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La Bianchi “R – Speciale”

Un articolo ritrovato svela nuovi dettagli sulla nascita del top di gamma Bianchi Anni '20

di Carlo Azzini
25 Novembre 2021
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 6 minuti
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Tutte le grandi storie affondano le radici in un alone di mistero che contribuisce a renderle ancora più leggendarie.

Questo vale anche per la storia dei mezzi meccanici, come per esempio auto, moto, aerei e ovviamente anche biciclette! Il leggendario mezzo meccanico di cui vogliamo parlare in queste pagine interessa una marca milanese avente come simbolo un rapace, un’aquila per la precisione. L’avrete capito, si tratta di Bianchi. A nostro avviso, tra quelli della casa meneghina, la R Super è il modello che più di tutti ha fatto scuola. Ma la straordinarietà di questo articolo non riguarda solo l’eccezionalità del velocipede di cui parleremo, bensì la fonte e la sua relativa datazione.

Se chiediamo a un qualsiasi appassionato collezionista da quando è stata prodotta la Bianchi R Super, di sicuro ci risponderebbe, magari anche un po’ stizzito: «Ma che domanda, è ovvio: il 1924!». Questa risposta, purtroppo, è figlia dell’abitudine di indicare come primo anno di produzione la messa a catalogo del mezzo, una pratica a nostro avviso generalmente errata, ancor più quando parliamo della R Super. Seguiteci in questo racconto alla scoperta di nuove verità su questo modello.

LE ORIGINI

Correva l’anno 1922 e la Bianchi, oltre al modello R, che per anni aveva rappresentato l’avanguardia massima delle bici da turismo, non aveva innovato più di tanto la flotta velocipedistica. Al contrario, l’aveva leggermente degradata con la messa in commercio del modello S-Bis, con manubrio a leveraggi esterni, conosciuta più comunemente con il nome Bianchi Roller. Per aggiornare la flotta in commercio dei velocipedi, quindi, Edoardo Bianchi si trovò dunque a un certo punto costretto a cimentarsi in un esercizio di tecnica e stile unici che dimostrasse il fatto che la sua azienda fosse ancora il punto di riferimento per quanto riguardasse l’evoluzione tecnologica e la raffinatezza produttiva.

L’anno successivo, il 1923, venne infatti presentata al Gran Palais di Parigi e all’Olympia di Londra la Bianchi modello “R Speciale”. Proprio così, non “R Super” come abbiamo sempre pensato. I tecnici del settore e l’opinione pubblica rimasero esterrefatti per l’elevata qualità del mezzo: Bianchi aveva centrato l’obiettivo. Grazie a una recente scoperta bibliografica siamo orgogliosi di rispolverare e ripresentare, dopo ben 97 anni, la fonte che descrive le principali caratteristiche della punta di diamante della produzione Bianchi. Lo scritto sul quale ci fondiamo è stato pubblicato sulla rivista “Auto – Moto – Ciclo” nel dicembre del 1923 e qui di seguito e lo riportiamo:

«Dalle officine di viale Abruzzi dalle quali la Bianchi ha lanciato nel mondo i suoi meravigliosi modelli è uscito un nuovo gioiello. L’ultima nata, compendio di lunghi sforzi e di studi, è la bicicletta “R” speciale, uno squisito modello che ha destato l’ammirazione dei tecnici e del pubblico nelle recenti esposizioni internazionali. Al Gran Palais di Parigi, all’Olympia di Londra questa bicicletta Bianchi ha sollevato le più unanimi manifestazioni di lode, battendo di gran lunga tutti i modelli esposti. Da tempo L’Italia, per merito principalmente di Bianchi che può essere considerato come il caposcuola, aveva raggiunto nel mondo il primato nella eleganza della costruzione ciclistica: questa nuova bicicletta così semplice, così finita, così perfetta, è un nuovo trionfo per l’industria italiana. I modelli esteri, tanto a Parigi che a Londra, non hanno retto al confronto: L’Inghilterra stessa, un tempo maestra indiscussa nella produzione ciclistica, ha dovuto inchinarsi ammirata. La perfezione raggiunta da tempo dalla bicicletta, non dava ormai più adito a speranze di nuovi miglioramenti: tale almeno era l’opinione comune. Invece Bianchi, che per primo ha costruito i migliori modelli, Bianchi che ha reso grande in Italia ed apprezzata all’estero l’industria della bicicletta, ha trovato modo di creare ancora del nuovo, del bello e del pratico sul piccolo cavallo d’acciaio. Tale è il risultato della fede, della passione, dell’amore, coi quali si studia presso la grande casa milanese, la costruzione della bicicletta. Perché il prodigio attuale è proprio frutto di studi amorosi e pazienti, è il risultato dell’instancabile desiderio di perfezionare sempre più il piccolo congegno meccanico, di farne un vero gioiello di meccanica e di eleganza. I nuovi perfezionamenti apportati alla bicicletta Bianchi, riguardano principalmente i freni e le loro trasmissioni e lo smontaggio del mozzo della ruota posteriore. La nuova sistemazione dei freni, con le trasmissioni invisibili tanto per l’anteriore che per il posteriore, danno subito alla macchina un’estrema semplicità ed eleganza, assieme ad una maggiore protezione e robustezza dei comandi. Già un buon passo aveva compiuto Bianchi, sopprimendo le asticciole esterne sul manubrio ma esse ricomparivano subito poi a lato del canotto sterzo e lungo il tubo trasversale del telaio. Anche con una costruzione accurata come quella di Bianchi, tali asticciole si facevano troppo notare con le loro leve, gli snodi, ecc. che potevano riuscire di ostacolo alla pulitura della macchina o presentare un punto debole nella trasmissione. Entrambi i tiranti dei freni sono invece completamente racchiusi all’interno dei tubi del telaio, nel modello “R” Speciale».

L’articolo prosegue riportando la descrizione minuziosa del funzionamento dei freni interni: «Il freno anteriore è azionato da una piccola leva posta al di sotto della manopola: il tirante passa all’interno del manubrio alla cui metà trova uno snodo, dal quale parte l’altro tirante che comanda la branca coi due pattini, la quale agisce sotto la testa della forcella. Ne risulta così un assieme semplice, solido ed invisibile. Il freno posteriore è pure azionato da una leva sul manubrio e da tiranti che agiscono all’interno del canotto di sterzo. All’estremità inferiore del canotto, il tirante aziona un anello circolare infilato sulla corona della forcella. Questo, trasmette il movimento ad una leva a forcella, dalla quale parte un altro tirante che percorre l’interno del tubo trasversale. All’incrocio del pedaliere è applicato un altro snodo dal quale il tirante prosegue sin presso alla sella. Qui il movimento esce all’aperto ed aziona la branca del freno posteriore, che agisce con due pattini sopra il cerchio della ruota. Una molla a spirale posta presso questa ultima leva richiama il comando del freno. Tutto l’assieme è semplicissimo e ingegnosamente costruito: il canotto può girare completamente intorno a se stesso senza trovar ostacolo negli snodi dei tiranti, ciò che non avviene nelle comuni biciclette».

ANALISI MECCANICA

La R Speciale è stata portata in esibizione con la versione a perno sfilabile, infatti la seconda parte della descrizione meccanica riguarda il mozzo: «Di una grande semplicità e utilità, è pure il sistema del mozzo posteriore. Nelle attuali biciclette di lusso con copricatena, il levare la ruota posteriore per riparare ad esempio il pneumatico, o rimettere un raggio costituiva una improba impresa. Bisognava smontare addirittura il carter copricatena, il quale, una volta smosso, difficilmente può essere ricollocato a dovere. Ad ovviare a questo scomodo inconveniente la Bianchi ha munito il suo ultimo tipo, di un mozzo posteriore che può essere sfilato allentando il dado di sicurezza.

Sfilato il perno, la ruota esce dalla forcella mentre a questa resta attaccato il pignone e la catena. Non c’è dunque bisogno di effettuare alcuna registrazione della ruota o di tirare la catena, poiché questa resta al suo posto fisso sul pignone della ruota libera. L’assieme è di estrema semplicità e praticamente solidissimo. Ai coni mobili del mozzo, sono sostituiti due cuscinetti a sfere, evitandosi così la caduta delle biglie, all’atto dello sfilamento del perno. Il pignone è montato su un rocchetto a innesto maschio e femmina: un altro rocchetto a innesto maschio e femmina è montato sulla corona di registro fissata nel mozzo. I due innesti sono a superfici combacianti e restano pertanto fissi a pressione. Basta togliere il dado del mozzo e allentare la pressione per poter liberare i due innesti e togliere la ruota, lasciando fermo in posto la catena ed il pignone della ruota che restano entro il carter».

Infine, le battute finali che elogiano il grande lavoro eseguito in casa Bianchi: «Con questi pratici nuovi dispositivi la costruzione della bicicletta fa un notevole passo verso una maggior semplicità, una migliore estetica, una maggiore comodità di smontaggio. Semplicemente con l’abolizione dei tiranti esterni dei freni, la Bianchi “R” Speciale, acquista una squisita linea di elegantissima semplicità, che rende ancora più armonico e sobrio tutto l’assieme della macchina. Con l’applicazione del mozzo smontabile sulla ruota posteriore, la macchina viene ad avere una incomparabile praticità per la rimozione di tale ruota, con enorme vantaggio per la rapidità e la comodità del sistema. Con queste due nuove applicazioni, ammirate ed apprezzate dai tecnici francesi ed inglesi e da tutto il pubblico venuto alla recente esposizione dell’Ancma, la Bianchi “R” Speciale può ben definirsi come la regina delle biciclette».

Le parole che abbiamo riportato elogiano con toni patriottici e orgogliosi uno sforzo meccanico e ingegneristico che non era mai stato tentato prima della costruzione della R Speciale e riflettono la grandezza e l’avanguardia della produzione industriale della nostra nazione nel mondo delle biciclette. Oltre che stabilire, come premesso, la datazione del modello al 1923, un anno prima di quanto tutti pensassero fino a oggi.

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
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ROUTES

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BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

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King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

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VELOCULTURE

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