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Home News Le Biciclette

Bianchi RC Altig 1968

La bicicletta che vinse la Sanremo

di Redazione
25 Marzo 2023
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 6 minuti
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Nel pantheon dei corridori tedeschi, la figura di Rudi Altig sconfina dalla leggenda ed entra nel mito.

Il campione nato nel 1937 a Mannheim, nel land Baden-Württemberg, storica sede dell’elettore del Palatinato, è stato senza alcun dubbio uno dei più vincenti della sua epoca, una vera “macchina da corsa” che avrebbe potuto eccellere in qualsiasi sport, tanto era perfetta. Esploso come pistard e poi cresciuto come campione non solo delle corse di un giorno ma anche di quelle a tappe, Altig vanta ben 4 titoli Mondiali dal ‘59 al ‘66 (tre su pista, l’ultimo su strada), un Giro delle Fiandre, una Vuelta, un Baracchi in coppia con Anquetil, un’infinità di altre vittorie per un totale di 96 successi e – soprattutto – la Sanremo del 1968, in maglia Salvarani su bicicletta Bianchi.

Citiamo quest’ultimo trionfo non a caso, dato che la Bianchi Reparto Corse che potete vedere in queste pagine è proprio quella che il campione tedesco inforcò il 19 marzo del ’68 per battere in volata, nella Riviera dei Fiori, il francese Charles Grosskost, l’italiano Adriano Durante e via via tutto il resto del gruppo. Abbiamo potuto ammirarla durante il Concorso di Eleganza all’Eroica di Gaiole in Chianti 2022, dove ha ottenuto il prestigioso riconoscimento “Perla dell’Eroica” ed è stata presentata da un volto notissimo tra i collezionisti Bianchi. Parliamo di Carsten Rademacher, appassionato (eufemismo) tedesco conosciuto nell’ambiente come “Dottor Bianchi” e già vincitore del Concorso 2021 con la strepitosa Bianchi RC trionfante al Giro del 1978 con il belga De Muynch di cui vi abbiamo parlato su BE52.

COLPO DI FULMINE

Come sempre, le strade della passione creano convergenze misteriose che però, ricostruite a ritroso, trovano un senso. È infatti nella coerenza delle cose che una bicicletta di questo tipo, così tecnicamente eccellente, così carica di significato e di emozioni, sia tornata nel paese di origine del campione che l’ha pedalata in tante gare, soffrendo, lottando, vincendo. Carsten non nasconde la sua emozione quando ce ne parla: «Nella mia collezione ho circa 60 biciclette Bianchi da corsa, di cui 22 utilizzate da dei professionisti. È veramente molto emozionante per me aver potuto aggiungere anche questa bicicletta che fa parte della storia sportiva del mio paese, la Germania, perché la vittoria della Sanremo del ’68 da parte di Altig è tra le vittorie più importanti di un corridore tedesco con un telaio in acciaio. In questo senso, è una bicicletta davvero unica!».

Unica e certificata, se è vero che prima di entrare a far parte della collezione di Carsten questa Bianchi RC ’68 era passata tra le competentissime mani di Paolo Amadori, che l’aveva acquistata direttamente da uno dei fratelli Salvarani, Antonio, titolare della squadra per cui Altig corse nel biennio ’68/’69. «Venni a conoscenza di questa bicicletta attraverso un contatto con i Salvarani», spiega Paolo, «che avevano deciso di vendere due bici di Altig, una Chiorda e una Bianchi. A me interessava soprattutto quest’ultima, per cui sono stato molto felice di aver concluso positivamente la trattativa. Naturalmente, grazie al numero di telaio, ero certo che si trattasse della bicicletta del campione tedesco». Paolo Amadori, infatti, ha potuto verificare la correttezza dell’attribuzione grazie alle note contenute nei celeberrimi appunti di Pinella De Grandi, storico meccanico Bianchi, da lui rinvenuti alcuni anni fa e che riportano i numeri di telaio per tutti i professionisti della squadra, oltre a numerosi altri dati. Il numero 999465 corrisponde proprio a Rudi Altig.

Esiste inoltre una dichiarazione di originalità da parte di Antonio Salvarani sulla storia della bicicletta, cosa che rafforza l’attribuzione al campione tedesco e alla sua vittoria alla Sanremo. Un ruolo, quello di Pinella, che tocca in Carsten delle profonde corde emotive: «Pinella è senza dubbio l’uomo che più di ogni altro ha custodito i segreti delle biciclette appartenute ai grandi campioni. I meccanici stanno alle biciclette come i massaggiatori stanno agli atleti. Per loro la bicicletta è un essere vivo e sensibile che richiede cure particolari e la soddisfazione più grande viene dal vederla trionfare nei traguardi più importanti».

