domenica | 13 Settembre | 2026
ACQUISTA/BUY
Biciclette d'Epoca
SHOP
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Biciclette d'Epoca
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home News Bicicultura

firenze-pistoia: la prima gara

Cronache dagli albori del velocipedismo e della prima competizione italiana

di Alfredo Azzini
20 Aprile 2020
in Bicicultura
Tempo di lettura: 9 minuti
A A
FacebookTwitterWhatsappTelegram

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

La prima gara italiana di velocipedi, degna di essere assunta ad evento agonistico, fu la Firenze-Pistoia che si disputò il 2 febbraio 1870.

Firenze ebbe questa primogenitura perché capitale d’Italia e come tale stava vivendo uno dei periodi più vivaci e più internazionali della sua storia recente.

Siamo alla fine degli Anni ’60 dell’800 che hanno visto realizzarsi l’Unità d’Italia (1861) ma nel quale si sta vivendo ancora un periodo di forti tensioni. In Europa la politica di unificazione doganale tra la i regni di Prussia, Baden, Wüttemberg e Baviera, avviata dal cancelliere Otto Von Bismark, unitamente alle mire sul Lussemburgo da parte di Napoleone III porterà presto alla guerra franco-prussiana del 1870-1871. Nella neonata Italia è più che mai aperta la questione romana con il Papa Pio IX che, appoggiato dal francese Napoleone III, si ritiene prigioniero del Re d’Italia. Questa situazione di stallo si risolverà solo il 20 settembre 1870, quando Vittorio Emanuele II, approfittando della sconfitta dei francesi a Sedan, darà l’ordine ai bersaglieri del generale Raffaele Cadorna di entrare a Roma aprendo la famosa breccia di Porta Pia.

Ma quegli anni sono caratterizzati anche dall’Expo universale di Parigi del 1867 che tanta importanza ha avuto per lo sviluppo e la diffusione dei velocipedi.  Non dimentichiamo che, proprio grazie al grande numero di ordinativi ricevuto durante questo Expo, Pierre Michaux si vedrà costretto a stringere accordi societari con i fratelli Olivier per poter aumentare la produzione, mentre altre aziende francesi produttrici dei boneshakers -così gli inglesi chiamano i bicicli tipo Michaux- saranno costretti a stingere accordi con società di Birmingham e Coventry per incrementare la loro produzione.

Sarà grazie all’esposizione parigina che l’alessandrino Carlo Michiel acquisterà il velocipede, ovviamente di marca Michaux, per portarlo nella sua città lasciando tutti sbalorditi ed aggiudicandosi così il primato di primo velocipedista a pedali italiano. Ho precisato “a pedali” perché sicuramente già erano state importate in Italia delle draisine, basti pensare a quella appartenuta ai nobili cremonesi Ala Ponzone Cimino, ora custodita nel Museo Civico della città.

L’Italia è presente all’Expo dove esibisce soprattutto opere d’arte. La nostra industria, infatti, è ancora molto arretrata rispetto a quella di altri paesi europei. Grazie però all’incessante lavoro dell’Istituto Tecnico Toscano saranno illustrate le ricerche scientifico – industriali nazionali contribuendo a creare l’immagine di un giovane stato dove non esiste solo la cultura dell’arte ma anche quella tecnico – scientifica.

INARRESTABILI VELOCIPEDI!

I velocipedi correranno poi velocemente sull’ala del successo. Infatti, già nell’aprile del 1869, a Milano, il sindaco conte Giulio Belinzaghi si vide costretto a modificare l’ordine della polizia che regolamentava la circolazione sin dal lontano 3 settembre 1818, ponendo il divieto d’uso «in tutta la zona della città racchiusa entro la cerchia dei Navigli, più lungo tutti i corsi, e lungo via Principe Umberto, nei pubblici giardini, lungo il Bastione da Porta Nuova a Porta Venezia e anche lungo i viali di Foro Buonaparte». Il divieto era dettato da motivi di ordine pubblico in quanto i velocipedi provocavano panico tra i pedoni. La Giunta comunale ne avrebbe liberalizzato completamente l’uso solo nel 1893.

È impossibile stabilire storicamente quale sia stato il primo evento agonistico della storia. Non dimentichiamo infatti che, già nel 1820 circa, nei Giardini di Luxembourg a Parigi era d’uso per i proprietari di draisine lanciarsi delle sfide reciproche e scommettere sul risultato. L’interesse verso il mondo del velocipedismo aumenta a dismisura sul finire del decennio. Sarà Parigi a esprimere la miglior organizzazione di gare grazie alla presenza di club di appassionati. Il primo, fondato nel 1868, è il Veloce Club de Paris, di cui si ha notizia sul giornale Le Figaro del 15 maggio 1868. L’interesse è altissimo tant’è che nascono anche le prime riviste specialistiche quali “Le Velocipede illustré” il cui direttore era Ricard Lesclide, segretario nientemeno che di Victor Hugo, e “Le Velocipede” di Favre.

Le gare erano molto diverse da come le possiamo pensare oggi: erano quasi sempre su un circuito, spesso si utilizzavano gli ippodromi o percorsi realizzati nei giardini pubblici. In particolare va notato che non erano solo di velocità. La cosa che ha inizialmente colpito il pubblico nell’uso del velocipede a pedali non è stata la velocità ma l’equilibrio. Sembrava infatti impossibile poter reggersi in sella su due ruote e per giunta con i piedi sollevati da terra. Teniamo presente che la famiglia Michaux, per incrementare l’uso del mezzo, si vedrà costretta ad aprire una vera e propria scuola per insegnare ad andare in velocipede, con annesso ampio spazio di prova, proprio per superare le titubanze del pubblico.

Ecco quindi che le prime gare, oltre a quella di velocità comprendevano anche prove a ostacoli, corse a vantaggi e gare di lentezza. I regolamenti prevedevano come obbligatorio un abbigliamento uniformato alle gare equestri, ecco quindi comparire gli stivaloni, i berretti e le giubbe.

Nelle prove a ostacoli si doveva effettuare un percorso disseminato di tronchi, ripidi saliscendi con piani in assi di legno e guadi, i quali spesso dovevano spesso essere superati a piedi mettendosi in spalla il velocipede. D’altra parte cosa si poteva fare di meglio per esaltarne le doti di leggerezza (sic!)? Le gare di velocità a vantaggi consistevano nell’utilizzo di handicap costituiti non da punti o da metri, ma da pesi. Infatti i vincitori delle gare venivano, nella gara successiva, penalizzati con l’aggiunta di pesi di 5 Kg sul telaio. Le gare di lentezza tendevano sostanzialmente a esaltare le doti di equilibrio per cui vinceva chi arrivava ultimo senza però mai invertire il senso di marcia. Il “surplace”, probabilmente, non veniva contemplato perché non ancora inventato.

LE PRIME GARE

Le prime riunioni velocipedistiche di una certa importanza, non aperte solo ai membri di un club, furono organizzate proprio dal Veloce Club Paris nel 1869 a Saint Cloud, a La Varenne, a Saint Hilaire, a Charenton e all’ippodromo di Parigi.

La primogenitura di una gara su strada appartiene alla città di Tolosa i cui appassionati si cimentarono sul tragitto Tolosa – Caraman di 34 Km, in tutto percorsi nel tempo di 3 ore e 9 minuti dal vincitore Jules Leotard, acrobata e inventore de trapezio volante. Il 7 novembre 1869, sponsorizzata dal giornale “le Petit Journal”, si correrà invece la prima vera gara “in linea”, la Paris – Rouen di 123 Km . Gli iscritti furono 323 ma solo 109 si presentarono alla partenza. I premi furono messi in palio dalla Compagnie Parisienne de Vélocipèdes, che era praticamente la nuova denominazione assunta dalla fabbrica Michaux et. C.ie dopo l’uscita della famiglia Michaux dalla compagine sociale. I fratelli Olivier, diventati unici proprietari della più importante industria di velocipedi francese – e forse all’epoca anche del mondo – ben seppero interpretare il mondo del velocipedismo con un carnet di premi di prim’ordine: 1000 franchi al primo, un biciclo al secondo, una medaglia d’oro al terzo, una d’argento al quarto e una di bronzo al quinto.

L’ordine di arrivo fu il seguente: James Moore, inglese trapiantato a Parigi, in 10 ore e 40 minuti, secondi a pari merito, i francesi Casterà e Robilier a 15 minuti i quali non giunsero sulla stessa linea ma entrambi chiesero di essere considerati a pari merito (ah! le buone regole dei cavalieri) per la differente linea che avevano in partenza, quarto Pascaud e quinto Cantellauve.

Tra i partenti della Paris-Rouen c’erano ben 10 donne, di cui solo una giunse al traguardo guadagnandosi una medaglia d’oro. Va sottolineato che la presenza femminile nelle gare c’è sempre stata, anche se quasi mai nominata dalla stampa dell’epoca, che non faceva certamente del polically correct uno dei propri fondamenti. Comunque già nel 1868 all’ippodromo Parc Bordelais di Bordeaux si corse la prima gara riservata solo al gentil sesso.

In Inghilterra la mitica London-Brigthon si tenne per una scommessa tra tre amici il 17 febbraio 1869 ma non ebbe mai valenza di gara ufficiale e se ne conosce la cronaca solo attraverso il Times, il quale ne diede notizia il 19 febbraio. I tre temerari rispondevano al nome di Rowley Turner, John Maymall e Charles Spencer, che si aggiudicò l’amichevole disputa. Londra ebbe invece l’onore di tenere il primo incontro internazionale su pista della storia il 6 marzo 1869, quando si scontrarono la rappresentanza francese con quella inglese. I francesi, tra cui compariva come corridore anche Ernest Michaux, ebbero un netto sopravvento.

DA FIRENZE A PISTOIA

Ma veniamo alla nostra Firenze capitale, dove si respirava un’aria internazionale come non mai,  dato che era la sede di ambasciate presso il Regno d’Italia, di rappresentanze culturali e dove erano presenti capitani dell’industria internazionale interessati a quella giovane nazione che aveva necessità di sviluppare il suo tessuto industriale ed economico.

In questo contesto il 7 dicembre 1869 nasce il Veloce Club Fiorentino, in assoluto uno dei primi club per bicicli italiani: il Veloce club Milano sorgerà qualche mese dopo, nel marzo 1870, ma ciò sarà sufficiente per lasciare alla terra toscana dei meritati primati.

La sede sociale del neonato sodalizio è nello chalet presso il parco delle Cascine, per la precisione in quella zona del parco che era nota come Barriera degli Zuavi, tra i soci fondatori figurano personaggi quali l’avvocato Fazzini il Conte Piero Bastogi, già ministro delle finanze, il principe Tommaso Corsini. Primo presidente fu nominato Gustavo Langlade, nobile belga.

L’ambiente del club vede la presenza di molti nobili e borghesi che potevano permettersi il costoso biciclo, ovvio quindi che le sfide lanciate per competizione o per scommessa siano all’ordine del giorno. La presenza di tanti stranieri, anche grandi pedalatori, conferisce da subito al moderno settore dei velocipedi fiorentino un carattere internazionale. Degno corollario alla costituzione del neonato club è il lancio della sfida che, come si apprende dal quotidiano La Nazione del 25 gennaio 1870 si terrà domenica 2 febbraio, allorquando «alle nove precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della corsa [Pistoia distante 33 Km- n.d.a.]».

La gara, pur non essendo propagandata all’estero e non essendo stato invitato alcun club straniero, proprio grazie a quel carattere internazionale di cui dicevamo pocanzi assume ben presto il connotato di sfida tra nazioni. Subito si azzardarono i pronostici, e sicuramente con essi anche le scommesse. Il totalizzatore dava inizialmente come favorito il barone belga Alexandre De Sariette, anche se mano a mano che si conoscevano i nomi degli altri iscritti le quotazioni del barone andavano calando. Con l’iscrizione alla gara di Rynner Van Hest, un giovane di circa vent’anni americano di origine belga figlio di un funzionare di consolato, il pronostico per il favorito barone De Sariette diventava sempre più incerto. Il percorso prevedeva l’attraversamento di otto comuni tra cui San Donnino, San Piero a Ponti, Poggio a Caiano – dove era l’unica salita della corsa – e quindi, attraverso i rettilinei della strada Regia, si arrivava all’arrivo a Pistoia, in Porta Carratica.

La gara fu un’occasione di festa e un evento mondano al tempo stesso. Già delle prime ore del mattino, nonostante il freddo e una leggera pioggia, gli spettatori confluirono numerosi per assistere alla partenza sotto l’arco di porta Prato. Lo scarso spazio disponibile sotto l’arco impose di ordinare i 19 partenti su quattro file. Alle nove precise venne dato il via. Molti spettatori si affrettarono a raggiungere la stazione Maria Antonia per prendere il treno per Pistoia e poter così assistere anche all’arrivo. I concorrenti erano seguiti anche da carrozze e carri di supporto, mentre il servizio d’ordine era garantito dal reggimento di Cavalleria del Duca d’Aosta. All’inizio della salita di Poggio a Caiano era previsto un “controllo timbro” e il primo a timbrare fu proprio il giovane statunitense di origine belga.

Così viene descritto l’arrivo dal quotidiano di Firenze La Nazione: «All’improvviso alcuni gridarono “Eccolo, Eccolo!”. Presto tutti poterono vedere da lontano, sopra un oceano di teste, un berretto con il distintivo del Veloce Club. Era il signor Rynner Van Hest, un giovane americano. […] Avanzava piuttosto lentamente e stava piegato, ma nessun altro era in vista. Scoppiò un applauso uniforme e prolungato. La folla era sbalordita nel vedere un giovane – sembrava non avere più di quindici o sedici anni – vincere una gara così lunga». Questo l’ordine di arrivo: primo Rynner Van Hest in 2 ore e 12 minuti secondo il francese Auguste Charels a 3 minuti; terzi a pari merito Alexandre De Sariette e Edoardo Ancillotti di Pisa, primo degli italiani, quinto il belga presidente del Veloce club Gustavo Langlade.

Anche in questo caso per il terzo posto si ripetette quanto già accaduto alla Parigi – Rouen con la necessità, da parte della giuria, di decidere per un salomonico ex equo dovuto alle diverse posizioni sulle linee di partenza.

Il vincitore montava un biciclo Michaux dalle ruote più piccole rispetto a quelle di altri concorrenti infatti erano di 85 cm all’anteriore e 50 al posteriore a differenza degli altri che privilegiarono ruote di circa venti centimetri più alte, così il giornale La Nazione il vincitore: «pallido e magro, ma veloce e rilassato». La sua velocità media fu di 15 km/h. Sulle ruote montava gomme, più propriamente potremmo definirlo un nastro, in caucciù. Piuttosto singolari i premi: al primo spettarono un attestato, una medaglia d’oro e un revolver; al secondo invece una medaglia in argento dorato e un oggetto artistico.

Così ebbe inizio l’epoca pionieristica delle corse in Italia che tante soddisfazioni anche internazionali dette al nostro paese ma che oggi sembra caduta nell’oblio perché oscurata dalla più recente storia del più celebrato periodo del “ciclismo eroico”. Un particolare grazie a Paolo Ciampi  per il bel libro, fonte di notizie per questo articolo: il titolo è “La prima Corsa del mondo”, che consigliamo di leggere per prendere contatto con un periodo e un mondo solo apparentemente lontani.

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati
Tag: BE42
CondividiTweetInviaCondividi
Articolo precedente

La tassa sui velocipedi

Prossimo articolo

BE43 | L’ora più dura

Alfredo Azzini

Correlati Articoli

Bicicultura

Ruote Libere a Villa Manin

Alessandria e il Giro d’Italia una lunga storia d’amore
Bicicultura

Ad Alessandria la storia del ciclismo saluta il Giro d’Italia

Bicicultura

La nuova edizione del Bicicletterario rispetta la terra

Bicicultura

Paris Brest et retour – Parte I

Bicicultura

Tutti eleganti a Eroica 2024

Bicicultura

L’effimera Turinga

Prossimo articolo

BE43 | L'ora più dura

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

I PIÙ VISTI

Plugin Install : Popular Post Widget need JNews - View Counter to be installed

SEGUICI SU INSTAGRAM

bicicletteepoca

CICLO PIAVE CORSA 1955 Ciclo Piave è uno storico CICLO PIAVE CORSA 1955

Ciclo Piave è uno storico produttore locale nato a Santa Lucia di Piave (TV) con una storia centenaria, dato che l'azienda è stata fondata nel lontano 1919. Questo esemplare da corsa del 1955 circa, appartenente alla collezione di Emanuele Zardetto, testimonia la febbrile produzione italiana di quel periodo.

Solo su BE77 adesso in edicola e su sprea.it.

---

CICLO PIAVE RACING BIKE 1955

Ciclo Piave is a historic local manufacturer based in Santa Lucia di Piave (TV) with a history spanning a century, having been founded way back in 1919. This racing bike, dating from around 1955 and part of Emanuele Zardetto’s collection, bears witness to the frenetic pace of Italian bicycle production during that period.

Exclusively in BE77, now available worldwide on Amazon.

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
Nuovo episodio del nostro podcast di avvicinamento Nuovo episodio del nostro podcast di avvicinamento all'Eroica. Il tema di oggi è la LENTEZZA. E voi? L'apprezzate? 

Spreaker:
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-7-lentezza--75018904

Spotify:
https://open.spotify.com/episode/1ro6gEHw14ORp0ZZEOYMJC

Non perdetevelo!
CONCORSO D'ELEGANZA: ISCRIZIONI APERTE! Sono aper CONCORSO D'ELEGANZA: ISCRIZIONI APERTE!

Sono aperte le iscrizioni al Concorso d'Eleganza dell'Eroica, che si terrà venerdì 2 ottobre a Gaiole in Chianti.

È la sesta edizione che co-organizziamo e siamo molto felici e onorati di ritrovare ogni anno la passione di tanti collezionsti che vogliono condividere con gli altri il loro amore per le biciclette vintage!

Una vera festa dove la bicicletta d'epoca, ma anche l'abbigliamento, è grande protagonista.

Vi aspettiamo come sempre a Gaiole e non dimenticate che i posti sono limitati, per cui iscrivetevi il prima possibile!

---

CONCORSO D'ELEGANZA: REGISTRATION NOW OPEN!

Registration is now open for the Eroica Concorso d'Eleganza, which will take place on Friday 2 October in Gaiole in Chianti.

This is the sixth edition we have co-organised, and we are delighted and honoured to witness, year after year, the passion of so many collectors who wish to share their love of vintage bicycles with others!

A real celebration where vintage bicycles – as well as vintage clothing – take centre stage.

We look forward to seeing you, as always, in Gaiole – and don’t forget that places are limited, so please register as soon as possible!

---

CLICCA QUI PER REGOLAMENTO E ISCRIZIONI:
https://www.eroica.cc/concorso-di-eleganza-della-bicicletta/
Torna il podcast dedicato a @eroica.cc , ai suoi v Torna il podcast dedicato a @eroica.cc , ai suoi valori, alle sue emozioni.

Partiamo con "FATICA", qualcosa che sulle strade bianche conosciamo tutti!

Spotify: 
https://open.spotify.com/episode/1NnRDwwFDGFMjFyrWbVgQ3

Spreaker: 
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-1-fatica--74804545
RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900 Una bicicletta unica RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900

Una bicicletta unica e antica che ci racconta il boom industriale della Chicago a cavallo del Novecento. Dalla collezione di Enzo Manfré.

Solo su BE77 adesso in edicola!

---

RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900

A unique, vintage bicycle that tells the story of Chicago’s industrial boom at the turn of the 20th century. From the collection of Enzo Manfré.

Exclusively in BE77, now worldwide on Amazon!

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
INTERVISTA CON "CARUBE" Abbiamo fatto quattro chi INTERVISTA CON "CARUBE"

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Carube, al secolo Roberto Lencioni, volto notissimo del mondo Eroica e forse qualcosa di più. Ci ha raccontato di tutta una vita nel ciclismo, la sua.

Da non perdere solo su BE77 adesso in edicola.

---

INTERVIEW WITH ‘CARUBE’

We had a chat with Carube – whose real name is Roberto Lencioni – a very well-known figure in the world of Eroica, and perhaps even beyond. He told us about his entire life in cycling.

Don’t miss it – exclusively in VB77, now available worldwide on Amazon.

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
BERNARD HINAULT, LA LEGGENDA DEL "TASSO" 5 Tour, BERNARD HINAULT, LA LEGGENDA DEL "TASSO"

5 Tour, 3 Giri, 2 Vuelte, 2 Lombardia, 2 Liegi, 1 Roubaix, 1 Mondiale per un totale di 216 vittore. Questa è la leggenda del "Tasso", il bretone Bernard Hinault, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi raccontati sulle nostre pagine da Alessio Stefano Berti.

Solo su BE77 adesso in edicola!

---

BERNARD HINAULT, THE LEGEND OF “THE BADGER”

5 Tours de France, 3 Giro d’Italia, 2 Vuelta a España, 2 Giro di Lombardia, 2 Liège–Bastogne–Liège, 1 Paris–Roubaix, and 1 World Championship—for a total of 216 victories. This is the legend of “The Badger,” the Breton Bernard Hinault, one of the greatest champions of all time, as chronicled in our pages by Alessio Stefano Berti.

Exclusively in BE77, AVAILABLE NOW WORLD WIDE ON AMAZON!

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW: https://linktr.ee/biciclettedepoca
VINTAGE BICYCLES 77 IT'S AVAILABLE NOW WORLDWIDE! VINTAGE BICYCLES 77 IT'S AVAILABLE NOW WORLDWIDE!

Dear readers, VB77—featuring Gino Bartali’s stunning track bike on the cover, along with a story and technical details about it—is now available on Amazon, ready to be delivered in print to your homes all over the world!

Don’t miss this wonderful issue with 96 full-color pages dedicated to vintage bicycles and cyc

IN THIS ISSUE

Vintage World

Portraits: Carube

Cover Story: Bartali '30/50 Track

Bicycles:
- Rambler Light Roadster 1900
- Legnano model 52 SL Electa 1927
- Tutorial: Reconstructing cones and pins
- Ciclo Piave Race 1955
- Gielle Corsa 1983
- Fausto Coppi C4 Lugano 53 Pellicioli 1994
- Takhion Track 1990
- Croix Super-Tri-Porteur 1938
- Steve Potts Signature 1990
- France Sport Women’s 1925

People:
- Runaway Words: World Inspirations 66
- Bernard Hinault 68
- Mario Fossati 76
- Rodolfo Muller 80
- Attilio Pavesi 81

Véloculture:
- The House of Unhappiness 82
- Books: 85
- The compressed air frame 86
- "Scattofisso" Awards Ceremony 89
- The Cathedrals of the Belle Époque 90

BUY NOW:

https://linktr.ee/biciclettedepoca
BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

---

BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

ACQUISTA QUI:
https://linktr.ee/biciclettedepoca

NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

--- 

Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

ACQUISTA/PURCHASE: https://linktr.ee/biciclettedepoca
Segui su Instagram

CHI SIAMO

Dal 2013 il magazine di riferimento per il ciclismo storico per pedalare insieme sulle strade della storia in Italia e nel mondo.

ABBONATI

Non perdere nessun numero della nostra rivista bimestrale e abbonati a prezzo scontato a Biciclette d'Epoca.

CONTATTI

  • Per sottoporre un articolo o una bicicletta: [email protected]
  • Per iniziative pubblicitarie: [email protected]

Media partner:

Contributor:

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A.
P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati

  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902.
Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001.
Direttore responsabile: Luca Sprea

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A. - P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati.
Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea