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Home News Bicicultura

Pedalando nel tempo…

...sino ai velocipedi

di Alfredo Azzini
8 Dicembre 2018
in Bicicultura
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Fontanafredda (Cuneo) è un luogo dove la storia si respira in ogni angolo.

Possedimento donato da Re Vittorio Emanuele II a “La Bela Rosin”, al secolo Rosa Vercellana, sua moglie morganatica da cui ebbe due figli: Vittoria ed Emanuele nominati conti di Mirafiori. Sarà proprio Emanuele conte di Mirafiori a prendere le redini della tenuta nel 1878 dopo la morte del Re Galantuomo.

Fontanafredda con i suoi 300 ettari sarà la prima azienda vinicola nella quale lavoreranno operai e braccianti che nel massimo splendore supereranno le 250 unità. All’interno della tenuta funziona un modello sociale nuovo e antesignano di quell’imprenditoria illuminata che iniziò ad affermarsi qualche decennio dopo. Qui troveranno la loro dimora oltre 40 famiglie in case decorose e salubri, con gli “operari” che avevano a disposizione la scuola, la biblioteca e un circolo autogestito.

Ancora oggi, nonostante i vari passaggi di proprietà, all’interno della tenuta ci sono i cartelli che invitano i mezzi ad andare adagio perché ci potrebbero essere i bambini a giocare per strada. In questo contesto si è tenuta una tra le più interessanti e suggestive mostre di velocipedi e biciclette antiche di quest’anno. Enrico Parodi, curatore della mostra, ha coniugato la sua passione per le belle bici con il fatto di lavorare nella tenuta di Fontanafredda e questo, giusto per stare in tema, è stato un cocktail azzeccato e gustoso.

INDIETRO A PEDALI

Coinvolti nell’avventura i noti collezionisti: Michele Rosati, titolare del laboratorio Pedalare Vintage Bikes & More di Scandiano e Marco Bolle di Torino, blogger di Paramanubrio, noto restauratore e socio fondatore di AVI (Associazione Italiana Velocipedi), con la collaborazione di Costanzo Torto, organizzatore della ciclo-storica La Langarola che ha fatto sosta a Fontanafredda per dare un giusto tocco di colore al raduno. “Pedalando nel Tempo”, questo l’azzeccato titolo della mostra, ha voluto suggellare il connubio tra due eccellenze: la bici, mezzo ecosostenibile per antonomasia e il vino “Bio” riconosciuto da quest’anno sull’intera produzione dei 120 ettari, tale è oggi l’estensione colturale della tenuta.

Le biciclette sono state accolte negli spazi interni delle cantine tra enormi botti – il Barolo matura nella botte grande e grandissima non nelle barriques – e posizionate in ordine cronologico inverso, prima le biciclette più giovani e via via le più vecchie accompagnando così il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo. Il luogo ha imposto ovviamente il totale rispetto delle regole galanti della cavalleria.

Ecco quindi che le prime biciclette a accogliere il visitatore sono stare quelle da donna, un’intera schiera di produzione artigianale e industriale italiana e francese, tra cui vanno ricordate: Automoto BH Special fine Anni ’20 nei bei colori ricostruiti sulla base di quanto trovato sul modello ante restauro, BSA 1910, Taurus Model 19 Anni ’30, Automoto primi Anni ’30, AMF Gloria Garibaldina Extra Anni ’40 stupefacente nella sua livrea conservata, AMF Insuperabile Tipo E 1929, Umberto Dei Marca Oro cerchi in legno 1939, Umberto Dei Superleggera 1946, Bianchi Rondine 1938, Bianchi Varazze 1947, Prina La Savoiarda 1941, Bici tedesca anonima cerchi in legno 1919, Touring telaio doppia canna 1936.

