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Home News Le Biciclette

Bianchi Scettro 1939

Una bicicletta degna di un re!

di Redazione
20 Gennaio 2023
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Nonostante appaia nei cataloghi commerciali Bianchi dal 1940, il modello Scettro venne prodotto sin dal 1939.

A riguardo ne ha ampiamente documentato la presenza sul mercato il Registro Storico Cicli, catalogando diversi esemplari recanti componentistica completamente punzonata 1939. Il modello Scettro è il modello gran lusso che all’interno della gamma della casa milanese di viale Abruzzi sostituisce il modello Superba, che sin dalla sua introduzione aveva come caratteristiche salienti il doppio freno R esterno con molle sotto l’archetto, manubrio a leve interne, carter tubolare, cromature sulle parti bianche, sulla costa del carter e sul dorso dei parafanghi, oltre alle ruote da 28”. Si colloca dunque tra il modello a freni interni Impero e il modello da viaggio Cesare.

La Scettro mantiene sostanzialmente le stesse caratteristiche del modello Superba, ma introduce parafanghi di nuovo profilo, più stondato rispetto al precedente e con alette laterali, e il puntale su quello anteriore. I parafanghi della Scettro hanno il portagemma saldato, la gemma in vetro con la scritta Bianchi in rilievo e, eccetto le primissime, i parafanghi dipinti di bianco direttamente in fabbrica.

La sella non è più quella in lamina di cuoio delle prime Superba ma quella tipo Terry, con telaio su molle, imbottitura in crine e rivestimento in pelle, volgarmente soprannominata, per via della forma, “a muso di cane” (nello specifico Superflex) e adottata qualche anno prima in Bianchi su tutti i modelli marca Aqvila, quelli più lussuosi. Tutte le Scettro hanno poi il coperchietto d’ispezione sul padellino del carter tubolare e codino semicircolare. Il resto dell’allestimento rimane pressoché invariato, a partire dai pistoncini dei freni con inserti in bachelite nera, le punzonature Bianchi nel riquadro, le manopole con punta tonda, le leve freno sagomate. I pedali sono invece continuativi rispetto al modello precedente e sono a quattro gommini con la dicitura Bianchi per esteso su ogni gommino, e centro a “trombetta”. Altri cambiamenti rispetto al modello Superba precedente sono in realtà meno visibili e riguardano geometrie di telaio e forcella, oltre a piccole differenze nei ponticelli. Meno qualitativo invece il sistema di attacco dei parafanghi, non più al telaio su apposite asole, ma direttamente sul perno del mozzo. I mozzi Bianchi a 36 fori montano ingrassatori e non più gli oliatori.

Il modello Scettro presenta tutte le decalcomanie col logo Bianchi e l’aquila, e il patacchino sul manubrio con un’aquila smaltata. Al tubo sterzo inizialmente venne applicata la decalcomania dell’aquila, poi sostituita da un fregio stampato. Tutte le Scettro presentano puntali e filettature dorate, anche sul carter e sui cerchi.

La Scettro non è stata un modello molto longevo, essendo stata prodotta per soli 4 anni dal ’39 al 42’, interrotta poi dalla produzione delle Ministeriali, dovuta alla guerra, tuttavia ebbe un ottimo successo al punto che non è così complicato, girando tra mercatini e collezioni, imbattersi in questo modello reso iconico soprattutto dalle lunghe alette applicate ai parafanghi. Più raro invece imbattersi in modelli con colorazione grigio perla bicolore, che venivano vendute con sovrapprezzo, come il modello del 1939 presentato in questo articolo, proveniente dalla collezione di Alessandro Foggetti.

COLPO… DI SCETTRO

La storia di Alessandro e della sua Scettro è una vera storia d’amore, come lui stesso dichiara: «È stato un colpo di fulmine appena l’ho vista, anzi un colpo di Scettro! Appena la vidi decisi che doveva tornare a casa con me a tutti i costi. Quel grigio perla bicolore, i filetti in oro e la sua possanza su strada mi stregarono a tal punto che decisi di salvarla dal deterioramento certo e renderla un esemplare davvero unico, personale, sempre mantenendone l’assoluta originalità!». Come ogni storia d’amore che si rispetti, anche quella tra Alessandro e la Scettro è partita con qualche complicazione, dato che la bicicletta era già stata prenotata da un collezionista che poi si trovò a dover rinunciare. Evidentemente era destino che il suo proprietario fosse un altro.

