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Home News Le Biciclette

Cicli Leone Aerodyne Anni ’50

Leggera, veloce, aerodinamica... unica!

diAlberto Castelli
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Per capire la bicicletta presentata in queste pagine, bisogna partire dal significato del telaio che le dà il nome: “Aerodyne”, ovvero “Aerodina”, un termine ormai desueto che indica un mezzo più pesante dell’aria che, grazie alle forze che lo muovono, può volare.

Un concetto diverso da quello che intendiamo, oggi, quando parliamo di “aerodinamica”, termine che si riferisce soprattutto a concetti come la resistenza all’aria o la capacità di un’auto di incollarsi al suolo grazie agli alettoni. Quando alla fine degli Anni ’30 Maino ideò il telaio Aerodyne, invece, eravamo nel periodo pionieristico dell’aviazione, nata meno di un quarto di secolo prima con il primo volo dei fratelli Wright ed evolutasi brutalmente durante la Prima Guerra Mondiale per ragioni prettamente belliche. Aerodyne aveva quindi il significato evocativo di qualcosa che fosse in grado di volare.

E infatti era proprio su questo concetto che aveva puntato Maino per la sua Aerodyne, identificata come una bicicletta di gran lusso, con geometrie e forme uniche, con congiunzioni invisibili – marchio distintivo dei top di gamma dell’epoca – e con un’infinità di dettagli in alluminio nell’allestimento, il materiale aeronautico per eccellenza. Il successo di questa tipologia di bicicletta, che restò in produzione per circa 15 anni, fu tale che ne vennero realizzate anche delle imitazioni stilistiche, come questa Cicli Leone Aerodyne di inizio Anni ’50 che ripropone lo stesso telaio, “copiandolo” pari pari da Maino, con l’eccezione – evidente e sostanziale – delle congiunzioni tradizionali al posto di quelle invisibili, sicuramente più pregiate.

PIEMONTESE DOC

La bicicletta si inquadra in quell’ampio e straordinario contesto delle biciclette piemontesi, nutritosi negli anni di una iniziale egemonia tecnica della vicina Francia per poi superarla grazie a marchi eminenti e prestigiosi. È qui che ha attinto Leonardo Martini, proprietario della qui presente Aerodyne restaurata da Alberto Castelli e Marco Bolle, esemplare che è andato a inserirsi da qualche anno nella sua collezione. «Con la bicicletta per me è stato amore a prima vista», spiega il collezionista di Lucca. «Fin da piccolo mi occupavo di tirarle lucide nel negozio di biciclette gestito da mio nonno. L’attività ha chiuso, ma la passione mi è rimasta».

Leonardo ha un obiettivo molto ambizioso: raccogliere tutte le biciclette di tutti i produttori italiani del periodo che va dal 1930 al 1959. Un’opera gigantesca che riguarda centinaia di esemplari. «Credo che il periodo che ho scelto sia il più rappresentativo per raccontare l’eccellenza italiana di quel periodo. Mi piacerebbe tradurre in realtà i cataloghi dei principali marchi, permettendo agli appassionati di verificare la produzione anno dopo anno in un museo che mi piacerebbe aprire, un giorno». In questo percorso non poteva mancare la Aerodyne di Cicli Leone. «Ritengo sia una bicicletta molto bella», chiosa Leonardo, «che la dice lunga su quanto fossero bravi i produttori piemontesi. Appena l’ho vista ho pensato che dovesse far parte della mia raccolta».

