venerdì | 11 Settembre | 2026
ACQUISTA/BUY
Biciclette d'Epoca
SHOP
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Biciclette d'Epoca
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home News Bicicultura

I Campionati del Mondo – I parte

Ecco come è nata l'annuale competizione internazionale

di Alfredo Azzini
15 Agosto 2021
in Bicicultura
Tempo di lettura: 10 minuti
A A
FacebookTwitterWhatsappTelegram

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

I Campionati del Mondo di ciclismo sono oggi la più importante competizione sportiva annuale tra nazioni, oltre che una delle massime espressioni dell’agonismo e un evento organizzativo impegnativo e globale.

Ma non è sempre stato così. Tra la fine degli Anni ’60 e l’inizio degli Anni ’70 del 1800 si assistette alla nascita dei primi Veloce Club che poi gradualmente, e spesso con grande tribolazione – come nel caso dell’Italia – diedero il via alle federazioni nazionali, come per esempio l’UVI (Unione Velocipedistica Italiana), con lo scopo – in vero alquanto complesso – di fissare i regolamenti per le gare di bici e organizzare i primi campionati a livello nazionale.

I proto-campionati del mondo

Negli Anni ’80 dell’Ottocento si avvertiva già forte l’esigenza di dare una valenza transnazionale al velocipedismo. Purtroppo, mancando un’organizzazione mondiale, i primi tentativi di campionati del mondo avevano la caratteristica di tornei tra due o tre nazioni. Il 24 marzo 1883, al velodromo Alwstone Road Ground di Leicester (Inghilterra), si tenne la prima gara che si fregiò dell’altisonante titolo di “Campionato del Mondo di Resistenza”.

Ovviamente erano gare in pista. Quelle su strada tardarono ad affermarsi perché ritenute meno spettacolari e soprattutto meno adatte alle esigenze di cassa degli organizzatori. Il regolamento di quel primo proto-campionato del mondo prevedeva due prove annuali: la marca di biciclo che si fosse per prima aggiudicata due vittorie avrebbe portato a casa una coppa in argento di considerevole peso. Vi presero parte solo i dilettanti. Eravamo ancora nel periodo in cui, soprattutto in Inghilterra, il professionismo era visto molto male e coloro che traevano guadagno dall’attività sportiva erano criticati e considerati come sfruttatori dello sport. Erano presenti solo due nazioni, Francia e Inghilterra, e il vincitore fu il francese Federique de Civry, che percorse gli 80 km in 3 ore 13 minuti e 14 secondi. Il 4 agosto 1883 si corse la seconda prova e vinse l’inglese Fred Wood su biciclo Humber.

Nel 1884 venne ampliata la tipologia delle gare che, oltre a quella di resistenza sempre di 80 km prevedeva anche la mezzo fondo di 20 miglia, di 10 miglia e di velocità sul miglio. A questa seconda edizione parteciparono anche gli americani. La prima gara di resistenza si corse il 12 aprile e fu vinta dall’inglese Battensby. Alla seconda del 5 luglio vinse ancora Fred Wood, che stabilì il record in 2 ore 47 minuti e 20 secondi con una Humber che venne così proclamata vincitrice della coppa. Tuttavia, molto cavallerescamente, la coppa venne rimessa in palio a favore del corridore che avesse vinto almeno tre gare.

Seguirono alcuni anni senza questo campionato, che riprese con l’edizione del 1888, mentre nel 1889 a Birmingham si corse il primo proto-campionato del mondo su strada sulla distanza delle 100 miglia, vinto dal francese Charles Terront in 5 ore 58 minuti e 20 secondi, unico corridore a giungere al traguardo. Tra i suoi avversari chi aveva resistito di più fu Robb, che si ritirò al 68° miglio. La mancanza di un’organizzazione internazionale che elaborasse un regolamento condiviso destituiva di ogni interesse queste e le altre iniziative similari organizzate in Germania nel 1890.

I primi campionati del mondo su pista

L’Italia fu tra le prime nazioni a sostenere la necessità della fondazione di un organismo sovranazionale. Interessante fu l’intervento dell’avv. Gustavo Brignone, segretario dell’UVI, all’Hotel Feder di Torino il 18 maggio 1890, in occasione della cena di gala per le gare internazionali che si tenevano in quei giorni al Velodromo Umberto I. La retorica domanda che egli si pose nel discorso fu: «Poiché in ogni paese oramai le società ciclistiche sono legate in unioni nazionali, è quindi impossibile che si formi un’Unione Universale?».

