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Silente vola la bicicletta

Storia, caratteristiche, modelli ed evoluzione della Bicicletta dei Bersaglieri

di Gabrio Spapperi
15 Luglio 2019
in Bicicultura
Tempo di lettura: 9 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

Il Corpo dei Bersaglieri era stato concepito e voluto dal Gen. Alessandro Ferrero della Marmora nel 1936 come una formazione di soldati agili e veloci negli spostamenti con funzioni esplorative ed esecuzione di azioni di ardimento, pronti a colpire rapidamente sul campo di battaglia.

Logico che una innovazione tecnologica come la bicicletta che poteva movimentarli a una velocità di 15-20 km/h (non di molto inferiore a quella degli automezzi dell’epoca) venisse presa in considerazione come strumento capace di potenziare ed esaltare le capacità tattiche di combattimento.

In  un primo momento detta innovazione tecnologica, prima di essere adottata, dovette superare molte perplessità dato che la bicicletta a quei tempi veniva considerata come un mezzo di trasporto poco dignitoso e disdicevole per esempio per le donne, i sacerdoti e… gli ufficiali. Tuttavia il Gen. Carlo Ferraris, Comandante della Scuola Centrale di Tiro di Parma, entusiasta del progetto del Ten. Luigi Camillo Natali, lo incaricò di formare una Prima Compagnia sperimentale di Bersaglieri Ciclisti (15 Marzo 1898) con ottimi risultati, tanto che nel 1905 esisteva già una compagnia in ogni reggimento, nel 1910 un battaglione ogni reggimento e infine nel 1924 tutti i 12 Reggimenti furono costituiti da bersaglieri ciclisti.

Gli allievi ciclisti vennero scelti fra i migliori delle altre Compagnie e sottoposti a dei durissimi allenamenti che prevedevano la percorrenza di 100-120 km giornalieri, su terreno misto, da compiersi in 7-8 ore alla velocità di 15 Km/h. Un esercizio particolare era quello in “ordine chiuso” che prevedeva la salita di corsa, impugnando il manubrio e inforcando al volo la sella dopo aver slanciato la gamba destra all’indietro (la famosa salita in sella “alla bersagliera”).

LA GARA DI APPALTO

Le prime biciclette usate furono biciclette commerciali adattate più o meno appropriatamente a uso militare, prodotte da Turri e Porro, Carraro (Fig. 1), Rossi Nelli, Costa e Bianchi, ma nel 1911 venne avvertita la necessità di uniformare e omogeneizzare la fornitura delle bici delegandola a una sola casa produttrice, quella in grado di costruire un modello unico progettato per specificatamente per impiego militare ascon caratteristiche particolari di robustezza, affidabilità, semplicità d’uso e di manutenzione

Il capitolato della gara di appalto in particolare prevedeva che le bici fossero:

1) Pieghevoli e trasportabili come uno zaino con appositi spallacci di cuoio.

2) Con trasmissione a catena, ruota fissa e un solo freno anteriore a bacchetta e interno al tubo sterzo in modo da non impigliarsi in carichi eventualmente trasportati davanti (zaini etc.)

3) Con ruote piccole (24 x 1 1/3) e agili di 60 cm di diametro, con gomme piene imperforabili e per questo con telaio pluriammortizzato (due ammortizzatori anteriori sui gambi della forcella, uno posteriore telescopico sul forcellone sottosella e uno a livello del movimento centrale

4) Con meccanica esemplificata al massimo per consentire riparazioni anche a chi non fosse molto esperto

5) Con telaio smontabile in più parti (3) in modo da poter sostituire solo la parte danneggiata e utilizzare il resto

In pratica si voleva concepire la nonna della Graziella Carnielli e delle Mountain Bike!

Dopo un test molto duro eseguito su 3000 km in percorso misto, l’appalto venne vinto dalla Bianchi che prevalse su altre 10 case costruttrici (ridotte a quattro prima del test) e che nel 1912 produsse le prime 6000 biciclette per i 12 Battaglioni di Bersaglieri Ciclisti e 1116 per la Cavalleria, elaborando un modello disponibile in due versioni.

MOD. 1912

Il Mod. di Truppa (Fig. 2/a e 2bis) il cui telaio pesava 14 Kg. raggiungeva “affardellata” cioè con armi, munizioni, accessori vari e oggetti e materiali d’uso, il peso di 27-28 Kg.

Le dotazioni (Fig. 3) erano costituite da:

a) Fucile alloggiato su lato sin. di tipo Moschetto Carcano 91 TS (Truppe Speciali).

b) Borsa triangolare centrale mediana ancorata al tubo orizzontale.

c) Porta-mantellina posteriore con funzione anche di parafango.

d) Fanale ant.re inizialmente a olio, poi a carburo, in dotazione al graduato capofila.

e) Altro come: gavetta, borraccia, sacco mantellina, borsa tattica al manubrio, munizioni, telo tenda, chiave multifunzione, attrezzi da zappatore (ascia, vanghino, tagliafili), ecc.

Il Mod.Ufficiali (Fig. 2/b) si distingueva per :

a) Portasciabola sul manubrio e sciabola  al posto del fucile (l’ufficiale come arma individuale era dotato di pistola).

b) Ruota libera con conseguente aggiunta di freno posteriore a filo (a fascetta di tipo Bowden).

c) Gomme pneumatiche.

d) Ruota anteriore con mozzo filettato per pignone fisso intercambiabile con la posteriore.

e) Fanale, oliatore, campanello, borsetta attrezzi sottosella.

La produzione proseguì poi negli anni successivi presentando altri modelli che potete trovare di seguito.

Mod. 1914 e 1924

(Figura n. 4)

Erano due modelli molto simili fra loro, per trasporto Mitragliatrice Mod. Fiat Revelli 14 e 35.

Presentavano:

a) Tubo orizzontale incurvato in  basso per alloggio arma.

b) Supporto sella che si apre centralmente ad anello per alloggiare canna.

c) Cerchi e raggi rinforzati, radiali.

d) Freno anche post.re.

e) Forcellone post.re più corto e rubusto.

N.B:. Per il trasporto di una unità mitragliatrice occorrevano tre biciclette, una per l’arma e i  manicotto di raffreddamento, una per il treppiede e una per il bidone a pompa per l’acqua. Esistevano anche bici da truppa standard per il trasporto di fucile mitragliatore, cassetta munizioni e canne di ricambio.

Mod. 1916 e Mod. 1923

(Fig.n.2/c-d)

Mod.Truppa pieghevole: presentava come unica differenza rispetto al Mod. 1912,l’ammortizzatore centrale non più con molleggio su un perno coassiale alla scatola del movimento centrale, ma con lamina a balestra fra scatola m.c. e carro basso post.re.

Mod.Truppa non pieghevole: (Fig.n. 2c): si aggiungeva al precedente. Da questo modello deriverà il Mod. C Militare (Fig.n.5/a) dotato anche di parafanghi che verrà usato essenzialmente per usi di caserma ed anche da altre Unità Militari (Es. Carabinieri). Verrà anche venduto dalla Bianchi a civili nella versione con vernice nera e congiunzioni e guarnitura cromati, con agevolazioni di pagamento per Ufficiali. Da questo fatto nascerà l’erronea credenza che le biciclette militari non pieghevoli erano un modello per Ufficiali.

Mod. Ufficiali (Fig.n.2/d): oltre agli accessori  ed alle diversità già  presenti nel Mod.1912 per truppa, era dotato di parafanghi (senza porta mantellina) e del Cambio Moltiplica cioè un giro ruota con un pignone da 18 ed uno da 23 denti, di due sganci rapidi a maniglia al  posto dei dadi e forcellino post.re aperto in avanti e con tendicatena (invece che aperto indietro come il Mod.1912).

Mod. 1925

(Fig.n.5b e Fig. 2 bis)

Rispetto ai precedenti presenta differenze (Fig.n.6):

a) Congiunzioni alleggerite, con apertura a coda di rondine.

b) Differente disegno del tubo sterzo

c) Freno anteriore a 2 ganasce (non più a 4) con leva freno ant.re dietro e non davanti al manubrio che spinge in basso il perno del freno  invece che tirarlo in altro.

d) Sganci rapidi ruota post.re a “volantino”con forcellini post.ri aperti in avanti.

e) Giro ruota anche per truppa.

f) Teste dei perni degli snodi pieghevoli rivolte verso l’alto e non fra di loro.

g) Attacchi del porta mantellina imbullonati e non attaccati alla forcella con fascetta.

Mod.1925-34

(Fig.n.5c e Fig.n.2 bis)

Differenze con i precedenti  (Fig.n.6):

a) Non giro ruota ma due pignoni appaiati dalla parte dx.

b) Mozzi più grossi e massicci con ruote posteriori e anteriori intercambiabili.

c) Mezzi parafanghi (anche per Truppa) intercambiabili ant.ri e post.ri.

d) Forcellini posteriori non aperti ma con finestrella su cui scorre il mozzo.

e) Sganci rapidi a leva.

f) Attacchi del posta mantellina fissati non a metà forcella ma più in basso.

g) Guarnitura non più a 4 cerchi sovrapposti, ma a tre fissata al perno del movimento centrale non con chiavelle, ma con dado.

h) Leva freno ant.re che finisce con un pallino e non a spatola.

i) Supporto porta mantellina a U rovesciato e non ad S rovesciata (Fig.n.3).

Mod.1934

(Fig.n.5/d e 2bis)

Eseguito su progetto Legnano rielaborato e prodotto dalle Officine O.A.R.E. (Officina Auto Riparazioni Esercito) in numero non elevato, presenta caratteristiche costruttive molto simili ai modelli precedenti con differenze più che altro formali se si eccettua il mollone disposto anteriormente fra il tubo sterzo e la testa della forcella. Difficile dire se questo modello, piuttosto raro a trovarsi, sia stato veramente operativo oppure se sia rimasto inutilizzato in qualche magazzino.

Le biciclette per Bersaglieri saranno prodotte fino a circa il 1942, ma verranno gradualmente sostituite negli ultimi anni da motocicli Guzzi e parte delle truppe, autotrasportata. F

Si ringraziano per la preziosa, competente e fattiva collaborazione i sigg.ri: Massimo Filannino, Sergio Benesso, Paolo Caserta, Roberto Gonnelli, Fabio Lorenzoni, Paolo Bassi, Alessandro Betti ed Emanuele Moretti.

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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

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In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

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BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

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ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

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Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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