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Prima del tempo!

Breve storia di alcune invenzioni... già inventate!

di Dario Corsi
10 Febbraio 2023
in Bicicultura
Tempo di lettura: 7 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Gli italiani sono un popolo di inventori in tutti i campi, specialmente nella meccanica.

Durante il XX secolo, ingegnosi telaisti e meccanici hanno impegnato la loro creatività nella modifica dei componenti della bicicletta cercando di migliorarla al fine esclusivo di ottenere prestazioni migliori e vincere. Tullio Campagnolo, da genio della meccanica qual è stato, oltre al cambio a due stecche e agli sganci rapidi delle ruote, ha inventato soluzioni più o meno fortunate e note, come per esempio il porta catena sul telaio al forcellino posteriore e il ricercatissimo cambio Campagnolo Rally, che permetteva di utilizzare già allora (eravamo negli Anni ’80) un pignone posteriore da 32 denti.

Un altro inventore è Ernesto Colnago, che ha ideato e brevettato alcune soluzioni innovative, come per esempio il reggisella disassato per ottenere un maggior arretramento della sella stessa, la forcella Precisa – completamente dritta – che offriva un miglior controllo della guida, e molto altro ancora. Si è addirittura arrivati, nel decennio scorso, al doping meccanico, con l’utilizzo di motori elettrici inseriti dentro il tubo piantone per aggiungere potenza alla forza muscolare del ciclista.

Ma non tutto quello che è salito alla ribalta è stato originale in assoluto. Se andiamo a vedere la produzione meccanica per biciclette da corsa, infatti, possiamo trovare delle invenzioni poco conosciute che hanno anticipato altre, che sarebbero diventate più famose. Ve ne raccontiamo alcune in queste pagine!

OVALE MA NON TROPPO

La prima invenzione riguarda la moltiplica anteriore. Nel 1986 Shimano, con il gruppo 600, introdusse delle corone per guarnitura denominate Biopace, leggermente ellittiche, che consentivano una pedalata più rotonda e redditizia. Dopo l’abbandono del progetto da parte di Shimano le corone ovali o ellittiche hanno perso d’interesse per poi tornare di moda, pubblicizzate da diverse aziende, come una novità e utilizzate sia su strada che in mountain bike.

In realtà abbiamo scoperto che Shimano non fu pioniera di questa soluzione. Infatti nella rivista “La scienza illustrata”, uscita nel lontano marzo del 1952, con Fausto Coppi in copertina era pubblicata la foto di una corona ovale! La rivista, riccamente illustrata, proponeva diversi articoli dal titolo curioso come “Cucineremo a metano?” oppure “Costruitevi un ricetrasmettitore portatile”. Un approfondimento a firma di Luciano Palomba, inerente all’evoluzione della bicicletta dalle origini fino al 1952, riguardava una moltiplica a raggio variabile, molto simile se non identica all’attuale corona ellittica. L’ideatore, Carlo Ciancia, un tecnico di Cesenatico, spiegava in modo chiaro come lo sforzo della pedalata non veniva applicato in maniera uniforme su tutto il perimetro della ruota dentata e come fosse più conveniente aver un maggior raggio possibile (quindi nella parte della moltiplica più allungata) nel settore in cui la pedalata era maggiormente efficace, cioè tra i 90° e i 160° dell’intera rotazione. Il prototipo raffigurato nelle foto di questo articolo era montato su una bici dell’epoca accoppiata a un cambio Cervino, proprio quello utilizzato da Gino Bartali. Questo cambio era dotato di un tenditore che sopperiva alle variazioni di tensione della catena. Successivamente, negli Anni ’70, anche all’estero ci furono tentativi di promuovere moltipliche ellittiche che ebbero però scarsa fortuna.

Le sorprese non finiscono qui: in effetti ci siamo imbattuti anche in guarniture singole in ferro degli Anni ’30/’40 a 46 e 44 denti che avevano forma ellittica. Probabilmente venivano accoppiate a un tendicatena a molla che ne permetteva l’utilizzo. Anche un vecchio disegno datato 1894 mostra due corone ellittiche per bicicletta. Probabilmente la questione del suo utilizzo per ottenere una pedalata più efficace è stata dibattuta fin dagli albori della bicicletta, quando si cercava di migliorare ogni componente anche procedendo per tentativi.

MOZZI CREATIVI

Un’altra invenzione già “inventata” riguarda i mozzi per bicicletta. La più conosciuta è sicuramente quella ideata da Cinelli. Cino aveva ideato un mozzo dove la ruota libera restava solidale al forcellino posteriore e non al mozzo stesso, e permetteva quindi l’intercambiabilità tra ruota anteriore e posteriore. Il vantaggio era di non sostituire la dentatura in caso di cambio ruota per foratura in modo da cambiare la ruota in soli 5 secondi. Inoltre, questa soluzione permetteva di dimezzare la scorta delle ruote, essendo l’anteriore intercambiabile con la posteriore. La nota negativa, non da poco, era la necessità di aumentare la distanza tra i forcellini a 124 mm (da quella usuale di 120 mm) per agevolare il disinnesto della ruota posteriore. Le immagini che vedete in queste pagine sono tratte dal libro “Il ciclismo” del 1968, a cura della Federazione Ciclistica Italiana, e riservato al corso per direttore sportivo. Lo sgancio era rapido e senza viti filettate, ma a con boccola a incastro che permetteva un rapido blocco/sblocco, per certi versi simile all’attuale perno passante per ruote a disco adottato dalla casa costruttrice di bici Focus!