La bici è stata realizzata da Antonio Leone, produttore storico di velocipedi di Borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo, azienda nata nel lontano 1920 e tuttora esistente, sempre nel paese di origine, con il nome di Dino Bikes. Il modello di queste pagine risale ai primi Anni ’50, come testimonia la componentistica utilizzata. Il telaio presenta l’attacco di serie per un cambio Regina molto simile al Simplex Campione del Mondo. Venendo al montaggio, troviamo parafanghi sfaccettati e carter a ¾ in ottone cromato. La guarnitura, invece, è marchiata Aurelia, marchio brevettato dalla ditta Leone e depositato nel 1953, omonimo di un altro marchio Aurelia facente parte del gruppo lombardo Aprilia, che invece produceva bici complete e non solo componenti, cosa che potrebbe indurre in confusione. La forcella interamente cromata presenta il foro per il passaggio del cavo freno. Le ruote con cerchi in acciaio da 26×1 ⅜ sono dotate di freni a tamburo e mozzi in alluminio SIAMT. Proprio i freni sono una caratteristica tipica delle Aerodyne, dato che tutti i modelli, tranne quelli prodotti da Validior, li montavano di serie a tamburo, a testimonianza dell’elevata qualità della proposta. Probabilmente, ragioni economiche, di manutenzione e di efficienza portarono poi i tamburi a sparire o quasi dagli allestimenti per le biciclette, restando invece sui motorini. Infine, il manubrio è un Ambrosio Super Lusso in alluminio con manopole in plastica e leve freno integrate.


Foto e restauro: Alberto Castelli Collezione: Leonardo Martini


Scheda tecnica

Marca: Cicli Leone

Modello: Aerodyne

Anno: primi Anni ’50

Telaio: tipo Aerodyne in acciaio con congiunzioni normali

Guarnitura: marchiata Aurelia

Trasmissione: Regina tipo Simplex a 3 velocità

Gruppo luce: Regina

Manubrio e attacco: Ambrosio Super Lusso in alluminio

Carter: 3/4 in ottone cromato

Ruote: in acciaio da 26″

Pneumatici: Michelin sportivi nero/para

Freni: SIAMT a tamburo

Mozzi: SIAMT

Sella: in pelle con imbottitura in crine


 

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Tag: aerodyneAnni 50BE53passeggio

Alberto Castelli

Appassionato collezionista di bici d'epoca esclusivamente piemontesi prodotte dagli anni '20 ai '50, si occupa di restauri conservativi e collabora con il Registro Storico Cicli, inoltre ha creato e gestisce numerosi gruppi FB riguardanti marchi di cicli piemontesi.

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    BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

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    Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
    Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

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Buona domenica!

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Ciclostoriche di Lombardia 10

Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

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ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

Bianchi D1 Pista 1902 32

King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

Ido Erani 82

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    JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU" Lo chiamavano " JOSE' MANUEL FUENTE, "EL TARANGU"

Lo chiamavano "El Tarangu", un intraducibile termine in dialetto asturiano che significava grosso modo "il garzone", "l'uomo di fatica", ma anche "l'imprevedibile". Manuel José Fuente era così: uno scalatore indomito e illeggibile che, nella sua breve carriera, ha fatto tremare i più grandi, compreso Eddy Merckx.

Ce lo racconta Alessio Stefano Berti su BE75 adesso in edicola.

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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    La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato d La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato di avanguardia non solo per il settore delle mountain bike ma per la bicicletta in generale, come dimostrano accorgimenti ideati da Charlie Cunningham (in foto) decenni prima.

Ve l'abbiamo raccontata su BE75 grazie al contributo di Joe Breeze, una leggenda della mountain bike, e del @marinmuseumofbicycling. Grazie anche a Charlie Sedlock, per le foto che ci ha concesso, e al nostro Fausto Delmonte , profondo conoscitore del settore.

Una bicicletta importante che meriterebbe una copertina variant della nostra rivista, e forse la faremo!

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The 1979 Cunningham CC Proto is a cutting-edge model not only for the mountain bike sector but for bicycles in general, as demonstrated by the features designed by Charlie Cunningham (pictured) decades earlier.

We told you about it on BE75 thanks to the contribution of Joe Breeze, a mountain biking legend, and the @marinmuseumofbicycling. Thanks also to Charlie Sedlock for the photos he provided us with, and to our own Fausto Delmonte, an expert in the field.

This is an important bicycle that deserves a variant cover of our magazine, and perhaps we will do just that!

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Foto e collezione di Michele Lozza (@thebikeplace ) con il contributo di Alessandro Turci (Alessandro Turci ).

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