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Home News Le Biciclette

Crescent N° 11 1897

Un'americana nata sotto il segno della Luna

di Redazione
10 Marzo 2023
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Gli anni del velocipedismo pionieristico sono ricchi di storie, vicende e intrecci che si perdono nella notte dei tempi e che talvolta arrivano fino ai giorni nostri.

È il caso del marchio Crescent, di cui parliamo in questo articolo, che nasce in quel di Chicago verso il 1890 – primo anno di cui ne viene documentata l’esistenza – per opera dell’impresa locale Western Wheel Works, fondata da Adolph Schoeninger nel 1866 e che inizialmente si occupava della realizzazione di giocattoli, per poi passare alla fine degli Anni ’80 dell’800 a un’intensa produzione di biciclette, fino al punto di entrare, nel 1899, in un cartello che controllava il 95% del mercato americano, arrivando a realizzare con la sola WWW oltre 50.000 veicoli in un anno. Simbolo iconografico della Crescent, come dice il nome stesso, è appunto la Luna crescente.

Il marchio Crescent diventerà in breve tempo talmente popolare da offrire distributori in tutto il mondo, come per esempio in Svezia, dove nel 1896 Eli Pettersson e August Lindblad fondarono la Aktiebolaget Amerikansk Cycle Import, azienda che iniziò l’importazione delle biciclette americane con ben 6000 esemplari. Circa 10 anni più tardi, tra il 1907 e il 1908, iniziò per opera della stessa impresa la produzione diretta in Svezia di bici marchiate Crescent, anche se non è chiaro come e se la coppia svedese ottenne i diritti sul celebre – all’epoca – marchio americano. Oggi Crescent fa parte del gruppo Cycleurope insieme a Monark e Bianchi e la sua sede è a Valberg, città svedese di 35.000 abitanti affacciata sullo stetto di Katteberg, che divide il paese scandinavo dalla Danimarca, dove è presente anche un museo dedicato al marchio.

La bicicletta di cui parliamo in queste pagine, appartenente alla collezione di Marcello Fogagnolo, fotografa la storia di Crescent nel punto più intenso della produzione americana, collocandosi indicativamente negli anni 1897/98 e descrivendo con i propri stilemi e le soluzioni tecniche quella precisa epoca della produzione velocipedistica.

RARA E TAGLIENTE

Marcello, socio AVI molto attivo nel campo del ciclismo vintage, fa parte di un gruppo di collezionisti della provincia di Ferrara che con grande passione si dedica soprattutto alle biciclette a cavallo tra ‘800 e ‘900, anni febbrili e molto difficili da indagare per via delle fonti frammentarie e lontane nel tempo. La Crescent N° 11 che vedete in queste pagine emerge da questo contesto di relazioni, ed è stata restaurata in maniera conservativa. Molto bella e filante, nonostante una certa imponenza tipica delle biciclette americane dell’epoca, la N° 11 veniva venduta al ragguardevole prezzo di 50 dollari, che la rendeva la più costosa del catalogo Crescent di fine ‘800. Molti infatti erano i particolari di pregio che la impreziosivano, come per esempio il manubrio sportivo che poteva essere montato sia in versione da corsa, con la piega bassa (come si vede in queste foto) sia al contrario, con la piega in alto, per un più comodo uso turistico o nella vita di tutti i giorni lungo strade che non sempre – anzi di rado – erano asfaltate come quelle contemporanee.

«La bicicletta è stata oggetto di un restauro conservativo nel quale siamo intervenuti il minimo possibile», spiega Marcello. «La cosa incredibile sono appunto i tantissimi particolari che sono rimasti tali e quali a quando è stata messa in produzione, alcuni davvero molto rari da trovare ancora oggi integri». In evidenza, ovviamente, il logo Crescent, la cui falce tagliente si trova sia in doppia versione nel fregio in ottone sul cannotto di sterzo sia in maniera pregiatissima e unica sui tappi di chiusura, anch’essi in ottone, delle manopole in legno. La trasmissione a scatto fisso è caratterizzata da una catena a passo Humber e da una guarnitura a 20 denti C-MG smontabile attraverso tre viti. I pedali sono tipici dell’800, in ferro con inserti in gomma, mentre la sella è originale Crescent in pelle con un inserto antiprostatico che ricorda le Christy. Il movimento centrale è dotato di oliatore e ha un sistema di registrazione delle calotte attraverso una ghiera dentellata. Le ruote in legno 28 x 1 5/8 sono bombate e tipiche da corsa del periodo, per tubolari di produzione canadese che presentano una valvola caratteristica che spunta appena dal cerchio. I mozzi con oliatore sono i classici 32-36.

La Crescent N°11 del 1897 è un esemplare unico davvero molto evocativo, simbolo della grande produzione americana di fine ‘800 e che ancora oggi sa essere affascinante come una notte di Luna crescente.


Collezione e foto: Marcello Fogagnolo


Scheda tecnica

Marca: Crescent

Modello: N°11

Anno: 1897

Telaio: in acciaio

Trasmissione: scatto fisso con passo Humber e guarnitura C-MG smontabile

Movimento centrale: con oliatore e regolazione delle calotte

Pedali: in acciaio con inserti in gomma

Cerchi: in legno da corsa 28×1 5/8

Pneumatici: tubolari di produzione canadese

Mozzi: con oliatore 32-36

Manopole: in legno con tappo in ottone marchiato Crescent

Sella: Crescent in pelle antiprostatica


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Tag: BE60crescentOttocento
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
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We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

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But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

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VINTAGE WORLD

Eroica News 2

AVI 4

NUVI 5

RSC 6

VCC 7

Épopée Sutter 8

Giro d'Italia d'Epoca 9

Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

Books 85

Velodrom Favorit Brno 1889 86

The origins of racing - part 2 90

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Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre Cari amici, a grande richiesta torna sulle nostre pagine il Calendario delle Ciclostoriche 2026, in collaborazione con @eventbike.

Tutti gli appuntamenti dell'anno per non perderne nemmeno uno.

Lo trovate su BE75 in edicola adesso e sul nostro sito a questo indirizzo:

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Se volete segnalare il vostro evento, scrivete a info@eventbike.it
JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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