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Home News Le Biciclette

Kirk Precision ’87

La rivoluzione mancata di un sognatore

di Roberto Roncali
15 Marzo 2020
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Nell’evoluzione del telaio della bicicletta sono state sperimentate numerose configurazioni arrivando oggi alla struttura più comune, quella della cosiddetta “a diamante”. Generalmente, il telaio è costituito da tubi di vario materiale che vanno a congiungersi formando due triangoli con un lato in comune (il tubo sella). Alla fine degli Anni ’80 la scuola telaistica, soprattutto quella italiana, raggiunge il suo apice in fatto di qualità e prestazioni. Mani sapienti di veri artisti, esperti nella saldatura, realizzano pezzi unici, vere opere d’arte in tubi di acciaio.

È in questo contesto che s’inserisce un personaggio visionario, estraneo al mondo delle bici, che sognava di rivoluzionare il modo di produrre biciclette cambiando metodi e materiale di produzione. Si trattava dell’ingegnere inglese Frank Kirk, ideatore di un telaio in magnesio pressofuso. Mr. Kirk era un ingegnere e designer della Ford inglese, esperto in produzione di componenti in magnesio, e si era convinto di poter produrre un telaio per biciclette in stampaggio di magnesio pressofuso monoscocca. Una vera sfida e un grande azzardo tecnologico, dato che nessuno prima ad ora ci aveva mai pensato. Introducendo l’uso della progettazione CAD grazie ai primi computer dell’epoca, Kirk realizza e brevetta il primo telaio per bici da corsa in magnesio pressofuso stampato ad alta pressione. Frank Kirk era fermamente convinto dei vantaggi del suo telaio: più rigido, più leggero rispetto gli altri in acciaio, più economico perché stampato in soli 8 secondi, adatto alla produzione in grande serie e completamente riciclabile. Inoltre, si basava su un materiale molto comune – il magnesio – che si poteva trovare in grande quantità nel mare e nei minerali.

PARTE L’AVVENTURA

Lanciandola con lo slogan “You Ain’t Seen Anything Yet” (ovvero: “Non avete mai visto nulla di simile”), Kirk espone la sua invenzione al Cycle Show di New York nel 1986 e, successivamente, alla Fiera della Bici a Colonia, suscitando subito un grandissimo interesse e richieste di ordini elevatissime. Frank rimane stupito e spaventato da questo clamore, anche perché non aveva ancora perfezionato i processi produttivi del suo brevetto. Inoltre il prototipo esposto – cosa di cui il pubblico era ignaro – era stato realizzato in normale alluminio e non in magnesio.

Dopo un paio di anni passati alla ricerca di finanziatori, si fa avanti e assume il controllo della nuova società Kirk Precision LTD la Norsk Hydro, il più grande produttore di magnesio al mondo. Si impiegano notevoli risorse in costosi macchinari di stampaggio, si utilizza il super computer Cray per fare l’analisi dello stress del telaio, si esegue il controllo qualità tramite analisi ai Raggi X. Alla fine degli Anni ’80 parte la produzione di serie con il modello Limited First Edition, venduto a un costo tra le 400 e le 500 sterline a seconda dell’allestimento. La distribuzione avviene in 25 paesi tra cui, in Europa,  solo in Inghilterra e Olanda.

Convinto di avere le idee giuste e il design perfetto, Kirk brevetta in tutto il mondo la sua creatura che intanto vince numerosi premi di design dove viene indicata come la bici del futuro. Purtroppo, però, la produzione nella fabbrica inglese di Basildon procede a rilento. Lentamente emergono tutti i limiti della tecnologia di stampaggio in magnesio pressofuso. Solo il 10/15% dei telai risulta privo di difetti, bolle o crepe. Inoltre, i vantaggi promessi da Kirk vengono disattesi: la bici risulta più costosa delle altre e non è nemmeno più leggera; gravi difetti e cedimenti si verificano sul reggisella, sul movimento centrale e sulla zona manettini cambio. Infine, il telaio in magnesio tende a sfarinarsi a contatto con l’acqua e a infiammarsi in caso di caduta sulla strada. Una situazione disastrosa.

PRODUZIONE COMPLICATA

Si continua però la produzione cercando di eliminare i difetti. Per dare una spinta alle vendite e attenuare la cattiva fama acquisita, si decide di fornire la bicicletta al team professionistico olandese TVM. I corridori Steve Poulter, Phil Anderson, Jesper Skibby, Gert-Jan Theunisse partecipano con successo a numerose corse internazionali e al Tour De France con le biciclette Kirk Precision, modificate e realizzate però in alluminio. La doccia fredda arriva nei primi Anni ’90, quando il telaio della Kirk Precision viene ritenuto non conforme per le competizioni e bandito dall’UCI. Il marchio inglese si dedica allora alla produzione di tre nuovi modelli Mountain Bike, sempre in magnesio, abbandonando i modelli da corsa.

Il successo commerciale di Kirk fu effimero e costellato di cadute. Proprio quando i problemi tecnici dei telai sembravano essere risolti, ecco che la fabbrica viene devastata da un incendio innescato dai residui di lavorazione del magnesio. Dati gli scarsi risultati finanziari, Il principale azionista – la già citata Norsk Hydro – si ritira nel 1992 portando poco dopo alla chiusura della società. Così facendo svanisce anche il sogno del visionario ingegnere Frank Kirk con tutte le sue rivoluzionarie promesse. Tuttavia, ancora oggi, la Kirk Precision desta grande curiosità e fascino per le sue forme sinuose e uniche. Il suo iconico design senza tempo è diventato uno dei simboli degli Anni ’80 al pari di oggetti come la De Lorean DMC 12 e i primi computer di Steve Jobs. Il suo valore di mercato è in costante aumento, viene ricercata da collezionisti ed è presente in prestigiosi musei di design.

Il viaggio sognante di Frank Kirk può essere riassunto con una frase di Herman Melville, autore di Moby Dick: “È meglio fallire nell’originalità che avere successo nell’imitazione”.


Collezione e foto: Roberto Roncali


Scheda tecnica

Marca: Kirk Precision

Modello: Limited First Edition

Anno: 1987

Condizioni: Restauro completo

N° serie: 290

Telaio: Magnesio pressofuso    AZ 91 HP

Misura: 57 c/c

Peso: 9,4 kg

Gruppo: Campagnolo C Record 

Sella: Cinelli Volare

Manubrio: Cinelli Giro d’Italia

Cerchi: Ambrosio Synthesis  Super Professional


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Tag: BE42concorso d'eleganza gaiolekirk
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«È meglio fallire nell'originalitá che avere successo nell'imitazione» - Herman Melville

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

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VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

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Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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