La risposta, che costituiva la sostanza del discorso, trovò molta eco sulla stampa specializzata nazionale e sosteneva l’ormai indifferibile necessità di una Federazione Internazionale che avesse il compito di formare un regolamento per un Campionato Mondiale. Nel discorso Brignone auspicava che l’unione internazionale fosse proposta da Francia, Svizzera e dalle altre nazioni presenti all’incontro di Torino, che avrebbero dovuto porre la sede dell’organismo internazionale a Ginevra. Si dovettero aspettare ancora due anni prima di arrivare alla costituzione di un organismo transnazionale. I tentativi effettuati dalla Germania nel 1891 e dalla Svizzera agli inizi del 1892 finirono nel nulla per scarsità di adesioni.

Fu invece l’Inghilterra ad avere successo nell’iniziativa proposta dalla National Cyclist’s Union nella lettera, datata settembre 1892, che invitava le varie unioni nazionali, tra le quali l’UVI, ad aderire alla costituzione di una federazione ciclistica internazionale e quindi a partecipare alla fondazione della stessa, che si sarebbe tenuta in novembre a Londra in occasione dell’Esposizione Internazionale del Ciclo. All’UVI fecero un po’ di confusione. Invece di inviare la lettera formale di adesione alla costituzione dell’organismo internazionale, inviarono una lettera nella quale nominavano il sig. Giuseppe Bonetti di Torino quale delegato per la costituzione.

Quando il povero Bonetti si presentò a Londra il 23 novembre, fu escluso dal consesso costitutivo per mancanza di adesione formale all’iniziativa ed ebbe la magra consolazione di essere ammesso solo come osservatore.

Comunque, il 24 novembre 1892 venne firmata la costituzione della ICA (International Ciclist Association), i cui firmatari erano Ligue Velocipedique Belge (Belgio), League of American Wheelmen (USA), Canadien Wheelmen Association (Canada), Dansk Bicycle Club (Danimanrca), Deutsche Radfahrer Bund (Germania), National Cyclist’s Union (Inghilterra), Union Velocipedique de France (Francia) e Algemeine Nederlandsche Wielrijders Bund (Olanda).

Nella stessa riunione fu deliberato che il primo campionato del mondo si sarebbe tenuto nel 1893 a cura della League of American Wheelmen, la quale ne delegò l’organizzazione all’Associated Cycling Club di Chicago. La ragione di questa scelta era basata su due ragioni fondamentali: innanzitutto Chicago sarebbe sta sede del grande Expo Universale, inoltre quel club aveva fama di essere particolarmente organizzato e soprattutto ben strutturato finanziariamente.

Il Cycling Club ebbe la forza di trasformare temporaneamente il campo di baseball del Chicago Base Ball Club, sito al 35 di Wintworth Avenue, in un velodromo con una avveniristica pista costituita da una struttura portante in legno e fondo antiscivolo in cemento.

Il campionato si corse dal 7 al 12 ottobre 1893 con tre specialità: velocità, mezzofondo di 10 km e resistenza con allenatori di 100 km. Per le gare venivano utilizzate le biciclette, non più i bicicli. I corridori iscritti provenivano essenzialmente da USA, Canada e Sud Africa. Questo evento mondiale elevò all’onore del podio in ben due specialità, velocità e mezzofondo, l’americano Arthur Augustus Zimmerman, un colosso di oltre un metro e novanta di altezza dalla pedalata potentissima, che in quegli anni raggiunse l’apice del successo con tour europei in Inghilterra nel 1892, Francia e Italia nel 1894. La gara di resistenza fu appannaggio del sudafricano Laurents Maintjes.

