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I primi libri

Viaggio tra manuali e guide per i velocipedisti dell’800

di Alfredo Azzini
25 Agosto 2020
in Bicicultura
Tempo di lettura: 8 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

La passione dei velocipedisti, sorta sostanzialmente nella seconda metà degli Anni ’60 dell’800, non ha nulla da invidiare alla passione che i ciclisti d’oggi hanno per la loro bici.

L’amore per la due ruote è stato da subito totalizzante, anche se inizialmente erano relativamente poche persone a coltivarlo. Il mondo dei velocipedi si è presentato quasi da subito come una passione travolgente fatta di interesse per l’abbigliamento, di passione per la cura del proprio velocipede e di esigenza di condivisione del proprio hobby.

In origine era la Francia

Numerosi furono i periodici che sorsero inizialmente in Francia come Le Velocipede Illustrè edito da quel Richard Lesclide alias Le Grand Jaques, segretario nientemeno che di Victor Hugo, ma forse anche il primo giornalista sportivo della storia del ciclismo. Quella fu la rivista che organizzò la prima gara in linea: la Paris-Rouen del 1869. Quell’anno vedrà nascere, sempre sulla spinta di Le Grand Jaques, l’Almanach des velocipedes tirato in migliaia di copie ma andate esaurite nel giro di pochi giorni e così sostituito dal primo Manuel du Velocipède.

Nel leggere questo manualetto, sono in tutto 110 pagine, sin dall’inizio si nota un’impostazione tesa tutta a nobilitare il velocipede: «così come si parla dell’arte dell’equitazione si deve parlare dell’arte di montare il velocipede». Chi si approccia a questo manuale con l’intenzione di trovare elenchi di marche di velocipedi, o consigli  per la guida, o il vestiario resta irrimediabilmente deluso. Infatti, ben 12 pagine di prosa ridondante sono dedicate al fidanzamento e al matrimonio tra madmoiselle Dorothée e il suo fidanzato, complice la passione per i velocipedi. Così tutto il manuale si sgrana tra storie di persone che amano i velocipedi ma senza sostanziali notizie tecniche o consigli sull’uso. Bisognerà arrivare al Manuel du Velocipede del 1876 per trovarsi tra le mani un libro degno del suo nome con indicazioni su come usare la Grand Bi e come evitare incidenti e pericoli ed adottare un abbigliamento appropriato ed efficiente.

Ma certamente il manuale più completo ed esauriente sarà il Traité theorique et pratique du Velocipede di Dubois e Varennes, edito da Garnier Frères (Paris) nel 1888 la cui dodicesima edizione del 1894 sarà, con le sue 350 pagine, la più completa. Questo trattato, veramente completo, inizia con una lezione su come montare in sella del velocipede dando informazioni pratiche e dettagliate interessanti, prosegue poi su come gestire la prima uscita e sulle regole cui attenersi per circolare nell’intenso traffico cittadino. Diversi capitoletti sono dedicati all’approccio con gli altri esseri viventi che invadono le sedi stradali: cani, gatti, volatili, cavalli, pecore e capre ma soprattutto uomini e bambini.

Un’approfondita disamina viene fatta dei vari tipi di mezzi, dai bicicli, alle biciclette, ai tricicli ai tandem ai sociabili. Parlando delle biciclette si legge testualmente: «la bicicletta discende in linea diretta dai bicicli detti di sicurezza». Oltre 90 pagine sono dedicate all’anatomia della bici, alla sua manutenzione ed agli accessori. Interessante la distinzione che viene fatta tra il piccolo ed il grande turismo, con consigli diversificati e con un’analisi approfondita del diverso tipo di abbigliamento e dei diversi accessori necessari per affrontare i due diversi tipi di viaggio. Arriva addirittura a dare consigli sul tipo di alimentazione da seguire per fare i grandi viaggi distinguendo la colazione dal pranzo alla cena ed indicando i cibi assolutamente da non assumere e tra questi c’era il vino, dove se non se ne può fare a meno è consigliato berlo con l’aggiunta di acqua pura (orrore!). Consentiteci di sorridere al pensiero di introdurre, per dovere di fedeltà storica, nei raduni dei velocipedi il consumo morigerato di vino e per giunta annacquato! La scelta dei compagni di viaggio è poi quanto meno spassosa. Innanzitutto, si prendono in considerazione solo compagni – le compagne è meglio evitarle – poi bisogna non essere mai più di tre perché se si è di più e più difficile andare d’accordo (ecco la prova che il mondo evolve ma non cambia!) e soprattutto è importante condividere l’itinerario prima di partire.

Le edizioni del XIX secolo si concludono con il bel volume Cycliste et bicyclette guide pratique du cycliste amateur, scritto dal dott Galtier Boisseire ed edito da Larousse (Paris) nel 1898. È un volume di 200 pagine circa ricco di fotografie ma ciò che lo rende unico è l’ampia trattazione che viene fatta dei processi di fabbricazione dei telai e delle parti di usura dei bicicletti. Così apprendiamo che i perni centrali, i mozzi e “ruote dentate” erano sottoposti al processo di “cémentage” per rendere più duri i materiali.

E in Inghilterra invece…

In Inghilterra uno dei primi manuali più completi è Cycling, del 1887, il primo manuale dei velocipedi a entrare nella famosa collana della Badminton Library, che già trattava in altri volumi numerosi sport, dalla caccia alla equitazione, dalla canoa al tiro a segno. Il volume si presenta molto completo. Dopo una lunga e ridondante introduzione, tipica dell’epoca, viene tracciata la storia del velocipede che deve essere letta con occhio molto critico.

Infatti siamo ancora negli anni di quella guerra commerciale ma soprattutto culturale tra Francia e Inghilterra per accaparrarsi la primogenitura del velocipede. Addirittura viene attribuito a James Starley un velocipede con la sospensione anteriore che sarebbe stato fatto nel 1865. Siamo chiaramente in presenza di una fake news ante litteram, infatti è ormai storicamente provato che la prima industria di bicicli inglese fu la CMC (Coventry Machinist Company), che sorse verso la fine del 1869 e nella quale proprio Starley iniziò la sua esperienza. Mentre Michaux et Cie viene solo marginalmente citata per riferire della donazione di un velocipede di tale marca fatta da un certo Turner, inglese di Parigi, ad un Ginnasio. Anche qui abbiamo numerosi capitoli che insegnano ad andare in biciclo, come vestirsi, spiegano le gare, il turismo in bicicletta, l’allenamento. Interessanti sono le notizie sui vari club distinti tra quelli turistici e quelli corsaioli, anime che probabilmente nella terra d’Albione sono sempre state tenute distinte; mentre in Italia sappiamo che questa separazione avvenne ben sette anni dopo la pubblicazione di questo manuale, nel 1894, con la famosa fuori uscita dei 64 soci dal Veloce Club Milano per fondare il TCCI (Touring Club Ciclistico Italiano).

Una delle cose interessanti di questo libro è certamente l’ampio spazio che dedica ai tricicli da lavoro, alla loro manutenzione e al loro allestimento. Ciò costituisce un’importante fonte di notizie ma soprattutto mette in luce l’importanza che il mezzo a pedali aveva già nella vita quotidiana inglese dell’epoca. La ricchezza di questa edizione è data dalle numerosissime e pregevoli tavole stampate con insolita ricchezza di particolari. Altra fonte d’inestimabile pregio sono le analisi di molti modelli di velocipedi, siano essi bicicli o safety cycles facilmente rintracciabili nel testo, in quanto il manuale è dotato di un indice dei nomi dettagliatissimo che gli dà quasi un valore enciclopedico: ah la precisone britannica!

Poi arrivò l’Italia

Tutti gli appassionati dei velocipedi sono in possesso dell’edizione anastatica ristampata de Il Ciclista – Manuale Pratico, scritto dall’Ing. Grioni ed edito nel 1910 nella collana dei Manuali Hoepli. In realtà questa edizione di circa 500 pagine era già stata preceduta nel 1894 dal Manuale del Ciclista del Dott. Andrea Galante, edito sempre da Ulrico Hoepli e inserito nella stessa collana dei Manuali. Questo primo manualetto di circa 200 pagine ha innanzitutto il pregio di essere fatto per agevolare la consultazione con un indice per materia e per nome che aiuta molto nella consultazione. Il volume si apre con la storia del velocipede e qui il lettore attento nota subito una vera imparzialità culturale, in quanto l’evoluzione storica è messa nel giusto ordine anche se con qualche sfasamento sulle date più antiche. Infatti, l’invenzione della pedivella da parte dei Michaux viene posta nel 1855 quando invece è ormai acclarato che ciò avvenne intorno al 1863. Però c’è da riconoscere che il dott. Galante dà a Cesare ciò che è di Cesare, non togliendo nulla al merito dell’industria francese. Questo è un elemento di notevole interesse per lo storico perché pone in evidenza la nostra indipendenza culturale in questa materia.

