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Ballonette, che passione!

Genesi, stilemi ed esempi di biciclette Made in Piemonte

di Alberto Castelli
5 Luglio 2020
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 10 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Nel mondo del collezionismo capita spesso di trovare appassionati che si concentrano su uno specifico genere o su un periodo storico.

Non tutti modelli, infatti, sono interessanti per tutti, così che può capitare di trovarsi di fronte a collezioni che abbracciano un campo molto ristretto e che mostrano le diverse sfaccettature di un modello di bicicletta molto preciso, inquadrato nel proprio periodo storico. In questa casistica ricade senz’altro la collezione di Alberto Castelli, piemontese, che fin dall’inizio si è occupato di collezionare un genere molto apprezzato da chi segue il mondo delle biciclette da passeggio: le cosiddette “ballonette” (o anche “balloncine”). Alberto, oltre a essere un serio collezionista e restauratore, si occupa anche di catalogare e gestire, insieme ad altri autori, il contenuto di alcuni marchi sul Registro Storico Cicli: Frejus, Quattrocchio, Benotto e Beltramo. e altri che vedete in questo articolo. È a lui che ci siamo rivolti per dare uno sguardo al mondo delle ballonette, facendoci spiegare di che cosa si tratta e attingendo dalla sua raccolta per prendere in considerazione alcuni degli esempi più iconici.

Amore a prima vista

«La mia passione per le ballonette nasce nell’estate del 2014», esordisce Alberto. «Tutto è cominciato a Varigotti in Liguria, dopo aver visitato il magazzino di un amico rigattiere. È lì che ho trovato la mia prima bici, quella che diede il la alla mia collezione di biciclette d’epoca piemontesi. Si trattava di una Frejus Sportiva Ballonetto del 1946 – la trovate in questo articolo – tutt’ora un punto saldo e un riferimento per la mia raccolta. Dal quel momento iniziai a studiare il “fenomeno” ballonette, che peraltro non conoscevo».

Le ballonette – le chiamiamo così, ma la terminologia non è univoca – sono una tipologia di biciclette abbastanza diffusa in tutta Italia, dato che pressoché tutte le aziende avevano in catalogo modelli di questo tipo. Nello specifico, fu in Piemonte che la produzione fu più massiccia, in particolare nelle provincie di Alessandria, Asti e Torino. A oggi non è chiaro quale sia stata la prima azienda a produrre ballonette. I sospetti cadono su Maino, nel 1930, ma non è certo. Sia come sia, di lì in avanti l’espansione di questa tipologia di biciclette fu inarrestabile per almeno due decenni – gli Anni ’30 e ’40 – per poi scemare lentamente fino alla prima metà degli Anni ’50, quando il boom economico e l’avvento di auto e motorini restrinsero il mercato delle biciclette.

Il modello era così commercialmente allettante che le stesse aziende produttrici iniziarono a brevettarne la denominazione come se si trattasse di un brand: l’Amerio di Felizzano brevettò il marchio “balloncina”, la Prina di Asti registrò il nome “balloncetta”. A prescindere dalla denominazione, comunque, le ballonette avevano in comune delle caratteristiche specifiche che le contraddistinguevano: telaio da 28” per quelle da uomo e ruote da 26” che montavano pneumatici di dimensioni variabili. Si partì con la classica misura ballon da 26 x 1 1⁄2 x 1 3⁄4, diffusa esclusivamente negli Anni ’30, poi caduta in disuso insieme a quella da 26 x 1 3⁄4 più piccola di diametro, tipica dei mezzi da trasporto. Negli Anni ’40 si passò al semi-ballon da 26 x 1 1⁄2 x 1 5/8 o al più grosso da 26 x 1 1⁄2 x 2. Una misura – quella chiamata semi-ballon – che è tutt’ora in produzione. I parafanghi erano sempre larghi, per accogliere gli ampi copertoni, di frequente corazzati, aerodinamici con alette para spruzzi. I sistemi frenanti potevano variare tra quelli rigidi esterni o i più rari interni. In alcuni casi, su quelle più sportive, erano a filo, come per le ballonette sportive di gusto francese. D’altronde la produzione ciclistica (e non solo) piemontese è spesso stata permeata dalle influenze dei vicini d’oltralpe. Anche la versione più leggera, quella con un unico freno posteriore a contropedale era parecchio diffusa, soprattutto sui modelli maschili. Ovviamente, le medesime caratteristiche si potevano trovare anche sui modelli femminili.

Mezzi quotidiani

Vorremmo sfatare il fatto che le ballonette siano nate come mezzi da lavoro. All’epoca, infatti, era già presente un’ampia gamma di veicoli a pedale di questo tipo. La funzione principale delle ballonette, invece, era quella di rendere più agevole la percorrenza delle strade non asfaltate, che all’epoca rappresentavano il maggior sistema viario del Piemonte e d’Italia, soprattutto nelle aree rurali. Il fattore chiave del successo fu la bassa pressione nelle camere d’aria, che ammortizzava l’andatura sulle strade sconnesse. A dimostrazione di questa tesi va ascritto il fatto che nei centri urbani più sviluppati, come per esempio Torino, le ballon erano molto meno diffuse: grazie alle asfaltature, i ciclisti per spostarsi optavano per le più leggere e veloci biciclette sportive.

Elencare i numerosi modelli prodotti dalle aziende velocipedistiche piemontesi è impresa ardua. Ci limiteremo a citare alcuni esempi come le classiche Maino mod. E ballonetto, o il mod. Superlusso con l’elegante freneria interna; la già citata Amerio Balloncina; la Prina Balloncetta; la Gerbi tipo Torpedo; la Frejus modello E Imp. con contropedale e freno anteriore interno azionabile con entrambe le leve; l’azienda alessandrina Quattrocchio, che fece della ballonetto la tipologia principale della propria produzione.

Infine, occorre non dimenticare le innumerevoli piccole e piccolissime aziende presenti sul territorio, spesso poco più che laboratori di riparazione con qualche capacità produttiva o di assemblaggio, che hanno dato vita a marchi dalla diffusione locale, la maggior parte dei quali caduti nell’oblio. Tutti, comunque, contemplarono la tipologia ballonetto, contribuendo quindi alla diffusione e alla sviluppo di questa tipologia di bici.

GLI ANNI ’30

Vediamo ora qualche esempio significativo di ballonetta tratto dalla collezione di Alberto Castelli. Partiamo da quella che sembra essere la più “antica” tra le biciclette prescelte, una ballonetta marchiata Margrita collocabile nella seconda metà degli Anni ’30. «Tipica ballonetto di fattura piemontese di produzione artigianale, questa bicicletta ha un’origine geografica attualmente ignota e molto difficile da individuare», spiega Alberto. «Dai racconti del precedente proprietario, che l’acquistò circa trent’anni fa a Trofarello, nell’hinterland torinese, si può pensare che questa bici sia stata realizzata da un assemblatore di quel paese. “Margrita” potrebbe essere il cognome dell’artigiano oppure un nome di fantasia».

Il telaio è di massiccia fattura, con diapason nel carro basso, sistema frenante rigido esterno con freno basso posteriore. Manubrio R con manopole e manopolini in corno a due pezzi, parafanghi larghi, carter con padellino e coste in alluminio. Ruote da 26 x1 1⁄2 con mozzi di grosso diametro marchiati Perry Birmingham, Made in England, cerchi con tracce di filettature rosse e infine pedali a centro intero a sei gommini Sheffield.

La seconda bici è una Prina. Antonio Prina, di Asti, creò e brevettò vari marchi – Balloncetta, Savoiarda, Orix, Nizzarda, APA (Antonio Prina Asti), MACPA – e si ritagliò uno spazio di tutto rispetto nella produzione velocipedistica nazionale, perfettamente a metà strada tra la raffinata ricercatezza artigianale e la serialità industriale, spesso le sue bici erano progettate su misura del cliente. «Questa Prina Balloncetta Extra-lusso Sport del 1938 è abbastanza insolita grazie al sistema frenante rigido esterno e alle ruote da 26 1⁄2 ballon dotate di copertoni Pirelli Superflex, parafanghi lunghi, pedali a centro intero marchiati Prina, cambio francese Cyclo dell’epoca a doppio cavo, telaio molto raffinato nelle finiture», dice Alberto.

La decalcomania sul tubo di sterzo recita “Balloncetta Extra-lusso” mentre quella sul parafango posteriore “unico creatore Balloncetta”. Un modo per a distinguersi dalla “Balloncina” di Amerio. Atipico è il copricatena sportivo in alluminio di marca Hassia con decalcomania originale Prina. Da notare anche il doppio serraglio del manubrio alla forcella, con morsetto tipo Bianchi, più un classico expander arricchito da fregio smaltato. Sella in pelle imbottita di crine marca Impero, coprichiavelle in ferro, pedivelle Prina, mozzi marchiati Prina con oliatori a fascetta e manopole in corno fanno parte della dotazione originale. Completano il tutto un bronzino, anch’esso Prina, il faro Reimann e la dinamo Italfaro, componenti di classe per questa elegante bicicletta che pare essere stata poco usata.

A chiudere il quadro delle bici Anni ’30 è proprio una Amerio. Fondata dal Cav. Provino nel 1907 in quel di Felizzano, piccolo comune di 2000 abitanti in provincia di Alessandra, la Amerio fu senz’altro una delle aziende piemontesi che più credette nella produzione di ballonette, al punto – come già detto – di registrare il nome “Balloncina” per identificare le proprie biciclette. Tra i vari modelli della collezione Castelli uno dei più significativi è questa Balloncina per signora del 1939.

Spiega Alberto: «Questo modello di Amerio del ’39 è caratterizzato dalla presenza di una coppia di cerchi in legno Baruzzo da 26 x1 3⁄4 splendidamente conservati, telaio con tubi di grosso diametro, i due obliqui paralleli, verniciatura grigio perla con sterzo blu cobalto, sistema frenante rigido esterno anteriormente e semi interno posteriormente. Mozzi, pedivelle e pedali sono marchiati Amerio. I parafanghi sono ampi e corazzati, con l’anteriore aereodinamico e il posteriore bianco, così verniciato direttamente dalla Amerio come si può vedere dalla decal applicata sopra».

GLI ANNI ’40

Fondata a Lobbi, una frazione di Alessandria, da Carlo Quattrocchio, l’azienda che porta il suo nome avrà una storia avventurosa e unica, che la porterà a produrre biciclette nella lontana Argentina (la potete leggere su BE38 dove presentiamo una Extra Lusso del 1940). All’inizio degli Anni ’40, però, la Quattrocchio è ancora in Piemonte ed è qui che produce biciclette di alto livello come questa Lusso Ballonetto del 1941 con cui proseguiamo la nostra carrellata.

«Il telaio, di colore grigio-azzurro, è dotato di congiunzioni invisibili, una delle lavorazioni più lussuose dell’epoca che erano tipiche di parte ella produzione Quattrocchio», racconta Alberto. Completano il quadro il parafango anteriore aerodinamico, mozzi e pedivelle marchiati Quattrocchio, il sistema frenante rigido esterno e la data “41” punzonata sul sistema frenante a certificarne l’anno di produzione.

Infine, la bicicletta più recente di questa breve raccolta esemplificativa: una Frejus del ’46. A differenza dei dei produttori illustrati in precedenza, Frejus era un grande marchio che vantava una produzione massiccia e varia, avendo a catalogo non solo modelli da passeggio ma anche biciclette di ogni tipo – compresi modelli da corsa, come la la Modello A del ’34 che abbiamo trattato nello scorso numero – fabbricate nella storica sede dell’azienda, a Torino in piazza Statuto. Questa Ballonetto Contropedale Sport del 1946, quindi, va a inquadrarsi in quel contesto, distinguendosi dalle altre biciclette sin qui presentate e dando anche la misura di quanto fosse incisiva la produzione delle ballonette piemontesi, in questo caso industriale.

«Come ho già detto, questa Frejus è stata il primo modello della mia collezione», ci ricorda Alberto, «e quindi le sono particolarmente affezionato. Si tratta di un particolare modello sportivo dotato di freni a filo e contropedale Victoria (punzonato ’46), con colorazione oro, parafanghi in alluminio, cerchi in alluminio Ambrosio, manubrio Ambrosio in alluminio con leve freno fascettate e manopole in bachelite, pedali, sella e bronzino marchiati Frejus, gruppo luce Dansi Devil».

Il mondo delle ballonette è però molto più vasto di quanto abbiamo potuto trattare in questo articolo, che speriamo possa avere stimolato la vostra curiosità. La stessa collezione di Alberto Castelli vanta decine di esemplari, compresi pezzi unici e rari che raccontano una parte molto specifica, ma tecnicamente molto interessante e ricca di spunti, della produzione ciclistica piemontese di questo tipo di bicicletta che ha segnato un’epoca. 


Leggere le misure

  • 26 x 1 3/4 furgoncino: utilizzata soprattutto negli anni 30 nelle bici, dall’Amerio anche negli anni 50, misura tipica dei mezzi da trasporto ma con raggi grossi (non da 18 mm come per le bici) il diametro del cerchio è 58,3 cm
  • 26 x 1 1/2 x 1 3/4: tipica misura ballon dismessa alla fine degli anni 30, rarissimi perché la produzione è cessata da troppi decenni, misura cerchio 59,5 cm
  • 26 x 1 1/2 x 1 5/8: semi-ballon misura che è tutt’ora in produzione, di ampia diffusione dagli anni 40. Misura cerchio 59,5 cm
  • 26 x 1 1/2 x 2: misura più moderna che ha sostituito l’originale ballon, produzione attuale molto limitata ad alcuni produttori asiatici. Misura cerchio 59,5 cm

MAGRITA

Marca: Margrita

Modello: non definito

Anno: seconda metà Anni ’30

Telaio: in acciaio

Cerchi: 26×1 1/2

Gomme: balloncino Camel 26 x 1 1/2 x 2

Mozzi: di grosso diametro marchiati Perry Birmingham

Freni: a bacchetta con freno posteriore basso

Manubrio: Tipo R

Sella: in lamina di cuoio con reggisella in duralluminio

Pedivelle: alleggerite sui tre lati

Pedali: Sheffield a centro intero sei gommini.

Faro: Bam

Dinamo: Dansi


Prina

Modello: Balloncetta Extra-lusso Sport

Anno: 1938

Numero di serie: 16567

Telaio: in acciaio

Cerchi: 26 1/2 Ballon

Gomme: Pirelli Superflex

Cambio: francese, Cyclo a doppio cavo

Freni: a bacchetta esterni

Copricatena: Hassia in alluminio

Sella: Impero in pelle imbottitura in crine

Faro: Reimann

Dinamo: Ital Faro

Pedali: a centro intero marchiati Prina


Amerio

Modello: Balloncina per signora

Anno: 1939

Numero di serie: 43606

Telaio: in acciaio con tubi ingrossati e doppio obliquo parallelo

Cerchi: Baruzzo in legno da 26 x 1 3/4

Gomme: Michelin furgoncino 26 x 1 3/4

Mozzi, pedivelle, pedali: marchiati Amerio

Freni: a bacchetta con freno posteriore semi interno

Parafanghi: corazzati con anteriore aerodinamico

Sella: Lario Marchiata Amerio

Gruppo luce: Randsonne


Quattrocchio

Modello: Lusso Ballonetto

Anno: 1941

Numero di serie: 19980

Telaio: in acciaio con congiunzioni invisbili

Gomme: Pirelli Selo Branco da 26 x1 1/2

Pedivelle e mozzi: marchiati Quattrocchio

Freni: a bacchetta interni

Parafanghi: anteriore areodinamico

Sella: in pelle foderata in crine,
a “muso di cane”

Faro: Bam


Frejus

Modello: Ballonetto Contropedale Sport

Anno: 1946

Numero di serie: 6855

Telaio: in acciaio

Cerchi: Ambrosio in alluminio

Gomme: Superga Sport bicolore 1/2 ballon

Pedali, sella e bronzino: marchiati Frejus

Freni: a filo anteriore e posteriore, più posteriore contropedale Victoria

Parafanghi: in alluminio

Gruppo luce: Dansi Devil

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Tag: ballonetteBE44
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Alberto Castelli

Appassionato collezionista di bici d'epoca esclusivamente piemontesi prodotte dagli anni '20 ai '50, si occupa di restauri conservativi e collabora con il Registro Storico Cicli, inoltre ha creato e gestisce numerosi gruppi FB riguardanti marchi di cicli piemontesi.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea