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Home News Le Biciclette

Croce monotirante 1889

Da uno scomparto segreto riappare un bicicletto straordinario

di Redazione
20 Novembre 2022
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Dell’evoluzione della bicicletta abbiamo parlato diverse volte sulle nostre pagine, testimoniando il passaggio dai primi tentativi di bicicletta in legno (prima la draisina, poi i Michaud a trazione anteriore, poi i Grand Bi, eccetera) fino ad arrivare al telaio con doppio triangolo così come lo conosciamo oggi.

Una storia densa di esperimenti e personaggi che portò, nel 1885, alla definizione a opera di J.K. Starley di quello che viene chiamato “Safety Frame”, ovvero “Telaio di sicurezza”, dove per “sicurezza” si intende soprattutto il fatto che il ciclista poteva facilmente appoggiare i piedi per terra senza trovarsi a pedalare alle altezze vertiginose che richiedevano i Grand Bi. L’invenzione della catena, che permise di trasmettere il movimento alla ruota posteriore, fu fondamentale in questo passaggio.

Per quanto riguarda il telaio, invece, prima di arrivare alla conformazione attuale ci furono anni di tentativi in cui si provarono varie soluzioni. Una di queste fu appunto il telaio cosiddetto “a croce”, come quello dell’esemplare che vedete in queste pagine e che proviene dalla collezione – e dalle sapienti mani – di Maurizio Botta, restauratore professionista che opera a Lurate Caccivio, in provincia di Como. C’è una bella storia dietro a questo croce e Maurizio non ha esitato a raccontarcela.

PASSAGGIO SEGRETO

«Sono stato contattato da un mio amico che stava restaurando una villa ottocentesca in provincia di Milano», spiega Maurizio, «perché aveva ritrovato questo esemplare in una camera segreta che era tornata alla luce dopo l’abbattimento di un muro. Evidentemente, i proprietari avevano deciso di nasconderla insieme ad altri oggetti di valore, per ragioni che non sappiamo». Su questo bicicletto, in buona sostanza, non ci sono informazioni specifiche, e tutto deve essere desunto dall’osservazione del telaio e della componentistica. «È molto difficile capire se si tratti di un mezzo italiano o francese, perché a quell’epoca c’erano dei rivenditori che operavano dalle due parti delle Alpi con grande libertà, magari assemblando in Italia. Per la datazione, invece, possiamo pensare al 1888/89, data che si evince dal tipo di trasmissione con catena a passo Abignon, caratteristico di quegli anni, quando non esisteva ancora uno standard unico come adesso». Un altro indizio che ci porta a questa datazione è anche la dimensione del monotubo che costituisce il telaio, che nel biennio ’87/88 era generalmente più piccolo.

Negli anni pionieristici della bicicletta le soluzioni tecnologiche si utilizzavano imparandole mano a mano e andando a integrare conoscenze di altri settori, come per esempio per quanto riguarda la forcella, la cui costruzione era mutuata da quella dei foderi delle spade, con cui c’è una somiglianza notevole. Per il resto si tratta di una bicicletta molto pesante, pensata per essere resistente e con alcune caratteristiche di postura che ricordavano l’uso che si faceva allora del cavallo. Ne sono un esempio sia il manubrio ampio, come se si tenessero delle briglie, sia il telaio che si alza sul davanti. Un richiamo alla cultura agreste è anche il campanello che era costantemente messo in funzione dalle asperità del terreno e dal movimento, come capitava al bestiame.

SAPORE ANTICO

A osservarlo da vicino, il croce presenta un aspetto antico, come se fosse appena uscito da un sottoscala. Pulito, funzionante, ma non rimesso a nuovo. «I miei restauri hanno l’obiettivo di riportare la bicicletta alle condizioni iniziali», spiega Maurizio, «ma in maniera tale da rispettare anche l’età del mezzo. Non rivernicio il telaio, per esempio, ma lo ripristino e lo proteggo con più mani di cera d’api. Se poi è necessario, ricostruisco tutti i pezzi mancanti utilizzando le tecnologie costruttive dell’epoca, che è quello che a mio parere deve saper fare un buon restauratore per mantenere l’identità della bicicletta».

E i lavori di Maurizio Botta, amante delle biciclette fin dall’età di 13 anni, testimoniano questa sua grande passione, oltre all’attenzione e alla manualità, mutuata da un passato nel modellismo in cui realizzava personalmente ogni componente degli aeromodelli. «Rispetto allo stato di ritrovamento ho aggiunto il faretto, il campanello e i pedali ottocenteschi, che ho trovato a un mercatino. Tutto in maniera coerente e coeva. La sella in pelle invece è la sua originale. Ho dovuto rifare le gomme piene, cosa a cui provvedo personalmente e che molti clienti mi chiedono».

Esemplari come questo, restituiti alla vita in questo modo, sono davvero rari. Ci riportano a un’epoca in cui andare in bicicletta era considerato pericoloso, vuoi anche per freni non all’altezza quando non addirittura inesistenti, dato che si frenava con la ruota fissa o con freni a tampone come quello presente su questo croce. Erano anni in cui quando qualcuno era particolarmente preoccupato veniva definito “bicycle face”, ovvero “faccia da bicicletta”. Per questo sui primi safety frame comparve un tirante di sicurezza, poi due, poi arrivò la bici contemporanea, rimasta quasi identica da allora. Da notare una differenza sostanziale nei raggi, dalla dimensione notevolmente superiore a quelli attuali (4 mm). Questo perché, all’epoca, lavoravano ancora a compressione, come si usava per le ruote dei carri, e non a trazione come sarebbe accaduto in seguito, cosa che avrebbe aumentato di molto la leggerezza delle ruote.

Lo studio di tutto quello che è stata storia della bicicletta prima del Novecento esige di addentrarsi in queste tematiche, cosa che sicuramente affronteremo nuovamente in futuro tornando a trovare Maurizio Botta e i suoi restauri.


Collezione e restauro: Maurizio Botta Si ringrazia: Paolo Maria Caserta


Scheda tecnica

Marca: ignota

Anno: 1889 circa

Telaio: a croce in acciaio con monotirante

Trasmissione: ruota fissa con passo Abignon

Freno: anteriore a tampone

Ruote: con gomme piene e raggi da 4 mm

Sella: in cuoio originale


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Tag: BE58biciclettocroceOttocento
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Cover Story: Bartali '30/50 Track

Bicycles:
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- Ciclo Piave Race 1955
- Gielle Corsa 1983
- Fausto Coppi C4 Lugano 53 Pellicioli 1994
- Takhion Track 1990
- Croix Super-Tri-Porteur 1938
- Steve Potts Signature 1990
- France Sport Women’s 1925

People:
- Runaway Words: World Inspirations 66
- Bernard Hinault 68
- Mario Fossati 76
- Rodolfo Muller 80
- Attilio Pavesi 81

Véloculture:
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Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

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A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

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BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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