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I freni Delta

Un capolavoro di design che ancora oggi entusiasma e fa discutere

di Alessandro Galli
1 Settembre 2018
in Bicicultura
Tempo di lettura: 5 minuti
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Campagnolo, casa vicentina che sin dalla nascita propose prodotti di qualità e avanguardia, aveva mantenuto il dominio pressoché incontrastato del mercato della componentistica per le corse fino agli Anni ’70.

Questo monopolio vide una prima deflessione nel 1973 quando una casa giapponese, la Shimano, presentò un gruppo di ottima qualità a un prezzo abbordabile, chiamato Dura Ace. L’egemonia Campagnolo resistette però all’avanzata nipponica fino al 1984, quando la novità introdotta da Shimano con il cambio indicizzato (il meccanismo è definito S.I.S.: Shimano Indexing System) lasciò il produttore italiano per la prima volta al secondo posto nella gara per la innovazione tecnologica.

Nel 1983, poco prima di dover far fronte alla sorpresa dei giapponesi, Campagnolo aveva già subito un duro colpo con la triste perdita di Tullio, il fondatore, figura eclettica e ispiratrice. Il timone era quindi passato nelle mani del figlio Valentino, ancora giovane, che come prima mossa di mercato presentò il “Gruppo del Cinquantenario” (già in cantiere da qualche anno): componenti dall’estetica ricercata e inserti placcati in oro, belli ma senza sostanziali innovazioni rispetto all’ormai collaudato Super Record.

La Campagnolo inizialmente non credette nel cambio indicizzato, e infatti la sua successiva risposta allo Shimano Dura Ace 7400 fu il C-Record non indicizzato, annunciato alla fine del 1984 e disponibile al pubblico più vasto solo nel 1986. Un gruppo bellissimo ma senza lo spunto rivoluzionario della concorrenza.

Campagnolo sarà quindi costretta a ricredersi ma correrà ai ripari incappando nell’ennesimo vicolo cieco: il primo sistema di indicizzazione Campagnolo, chiamato «Syncro», aveva infatti qualche problema di funzionamento e non fu un successo. L’azienda vicentina affrontò sicuramente un periodo di difficoltà commerciale, ma valutando questa storia a posteriori ci si accorge come fu in realtà il periodo d’oro delle icone tra i componenti per biciclette. Fiore all’occhiello di questo periodo sono proprio i freni Delta.

IL GRUPPO C-RECORD

Alla fine del 1984, Campagnolo mostrò sulle riviste specializzate il gruppo C-Record. Questo avvenne prima del lancio ufficiale sul mercato. Il nuovo gruppo, infatti, sarebbe stato disponibile “per pochi” dal’inizio 1985 e poi “per tutti” nel 1986.

La novità stava nel fatto che il tiraggio del freno non sarebbe stato più laterale ma centrale, cosa che oltre all’aerodinamica donava anche quella meravigliosa estetica tanto apprezzata tutt’oggi. Purtroppo il primissimo freno Delta in produzione risultò difettoso: era il famoso «Prototipo», così chiamato sebbene fosse un prodotto già destinato alla linea.

Il freno non garantiva una frenata sicura in discesa. In una intervista del 1985, Alberto Angeletti, ingegnere e funzionario di alto grado alla Campagnolo dichiarò: “La mescola che si è usata per i pattini dei freni a bilanciere è il risultato di studi molto severi che hanno incluso l’adozione di additivi di genere chimico e finanche la cera.  I collaudi rigorosi del nostro freno, affidati a professionisti e dilettanti di rango, non hanno rivelato apprezzabili deficienze in quanto i ciclisti molto esperti sanno come azionare un qualunque sistema di frenata, per esempio nelle lunghe discese, con brevi ma decisi richiami prima delle curve e con l’esclusione di lunghi tratti «pattinati». Quando abbiamo immesso in commercio il gruppo C-Record, che è da considerare perfetto sotto ogni riguardo, proprio i freni sottoposti da alcuni utenti a prolungate sollecitazioni in discesa  col surriscaldamento dei cerchi e dei pattini che sono miniaturizzati come l’intera meccanica del componente, hanno mostrato una perdita di efficacia che ci ha indotto a ritirarli momentaneamente dal mercato”.