In realtà anche i mozzi Cinelli hanno avuto un predecessore, anzi due. Nella metà degli Anni ’30 la ditta G. Caimi & C – Castano, che realizzava ruote libere, ideò dei prototipi denominati RAPID. Si trattava di un mozzo che si poteva separare facilmente dalla ruota libera a 4 rapporti. Un perno filettato permetteva di agganciare la ruota alla ruota libera, oppure di sfilare la ruota e di lasciare la ruota libera con la relativa catena attaccata al forcellino posteriore destro. Ruotando il perno filettato fissato al mozzo, e tramite una piccola manovella, era possibile sfilare la ruota. Il componente ritrovato illustrato nelle immagini, lavorato al tornio, ha dentatura elicoidale di pregevole fattura e un perno di 116 mm di lunghezza che consente di estrarre agevolmente la ruota da un telaio classico.

A volte la mostra scambio di Novegro (MI) riserva delle notevoli sorprese. È proprio a Novegro che quest’anno abbiamo potuto osservare la bicicletta ritratta nella foto di apertura di questo articolo. Ritrovata nello stato attuale ha freni a mensola marcati CGF Luxe, sella in pelle marcata Talbot e ingrassatori ai mozzi e al telaio. Datata intorno agli Anni ’30, di probabile fattura francese, presenta non solo un manubrio di grande bellezza (tipo quello utilizzato nelle gravel moderne), ma soprattutto uno sgancio della ruota posteriore simile al RAPID e in parte al mozzo Cinelli intercambiabile. Anche in questo caso è possibile sfilare il perno filettato ruotando il galletto posto sul lato destro ed estrarre la ruota, lasciando i pignoni marchiati ELVA-B, e relativa catena, agganciati al forcellino posteriore destro del telaio. Nessuna scritta di marca nota è stata trovata nel telaio, ma sicuramente l’estro non mancava al costruttore di questa bici!

FRENI VARI

Un’altra curiosa invenzione riguarda i freni. Tutti conoscono i famosi freni Delta di Campagnolo. Ideati nel 1984, furono presentati in una prima versione nel 1985 per poi essere ritirati dal mercato. L’impianto prevedeva un sistema a pantografo e un tiraggio centrale del filo che, agendo su un parallelogramma deformabile, spingeva su due leve portapattini infulcrate nel corpo dei freni Delta. La criticabile funzionalità di questo originale sistema frenante ha richiesto di riprogettare i leveraggi interni per renderlo più efficace (ne abbiamo parlato su BE33). I Delta furono così riproposti definitivamente in una seconda versione migliorata nel 1987.

Qualcuno, però, prima di Campagnolo aveva già pensato di utilizzare il sistema a tiraggio centrale a pantografo per ottenere una migliore frenata. Negli Anni ’60, infatti, una ditta di Milano chiamata Bianchi – ma estranea al notissimo produttore di biciclette – brevettò un freno denominato Expansion con lo schema di funzionamento simile ai futuri Delta. La “Bianchi dei freni” sfruttò la similitudine del nome ma non ebbe fortuna e questi freni caddero nel dimenticatoio. Da sottolineare che già negli Anni ’30 in Francia avevano costruito freni con questo schema di frenata, seppur molto rudimentali. Ironia della sorte, né i Delta né i loro predecessori ebbero molta fortuna, a testimonianza del fatto che forse non si trattava di un sistema particolarmente efficace.

L’ultima invenzione arrivata troppo in anticipo riguarda le leve dei freni Compagnucci, ideati da questo semplice meccanico di Castelfidardo. Siamo alla fine degli Anni ’70 e il gruppo Campagnolo Record la fa da padrone. Nella mente di Compagnucci balena l’idea di rendere la bicicletta più elegante e aerodinamica. Il suo ingegno si focalizza sulle leve freno. L’idea è di togliere gli antiestetici fili esterni e quindi realizza gli stampi di freni che fanno passare i cavi sotto il nastro con un sistema interno semplice, utilizzando in una prima versione una catenella che permetteva il tiraggio orizzontale invece che verticale del cavo.

Spariscono quindi i cavi esterni dei freni, come succederà poi nei freni tipo Record C di terza generazione a partire dai primi Anni ’90. Oggi la partecipazione alle ciclostoriche richiede il passaggio dei fili del freno esterni, ma il buon Compagnucci brevettò e produsse (n° 507/1979) il suo sistema già nel 1979! Non solo ideò il tiraggio orizzontale modificando il meccanismo di frenata della leva al manubrio, ma riprese anche in parte la “C” di Campagnolo sperando in un successo mai arrivato, sebbene avesse studiato anche la leva adottando una forma più arretrata per migliorare la presa con le dita. Compagnucci realizzò diverse versioni dei suoi freni Aero, anche anodizzate nere. Certamente una bella bici d’epoca non sfigurerebbe con queste leve davvero eleganti e anticipatrici sia dei Campagnolo sia degli Shimano AX che compariranno nel decennio successivo.

Come abbiamo visto le idee sono state tante nell’evoluzione della bicicletta, più o meno utili e riuscite. Ogni componente è stato negli anni perfezionato fino ad arrivare alle bici di oggi. Ma quante notti insonni di meccanici fantasiosi, quante prove e insuccessi prima di arrivare alla versione definitiva e al successo. A volte – ma non sempre – arrivato solo tanti anni più tardi!


A cura di: Adriano Vispi e Dario Corsi Sito: italianvintagebicyclescollection.it


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Tag: BE59invenzioni
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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

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From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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