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Home News Le Biciclette

Olympia Dux Sport Anni ’40

Un modello incredibile emblema della produzione italiana

di Luca Pit
10 Maggio 2022
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Nella prima metà del Novecento, tra le case costruttrici italiane prese il via una fitta serie di competizioni commerciali.

Tra queste le più importanti furono senza dubbio la ricerca della bicicletta più elegante, che mettesse in sintonia la parte più facoltosa della popolazione con il proprio “nuovo” cavallo d’acciaio, e la ricerca della bicicletta più leggera, che rappresentasse il mezzo affidabile e più competitivo possibile per il corridore. Altre competizioni si giocarono sui prezzi, sulla qualità costruttiva, sulla solidità, ecc. Una competizione commerciale altrettanto importante per lo sviluppo della bicicletta, almeno per come la conosciamo ai nostri tempi, è stata quella che ha visto unire i concetti di bicicletta elegante, affidabile e leggera in un unico prodotto. Questa sintesi ha determinato la nascita della bicicletta sportiva.

Non siamo certi che gli stessi costruttori avessero una lucida visione di dove li stesse portando il mercato, ma è assodato il fatto che tanti si prodigarono a trovare una risposta a questa nuova domanda. Una delle prime fu la Bianchi col modello M-Sport, la Umberto Dei fece altrettanto col modello Bordino, poi arrivarono la Wolsit mod. 54 Sport, la Ganna Tipo Sport, la Gloria Tipo B Sport, tutte accomunate dall’essere le biciclette che abbiamo spesso definito R-Sport in quanto basate su particolari manubri derivati dal tipo R e montati generalmente su telai di derivazione corsa. Il freno da corsa, di tipo meccanico a filo per l’epoca, era  una caratteristica comune a tutti i modelli sopra citati.

Tuttavia la R-Sport non fu l’unico risultato che la competizione commerciale dell’epoca fece emergere. Nella seconda metà degli Anni ’30 nacquero infatti, nelle medesime circostanze, nuovi ibridi: biciclette con freni azionati da aste rigide, “a bacchetta”, molto leggere grazie ai materiali impiegati, uno su tutti il duralluminio. Probabilmente stavolta la prima fu la Maino, col modello Supersport, e la Bianchi non mancò neanche questo appuntamento, introducendo il modello Icaro. Citiamo le più celebri, ma non furono le uniche.

LA PROPOSTA DI OLYMPIA

È in questo contesto che un’altra casa costruttrice milanese, in uno dei momenti più floridi dalla fondazione nel 1893 per opera di Carlo Borghi, introduce il modello Dux Sport. Sicuramente nella scelta del nome del modello, così come delle maglie bianche con banda nera indossate dalla propria squadra corse, è innegabile che riecheggi la propaganda fascista, che attribuiva allo sport un ruolo centrale al mantenimento della salute fisica.

Caratteristica peculiare di questo modello è il tipo di frenata, con freni cosiddetti “a tenaglia”, infulcrati sui foderi della forcella in modo da consentire al pattino di agire sul lato esterno del cerchio. Soluzione complessa ma funzionale, ma Olympia non fu l’unica ad utilizzare questo sistema frenante sulle proprie sportive: anche Gloria lo utilizzò sul modello Garibaldina Extra e anche la Wolsit e la Ligye lo proposero in quegli anni. Quel che sorprende tuttavia è la cura per il dettaglio che questa bicicletta straordinaria racchiude.

Come si vede nelle immagini di questa pagina, non vi è zona di questa pregiata bicicletta di colore oro e ornati blu, che sia stata trascurata. Il telaio a congiunzioni finemente alleggerite e lavorate in modo da richiamare la foglia, simbolo distintivo del marchio, è stato prodotto utilizzando tubi molto sottili per l’epoca, tipicamente usati su telai da corsa. Da sottolineare che nessuna congiunzione è rimasta grezza e anzi tutte presentano lavorazioni che all’epoca era possibile notare su telai artigianali di pregevole fattura. La forcella ha foderi schiacciati e conificati e presenta il logo inciso sulla testa, che rappresenta una soluzione di avanguardia per l’epoca e che sarà molto in voga nei decenni successivi. È montata tramite una serie sterzo di tipo non integrata con particolari ornati. Il telaio, nonostante l’utilizzo di tubazioni strette, ha freno anteriore completamente interno e freno posteriore parzialmente interno.

