domenica | 12 Aprile | 2026
ACQUISTA/BUY
Biciclette d'Epoca
SHOP
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Biciclette d'Epoca
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home News Bicicultura

I Campionati del Mondo – II parte

Italia-Italia-Italia e ancora Italia!

di Alfredo Azzini
20 Ottobre 2021
in Bicicultura
Tempo di lettura: 13 minuti
A A
FacebookTwitterWhatsappTelegram

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

A Parigi, in quel freddissimo ma soleggiato mese di febbraio del 1927, si era finalmente scritta la parola fine all’annosa questione dei campionati mondiali su strada professionisti con partenza in linea.

L’I.C.A., l’Associazione Ciclistica Internazionale, dovette cedere alle insistenze delle rappresentanze di Belgio, Francia, Svizzera e Germania, ma soprattutto dell’italiana U.V.I., che si era spinta sino a minacciare la propria uscita dall’organismo internazionale se non si fosse arrivati subito alla creazione di quel campionato. A nulla erano valse le resistenze inglesi, ancora legate a una concezione ottocentesca di dilettantismo sportivo, che volevano imporre campionati solo di dilettanti ritenendo i professionisti non degni di essere considerati sportivi. Le posizioni inglesi erano ormai considerate senza senso, soprattutto in quel periodo in cui le case costruttrici erano sempre più disposte a spendere e investire nello sport ciclistico.

Anche il tentativo di rinviare al 1928 il primo campionato del mondo su strada riservato ai professionisti fu stoppato sul nascere. Infatti la Germania, per superare le pretestuose affermazioni del consiglio I.C.A. in merito al poco tempo necessario per l’organizzazione del percorso, propose di far correre il campionato sul circuito automobilistico del Nurburgring, che sarebbe stato inaugurato dopo qualche mese. Alla fine il compromesso fu raggiunto: sul circuito tedesco avrebbero corso assieme dilettanti e professionisti, ma a ognuno sarebbe stato assegnato un proprio specifico premio. La data fu fissata per il 21 luglio.

Il circuito del Nurburgring – e in particolare il “Nordschleife”, l’anello nord – suscita nell’appassionato di automobilismo un forte batticuore. In quell’inferno verde, questo è il nome con cui è anche conosciuto, si sono scritte alcune tra le più belle, più epiche e più temerarie storie motoristiche del ‘900. La costruzione fu iniziata il 27 settembre 1925 con la posa della prima pietra e la cattedrale automobilistica venne inaugurata il 18 giugno 1927. Il tracciato coinvolge i tre comuni di Adenau, Nürburg e Müllenbach nell’Eifel, ha una lunghezza di 22,810 Km con 172 curve e pendenze che arrivano a toccare il 16%. La partenza è a quota 560 metri s.l.m., con una prima salita si arriva a quota 627 per poi scendere, dopo circa 10 km, a 300 metri, il punto più basso, e quindi risalire in soli 4,5 km a quota 620 e tornare così, dopo circa altri otto chilometri di continui strappi e saliscendi, a quota 627.

In quei primi mesi dalla sua inaugurazione il fondo del circuito era in cemento nel solo rettifilo del traguardo, per evitare che la polvere sollevata dai bolidi in velocità ricoprisse gli spettatori sulle tribune. Tutto il resto era in terra battuta perfettamente livellata e veniva cosparso con il “fix”, una soluzione a base di catrame avente la funzione di impedire lo schizzare di sassi al passaggio delle vetture.

la squadra italiana

Quattro era il numero massimo di corridori per ogni rappresentanza nazionale di professionisti e due per i dilettanti. La scelta di far partecipare Alfredo Binda, che avrebbe compiuto 25 anni una ventina di giorni dopo la gara, era obbligata. La sua performance di 12 vittorie di tappa sulle 15 del Giro d’Italia del 1927 non poneva dubbi sulla sua preparazione atletica del momento. Stranamente il fido scudiero di Binda, Giovanni Brunero, vincitore del Giro del 1926 e secondo in quello del ‘27, non fu selezionato.