Finalmente i professionisti

A seguito di una visione estremamente romantica – e inglese – dello sport, i corridori ammessi ai Mondiali erano solo i dilettanti, in quanto i professionisti non erano ritenuti veri sportivi perché si riteneva che essi facessero del “mercimonio”, non dello sport. Poco importava che lo stesso “dilettante” Zimmerman nel tour inglese del 1892 avesse portato a casa premi di valore inestimabile contenuti in dieci casse, oltre a due carrozze, una pariglia di cavalli purosangue inglesi e un cofano blindato per riporvi tutti i premi costituiti da orologi d’oro, gioielli, pietre preziose e perle. Nel 1894 i campionati si svolsero in Belgio e furono riservati ancora ai dilettanti.

Finalmente, nel 1895, furono ammessi i professionisti. Questa fu una decisione obbligata da parte dell’ICA, che temeva il calo d’interesse nei confronti dei suoi campionati a tutto vantaggio delle gare riservate ai professionisti, come il Gran Prix de la Ville de Paris, che ormai richiamavano l’attenzione del pubblico, al quale non interessava assolutamente nulla della purezza dello sport non inquinato dal mercimonio e voleva vedere corse spettacolari, imprese memorabili e audaci come solo i professionisti potevano proporre.

Purtroppo questo primo campionato professionistico, nato nel segno dell’incertezza, finì sotto quello della comicità. L’incertezza la si constatò al momento dell’assegnazione. Infatti, Francia e Germania ebbero parità di voti nel consiglio dell’ICA e il presidente, anziché attivare una mediazione, fece valere lo statuto che prevedeva, in caso di parità, che il suo voto valesse doppio. Così toccò alla Germania organizzare il primo Campionato del Mondo professionisti su pista. Colonia fu la città prescelta e il Deutsche Radfahrer Bund l’ente incaricato dell’organizzazione.

La gara di resistenza non diede problemi e fu appannaggio dell’inglesino Jimmy Michael. La gara di velocità fu invece l’apoteosi della confusione, che sfociò nella comicità. Sette i corridori iscritti: il velocista americano Banker, i due belgi Protin e Huet, il mezzofondista tedesco Hofmann e gli stradisti Gerger (austriaco) e Weeck e Rosenstengel, ancora tedeschi. Gli organizzatori imposero una prima batteria, formata solo dai velocisti e dal mezzofondista, e una seconda solo con gli stradisti: i primi due di ogni batteria sarebbero andati in finale. Questa decisione non piacque a nessuno e tanto meno alla stampa, la quale riteneva che la prima batteria valesse già come una finale. L’inflessibile giuria confermò però le sue decisioni.

Come se ciò non bastasse, alla partenza della prima batteria successe il caos. I corridori erano Banker, Hofmann, Huet e Protin, schierati in questo ordine dall’esterno verso l’interno della pista. Contravvenendo alle regole fu data la partenza lanciata, anziché da fermo col colpo di pistola. Al passaggio in velocità dei corridori davanti alla linea di partenza il maldestro commissario addetto al via colpì con l’asta del vessillo l’occhio sinistro di Protin, le cui proteste a nulla valsero. Egli arrivò terzo, quindi era fuori dalla finale. Prima della partenza della finale il belga Protin, appoggiato della Ligue Vélocipèdique Belge, vide la giuria accogliere il suo reclamo e quindi corse la finale. Banker impugnò questa decisione minacciando di non presentarsi al nastro di partenza. Dopo le mediazioni dei giornalisti decise però di partecipare. L’ordine di arrivo della finale sembrava prendersi beffa del destino: primo Protin, secondo Banker, terzo Huet. Ma Banker inoltrò reclamo. La decisione dell’ICA, ritenendo illegittima la partecipazione di Protin alla finale, annullò la prova e stabilì, stranamente, di ripeterla a Parigi il 15 settembre al Velodrome de la Seine.

La Germania non era ovviamente d’accordo e il Deutsche Radfahrer Bund minacciò di non versare all’ICA la quota degli incassi che le spettavano, se la finale non fosse stata rifatta in Germania. Ma anche la Ligue Vélocipèdique Belge non restò ferma e diffidò i propri corridori Protin e Huet dal partecipare alla ripetizione della finale fissata a Parigi. Al Velodrome de la Seine il 15 settembre si presentò solo Banker per ripetere la gara dei 1.609 metri che effettuò in 2’04”. Ma l’ICA, nonostante il discredito ricevuto dalla stampa, decise di non ritenere valida la gara in solitario di Parigi e riconvocò la ripetizione della finale a Colonia per il 29 settembre, dove si presentarono solo Gerger e Weeck. Per fortuna la giuria decise di non far partire la gara per l’assenza di Banker, Protin e Huet. Nel frattempo, però, la Lega Belga deliberò l’uscita dall’ICA qualora entro il 15 dicembre 1895 non fossero state annullate dalla stessa federazione internazionale tutte le decisioni precedenti e assegnato definitivamente il premio a Protin. Per fortuna nessun’altra associazione nazionale fu così risoluta nel difendere gli interessi dei propri corridori, altrimenti si sarebbe verificata una spaccatura in seno all’ICA., la quale si rimangiò tutte le decisioni e, finalmente, confermò il titolo a Protin.

Il primo Campionato del Mondo in Italia

L’Italia si aggiudicò l’organizzazione dei campionati nel 1902 e la città chiamata a ospitarli fu Roma, nel velodromo di Porta Salaria che aveva uno sviluppo di 500 metri. Purtroppo la limitata pendenza delle curve non permise di ospitare il campionato dietro allenatori meccanici, che venne effettuato in Germania. I colori italiani erano difesi solo da Bixio e Ferrari, in quanto Eros e Momo, sebbene iscritti, dovettero dare forfait a seguito di incidenti avvenuti nel periodo antecedente il Mondiale. Le gare si tenevano a metà giugno, il giorno delle finali era fissato per il 15.

L’evento ebbe anche un suo momento di suspence proprio a causa di Bixio quando, alla terza semifinale, per lo scoppio della gomma di Arend, ci fu la caduta a tre che coinvolse anche Lawson, il quale si mise a correre a piedi con Bixio verso il traguardo. Tuttavia il corridore italiano, avvertito che doveva tagliare il traguardo con la bicicletta, tornò indietro e caricarsi in spalla il mezzo, tagliando così validamente il traguardo al secondo posto.

Il vincitore fu Ellegaard che, oltre i premi istituzionali, ricevette in dono da re Vittorio Emanuele III, presente alla finale, un orologio d’oro con il simbolo reale tempestato di diamanti. Purtroppo il prezioso gioiello, dopo qualche tempo, fu rubato dagli spogliatoi del velodromo di Parigi mentre il corridore danese faceva allenamento in pista.

Il primo campionato su strada

Le gare su strada erano considerate di scarso interesse: volete mettere la bellezza di godersi la spettacolare velocità di un pistard? Così anche i Campionati del Mondo su strada risentirono moltissimo dello scarso appeal che aveva tale tipo di competizione. A nulla valsero le costanti insistenze italiane in seno all’ICA e ancora meno interessava se manifestazioni come il Tour di France o il Giro d’Italia stavano avendo un grande successo di pubblico. Si dovette arrivare al 1920 per vedere soddisfatte le istanze di Italia, Francia, Germania e Belgio per ottenere una gara su strada valida per il titolo mondiale. Si trattava però di una gara a cronometro, tra l’altro per dilettanti, che si corse in Danimarca nel 1921.

Ci vollero ancora ben due congressi dell’ICA, nel ’21 e ’22, per vedere finalmente approvato il campionato su strada con partenza in linea, anche se ancora riservato ai dilettanti. La Svizzera ospitò questo primo campionato sul percorso Zurigo-Basilea-Zurigo. E fu subito Italia!

La prima parte del percorso si svolse sotto la pioggia, ma questo non ridusse la combattività dei concorrenti, e vide quasi subito la fuga di Leducq, Wambst, Bonney, De Cat e dell’italiano Vallazza. I fuggitivi furono ripresi ma sulla salita prima di Basilea ci fu la fuga di nove uomini. Gli italiani seppero fare gioco di squadra per cui si misero d’accordo e, sulla strada di ritorno a Zurigo, riuscirono a rimontare, permettendo a Magnotti e Ferrario di inserirsi nel gruppo degli inseguitori che, nel frattempo, si era assottigliato a soli tre corridori.

A 500 metri dall’arrivo Magnotti e Ferrario partirono da dietro anticipando la volata. A 350 metri Leducq, Eichenberger e Antenen si stavano pericolosamente avvicinando ai due italiani. Magnotti riuscì a contenere l’attacco degli stranieri sino a 200 metri del traguardo, ma poi dovette cedere. A quel punto Ferrario fece un ultimo sforzo, si staccò dal compagno aumentando ancora l’andatura, riuscendo a tenere dietro gli avversari e tagliando per primo il traguardo, con Magnotti quarto. Con Vallazza sesto e Ciaccheri nono l’Italia riuscì a collocare tutti i suoi quattro atleti nei primi dieci posti, un successo assoluto.

Il primo campionato su strada professionisti

Si dovette aspettare sino al 1927 per veder scendere sulla strada i professionisti con il primo Campionato del Mondo su Strada che si corse ad Adenau in Germania. Questa per l’Italia è una storia estremamente importante che vedremo nel dettaglio sul prossimo numero di Biciclette d’Epoca.

[continua sul prossimo numero]

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati
Tag: BE50mondiali
CondividiTweetInviaCondividi
Articolo precedente

Figurine SIDAM

Prossimo articolo

BE51 | Spirito Olimpico

Alfredo Azzini

Correlati Articoli

Bicicultura

Ruote Libere a Villa Manin

Alessandria e il Giro d’Italia una lunga storia d’amore
Bicicultura

Ad Alessandria la storia del ciclismo saluta il Giro d’Italia

Bicicultura

La nuova edizione del Bicicletterario rispetta la terra

Bicicultura

Paris Brest et retour – Parte I

Bicicultura

Tutti eleganti a Eroica 2024

Bicicultura

L’effimera Turinga

Prossimo articolo

BE51 | Spirito Olimpico

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

I PIÙ VISTI

Plugin Install : Popular Post Widget need JNews - View Counter to be installed

SEGUICI SU INSTAGRAM

bicicletteepoca

Nuovo episodio del nostro podcast di avvicinamento Nuovo episodio del nostro podcast di avvicinamento all'Eroica. Il tema di oggi è la LENTEZZA. E voi? L'apprezzate? 

Spreaker:
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-7-lentezza--75018904

Spotify:
https://open.spotify.com/episode/1ro6gEHw14ORp0ZZEOYMJC

Non perdetevelo!
CONCORSO D'ELEGANZA: ISCRIZIONI APERTE! Sono aper CONCORSO D'ELEGANZA: ISCRIZIONI APERTE!

Sono aperte le iscrizioni al Concorso d'Eleganza dell'Eroica, che si terrà venerdì 2 ottobre a Gaiole in Chianti.

È la sesta edizione che co-organizziamo e siamo molto felici e onorati di ritrovare ogni anno la passione di tanti collezionsti che vogliono condividere con gli altri il loro amore per le biciclette vintage!

Una vera festa dove la bicicletta d'epoca, ma anche l'abbigliamento, è grande protagonista.

Vi aspettiamo come sempre a Gaiole e non dimenticate che i posti sono limitati, per cui iscrivetevi il prima possibile!

---

CONCORSO D'ELEGANZA: REGISTRATION NOW OPEN!

Registration is now open for the Eroica Concorso d'Eleganza, which will take place on Friday 2 October in Gaiole in Chianti.

This is the sixth edition we have co-organised, and we are delighted and honoured to witness, year after year, the passion of so many collectors who wish to share their love of vintage bicycles with others!

A real celebration where vintage bicycles – as well as vintage clothing – take centre stage.

We look forward to seeing you, as always, in Gaiole – and don’t forget that places are limited, so please register as soon as possible!

---

CLICCA QUI PER REGOLAMENTO E ISCRIZIONI:
https://www.eroica.cc/concorso-di-eleganza-della-bicicletta/
Torna il podcast dedicato a @eroica.cc , ai suoi v Torna il podcast dedicato a @eroica.cc , ai suoi valori, alle sue emozioni.

Partiamo con "FATICA", qualcosa che sulle strade bianche conosciamo tutti!

Spotify: 
https://open.spotify.com/episode/1NnRDwwFDGFMjFyrWbVgQ3

Spreaker: 
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-1-fatica--74804545
RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900 Una bicicletta unica RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900

Una bicicletta unica e antica che ci racconta il boom industriale della Chicago a cavallo del Novecento. Dalla collezione di Enzo Manfré.

Solo su BE77 adesso in edicola!

---

RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900

A unique, vintage bicycle that tells the story of Chicago’s industrial boom at the turn of the 20th century. From the collection of Enzo Manfré.

Exclusively in BE77, now worldwide on Amazon!

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
INTERVISTA CON "CARUBE" Abbiamo fatto quattro chi INTERVISTA CON "CARUBE"

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Carube, al secolo Roberto Lencioni, volto notissimo del mondo Eroica e forse qualcosa di più. Ci ha raccontato di tutta una vita nel ciclismo, la sua.

Da non perdere solo su BE77 adesso in edicola.

---

INTERVIEW WITH ‘CARUBE’

We had a chat with Carube – whose real name is Roberto Lencioni – a very well-known figure in the world of Eroica, and perhaps even beyond. He told us about his entire life in cycling.

Don’t miss it – exclusively in VB77, now available worldwide on Amazon.

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
BERNARD HINAULT, LA LEGGENDA DEL "TASSO" 5 Tour, BERNARD HINAULT, LA LEGGENDA DEL "TASSO"

5 Tour, 3 Giri, 2 Vuelte, 2 Lombardia, 2 Liegi, 1 Roubaix, 1 Mondiale per un totale di 216 vittore. Questa è la leggenda del "Tasso", il bretone Bernard Hinault, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi raccontati sulle nostre pagine da Alessio Stefano Berti.

Solo su BE77 adesso in edicola!

---

BERNARD HINAULT, THE LEGEND OF “THE BADGER”

5 Tours de France, 3 Giro d’Italia, 2 Vuelta a España, 2 Giro di Lombardia, 2 Liège–Bastogne–Liège, 1 Paris–Roubaix, and 1 World Championship—for a total of 216 victories. This is the legend of “The Badger,” the Breton Bernard Hinault, one of the greatest champions of all time, as chronicled in our pages by Alessio Stefano Berti.

Exclusively in BE77, AVAILABLE NOW WORLD WIDE ON AMAZON!

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW: https://linktr.ee/biciclettedepoca
VINTAGE BICYCLES 77 IT'S AVAILABLE NOW WORLDWIDE! VINTAGE BICYCLES 77 IT'S AVAILABLE NOW WORLDWIDE!

Dear readers, VB77—featuring Gino Bartali’s stunning track bike on the cover, along with a story and technical details about it—is now available on Amazon, ready to be delivered in print to your homes all over the world!

Don’t miss this wonderful issue with 96 full-color pages dedicated to vintage bicycles and cyc

IN THIS ISSUE

Vintage World

Portraits: Carube

Cover Story: Bartali '30/50 Track

Bicycles:
- Rambler Light Roadster 1900
- Legnano model 52 SL Electa 1927
- Tutorial: Reconstructing cones and pins
- Ciclo Piave Race 1955
- Gielle Corsa 1983
- Fausto Coppi C4 Lugano 53 Pellicioli 1994
- Takhion Track 1990
- Croix Super-Tri-Porteur 1938
- Steve Potts Signature 1990
- France Sport Women’s 1925

People:
- Runaway Words: World Inspirations 66
- Bernard Hinault 68
- Mario Fossati 76
- Rodolfo Muller 80
- Attilio Pavesi 81

Véloculture:
- The House of Unhappiness 82
- Books: 85
- The compressed air frame 86
- "Scattofisso" Awards Ceremony 89
- The Cathedrals of the Belle Époque 90

BUY NOW:

https://linktr.ee/biciclettedepoca
BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

---

BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

ACQUISTA QUI:
https://linktr.ee/biciclettedepoca

NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

--- 

Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

ACQUISTA/PURCHASE: https://linktr.ee/biciclettedepoca
Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
Segui su Instagram

CHI SIAMO

Dal 2013 il magazine di riferimento per il ciclismo storico per pedalare insieme sulle strade della storia in Italia e nel mondo.

ABBONATI

Non perdere nessun numero della nostra rivista bimestrale e abbonati a prezzo scontato a Biciclette d'Epoca.

CONTATTI

  • Per sottoporre un articolo o una bicicletta: [email protected]
  • Per iniziative pubblicitarie: [email protected]

Media partner:

Contributor:

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A.
P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati

  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902.
Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001.
Direttore responsabile: Luca Sprea

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A. - P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati.
Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea