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Home News Le Biciclette

Bianchi Superba 33/34

di Filippo Marazia
15 Luglio 2022
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Quante volte ci è capitato di sentir dire: «Possiedo il tuo stesso modello, una Bianchi Superba del 1933/34», per poi scoprire che c’erano delle differenze?

Ebbene, in questo particolare e ristrettissimo lasso di tempo ci sono tanti piccoli/grandi dettagli che, grazie a questo articolo, ci faranno conoscere questo modello tanto apprezzato dai collezionisti. La Bianchi Superba compare per la prima volta sui cataloghi della casa milanese nel 1934 [foto 1]. “Modello Gran Lusso”, viene descritto, e il suo prezzo di vendita è di lire 445, ben 100 lire in più del più conosciuto modello “Viaggio Lusso” Real, introdotto nel 1932.

Nonostante la sua comparsa in catalogo avvenga nel 1934, come detto, la prima produzione risale già al 1933 [foto 2]. In contemporanea all’introduzione di questo modello, assistiamo all’adozione della cromatura (che soppianta la nichelatura) su tutti i modelli Bianchi Gran Lusso. Nel 1933 la Superba risente ancora di geometrie e caratteristiche (telaistiche e non solo) tipiche dei modelli di fine Anni ’20. La prima cosa che notiamo negli esemplari del 1933 è l’utilizzo della misura di ruote 28×1-3/8 [foto 3], misura che ha caratterizzato tutti i modelli da viaggio degli anni precedenti e non solo per Bianchi.

Altra importante caratteristica della Superba del 1933 è il “patacchino” che chiude la pipa del manubrio: è infatti uguale a quello utilizzato sulla Real, smaltato con sfondo rosso e con scritta “BIANCHI · MILANO” [foto 4]. Questo fregio viene utilizzato anche sul modello Sublime (la Superba con ruota da 26”) e sostituisce, solo nel 1933, quello con l’aquila su sfondo blu. Nel 1933 il carter utilizzato è di tipo tubolare non scomponibile, con tappetto di spurgo olio in basso [foto 5], già visto all’inizio degli Anni ’30 sui modelli Z e R (Super a freni interni), con la differenza che il padellino è di tipo senza sportellino d’ispezione. Il codino, inoltre, ha il cosiddetto taglio a ¾ e si differenzia dal codino a “taglio diritto” che ha caratterizzato gli anni precedenti. Questo tipo di codino verrà utilizzato negli anni seguenti su tutti i modelli Gran Lusso (fino al 1935) e su tutti i modelli a freni interni (fino al 1942).

Novità importante per quanto riguarda i carter della Superba è l’assenza della costa cromata lungo tutto il bordo. Vi è tuttavia un doppio rigo di cromatura sul padellino.

ANNO PER ANNO

Continuiamo l’analisi del modello del 1933. I parafanghi montati sono i classici “a schiena d’asino”, già largamente visti in passato, seppure con piccole differenze, su quasi tutti i modelli Bianchi. Essi continuano ad avere il frangiacqua (o gocciolatoio) alle estremità [foto 6] e un ponticello con ogive fisse [foto 7]. Le astine si agganciano ai mozzi come sui modelli Viaggio.

Terminiamo l’analisi facendo notare che, solo per l’anno 1933, i pistoncini dei freni sono dotati di un inserto in bachelite di colore rosso [foto 8]. Successivamente questo particolare verrà sostituito con il colore nero. Ci spostiamo virtualmente nell’anno 1934, dove la Superba rispecchia tutto quello che raffigura il catalogo [foto 9]: la prima cosa che risalta è il cambio di misura delle ruote, che diventano delle 28×1-5/8 [foto 10] soppiantando le 28×1-3/8 ormai obsolete. Questa modifica fa sì che alla vista il mezzo risulti più allungato e meno imponente. Come possiamo notare, i parafanghi rimangono i classici “a schiena d’asino” con frangiacqua e ponticelli a ogive fisse [foto 11].

A differenza del modello del 1933 i pistoncini dei freni abbandonano l’inserto in bachelite rossa, sostituito da quello nero [foto 12]. Il carter rimane pressoché invariato, con l’aggiunta significativa della costa esterna cromata e di un disco cromato nel padellino, che continua a essere senza sportellino d’ispezione. Sempre presente, invece, il tappetto di spurgo dell’olio posto nella parte anteriore in basso. [foto 13]

Come anticipato, dal 1934 il patacchino manubrio utilizzato è il famoso disegno dell’aquila sabauda su sfondo blu [foto 14], molto simile a quello adottato in precedenza su Bianchi Z (1929-1932) e identico a Bianchi Sabina (1933-1938).

NUOVA DOTAZIONE

In linea di massima possiamo sostenere che questa configurazione caratterizzerà tutti i modelli prodotti nella prima metà del 1934. Successivamente, e per tutto il 1935, la Superba adotterà una nuova esclusiva dotazione [foto 15]. Partiamo con l’analisi soffermandoci sul particolare più vistoso (e più fragile): viene abbandonato il parafango “a schiena d’asino” e adottato il nuovo con profilo “a parentesi graffa”. Continuano a essere utilizzati i classici ponticelli con ogiva fissa e frangiacqua terminali [foto 16]. Questi parafanghi caratterizzeranno un altro modello di casa Bianchi, la tanto ambita Bianchi Super “Bandierina”. Soffermiamo il nostro sguardo sul carter: esso è il medesimo utilizzato in passato ma differisce dal padellino, che questa volta è totalmente piatto, senza rilievi o dischetti cromati, e adotta lo sportellino d’ispezione [foto 17]. La misura delle ruote rimane invariata: 28×1-5/8 [foto 18].

Punto in comune di tutte e tre le varianti sono sicuramente i pedali di tipo a “trombetta” con incisione in corsivo e 4 gommini “B” per ognuno [foto 19]. La sella è una Bianchi di produzione Aquila, in lamina di cuoio e telaio a riccioli [foto 20], il manubrio ha le leve freno in acciaio e le manopole in due pezzi “a botte” [foto 21]. A questo punto si può capire come modelli cronologicamente vicini dello stesso tipo di bicicletta avessero in effetti tante piccole differenze. Siete proprio sicuri, quindi, di avere una Bianchi Superba uguale a un’altra? Adesso potete verificarlo!


Trova le differenze

Soffermando la nostra analisi solo sul modello Superba, possiamo così schematizzare le varie configurazioni in tre evoluzioni successive:

1933

  • Ruote 28×1-3/8
  • Parafanghi “a schiena d’asino”
  • Carter senza costa cromata
  • Padellino carter con bordino e righino cromato
  • Inserti in bachelite rossa per la freneria
  • Patacchino manubrio su sfondo rosso

Prima metà del 1934

  • Ruote 28×1-5/8
  • Parafanghi “a schiena d’asino”
  • Carter con costa cromata
  • Padellino carter con bordino e dischetto cromato
  • Inserti in bachelite nera per la freneria
  • Patacchino manubrio con aquila su sfondo blu

Seconda metà del 1934

  • Ruote 28×1-5/8
  • Parafanghi “a parentesi graffa”
  • Carter con costa cromata
  • Padellino carter piatto con sportellino d’ispezione
  • Inserti in bachelite nera per la freneria
  • Patacchino manubrio con aquila su sfondo blu

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Tag: anni 30BE56bianchipasseggiosuperba
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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
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We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

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BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

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Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

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Giro delle Regioni 11

Events calendar 12

PORTRAITS

Simone D'Urbino 14

ROUTES

La Vignastorica 18

Cover Story: COLNAGO OVAL CX 1982 22

BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

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King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

VELOCULTURE

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