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Home News Bicicultura

Vita misteriosa dei Giri d’Italia

I racconti di Carlo Bergoglio in un volume molto raro

di Vittorio Landucci
20 Dicembre 2021
in Bicicultura
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Decisamente un libro affascinante questo “Vita segreta dei Giri d’Italia” di Carlo Bergoglio.

L’autore è nato a Torino il 1 aprile del 1895. Orfano di padre dall’età di 7 anni, si trasferisce presso uno zio marmorista a Cuorgnè, dove per alcuni anni frequenta l’Istituto Salesiano.

Diciassettenne, dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, inizia la sua collaborazione come caricaturista con il Guerin Sportivo. Dopo 4 anni di trincea quale ufficiale di fanteria riprende la sua attività al Guerin Sportivo, diventandone redattore capo. Nell’agosto del 1945 assume l’incarico di condirettore di Tuttosport, di cui diverrà direttore nel 1949 dopo la tragica scomparsa di Renato Casalbore. Muore improvvisamente a Torino il 25 aprile 1959.

IL LIBRO DI CARLIN

Ma veniamo al libro di Carlo (nome d’arte Carlin). Attualmente la corsa rosa tra web, TV, sensori e microcamere ha pochi segreti e viene analizzata in tutte le sue sfaccettature: prima, durante e dopo. Sappiamo tutto di tutti: percorsi, km, dislivelli, direzione del vento e watt generati. Ma non sempre è stato così. Nel 1946, quando il libro è stato pubblicato, si sapeva poco e si immaginava molto, si faceva affidamento sulla radio e sui giornali. Se poi il Giro passava dal proprio paese, quei pochi secondi diventavano magici. C’erano i fortunati, coloro che per professione riuscivano a fare lo stesso percorso dei girini: i giornalisti. Carlin, persona curiosa, intelligente e instancabile, riesce nelle tre settimane di gara a carpire i segreti e i misteri del Giro. Segreti e misteri che grazie ai libri arrivano al giorno d’oggi, così che anche noi possiamo custodire e tramandare quello che è stato esclusivo per pochi. Per il bravo e coscienzioso giornalista seguire il Giro è un po’ come fare il meccanico: se questi si alza all’alba per preparare il mezzo e i panini, il giornalista fa altrettanto per andare in giro a carpire ciò che potrà accadere in gara; se il meccanico segue la corsa sempre pronto a fare rifornimenti o a sostituire una bicicletta al volo, il giornalista deve essere sempre sveglio a interpretare ogni piega della gara; se il meccanico, a tappa finita, deve sistemare e pulire le biciclette, il giornalista con tutta la diplomazia di cui dispone deve provare a intervistare i protagonisti di giornata.

Per questo motivo il libro comincia con la parola “sonno”, perché alla fine delle tre settimane è il sonno che si farà ricordare. Carlin scrive, telefona, disegna e fotografa. Come erano belli i Giri dove si correva un giorno sì e uno no: «Per seguire la corsa servono: nervi saldi, vista aguzza, intuizione pronta, mente sveglia, un po’ di fortuna e molta fantasia. Ci vuole dell’esperienza!». Carlin esordisce ponendo una domanda: «Perché voi isolati correte il Giro?». «Perché sono disoccupato!», risponde uno. E un altro: «Cosa vuole, a casa c’erano troppi parenti e bisticciavano continuamente. Poi avevo una morosa, insomma sono qui per dimenticare…». C’è poi chi è venuto perché il dottore gli ha ordinato un po’ di moto, per non parlare di chi si è iscritto per scommessa!

GIRO STORY

Dopo una prima parte introduttiva, si entra nel vivo con la storia dei Giri. Dal 1909 di Ganna all’esordio di Coppi nel 1940, l’inizio è dedicato ai due personaggi che li hanno seguiti tutti: uno è Pavesi, prima su due ruote poi su quattro, e l’altro Cougnet, sul quale però ci sono dei dubbi che abbia preso parte a tutte le oltre 300 tappe dei tanti Giri. E allora via con i protagonisti: da Ganna a Galetti, dal Gira a Belloni e poi Brunero. Qui vale la pena soffermarsi a parlare del rapporto tra i due piemontesi. Capitava spesso che si trovassero per strada, uno si allenava e l’altro cavalletto, seggiolino e cassetta dipingeva. Si volevano bene i due. Brunero si fidava dei consigli di Carlin. Si capivano. «Per capirsi basta amare. È il segreto. Si capisce soltanto in quanto si ama». E poi ancora l’autore sul vincitore di tre Giri d’Italia (1921, ’22 e ’26, ne abbiamo parlato nello scorso numero) la cui storia è poco conosciuta: «La grandezza di un’anima non si misura che dalla sua capacità di sacrificio. Brunero non era fortemente dotato da madre natura: colmò la lacuna con la fatica. Non aveva malizia: la sostituì con la bontà, con la probità. Non aveva scatto: superò lo svantaggio con la tenacia, e alla distanza fu battuto solo dal suo male».

Il giro del 1925, il primo vinto da Binda e seguito da Carlin… in viaggio di nozze. Quello del ’31 viene definito il più emozionante (e qui ci sarebbe un altro libro di cui parlare…). L’avvento di Bartali nel ’36 e i 12 vinti dalla Legnano nel periodo che va dal ’21 al ’36. Il 1937 è definito il Giro più infernale: quell’anno tale Aimini, di anni 72, percorse per scommessa il Giro, senza limite di ora, seguendo con la stessa cadenza l’eguale tragitto compiuto dai corridori nelle tappe.

In realtà il libro è una raccolta di puntate stampate sul Guerin Sportivo alla fine del 1944. Il titolo della raccolta era “Vita segreta dei Giri d’Italia” (che rimane nella sovraccoperta). Per il titolo del libro Carlin sostituisce la parola “segreta” con “misteriosa”. E noi non possiamo non trascendere il finale: «Fare un libro è men che niente se il libro fatto non rifà la gente. Purtroppo neanche la guerre rifanno la gente, figuriamoci i libri».

Carlo Bergoglio è stato uno di quei giornalisti, ci viene da pensare al grande Bruno Raschi, (anch’egli a Tuttosport dal 1952 prima di passare alla Gazzetta dello Sport nel 1959) che non erano dediti a scrivere libri. Quel poco che si trova sono appunto raccolte di articoli (due per il “Divino”) mentre per Carlin, oltre al volume di cui parliamo in queste pagine, è stato pubblicata postuma una bella e ricca raccolta dal titolo “Tuttocarlin“, parafrasando ovviamente il nome del quotidiano sportivo di cui ha fatto per tanti anni la fortuna. Entrambi i libri sono molto, molto rari, ma per chi è appassionato di storia del ciclismo, meglio investire su un testo come questo (difficilmente reperibile a prezzi che possono sfiorare i 200 euro) che su altri dieci di dubbia qualità.


Scheda

Titolo: Vita segreta dei Giri d’Italia

Autore: Carlo Bergolio (Carlin)

Editore: Editoriale Sportiva, 1946

Pagine: 125


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Tag: BE52carlin
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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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