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Home News Le Biciclette

Bianchi M 1932

Forte ed elegante come un drago

di Redazione
20 Novembre 2019
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 3 minuti
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Sportiva per eccellenza di casa Edoardo Bianchi, il modello M è stato lungamente in produzione per un ventennio, dal 1912 al 1932, portando con sé tutte le trasformazioni tecnologiche che hanno caratterizzato quel periodo, modificando il proprio allestimento in funzione delle nuove possibilità offerte per mantenere al vertice le performance (come per esempio la forcella, che in questa versione finisce con il forcellino).

Parliamo di un periodo cruciale per la bicicletta italiana, che vi entrò come subalterna a quelle francesi o inglesi – nettamente più prestazionali e meglio costruite – e ne uscì poi con lo scettro dello stato dell’arte nel campo della produzione ciclistica. Un dominio che sarebbe rimasto tale fino all’avvento del telaio in carbonio. Ecco perché la Bianchi M – bicicletta rara e interessantissima – è per molti un’icona quando si parla dei mezzi di quell’epoca.

L’esemplare che vedete in queste pagine è databile 1932 ed appartiene oggi alla collezione di Pietro Cazzolla ma è stata recuperata e restaurata da Silvio Antoniucci, grande appassionato di Bianchi di questo periodo e socio fondatore del Registro Storico Cicli. Fatta questa premessa, non può che balzare all’occhio il fatto che questa Bianchi M non porti le decal della casa milanese ma sia marchiata “Drago”.

Così com’era

«Ho trovato questa bicicletta vicino a Città di Castello, dove abito», spiega Silvio. «Le condizioni di partenza erano abbastanza disastrose ma la grande bellezza di questo esemplare sta nel fatto che tutte le componenti presenti su di esso – che ho mantenuto nel restauro conservativo – sono coerenti con l’epoca a cui appartiene, ovvero l’inizio degli Anni ’30”. La bicicletta, insomma, non sembra essere stata molto modificata dopo l’uso che ne è stato fatto, presumibilmente competitivo, fino al 1935 circa. Queste erano biciclette, infatti, che venivano utilizzate per più stagioni e che venivano mano a mano aggiornate con i nuovi ritrovati tecnologici. Raro trovare un mezzo con più di 80 anni senza modifiche significative.

È possibile indicare il 1935 come data di ultima modifica di questa Bianchi M grazie alla molla di ritorno applicata al prigioniero dei freni, una soluzione adottata proprio in quegli anni e non presente al momento della messa in produzione della bici. Anche altri particolari, come i pedali, sono stati sostituiti rispetto a quelli originali ma sono perfettamente coerenti con l’uso in gara che si poteva fare in quel periodo.

NEL SEGNO DEL DRAGO

Quella che illustriamo in queste pagine, insomma, è una bici vissuta e caratterizzata appunto dal marchio Drago piuttosto che Bianchi. «Abbiamo cercato di capire a cosa si riferisse questo nome», dice Pietro, odierno proprietario del mezzo. «È possibile che si tratti di un isolato o di una piccola officina locale che aveva deciso di partecipare alle corse con una propria bicicletta ma al momento possiamo fare solo delle ipotesi. Sarebbe molto interessante se qualcuno avesse delle informazioni più precise».

Dal punto di vista tecnico, la Bianchi M “Drago” ha caratteristiche interessanti e uniche, come per esempio il giro ruota al posteriore dotato, dal lato della ruota libera, di un pacco pignoni al posto di quello singolo visto in precedenza. Un’innovazione che Regina introdusse proprio nel 1932 permettendo così alle biciclette giro-ruota di avere tre rapporti. I corridori potevano scegliere se usare lo scatto fisso per i tratti veloci o quelli in salita, mentre sulla ruota libera avevano la possibilità di avere due rapporti molto ravvicinati che potevano essere selezionati fermandosi e spostando manualmente la catena, per poi proseguire dopo aver regolando la distanza della ruota dal movimento centrale usando i forcellini tipo corsa.

La bici monta freni Bowden Sport, top di gamma per l’epoca che di lì a poco sarebbero stati sostituiti dal modello Asso prima che Universal diventasse il punto di riferimento. I cerchi sono in legno originali Baruzzo come da catalogo Bianchi così come le manopole Spiga. La bicicletta è ancora perfettamente marciante ed è un bell’esempio di restauro conservativo che ha saputo fotografare le esigenze e le passioni che hanno caratterizzato il ciclismo sportivo a cavallo degli Anni ’30.


Collezione: Piero Cazzolla Restauro: Silvio Antoniucci FB: Registro Storico Cicli


Scheda tecnica

Marca: Bianchi

Modello: M

Anno: 1932

Trasmissione: giro-ruota con pacco pignoni Regina a due rapporti su ruota libera

Telaio: in acciaio

Ruote: 28″ in legno Baruzzo

Mozzi: Bianchi con oliatore ottonati.

Freni: Bowden Sport

Sella: in pelle


qrf

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Tag: BE40bianchicorsa
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A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

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È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

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