L’U.V.I. doveva forse seguire equilibri politico-economici evitando di dare troppo peso alla squadra della Legnano. La scelta di Costante Girardengo, a 34 anni corridore della Wolsit, lasciò un po’ tutti sorpresi, in quanto il corridore di Novi era fuori dalle competizioni dal 10 settembre dell’anno prima a seguito di una brutta frattura del polso causata da una caduta su una pista in Toscana. La gara del Nurburgring avrebbe segnato il suo ritorno alle competizioni.

Per Gaetano Belloni di 35 anni, che in quell’anno correva per la squadra Opel, l’inserimento nel quartetto mondiale era un atto dovuto visti i trascorsi vittoriosi, anche se quel 1927 era stato per lui un anno totalmente incolore. Il ventiquattrenne Domenico Piemontesi, infine, corridore della squadra Bianchi-Pirelli, chiudeva il quartetto dei professionisti, mentre Grandi e Orecchia avrebbero corso tra i dilettanti.

Direttore della squadra italiana era nientemeno che il presidente dell’U.V.I., Geo Davidson, di anni 62. Gli assistenti erano Pilotta, Villa, Gianotti, Davagli e Negrini. L’intera squadra riuscì a trovare alloggio in un albergo di Adenau situato a quattordici chilometri dalla partenza. Infatti, sebbene il pubblico non fosse numeroso a causa della giornata infrasettimanale scelta per la gara, la scarsa ricezione alberghiera dei paesi situati lungo il circuito riusciva a fatica a soddisfare le richieste delle squadre, dei commissari e della stampa.

la partenza

Quel mattino di giovedì 21 luglio 1927 la squadra italiana si ritrovò molto presto a colazione con Geo Davidson che ribadì ai corridori la strategia di corsa, che prevedeva i primi cinque giri di attesa e di studio degli avversari rispondendo agli eventuali attacchi, mentre dal sesto giro si dovevano iniziare gli attacchi. Appena arrivate le due macchine prese a noleggio, la squadra e gli assistenti si stiparono a bordo per essere trasportati al punto di partenza. Il cielo grigio e un freddo quasi autunnale non promettevano nulla di buono. Appena scesi dalle auto, notarono che il clima era ancora peggiore che ad Adenau. Infatti oltre al cielo plumbeo c’era un fastidioso e freddo vento, che sul rettilineo della partenza spirava in senso contrario alla direzione della corsa.

Lungo i due lati della pista dov’era il traguardo garrivano le bandiere di tutte le nazioni partecipanti. Gli altoparlanti trasmettevano musica popolare tedesca. L’ambiente era maestoso, con la pista molto larga e quelle grandi tribune nuove che la affiancavano su ogni lato per oltre duecento metri. Peccato che tutto fosse desolatamente vuoto. Il giorno feriale e forse anche le pessime condizioni meteo avevano pesantemente compromesso la presenza del pubblico.

Alle ore 9:30 a Geo Davidson tutto sembrava ancora stranamente calmo: i commissari raggruppati in diversi capannelli stavano tranquillamente parlando del più e del meno, l’assoluta tranquillità strideva col fatto che mancava meno di mezz’ora alla partenza. Alle 9:50, secondo le disposizioni del direttore della squadra, i corridori azzurri si ritrovarono nella grande sala del ristorante posto tra le autorimesse e le tribune. Ascoltate le ultime raccomandazioni del capo spedizione, i corridori scesero verso la pista dove li attendevano gli assistenti con le biciclette. Alle 10 non successe niente, tant’è che anche i corridori delle altre nazioni si scambiavano sguardi interrogativi. Gli ufficiali di gara ostentavano una calma inusuale e ci si chiedeva che fine avesse fatto la teutonica precisione.

