posteriore (probabilmente sigla per il belga) e la presenza di tre passacavi sul tubo orizzontale, mentre di solito Colnago ne installava solo due. Ne ha viste di strade, Mr. Roubaix, qualcuna anche con un blu un po’ diverso!


Collezione: Paolo Cavazzuti Si ringraziano: Marco Battoraro, Michele Lozza


Scheda tecnica

Marca: Colnago

Modello: Roger De Vlaeminck Parigi-Roubaix Boule d’Or

Anno: 1980

Montaggio: Campagnolo Nuovo Record e Super Record

Deragliatore: Super Record II tipo

Leve freno: Nuovo Record alleggerito

Sella: Selle Royal Super Contour

Piega: 3ttt

Pipa: Cinelli

Cerchi: Mavic


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Tag: anni 80BE59colnagode vlaeminck
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
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We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

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L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Table of contents:

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VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

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VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

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Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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