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Home News Le Biciclette

Bianchi Mod. C 1910

Un modello amatissimo in condizioni impeccabili

di Redazione
15 Marzo 2023
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Indagare nelle pieghe del tempo, andando indietro a volte di ben più di un secolo, porta a imbattersi in situazioni che non sempre sono univoche ma che devono essere lette attraverso la lente d’ingrandimento della Storia.

La cultura della bicicletta – che è la mission della nostra rivista – ci permette quindi, attraverso lo studio e i riscontri, d’inquadrare al meglio che si può produzioni che, seppur seriali, non sono paragonabili a quelle contemporanee – identicamente uguali – ma che a volte attraversano la propria epoca in maniera cangiante. È il caso del bellissimo modello che presentiamo in queste pagine, appartenente alla collezione di Giorgio Coreggioli, che ha suscitato un vivace dibattito, anche in Rete, sulla sua collocazione nell’offerta di Bianchi d’inizio Novecento. Questo per la grande somiglianza tra due modelli per molti versi quasi identici, ovvero le Bianchi A e C, dalle cui differenze partiamo per approfondire questa bici databile sicuramente al 1910.

A e C, rispettivamente “Da viaggio” e “Corrente da viaggio”, vanno a braccetto nella produzione di Edoardo Bianchi sin da fine ‘800. Se analizziamo i quantitativi produttivi della casa milanese, sono da considerare tra i modelli più rilevanti, sicuramente i più venduti e per questo forse tali da aver reso la Bianchi all’epoca così importante e conosciuta in Italia e nel mondo. Erano definiti modelli “popolari” in quanto erano i più economici, in anni in cui la bicicletta era un lusso che in pochissimi si potevano permettere. A differenza dei modelli B e D erano i meno innovativi: A e C ricorrevano spesso all’utilizzo di forme telaistiche meno aggiornate e sempre di componentistica di qualche anno precedente rispetto alle produzioni più nobili.

Per quanto riguarda il modello A, viene prodotto sicuramente fino al 1916 (in pochissimi esemplari sarà prodotto fino al 1920 senza comparire mai in nessun catalogo), del modello C invece si perde ogni traccia dal catalogo del 1910. La differenza sostanziale che ha sempre caratterizzato i due modelli è stata la presenza (Mod. A) o meno (Mod. C) dei parafanghi. Altre caratteristiche che variano negli anni sono il freno posteriore, che diventa di serie nel Mod. A nel 1907, mentre il modello C ne è privo. Diventerà poi un accessorio nel 1908/9 con il Mod. C bis. Nei modelli C, negli ultimi anni di produzione, differentemente dal modello A, si perde anche il “fermasterzo semplice” (ovvero il collarino) per passare all’uso del manubrio con expander.

CONSERVATO RAFFINATO

Giorgio ci racconta di come abbia avuto inizio la sua passione per le bici d’epoca e di come questo esemplare sia entrato a far parte della sua raccolta. «Mi considero un collezionista anziano», racconta, «perché fin dall’età di 15 anni frequentavo a Ferrara un vecchio meccanico che addirittura smontava i carri armati nell’immediato Dopoguerra, e che aveva in negozio tantissime Taurus. È lì che è nato il mio amore per le bici. Nel corso degli anni ho avuto mezzi molto particolari come Durkopp, Metropole, Rudge, Clement, componendo collezioni che poi ho smontato per ricominciare da capo. Oggi m’interesso soprattutto di biciclette di taglia molto grande, tra il 1895 e il 1910, che devono avere due caratteristiche importanti: essere conservatissime ed essere pedalabili, come nel caso di questa Bianchi».

Nonostante facesse parte della vendita conseguente a un’eredità, la bici non venne ritenuta interessante, forse per un intervento di cui era stato oggetto. «A prima vista sembrava che le congiunzioni fossero di tipo invisibile», spiega Giorgio, «ma in realtà erano solo state coperte con dello stucco e poi riverniciate. La difficoltà a identificarla ha probabilmente scoraggiato gli acquirenti, ma è bastata una piccola operazione per restituire un modello completamente originale, né riverniciato o rinichelato ma solamente ripulito. La bicicletta ha di fatto perso quasi tutta la vernice ma ha sviluppato una lucente ossidazione che le conferisce una patina del tutto particolare».

Tra le caratteristiche significative di questo modello notiamo le pendine smussate del fodero alto verso il nodo sella, cosiddette “a fetta di salame”, e la bellissima testa di forcella aperta Bianchi (viste tra le ultime proprio su questa bicicletta) con i bilancieri dei freni sempre avvitati alle inconfondibili fascette a forma di B del marchio milanese. La frenata anteriore è una semplice leva a lama con molla di ritorno di acciaio armonico, soluzione ben collaudata su moltissime biciclette inglesi di fine ‘800, non ultima la Humber di Beeston. Il manubrio, ancora impipato dritto (sistema già abbandonato), ha il corretto diametro di 24 mm anche al piantone, e ha la leva esterna e montata su un supporto saldato al telaio, mentre qualche anno prima era tenuta fissata sul tubo manubrio mediante un collarino.

La bicicletta è tutta marcata “0” (ovvero 1910), dai mozzi alla corona, dalle pedivelle alla forcella, mentre entrambe le scatole riportano anche l’occhio di pernice e il simbolo a trifoglio con all’interno le lettere EBC (Edoardo Bianchi Cicli), caratteristica degli anni dal 1910 al 1912. Nota particolare meritano anche mozzi Bianchi con flangia interna “bombata” e oliatore J. Lucas Birmingham, caratteristici ed esclusivi della produzione Bianchi che va dal 1905 al 1910. «Non li ho smontati», racconta Giorgio, «ma come si può vedere dalle fotografie conservano i coni originali. Non ho smontato nemmeno il movimento centrale ma mi aspetto che il perno sia anch’esso marcato 0, in quanto dall’esterno risulta tutto originale». I pedali, ancora in buone condizioni, sono Bianchi a 13 punte. Le ruote sono da 28 1 3/8 mentre i copertoni sono di marca Superga. La larghezza dei cerchioni è di 40 mm, come si conveniva a una bicicletta robusta e da viaggio, caratteristica peculiare di questi modelli. La sella è una Brooks B18 anch’essa da viaggio, comoda e coeva alla bici, come si può anche vedere dalla placchetta in ottone traforata posta nella parte posteriore del cuoio, tipica del periodo. Il reggisella è senza expander, corretto su questi modelli. La ruota libera e la catena sono Bianchi.

Un esemplare splendidamente conservato, quindi, che racconta una storia unica e popolare e che ci riporta, con la potenza dei suoi dettagli e l’eccellenza delle sue condizioni, all’epoca in cui Edoardo Bianchi gettava le solide basi che avrebbero reso il marchio con il suo nome famoso in tutto il mondo ancora oggi.


Collezione e foto: Giorgio Coreggioli Si ringrazia: Silvio Antoniucci – Registro Storico Cicli (Bianchi)


Scheda tecnica

Marca: Bianchi

Modello: Mod. C

Anno: 1910

Telaio: in acciaio

Trasmissione: ruota libera Bianchi

Freni: Bianchi fascettati

Leve freno: anteriore con molla di ritorno, posteriore con filo a leva rovescia

Mozzi: bombati Bianchi con oliatore J. Lucas Birmingham

Ruote: da 28 1/3, canale da 40 mm

Copertoni: Superga

Sella: Brooks B18 da viaggio


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La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato d La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato di avanguardia non solo per il settore delle mountain bike ma per la bicicletta in generale, come dimostrano accorgimenti ideati da Charlie Cunningham (in foto) decenni prima.

Ve l'abbiamo raccontata su BE75 grazie al contributo di Joe Breeze, una leggenda della mountain bike, e del @marinmuseumofbicycling. Grazie anche a Charlie Sedlock, per le foto che ci ha concesso, e al nostro Fausto Delmonte , profondo conoscitore del settore.

Una bicicletta importante che meriterebbe una copertina variant della nostra rivista, e forse la faremo!

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The 1979 Cunningham CC Proto is a cutting-edge model not only for the mountain bike sector but for bicycles in general, as demonstrated by the features designed by Charlie Cunningham (pictured) decades earlier.

We told you about it on BE75 thanks to the contribution of Joe Breeze, a mountain biking legend, and the @marinmuseumofbicycling. Thanks also to Charlie Sedlock for the photos he provided us with, and to our own Fausto Delmonte, an expert in the field.

This is an important bicycle that deserves a variant cover of our magazine, and perhaps we will do just that!

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