Vennero esposti dei grandi cartelli di avviso in lingua tedesca. Per la traduzione Davidson si avvalse degli unici due giornalisti italiani presenti, Emilio Colombo della Gazzetta dello Sport ed Emilio De Martino del Corriere della Sera. Sui tabelloni c’era scritto che era assolutamente vietato per ordine della polizia seguire sul circuito i corridori con moto o macchine. Questo divieto era già stato oggetto di vivace discussione tra gli organizzatori e i rappresentanti delle varie squadre nella riunione del pomeriggio precedente. Nessuna squadra aveva accettato questa disposizione della direzione di gara, anzi tutti si erano organizzati per dare assistenza ai propri corridori con una macchina appoggio. Così il direttore di gara aveva pensato bene di far ricorso alla polizia di Adenau, che aveva giurisdizione su tutto il percorso, per far emettere quell’assurda ordinanza.

Geo liberò gli autisti delle auto che aveva tenuto a sua disposizione.

I giornalisti però non accettarono il diktat del direttore di gara e minacciarono di fare una pessima pubblicità sulla stampa. Così, almeno loro, ottennero di poter seguire la corsa per un solo giro, su una macchina messa a disposizione dall’organizzazione, con i giornalisti che si sarebbero cambiati a ogni giro. Le auto dedicate alla stampa divennero poi due.

Finalmente vennero chiamati i corridori a prendere la linea di partenza, mentre un timido e velato sole iniziava a comparire tra i nuvoloni che intanto si erano notevolmente abbassati. I corridori presero posto in file parallele rispetto alla linea di partenza secondo l’ordine del sorteggio per nazione avvenuto il giorno prima.

L’Italia partiva in quarta fila. Appena lo schieramento fu completato si vide uscire dal fianco delle tribune un corteo con le bandiere delle nazioni presenti, seguito da una banda, che si posizionò dietro i corridori. Alle 10:15 il colpo di pistola annunciò il via.

primo giro

I francesi Marviel e Aumerle scattarono in prima posizione ma subito dietro si piazzarono le sei belle maglie azzurre scudate con lo stemma della Real Casa Savoia e con un fascio littorio ricamato in oro, e in quest’ordine scomparvero dalla vista. Nel frattempo partirono anche la macchina della giuria e quelle che portavano i giornalisti sorteggiati per il primo giro. Appena partiti, Geo strinse accordi con i due giornalisti Colombo e De Martino perché lo relazionassero di ciò che avrebbero visto durante i loro giri. Per venti minuti i tabelloni, che dovevano aggiornare della situazione di gara lungo il percorso, rimasero inesorabilmente muti.

Sugli spalti si era radunata una sparuta folla. Forse si raggiungevano a malapena le cinquecento persone. Alle 10:45 gli altoparlanti, in lingua tedesca, annunciarono che c’era un gruppo di testa di una ventina di corridori con al comando gli italiani Piemontesi e Grandi. Dopo una decina di minuti Colombo portò la notizia, appresa dai cronometristi, che i corridori sarebbero transitati per terminare il primo giro entro cinque minuti. Di lì a poco l’emozione di Geo Davidson fu incontenibile. In lontananza apparvero i corridori e davanti vi era una macchia di un bel colore azzurro: erano le maglie di Piemontesi, Girardengo, Binda, Belloni e Grandi, che fermarono il cronometro a 43’ 58’’ e 8 decimi, alla media di 30,147 Km/h.

secondo giro

Era il turno di Emilio Colombo, che si affrettò a salire sulla macchina per seguire i corridori. Alla fine del giro, sceso dalla vettura, il giornalista della Gazzetta si precipitò da Davidson per dirgli che al quindicesimo chilometro, nel punto in cui le salite erano più dure, Piemontesi aveva allungato il passo con pedalate frequenti e determinate. Lo avevano seguito nello strappo Binda, Girardengo e Belloni, mentre Grandi sembrava essere più attendista. Geo sorrise della preoccupazione di Colombo, il quale riteneva fosse troppo presto per tentare un attacco. Ma il C.T. (così lo chiameremmo oggi) lo tranquillizzò dicendo che questo rientrava nella tattica per testare gli avversari. In effetti la strategia attendista italiana era confermata dal tempo del secondo giro, che si era chiuso alle 11:50 con un tempo di 51’ alla media di 25,998 km/h.

terzo giro

Il terzo giro era iniziato sotto un cielo quasi nero e gonfio di pioggia. In compenso il vento si era calmato e la temperatura si era fatta meno fredda. Era il turno di De Martino di seguire i corridori in macchina, così Davidson poteva avere ancora informazioni fresche. Intanto dagli altoparlanti si apprendevano i ritiri di Debaets, Souchard, Maas e Husaka. Appena terminato il giro, il giornalista del Corriere della Sera informò il C.T. che i corridori italiani sembravano in perfetta forma. Solo Girardengo lamentava un lancinante dolore al polso – quello fratturato nell’incidente, che gli rendeva particolarmente doloroso l’appoggio in salita.