campagnolo lanciò il «prototipo» dei delta nel 1984

Aggiungeva successivamente: “Per risolvere il problema aumenteremo la superficie frenante con pattini di nuova foggia, più grandi, che forse presenteranno delle fenditure. La mescola, invece, rimarrà con ogni probabilità la stessa, in quanto si è dimostrata molto rispondente in specie sul bagnato. Naturalmente, dovendo accrescere l’attrito con un aumento dei volumi, che equivale anche alla dispersione della temperatura critica, dovremo potenziare anche gli archetti provvedendo a ridisegnarli. Questo comporta un nuovo stampo che pretenderà circa sei mesi di tempo per l’allestimento. Poi ci saranno i nuovi collaudi alle macchine speciali e le prove su strada, prima di passare alla produzione effettiva ed al mercato. Prevediamo la consegna per i primi mesi del 1987, tenendo presente che verranno ulteriormente ridotti anche gli attriti sugli snodi della losanga (il famoso e geniale pantografo, ndr) che produrranno una maggiore dolcezza nel comando. Questi aggiornamenti sortiranno proprio quell’effetto di progressione nella frenata”.

In questa intervista è racchiusa in sintesi tutta la sequenza di eventi a cui poi abbiamo assistito storicamente. Infatti, nel luglio del 1985, Campagnolo attivò una procedura di sostituzione che prevedeva il ritiro del freno rimpiazzandolo con il vecchio Super Record, aggiornato nella estetica con un nuovo logo e una bulloneria più raffinata arricchita da una gemma blu – i famosi Cobalto.

UN NUOVO DELTA

Il catalogo Campagnolo numero 18-bis del 1985, distribuito con notevole ritardo dalla produzione dei componenti, mostrava per la prima volta i freni Delta che però, al momento della stampa, erano già stati ritirati.

Proprio per questa «sostituzione in corsa», nel catalogo Campagnolo 18-bis una nota a pedice recita la seguente frase: «I freni 315/101 non sono disponibili al momento della stampa di questo catalogo. Il gruppo sarà equipaggiato con freni della famiglia Super Record (riferendosi appunto ai Cobalto, ndr)».Non tutti ovviamente accettarono ben volentieri la sostituzione, chi per scetticismo, chi per affezione alla nuova accattivante estetica. Di fatto dopo quasi un anno, a fine 1986, fu riproposto un nuovo freno Delta aggiornato in alcuni dettagli quali:

  • innesto del cavo freno ridisegnato: il vecchio meccanismo agiva anche da sgancio rapido, mentre il nuovo prevedeva che il cavo arrivasse al freno «in battuta» e il meccanismo di sgancio veniva demandato alla leva freno.
  • aumentate dimensioni dei bracci frenanti e la loro leva, detti archetti.
  • aumentate dimensioni dei pattini.
  • aggiunte scanalature sui pattini per favorirne il raffreddamento.
  • infine, contrariamente alle dichiarazioni: nuova mescola dei pattini.
  • Queste differenze si notano confrontando il «Prototipo» e il tipo successivo.

Dunque Campagnolo non solo fu in grado di risolvere elegantemente questo impasse garantendo assistenza immediata ai suoi clienti, una manovra commerciale degna di una azienda seria e orgogliosa del proprio prodotto, ma riuscì anche a ricavarne un miglioramento e spunti per perfezionare il componente che infatti proseguì il suo successo uscendo in altre cinque versioni, per un totale di tre versioni nel gruppo C-Record (escluso il Prototipo) e due nel gruppo Croce D’Aune. Oltre ai diversi modelli ne esistono anche diverse varianti di cui parleremo più avanti in questo articolo.

La bellezza di questi freni, sia estetica sia meccanica, ha sempre entusiasmato gli appassionati e tutt’oggi si tratta di un oggetto ricercato e costoso che ogni collezionista sogna di possedere. Tuttavia, come ogni storia tramandata verbalmente, l’evoluzione tecnica di questi freni e la loro descrizione nei vari modelli ha assunto connotazioni confuse e poco chiare. Per orientarsi in questo caos è necessario l’uso dei cataloghi Campagnolo. Ma per chi non dovesse esserne in possesso, l’ultima parte di questa breve dissertazione vuole proporvi uno schema cronologico testuale dei vari modelli, delle loro differenze ed i trucchi per riconoscerli.


Testo, foto e collezione: Giulio Gorgolini


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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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