Il resto della lunga storia che ha portato al risultato che vedete in queste pagine è frutto non solo della costanza e della passione di Alessandro, ma anche di tanti amici e professionisti che lo hanno aiutato a ripristinare la Scettro in maniera impeccabile e con grande attenzione ai particolari, a partire dalla ciclofficina Pedalare Vintage Bike & More di Michele Rosati, che si è occupata della pulizia minuziosa e del restauro meccanico delle componenti. Hanno poi contribuito a vario titolo gli amici Maurizio Natale, Fabio Catti, Edoardo Valenti e Paolo Maria Caserta. Di Michele Paparella e del distintivo RACI di cui si è occupato parliamo in un box a parte. Un grande lavoro di squadra, quindi, che ha contribuito a riportare a nuova vita questa Scettro, il cui nome da sempre evoca il potere dei grandi uomini e fu probabilmente scelto da Bianchi in funzione del periodo storico che l’Italia, ufficialmente una monarchia ma nei fatti una dittatura fascista che puntava molto sulla ricostituzione di un impero attraverso le colonie, stava attraversando.

Particolare attenzione nel modello di Alessandro va al gruppo luce Magneti Marelli montato su questo esemplare, con una velina per l’oscuramento che presenta una grande aquila, stavolta più riferibile Ventennio fascista che all’aquila reale di casa Bianchi. Molto ricercati in questo esemplare sono anche il borsello nella stessa colorazione del telaio, il lucchetto posteriore ad arco con gemma rifrangente e il bellissimo campanello in bronzo con il logo dell’Aquila della Real Casa.

Nell’ultimo anno di produzione del modello Scettro, oltre a un impoverimento generale dell’allestimento dovuto agli effetti delle sanzioni e della politica economica di guerra sul Paese, le marcature delle componenti di tutta la gamma Bianchi perdono il riquadro che le incornicia.

Con l’imposizione della produzione unica delle biciclette tipo Ministeriale nel 1942 scompare il modello Scettro, e di lì a poco anche gli stabilimenti Bianchi di viale Abruzzi verranno rasi al suolo dai bombardamenti degli Alleati. La fabbrica milanese, nata sotto la monarchia e cresciuta nel proclamato Impero, continuerà a vivere nell’epoca della Repubblica scrivendo altre pagine memorabili del ciclismo, e contribuendo con le vittorie dei suoi campioni alla pacificazione interna dopo anni difficili di guerra, anche civile, ed estreme difficoltà economiche che avevano vessato il popolo italiano.


Collezione e foto: Alessandro Foggetti


Scheda tecnica

Marca: Bianchi

Modello: Scettro

Versione: speciale grigio perla

Anno: 1939

Telaio: in acciaio

Freni: a bacchetta con passaggio esterno

Manubrio: Bianchi tipo R a leve interne

Manopole: in corno

Mozzi: Bianchi a 36 fori con ingrassatore

Pedivelle: marchiate Bianchi

Carter: tubolare nuovo modello

Fanaleria: Magneti Marelli

Sella: Aqvila Superflex marchiata Bianchi



Il distintivo RACI

Non è una tassa di possesso come i classici bolli che applicavano sulle biciclette, ma un segno di attestazione di appartenenza al “Regio Automobile Club Italiano”. Per ottenerlo bisognava appunto essere soci del RACI. Il 1939 presente sul distintivo rappresenta l’anno d’iscrizione, che è lo stesso anno di produzione della bicicletta. Il 17 in numeri romani, invece, rappresenta il 17° anno d’impero fascista. Il distintivo è stato restaurato artigianalmente da Michele Paparella, artigiano orafo di Bari e grande appassionato di biciclette d’epoca, creando la base curva di appoggio e la fascetta per essere applicato, rendendolo un pezzo unico e di alto prestigio.

 

 

 


 

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La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

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Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

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Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

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A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

Su BE75 in edicola adesso.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

On BE75, available now.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

We remember when he ran for election but the people voted for Bartali! (in photo)

Marco Pasquini tells us about it in BE75, now on newsstands.

Have a nice Sunday!

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