Belloni si era fermato al dodicesimo chilometro, poco dopo il sottopasso di Adenau, per cambiare una gomma bucata e subito si era lanciato all’inseguimento. Durante lo sforzo aveva dato il meglio di sé proprio sulla parte più aspra del circuito. Vederlo pedalare era stato uno spettacolo di velocità ed energia. In meno di dieci chilometri raggiunse il gruppo di testa quando questo si trovava circa tre chilometri prima della fine del giro. Intanto sul tabellone apparvero i tempi del terzo giro concluso in 50’ 02’’, mentre la corsa ormai durava da 2h 25’ 0’’ e 8 decimi, la media era di 27,244 km/h.

quarto giro

Colombo, che parlava anche il francese, e De Martino in inglese concordarono con Davidson di portagli le notizie di volta in volta acquisite dai colleghi della stampa straniera, che si sarebbero avvicendati nei vari turni in macchina. Nel quarto giro riprese il vento e le nuvole ormai si intrufolavano tra i rami più alti degli abeti sulle creste delle colline dell’inferno verde.

Gli altoparlanti annunciarono il ritiro del belga Sellier e la squalifica del danese Hansen, reo di essersi fermato da uno spettatore, probabile complice, a rifornirsi di cibo. Al passaggio sul traguardo il gruppo di testa si era ridotto a dieci corridori e tra questi vi erano tutti gli italiani: Binda, Belloni, Girardengo, Orecchia, Piemontesi e Grandi. Erano le 13:37 quando il gruppo terminò il giro in 55’ 49’’ e 2 decimi.  La stanchezza e il vento incidevano pesantemente sull’andatura. Intanto iniziò a cadere anche una fredda pioggerella.

quinto giro

All’inizio del giro vennero distribuite le sacche con il cibo che i corridori presero al volo passandosele subito a tracolla. Da un giornalista tedesco Colombo apprese che in quel giro non vi era stata nessuna particolare battaglia. Fu un giro piatto, durante il quale la tattica attendista l’aveva fatta da padrona, tant’è che il “Nordschleife” venne percorso in 54’ 10’’ e 8 decimi e il gruppo di testa rimase invariato.

sesto giro

Il giornalista della Gazzetta attinse le notizie dal collega francese al quale aveva anticipato, prima di vederlo salire in auto, di aver saputo da Geo Davidson che quello sarebbe stato il giro di inizio delle battaglie, per cui lo pregava di seguire con particolare attenzione ogni movimento delle “truppe italiane”. Intanto una pioggia fredda e fitta cadeva su tutto il percorso. Arrivato alla fine del giro il francese fu un prezioso relatore per il C.T. italiano, al quale disse che nelle zone pianeggianti era stato lo svizzero Blattman a prendere il comando. Si aveva però l’impressione che fossero gli italiani a concederglielo. Girardengo, che sembrava aver ripreso la sua forma migliore, lo marcava comunque molto stretto. Appena iniziava una qualsiasi salita era Piemontesi a scattare e a prendere il comando della corsa, attento a bloccare qualsiasi attacco degli avversari.

