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Home News Le Biciclette

Pogliaghi Pista ’68

La bicicletta dei record di Mary Cressari

di Renato Baccanelli
10 Gennaio 2021
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 6 minuti
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Quando Sante Pogliaghi, noto artigiano telaista di Milano, costruì nella seconda metà degli Anni ’60 il telaio che vedete in queste pagine di certo non immaginava che, qualche anno dopo, quella bicicletta sarebbe stata usata dalla campionessa bresciana Mary Cressari per battere vari record mondiali, tra tutti il Record dell’Ora.

Perciò, prima di passare alla descrizione tecnica della bicicletta, crediamo sia opportuno far conoscere la storia della campionessa, raccontata direttamente dalla protagonista di quelle imprese. «Visto il buono stato di forma che avevo nell’estate del 1972», racconta Mary, «decidemmo con Bonariva, il mio DS, di tentare di battere vari record mondiali, tra cui quello dell’ora. Vista l’impossibilità di utilizzare il Vigorelli dopo il 31 ottobre, chiedemmo informazioni a Giorgio Albani, al tempo DS di Eddy Merckx, relativamente all’utilizzo della pista del velodromo olimpico di Città del Messico, sulla quale da poco Eddy aveva stabilito il nuovo Record dell’Ora con la distanza di 49,432 km. Albani ci mise in contatto con l’ex ciclista Luigi Casola (fu gregario anche di Fausto Coppi), che al tempo viveva in Messico ed era presidente della Federazione Ciclistica Messicana, che fu ben lieto di metterci a disposizione la pista e quant’altro ci servisse per la nostra permanenza a Città del Messico. Il record femminile apparteneva da 14 anni alla lussemburghese Elsy Jacobs con 41,347 km».

Continua Cressari: «Nel 1972 utilizzavo anche per le gare su pista la bicicletta della mia squadra, fornita da Gramaglia. Saputo dell’imminente partenza per il Messico, il DS Bonariva fu contattato dal DS Righetti della società veneta Pescantina che gli propose, viste le idonee misure, la bicicletta Pogliaghi utilizzata nelle gare di inseguimento nel 1969 da Brentegani, suo atleta dilettante che su questa bicicletta fu vicecampione italiano nella specialità. Data la leggerezza di tale bicicletta, dal peso senza ruote di soli 4,5 kg, si decise di accettare l’offerta e si partì per il Messico solo con quella bicicletta e due paia di ruote».

Infine, i momenti dell’impresa: «Tentai il record una prima volta ma non lo battei per 70 metri, stabilendo però il record dei 10 e 20 km. Passata la delusione, si decise di ritentare e due giorni dopo stabilii il record sui 5 km mentre il giorno seguente, il 25 novembre, ritentai il Record dell’Ora. Il tentativo ebbe successo con la distanza di 41,471 km. In seguito, per premiarmi di aver ottenuto il record utilizzando la sua bicicletta, Righetti mi fece dono della medesima, che dalla fine della mia carriera ho sempre custodito gelosamente».

I dati tecnici

La bicicletta Pogliaghi da pista, numero di telaio 7963, non era di ultima fattura, in quanto la numerazione del telaio ne colloca la sua costruzione a inizio 1968. Aveva all’epoca del tentativo la livrea di colore blu (se ne trova traccia nella zona dove è numerato il telaio) con una banda bianca lungo il tubo obliquo e la scritta Pogliaghi, che per una questione regolamentare dovette essere cancellata. La colorazione che si può vedere ora è dovuta al fatto che poi la bicicletta venne riverniciata con i colori della squadra Baby Terraneo per cui correva Mary Cressari. La bicicletta con tale livrea venne poi anche utilizzata come bicicletta di scorta della Colnago ufficiale (Colnago nel ’74 forniva le biciclette alla Baby Terraneo e preparò un’apposita bicicletta), per il tentivo del record sui 100 km al Vigorelli di Milano nel 1974. Durante tale tentativo, al 38° giro, avvenne una foratura e Cressari proseguì la prova che fu portata a buon fine, con il record mondiale, utilizzando la vecchia Pogliaghi, che così apparirà in diverse foto a tentativo ultimato e nei festeggiamenti. Il 31 ottobre 2021, durante la giornata delle premiazioni del Giro d’Italia d’Epoca, chi scrive ha potuto condividere con l’amico Maurizio Ferrari, vero deus ex machina della storia ciclistica di Mary Cressari, la gioia di poter girare con questa mitica Pogliaghi nell’anello magico del Vigorelli.

Il telaio, in tubazioni di acciaio speciale (probabilmente Falk), misura 50×52 cm (minore di 1 cm rispetto al 51×53 dei telai utilizzati su strada da Cressari) stimati centro/centro. Presenta il tubo piantone da 76° e il tubo di sterzo da 73°, il carro posteriore piuttosto lungo (il telaio è del 1968) dai 40 ai 42 cm a seconda di dove viene bloccata la ruota. L’interasse fra movimento centrale e punte forcella è di 50 cm, mentre il rake della forcella è di 37 mm. La forcella presenta la testa leggermente inclinata, con la classica forma a esse, in voga sino ai primi Anni ’70. La componentistica è Campagnolo Record Pista. Le pedivelle da 172,5 mm sono alleggerite nella parte interna (la modifica è marcata RE) e il canotto reggisella da 27,2 mm è alleggerito nella parte posteriore mediante vari fori.

Le ruote sono allestite con mozzi Campagnolo a flangia bassa e cerchi NISI da pista con 24 raggi radiali l’anteriore e 32 raggi incrociati in terza la posteriore. I tubolari sono stati recentemente sostituiti con degli Hutchinson (fondo di magazzino). L’attacco e la piega manubrio sono 3ttt in conformazione strada e precisamente con attacco di 10 cm di lunghezza e la piega di 40 cm di larghezza misurata alle estremità. Il rapporto attualmente presente è un 51×15, come quello usato nel tentativo sui 5 km, mentre per quello sull’ora venne utilizzato un 55×16, che consentiva uno sviluppo più lungo di 21 cm. Così conformata la bicicletta pesa 7,2 kg. È esposta insieme ad altre biciclette e materiale in una sala dedicata a Mary Cressari nel museo “Il Velocipede” di Berzo Inferiore (BS) dell’Associazione Pedale Vintage.

I protagonisti

Sante Pogliaghi nasce il 23 settembre 1913 a Milano. Da ragazzo va a lavorare in bottega dallo zio Francesco Brambilla (costruttore di biciclette dagli Anni ’20 sino alla fine degli Anni ’40), imparando il mestiere e carpendone i segreti per diventare un bravo telaista. Quando nel ’47 lo zio muore, Pogliaghi continua la produzione utilizzando le stesse congiunzioni e decalcs e mantenendo la numerazione Brambilla. Nei primissimi Anni ’50 inizia a marcare le biciclette con il suo nome, aggiungendolo sul fregio Brambilla. La sua produzione, lavorando da solo, sino a metà Anni ’70 si aggira sui 100 telai all’anno. Dal 1974 assume qualche collaboratore. Lavorano da lui Antonio Trevisan, Camilotto, Sambruna e Freschi. Vari campioni hanno corso e vinto titoli mondiali, soprattutto su pista, con i suoi telai. Nel 1983 cede l’attività alla Basso, marchio poi acquistato dalla Rossin. Muore nel 2000 a 87 anni.

Mary Cressari, invece, nasce il 27 dicembre 1943 a Brescia, sorella minore di Enrico e Carlo, già distinti ciclisti in campo dilettantistico. Debutta nel ciclismo nel 1962 e viene inserita nella formazione azzurra ai Mondiali che si svolgono a Salò; disputa un’ottima prova ed è l’inizio di una sfolgorante carriera. Nel 1964 è campionessa italiana su strada, è terza nel ’68 e seconda nel ’69. Vince ancora il titolo nel 1972 e lo stesso anno a Città del Messico, sulla pista del Velodromo Olimpico, batte i record mondiali sui 5, 10, 20 km e il Record dell’Ora. Nel 1973 sono suoi il titolo italiano su strada e quello dell’inseguimento. Nel 1974 al Vigorelli di Milano ottiene il primato mondiale dei 100 km e rivince il titolo dell’inseguimento. Nel 1975 è seconda nel campionato italiano su strada. Queste sono solo alcune delle sue 143 vittorie fra strada e pista, di cui 83 ottenute per distacco. Conclusa l’attività agonistica è per quattro anni a fine carriera Direttore Tecnico del settore pista della nazionale.


A cura di: Renato Baccanelli Sito: ilvelocipede.it FB: Museo il Velocipede


Scheda tecnica

Marca: Pogliaghi

Anno: fine 1968

Modello: Pista

Telaio: 50×52 in acciaio PSM 7963

Gruppo: Campagnolo Record Pista

Cerchi: Nisi da pista

Mozzi: Campagnolo a flangia bassa

Pedali: Campagnolo Superleggero con puntapiedi Rapid e cinghietto Binda

Sella: Tecno Tubo Torino

Attacco manubrio e piega: 3ttt in conformazione strada


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È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

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Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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