Seguiva poi una schiera di bici da uomo di respiro europeo con in evidenza: CMC Swift Safety Bicycle 1880, bicicletto di sicurezza del 1890 prodotto dalla Cusio su licenza della francese Metropole con telaio a croce, Steyr 1901, Humber 1903, F.N. Herstal Acatene New Departure Coaster Brake 1904, con movimento centrale a cardano, Maino 1924, Gerbi Corsa giroruota 1927, Maino 1938 Super Campionissimo cambio Vittoria, Bianchi Specialissima 1962, Omega Francia corsa 1923, Michaux 1865, Mont Blanc 1907, Rossi (Tortona) Corsa Speciale cambio Cervino 1951, Maino 1947 cambio Campagnolo due stecche cerchi in legno, bicicletto Clement 1897, Rover Safety Bicycle 1886, Bianchi Bersagliere 1925, Rudge & Co biciclo 1885, Officine Vianzone Torino Littorina Autarchica 1940 telaio in legno di faggio e ulivo congiunzioni in alluminio, Dei Imperiale e Bianchi Impero.

IL VELOCIPEDE DEL RE

Poi giunti alla fine del percorso, eccola là troneggiare all’interno di questo enologico battistero: la “michaudine” realizzata da Galizio, fabbricante di Firenze, per S.M. Vittorio Emanuele II Re d’Italia. L’epoca è compatibile con il periodo della Firenze capitale d’Italia (3 feb. 1865- 30 giu. 1871) nel cui fervore culturale e sportivo, caratterizzato da una forte presenza internazionale, nacque la prima gara in linea italiana di velocipedi, e la quarta al mondo: la Firenze-Pistoia, corsa il 2 febbraio 1870 e vinta dal sedicenne statunitense Rynner Van Heste.

Il velocipede fu portato nella tenuta di Fontanafredda adibita all’epoca per la caccia e sembra che fosse utilizzato direttamente dal Re. Si pensa però che Vittorio Emanuele II, avendo all’epoca già compiuto i 50 anni ed essendo molto impegnato nella “questione romana”, percorse però ben pochi chilometri con il mezzo, e sembra invece più plausibile che potesse essere utilizzato da Emanuele Alberto Guerrieri, Conte di Mirafiori – il figlio morganatico del Re – che in quegli anni era uno spensierato ventenne che viveva proprio a Fontanafredda.

Il Galizio si presenta comunque in uno stupefacente stato di conservazione, con il telaio ancora di un bel colore verde, il repos pied che si prolunga all’indietro oltre il canotto dello sterzo per formare un bel parafanghino. Le ruote con la doppia fila di raggi sono probabilmente state oggetto di qualche trattamento con una coloritura che ne ha purtroppo alterato lo stato d’origine, ma sappiamo che il legno, materiale vivo, ha spesso necessità di interventi di salvaguardia. Molto interessante la presenza della gomma in sostituzione del cerchio di ferro.

Il manubrio è collegato al canotto da un’inusuale struttura U,  con il freno che viene azionato nel modo classico a giro-manopola e un elegantissimo pattino, centrale alla struttura, che ne forma anche un elegante elemento decorativo. Insomma, un pezzo da novanta che è difficile vedere non solo in Italia ma anche all’estero e che deve il suo stato al fatto di non aver mai lasciato la tenuta da quel lontano giorno dei primissimi Anni ’70 dell’800, quando il Re in persona ve lo fece recapitare.

Una mostra da ripetere per dar modo di promuovere la cultura per i velocipedi – e non solo – magari con mostre tematiche.

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Tag: AVIBE34velocipedi antichi
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

Su BE75 in edicola adesso.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

On BE75, available now.

ACQUISTA/BUY: LINK IN BIO
Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

We remember when he ran for election but the people voted for Bartali! (in photo)

Marco Pasquini tells us about it in BE75, now on newsstands.

Have a nice Sunday!

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Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro vers Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro versioni in lingue differenti per parlare agli appassionati di tutto il mondo. Scopri le opzioni di acquisto!

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Vintage Fahrräder: eine einzige Zeitschrift, vier Sprachversionen, um Fans auf der ganzen Welt anzusprechen. Entdecken Sie die Kaufoptionen!

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Table of contents:

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VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

Velodrom Favorit Brno 1889 86

The origins of racing - part 2 90

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

https://biciclettedepoca.net/news/il-calendario-delle-ciclostoriche-2026/

Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

Alessio Stefano Berti tells us all about him in BE75, now on Amazon worldwide.

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