REPARTO CORSE

La bicicletta è stata senza dubbio prodotta dal Reparto Corse Bianchi e presenta tutte le caratteristiche dei modelli speciali di quegli anni, gli ultimi del RC Bianchi, che proprio alla fine degli Anni ’60 cesserà la produzione delle bici speciali per passarla interamente nelle mani di Giuseppe Drali. Innesti a coda di rondine tra foderi e forcellini, particolari forati e alleggeriti, congiunzioni finemente lavorate e dalla caratteristica forma rastremata lungo gli assi di mezzeria dei tubi con punte ben pronunciate lungo il tubo sterzo: queste alcune delle caratteristiche che indicano il lavoro certosino del RC. Il movimento centrale è perfezionato con alleggerimenti verniciati ed è dotato del foro centrale per la lubrificazione, chiuso con vite, tipico delle bici RC di fine Anni ’60. Guida cavi, fermaguaina, supporti leve cambio e porta borraccia sono tutti a fascetta. È uno degli ultimissimi esemplari ancora corredati degli occhielli per i parafanghi invernali. 

Rispetto ai modelli precedenti, la scritta “Bianchi” sul tubo obliquo e su quello verticale passa dal rosso al blu bordato di bianco, e sul frontale l’aquila d’oro della “fabbrica fornitrice la real casa” è stampata su un particolare adesivo laminato su foglio metallico e fondo colorato di bianco, introdotto pochi anni prima in sostituzione dell’aquila in coppale, che rimarrà fino al 1973.

Il telaio è un 57 C-F verticale e 57 C-C orizzontale, assemblato con tubi sottili e congiunzioni di sterzo integrate come nelle precedenti Specialissima. Rimarrà così ancora per un paio d’anni, poi la serie sterzo diventerà esterna, sostituita dalle più pratiche Campagnolo in acciaio, prima, e in alluminio, leggerissime, dopo. Il gruppo è il Campagnolo Nuovo Record quasi completo (eccezion fatta per i freni), con guarnitura strada 52-42 e pedivelle da 170 mm. Cambio posteriore omonimo a gestire un pacco pignoni a 5 velocità, catena Brampton e deragliatore anteriore Record. Anche i pedali sono i Campagnolo Record in alluminio e acciaio. Il reggisella è Campagnolo e la sella Unicanitor rivestita in pelle.

Come accennato, i freni sono ancora gli Universal Extra, ultima versione dei noti Mod. 51 usati fin dagli ultimi esemplari delle Bianchi Campione del Mondo. Il classico manubrio Ambrosio Champion in duralluminio con supporto lavorato da Bianchi è rivestito da una fascetta di cotone spigato di colore blu. Le ruote di questo esemplare sono assemblate con mozzi a 36 fori Bianchi in acciaio e alluminio, con foro oliatore centrale, e cerchi Nisi per tubolari raggiati in terza con raggi Stella rinforzati, legati e saldati, completate da tubolari Clement da 29′.

La verniciatura, cosa rara per le bici ex-RC che venivano smontate e riverniciate prima di essere rivendute, è originale e conferma l’attestato di Antonio Salvarani, che la ritirò ben prima che potesse subire questo processo. Un dettaglio unico che rende veramente inestimabile questa splendida macchina da gara, il fiore all’occhiello della collezione di Carsten Rademacher e una delle più belle viste a Eroica Gaiole 2022.


Collezione e foto: Carsten Rademacher (dr. Bianchi)


Scheda tecnica

Marca: Bianchi

Modello: Reparto Corse

Anno: 1968

Telaio: Bianchi RC in acciaio numero di serie 999465

Gruppo: Campagnolo Nuovo Record

Cambio: Campagnolo Nuovo Record a 5 velocità

Guarnitura: strada 52-42

Pedali: Campagnolo Record in alluminio e acciaio

Catena: Brampton

Freni: Universal Extra Mod. 51

Piega: Ambrosio Champion in alluminio

Mozzi: Bianchi 36 fori acciaio/alluminio

Cerchi: Nisi per tubolare

Pneumatici: Clement da 29′

Raggiatura: in terza con raggi Stella

Sella: Cinelli Unicanitor


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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

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BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

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From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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