Quando esce questo manuale, nel 1894, l’epoca dei grandi bicicli è appena finita, infatti non trovano alcun spazio nelle sue pagine, dove vengono trattati solo i bicicletti o biciclette di sicurezza, quelle con la catena per capirci, e tra esse l’unica concessione al biciclo è quella che illustra il modello Crypto – un biciclo inglese di sicurezza con le pedivelle all’anteriore che costituisce l’evoluzione del Kangaroo – al quale, per la demoltiplica anteriore, la catena è stata sostituita da un sistema di doppia coppia di ingranaggi. Il capitolo degli accessori è quanto mai esaustivo di fanali, borse viti, bulloni supporti per borse ma soprattutto viene analizzato il tagliavento Larue.

Molta attenzione viene data all’igiene del ciclista. Infatti, oltre a parlare dell’igiene che deve aversi se si fanno le gare o se si usa il velocipede per turismo, troviamo un intero capitolo che tratta il problema delle malattie che possono essere indotte dal ciclismo e di un uso non corretto dal punto di vista igienico della bici. In particolare, cosa che non ti aspetteresti in un manuale dell’800, viene trattato l’argomento della donna velocipedista per concludere che anche per essa non ci sono particolari controindicazioni.

Però va rilevato che questo manuale era stato preceduto da almeno due altri. Nel 1891 era uscito Il Velocipedista – Manuale completo, autore “una Società Velocipedistica”, edito da Gnocchi – Milano e sponsorizzato dalla ditta Augusto Engelmann, titolare di uno dei più grandi empori milanesi di velocipedi sito in via Manzoni al n. 52 sull’angolo di via della Spiga, dove erano anche un’officina e una pista per la pratica. Quello che sorprende dalla lettura di questo manualetto – un centinaio di pagine in tutto – è la trattazione dei bicicletti che viene messa prima dei bicicli e viene fatta in modo più esteso, segno evidente che nel 1891 l’epopea delle Grand Bi era ormai nettamente in declino.

Nel 1895 usci La pratica del velocipede e la tecnica dell’allenamento del Dott. Alessandro Roster e Alfredo Orlandini, edito dalla Biblioteca della Gazzetta Ciclistica a Firenze (pagine 312). Alessandro Roster, medico, personaggio facente parte della UVI, dedica un intero capitolo al 19° congresso dove è stato posto il regolamento per i corridori dilettanti e i professionisti separando definitivamente le due categorie. Analizza anche in modo critico i record delle gare mondiali dell’anno 1894. Ma ciò che rende questo volumetto interessante sono i diversi capitoli e le molte pagine in cui si tratta in modo scientifico, compatibilmente all’epoca, l’allenamento in tutte le sue varie forme.

Così esordisce l’autore: «La parola allenamento, entraînement dei Francesi, indica un insieme di manovre e di pratiche, spesso igieniche, che rendono l’organismo capace di sopportare, senza danno, fatiche e disagi. Secondo le parole di Zinnerman [non dimentichiamo che proprio nel giugno del 1895 il primo Campione del mondo Arthur Augustus Zinnerman soggiornò proprio a Firenze – ndr] è la preparazione del corpo ad uno sforzo nuovo ed insolito, è una graduale preparazione perché l’individuo possa sopportare gli esercizi più faticosi e severi».

L’allenamento viene trattato nel suo profilo fisiologico ma anche psicologico, analizzando in particolare il preallenamento, quello che poi si chiama riscaldamento, non dimenticando una importante lezione per i massaggiatori. Grande attenzione viene rivolta alla scelta della macchina, perché solo se si conoscono il corridore e il suo fisico si può azzeccare la macchina perfetta, e la perfezione non è data dalla macchina ma dal rapporto corridore-macchina. Insomma siamo in anticipo di cinquant’anni rispetto alle famose bici su misura di Fausto Coppi. Questo è certamente il più completo manuale dell’800 per quanto riguarda l’aspetto della preparazione atletica.

Però non è possibile comprendere tutto il dibattito medico, scientifico, sportivo, che si sviluppò nel ciclismo dell’800 se non si prende in considerazione il volumetto L’influenza del ciclismo sull’organismo umano del dott. Martin Mendelsohn con note del Dott. G. Carapazzi, edito a Novara nel 1898, dove l’attività ciclistica viene analizzata, criticata, esaltata da un punto di vista puramente medico scientifico e dove si arriva già ad analizzare la ventilazione, il consumo calorico e il tipo di alimentazione più appropriato per chi deve reggere sforzi prolungati.

Ed ora, per chiudere, permetteteci di ringraziare, anche se con oltre 110 anni di ritardo, l’Ing Grioni per aver scritto nel suo Manuale del Ciclista quella che riteniamo una vera e propria pagina di poesia dedicata alla bicicletta di una modernità assoluta, che ci permettiamo di intitolare e di frazionare in versi senza alterarne il testo. La trovate qui accanto.

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Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

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Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
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Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902.
Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001.
Direttore responsabile: Luca Sprea

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Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea