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Home News Le Biciclette

Cicli Leone Aerodyne Anni ’50

Leggera, veloce, aerodinamica... unica!

di Alberto Castelli
15 Gennaio 2022
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Per capire la bicicletta presentata in queste pagine, bisogna partire dal significato del telaio che le dà il nome: “Aerodyne”, ovvero “Aerodina”, un termine ormai desueto che indica un mezzo più pesante dell’aria che, grazie alle forze che lo muovono, può volare.

Un concetto diverso da quello che intendiamo, oggi, quando parliamo di “aerodinamica”, termine che si riferisce soprattutto a concetti come la resistenza all’aria o la capacità di un’auto di incollarsi al suolo grazie agli alettoni. Quando alla fine degli Anni ’30 Maino ideò il telaio Aerodyne, invece, eravamo nel periodo pionieristico dell’aviazione, nata meno di un quarto di secolo prima con il primo volo dei fratelli Wright ed evolutasi brutalmente durante la Prima Guerra Mondiale per ragioni prettamente belliche. Aerodyne aveva quindi il significato evocativo di qualcosa che fosse in grado di volare.

E infatti era proprio su questo concetto che aveva puntato Maino per la sua Aerodyne, identificata come una bicicletta di gran lusso, con geometrie e forme uniche, con congiunzioni invisibili – marchio distintivo dei top di gamma dell’epoca – e con un’infinità di dettagli in alluminio nell’allestimento, il materiale aeronautico per eccellenza. Il successo di questa tipologia di bicicletta, che restò in produzione per circa 15 anni, fu tale che ne vennero realizzate anche delle imitazioni stilistiche, come questa Cicli Leone Aerodyne di inizio Anni ’50 che ripropone lo stesso telaio, “copiandolo” pari pari da Maino, con l’eccezione – evidente e sostanziale – delle congiunzioni tradizionali al posto di quelle invisibili, sicuramente più pregiate.

PIEMONTESE DOC

La bicicletta si inquadra in quell’ampio e straordinario contesto delle biciclette piemontesi, nutritosi negli anni di una iniziale egemonia tecnica della vicina Francia per poi superarla grazie a marchi eminenti e prestigiosi. È qui che ha attinto Leonardo Martini, proprietario della qui presente Aerodyne restaurata da Alberto Castelli e Marco Bolle, esemplare che è andato a inserirsi da qualche anno nella sua collezione. «Con la bicicletta per me è stato amore a prima vista», spiega il collezionista di Lucca. «Fin da piccolo mi occupavo di tirarle lucide nel negozio di biciclette gestito da mio nonno. L’attività ha chiuso, ma la passione mi è rimasta».

Leonardo ha un obiettivo molto ambizioso: raccogliere tutte le biciclette di tutti i produttori italiani del periodo che va dal 1930 al 1959. Un’opera gigantesca che riguarda centinaia di esemplari. «Credo che il periodo che ho scelto sia il più rappresentativo per raccontare l’eccellenza italiana di quel periodo. Mi piacerebbe tradurre in realtà i cataloghi dei principali marchi, permettendo agli appassionati di verificare la produzione anno dopo anno in un museo che mi piacerebbe aprire, un giorno». In questo percorso non poteva mancare la Aerodyne di Cicli Leone. «Ritengo sia una bicicletta molto bella», chiosa Leonardo, «che la dice lunga su quanto fossero bravi i produttori piemontesi. Appena l’ho vista ho pensato che dovesse far parte della mia raccolta».

La bici è stata realizzata da Antonio Leone, produttore storico di velocipedi di Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo, azienda nata nel lontano 1920 e tuttora esistente, sempre nel paese di origine, con il nome di Dino Bikes. Il modello di queste pagine risale ai primi Anni ’50, come testimonia la componentistica utilizzata. Il telaio presenta l’attacco di serie per un cambio Regina molto simile al Simplex Campione del Mondo. Venendo al montaggio, troviamo parafanghi sfaccettati e carter a ¾ in ottone cromato. La guarnitura, invece, è marchiata Aurelia, marchio brevettato dalla ditta Leone e depositato nel 1953, omonimo di un altro marchio Aurelia facente parte del gruppo lombardo Aprilia, che invece produceva bici complete e non solo componenti, cosa che potrebbe indurre in confusione. La forcella interamente cromata presenta il foro per il passaggio del cavo freno. Le ruote con cerchi in acciaio da 26×1 ⅜ sono dotate di freni a tamburo e mozzi in alluminio SIAMT. Proprio i freni sono una caratteristica tipica delle Aerodyne, dato che tutti i modelli, tranne quelli prodotti da Validior, li montavano di serie a tamburo, a testimonianza dell’elevata qualità della proposta. Probabilmente, ragioni economiche, di manutenzione e di efficienza portarono poi i tamburi a sparire o quasi dagli allestimenti per le biciclette, restando invece sui motorini. Infine, il manubrio è un Ambrosio Super Lusso in alluminio con manopole in plastica e leve freno integrate.


Foto e restauro: Alberto Castelli Collezione: Leonardo Martini


Scheda tecnica

Marca: Cicli Leone

Modello: Aerodyne

Anno: primi Anni ’50

Telaio: tipo Aerodyne in acciaio con congiunzioni normali

Guarnitura: marchiata Aurelia

Trasmissione: Regina tipo Simplex a 3 velocità

Gruppo luce: Regina

Manubrio e attacco: Ambrosio Super Lusso in alluminio

Carter: 3/4 in ottone cromato

Ruote: in acciaio da 26″

Pneumatici: Michelin sportivi nero/para

Freni: SIAMT a tamburo

Mozzi: SIAMT

Sella: in pelle con imbottitura in crine


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Tag: aerodyneAnni 50BE53passeggio
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Perla Mod. 53 1926

Alberto Castelli

Appassionato collezionista di bici d'epoca esclusivamente piemontesi prodotte dagli anni '20 ai '50, si occupa di restauri conservativi e collabora con il Registro Storico Cicli, inoltre ha creato e gestisce numerosi gruppi FB riguardanti marchi di cicli piemontesi.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
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