La pedalata poderosa dei corridori azzurri obbligò lo svedese Stramdberg a ritirarsi, mentre Grandi accusava problemi meccanici al pignone della ruota libera. Gli ungheresi Hugyeca e Vida furono doppiati mentre procedevano a piedi spingendo le loro biciclette verso il traguardo dopo essersi ritirati per problemi meccanici. Belloni sembrava accusare un po’ la stanchezza, mentre in prossimità del rettilineo d’arrivo Girardengo scattò e nessuno resistette al suo strappo, così concluse il giro alle 15:22 in 49’ 52’’ alla media di 25,036  Km/h.

settimo giro

La pioggia battente sferzava i visi dei corridori, ma la temperatura non si abbassò. Da un giornalista ungherese che parlava inglese De Martino apprese che al comando nei tratti pianeggianti si alternarono Brossy, Wolke e Piemontesi. Sulle salite la battaglia si faceva sempre più  serrata. Belloni, che aveva brillantemente superato il momento di stanchezza, non aveva mai mollato la ruota dei primi. Il gruppo di testa, sotto gli attacchi degli italiani, si era sfilacciato e davanti c’erano Brossy, Wolke e gli italiani Binda, Girardengo e Piemontesi. Al sedicesimo chilometro, all’inizio della salita, Binda aveva attaccato partendo di potenza e distanziando gli stranieri, che non riuscivano a tenere il suo ritmo di pedalata. Girardengo fu l’unico che riuscì a contenere l’attacco del compagno, ma alla sommità della salita si trovò comunque distaccato di una sessantina di metri. Piemontesi era a 200 metri mentre Belloni, Brossy, Wolke e Aerts costituivano il gruppo degli inseguitori. Binda fermò il tempo del giro su 46’ 17’’ alla media di 29,801 km/h, il miglior tempo se escludiamo il primo giro. Seguivano Girardengo e Piemontesi ormai distaccati di 3’ 50’’.

ultimo giro

Sotto una pioggia fortissima Binda iniziò quello che possiamo definire il suo giro trionfale.

Girardengo, col polso dolorante, non riuscì a contenere l’esuberanza del corridore varesino: lo seguiva come uno scudiero pronto a difenderlo dagli improbabili attacchi degli avversari. Il problema di Alfredo Binda divenne tenere la bicicletta ben appoggiata a terra perché la pioggia, ormai fortissima, aveva trasformato i tratti in pendenza in veri e propri torrenti che diventavano insidiosissimi, con un fondo reso sempre più instabile dai sassi che venivano smossi dalla forza dell’acqua.

Geo Davidson, incurante della fitta pioggia, quando vide comparire in fondo al rettilineo quel puntino azzurro che si era fatto scuro per la pioggia, abbandonò il riparo della tettoia e si precipitò sulla linea del traguardo. Non riusciva ancora a capire chi fosse l’azzurro al comando. Era indeciso tra Girardengo e Binda, poi il dubbio si fece certezza: il modo deciso e forte con cui il corridore si appoggiava sul manubrio era tipico di Alfredo Binda.

Alle 16:55 il varesino volante fermò il cronometro sullo stupefacente tempo sul giro di 42’ alla eccezionale media di 32 km/h. Mentre guardava Binda fermarsi, un’altra maglia azzurra sbucò dall’ultima curva seguita da un’altra e da un’altra ancora: erano quelle del “Gira”, di Piemontesi e di Belloni.

Così il Corriere della Sera del 22 luglio descrisse l’arrivo di Binda: «Quando arriva Binda, finalmente all’ultimo traguardo, gli italiani sono come pazzi dalla gioia. Il campione è afferrato, baciato, portato in trionfo, mentre la folla grida “Viva Binda Viva l’Italia” e una grande bandiera tricolore è portata al centro della pista e sventolata infinite volte tra l’entusiasmo commovente del gruppo degli azzurri in festa. Arriva sbuffante, quasi piangente, Geo Davidson, il presidente della U.V.I., il quale bacia e ribacia il vincitore. Binda è freschissimo, i dolori sono passati e la malattia pure. Le manifestazioni di entusiasmo si rinnovano quando al neo campione viene porta una corona di alloro. Girardengo, che pure ha compiuto una meravigliosa corsa, giunge dopo sette minuti con la mano dolorante. Piemontesi e Belloni completano l’affermazione italiana».