Alcune lavorazioni sono uniche per sapienza, eleganza e capacità realizzativa, come per esempio le marcature sulle ganasce dei freni, peraltro in duralluminio ricavato dal pieno, o le leve freno lavorate similmente alle ganasce, che incastonano un manipolino in corno. Da notare il particolare sistema di regolazione del pattino, che consente allo stesso di muoversi in diverse direzioni per poter coprire quanta più pista frenante possibile, e il sistema di regolazione dei tiranti del freno posteriore che funge anche da ferma pompa. I parafanghi in alluminio dalla forma avvolgente e tondeggiante presentano una crestina sul lato superiore e hanno aste sdoppiate, con un sistema di fissaggio particolare, senza veri e propri ponticelli. Al parafango posteriore, dipinto di bianco in fabbrica come prevedeva la legge sull’oscuramento durante il periodo bellico, è fissata una interessante gemma che è possibile far ruotare sul proprio asse. Il carter presenta loghi in rilievo, un disco con disegno molto particolare ed è fissato al forcellino posteriore del telaio tramite una vite. Nel tempo abbiamo potuto osservare che spesso il copricatena ha subìto diverse modifiche di forma, sia nelle losanghe che nei loghi.

Le pedivelle FB sono alleggerite su ogni lato, e montate su un movimento centrale a calotte datate 1940 con perno alleggerito (e marcato Olympia sugli estremi) e calotte con controghiera in alluminio. I pedali sono Sheffield in alluminio, con centro intero, perno alleggerito, blocchetti in feltro pressato, distanziali, flange e parapolvere in alluminio. Le ruote sono costituite da mozzi FB marcati Olympia, con flange in alluminio, montati su cerchi Clement in alluminio. Le coperture sono Pirelli Stella. Molto azzeccata ci sembra la scelta della sella Aquila modello Piuma, leggera ma allo stesso tempo con una ampia seduta, montata con un collarino alleggerito su un tubo sella in alluminio. Il fanale Radsonne, da abbinare ad apposita dinamo, reca ancora le tracce del foglio di oscuramento durante il periodo bellico.

STATO DELL’ARTE

Molti sono gli elementi che nel tempo sono variati nei modelli sportivi Olympia con freni a tenaglia che abbiamo avuto modo di osservare: oltre al carter e a leggere modifiche ai parafanghi, solitamente i modelli ritrovati non hanno una lavorazione delle congiunzioni così profonda ed estrema. Spesso i componenti che su questo esemplare sono in alluminio, in altri esemplari sono stati riscontrati in acciaio. È possibile che esistessero diverse varianti di questo modello, di cui questo esemplare sembra rappresentare l’apice. E questo è anche uno dei più alti livelli mai raggiunti, non solo dalla gamma Olympia, ma anche dalla produzione italiana di biciclette sportive.


Scheda tecnica

Marca: Olympia

Modello: Dux Sport

Anno: inizio Anni ’40

Telaio: in acciaio

Freneria: interna all’anteriore, semi-interna al posteriore

Freni: a tenaglia con ganasce in duralluminio ricavate dal pieno

Pedali: Sheffield in alluminio

Pedivelle: FB alleggerite

Mozzi: FB in alluminio marchiati Olympia

Cerchi: Clement

Pneumatici: Pirelli Stella

Parafanghi: in alluminio

Sella: Aquila Piuma

Gruppo luce: Radsonne


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Tag: anni 40BE55olympiasport
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Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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