IL TRIONFO

Anche Geo Davidson si commosse nel sentire le note dell’inno nazionale. Sapeva che tutte le aspettative erano state superate e che l’Italia poteva essere orgogliosa di questi suoi figli che con abnegazione, determinazione e pochi mezzi stavano facendo parlare di sé il mondo intero, tanto che sul Corriere della Sera del 23 luglio Emilio De Martino scrisse: «Il successo degli azzurri ha sollevato in ogni ambiente sportivo una grande e spontanea ammirazione. Tedeschi, belgi, francesi, svizzeri cavallerescamente hanno riconosciuto la regolarità della loro sconfitta e la grandiosità dell’affermazione italiana. Il signor Ruinari, direttore sportivo della squadra francese, ha lealmente dichiarato: “Nulla da fare contro i vostri campioni. Sono stati atleti superiori che hanno tutti distaccato di almeno una classe. Vi assicuro che nella mia lunga carriera sportiva non ho mai assistito a una così entusiastica manifestazione di superiorità. Potete andare superbi dei vostri campioni. Essi sono oggi imbattibili e non vedo chi possa preoccuparli su un circuito difficile come quello del Nürburg, dove per vincere non occorrono solo grandi doti di grimpeur, ma elasticità, stile e forza di volontà. Tutto ciò i vostri campioni hanno avuto in esuberanza”. Durante la cerimonia di consegna dei premi il signor Breton, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, stringendo la mano al comm. Geo Davidson ha detto semplicemente: “I vostri sei atleti sono tre volte meravigliosi”».

Quello stesso giorno, 21 luglio, la Gazzetta dello Sport uscì con un’edizione straordinaria. La sera tutta la squadra italiana si ritrovò in albergo alla cena alla quale erano stati invitati anche i due giornalisti. Lontani dal chiasso e dalle frasi di circostanza, trascorsero un momento di intimità dove finalmente poterono tirare le somme di quell’eccezionale impresa, che mai più sarebbe stata eguagliata, con quattro corridori italiani nei primi quattro posti.

Il giorno dopo partirono per rientrare in Italia dove arrivarono alla stazione Centrale di Milano nel primo pomeriggio del 23 luglio, dopo aver pernottato a Berna. Le occasioni di festeggiamento non mancarono.

Il ciclismo, che in quegli anni era lo sport nazionale, aveva scritto una delle più belle ed emozionanti pagine della sua storia, e a Roma, al Velodromo Appio, ai primi di agosto si tenne una manifestazione di festeggiamento cui presenziò nientemeno che il tenore Beniamino Gigli. Alfredo Binda indosserà la maglia iridata ancora altre due volte nel 1930 a Liegi e nel 1932 a Roma, ma quella del Nurburgring resterà un’impresa corale unica, dove a vincere fu tutta la squadra. 

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati
Tag: BE51mondiali
CondividiTweetInviaCondividi
Articolo precedente

Spille ricordo e medaglie

Prossimo articolo

BE52 | Lascia o raddoppia?

Alfredo Azzini

Correlati Articoli

Bicicultura

La nuova edizione del Bicicletterario rispetta la terra

Bicicultura

Paris Brest et retour – Parte I

Bicicultura

Tutti eleganti a Eroica 2024

Bicicultura

L’effimera Turinga

Bicicultura

Camillo Olivetti e la bicicletta

Bicicultura

Scarica gratuitamente il PDF del libro “Uomini forti, uomini fragili, su strade maledette”

Prossimo articolo

BE52 | Lascia o raddoppia?

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

I PIÙ VISTI

Plugin Install : Popular Post Widget need JNews - View Counter to be installed

SEGUICI SU INSTAGRAM

bicicletteepoca

SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

--- 

BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

Su BE75 in edicola adesso.

--

Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

On BE75, available now.

ACQUISTA/BUY: LINK IN BIO
Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

--

Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

We remember when he ran for election but the people voted for Bartali! (in photo)

Marco Pasquini tells us about it in BE75, now on newsstands.

Have a nice Sunday!

LINK IN BIO PER ACQUISTARE/TO PURCHASE
Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro vers Biciclette d'Epoca: una sola rivista, quattro versioni in lingue differenti per parlare agli appassionati di tutto il mondo. Scopri le opzioni di acquisto!

--

Vintage Bicycles: one magazine, four versions in different languages to appeal to enthusiasts around the world. Discover the purchase options!

--

Vintage Fahrräder: eine einzige Zeitschrift, vier Sprachversionen, um Fans auf der ganzen Welt anzusprechen. Entdecken Sie die Kaufoptionen!

--
Vélos d'Époque: un seul magazine, quatre versions dans différentes langues pour s'adresser aux passionnés du monde entier. Découvrez les options d'achat!

LINK IN BIO
Versione italiana e inglese di Biciclette d'Epoca Versione italiana e inglese di Biciclette d'Epoca 75 disponibili adesso!

---

Versione italiana e inglese di Biciclette d'Epoca 75 disponibili adesso!

ACQUISTA ORA/BUY NOW:

LINK IN BIO
VINTAGE BICYCLES IS AVAILABLE NOW WORLDWIDE Click VINTAGE BICYCLES IS AVAILABLE NOW WORLDWIDE

Click and purchase your paper copy of English version of our magazie.

Table of contents:

IN THIS ISSUE

VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

Velodrom Favorit Brno 1889 86

The origins of racing - part 2 90

Don't miss it!

CLICK HERE TO BUY

https://linktr.ee/biciclettedepoca
Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

https://biciclettedepoca.net/news/il-calendario-delle-ciclostoriche-2026/

Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

---

They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

Alessio Stefano Berti tells us all about him in BE75, now on Amazon worldwide.

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:

https://linktr.ee/biciclettedepoca
La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato d La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato di avanguardia non solo per il settore delle mountain bike ma per la bicicletta in generale, come dimostrano accorgimenti ideati da Charlie Cunningham (in foto) decenni prima.

Ve l'abbiamo raccontata su BE75 grazie al contributo di Joe Breeze, una leggenda della mountain bike, e del @marinmuseumofbicycling. Grazie anche a Charlie Sedlock, per le foto che ci ha concesso, e al nostro Fausto Delmonte , profondo conoscitore del settore.

Una bicicletta importante che meriterebbe una copertina variant della nostra rivista, e forse la faremo!

---

The 1979 Cunningham CC Proto is a cutting-edge model not only for the mountain bike sector but for bicycles in general, as demonstrated by the features designed by Charlie Cunningham (pictured) decades earlier.

We told you about it on BE75 thanks to the contribution of Joe Breeze, a mountain biking legend, and the @marinmuseumofbicycling. Thanks also to Charlie Sedlock for the photos he provided us with, and to our own Fausto Delmonte, an expert in the field.

This is an important bicycle that deserves a variant cover of our magazine, and perhaps we will do just that!

---

ACQUISTA ADESSO UNA COPIA CARTACEA DI BE75
BUY A PRINTED COPY OF BE75 NOW

https://linktr.ee/biciclettedepoca
La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protag La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protagonista dell'articolo di copertina di BE75, adesso in edicola in italiano e disponibile per l'acquisto su Amazon in tutto il mondo e in inglese, sempre in formato cartaceo.

Foto e collezione di Michele Lozza (@thebikeplace ) con il contributo di Alessandro Turci (Alessandro Turci ).

---

The 1982 Colnago Oval CX is the bicycle featured on the cover of BE75, now on newsstands in Italian and available for purchase on Amazon worldwide in English, also in print format.

Photos and collection by Michele Lozza (@thebikeplace) with the contribution of Alessandro Turci (Alessandro Turci).

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:

https://linktr.ee/biciclettedepoca
Segui su Instagram

CHI SIAMO

Dal 2013 il magazine di riferimento per il ciclismo storico per pedalare insieme sulle strade della storia in Italia e nel mondo.

ABBONATI

Non perdere nessun numero della nostra rivista bimestrale e abbonati a prezzo scontato a Biciclette d'Epoca.

CONTATTI

  • Per sottoporre un articolo o una bicicletta: info@biciclettedepoca.net
  • Per iniziative pubblicitarie: pubblicita@sprea.it

Media partner:

Contributor:

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A.
P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati

  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902.
Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001.
Direttore responsabile: Luca Sprea

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A. - P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati.
Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea