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Home News Bicicultura

A firma di Umberto Dei

Due lettere inedite di un grande personaggio del ciclismo

di Redazione
20 Dicembre 2023
in Bicicultura
Tempo di lettura: 6 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Dall’archivio storico di Paolo Amadori riceviamo due lettere di Umberto Dei. La prima lettera autografa firmata su stupenda carta intesta della omonima ditta; la seconda dattiloscritta e firmata su carta intestata Unione Veterani Ciclisti Italiani.

Le missive sono indirizzate entrambe all’amico Camerani di Ravenna. Una spedita da Genova Pegli, località di mare dove l’industriale trascorre gli ultimi anni di una meritata pensione, l’altra da Milano. Nelle righe, scritte con una grafia e una correttezza sintattica unica, vengono ricordati i suoi inizi di corridore ciclista, l’educazione ricevuta dal padre, le gare al Trotter di Milano e a Porta Nuova, a Ravenna, con Tommaselli e Ferrari. Una testimonianza unica e commovente di Umberto Dei uomo, sportivo e industriale.

Umberto Dei, di cui abbiamo parlato ampiamente su BE40, nacque a Monzano di Jesi il 25 luglio 1879. La famiglia si trasferì a Milano quando aveva tre anni. Prima della fine del 1800 era già un abile meccanico (e si può supporre dalle notizie che leggiamo che nella sua prima officina vendesse i bicicli usati costruiti dalla ditta Greco) e un ottimo velocipedista.  Nel 1896 il padre, convinto dalla passione per la meccanica del giovane Umberto, e con la supervisione del sig. Bellini, lo spinse a dare il via a un’officina in via San Vito, dove iniziò a produrre cicli di pregevole fattura, soprattutto da corsa e da pista.

Fu innovatore sul piano tecnico con forcelle elastiche, telai a cerniera, manubri speciali girevoli e allungabili. Lui stesso fu collaudatore dei suoi mezzi meccanici, diventando pistard apprezzato e di grandi doti dal 1896 al 1905. Percorse in lungo e in largo l’Europa sempre assorbendo tecnologia e novità. Nel 1903 partecipò ai Campionati Mondiali professionisti di velocità su pista a Copenaghen. Qualche anno dopo terminò anche gli studi in medicina e chirurgia.

Con la Squadra Corse di Umberto Dei corsero Singrossi, Conelli, Bixio, Verri, Polledri, Piani, Linari, Giorgetti, Kauffmann e Severgnini. Mise in palio anche premi per il primo Giro d’Italia del 1909. Dopo la grande guerra si dedicò sempre di più all’industria perfezionando bici speciali di lusso, da viaggio e da turismo, che furono richieste in tutto il mondo, pur mantenendo un certo primato nelle macchine a pedali per gli sprinter. Questi oggetti, di una perfezione assoluta, furono richiesti dalle federazioni ciclistiche straniere e negli Anni ’40 impiantò una fabbrica in Bulgaria. Sempre attento al mercato e alle novità si trasferì come abbiamo detto in Liguria, dove morì alla veneranda età di 96 anni.


PRIMA LETTERA

Milano 9 novembre 1932. XI.

Egregio Signor Domenico Camerani

Ravenna

Carissimo Consocio,

alla Sua gentilissima e affettuosa dell’8 corr. voglio sperare che avendo rimandato, come da circolare che le verrà spedita contemporaneamente, la Sagra, (riunione conviviale dei Veterani Ciclisti – ndr) Ella potrà parteciparvi e darmi il piacere di poterla salutare di presenza.

Se non Le sarà proprio possibile venire a Bologna, io non mancherò, in primavera, di venire a salutarLa a Ravenna, dove prevedo passare nell’interesse della mia Ditta.

Lei nulla deve per la medaglia e mi permetto ricordarle che la quota che dovrà all’Associazione, negli anni venturi, è limitata a L. 10.

Come può immaginare mi fa piacere saperla possessore di una bicicletta di mia marca che mi auguro le serva perfettamente e che non le sia necessario alcun pezzo di ricambio, ma nell’eventualità, voglia rivolgersi al figlio del povero Bravetti, pregando questi di comunicare alla mia Ditta che il pezzo occorrente, da sostituire, serve per la bicicletta di un amico personale di Umberto Dei.

La rievocazione della manifestazione in Ravenna nel 1901 mi ha fatto piacere per sentirmi così bene ricordato da uno sportivo che oggi fa parte del Sodalizio che ho l’onore di presiedere.

A proposito delle gare di Ravenna voglio confidarLe, forse peccando di presunzione, che dovevo figurare meglio, perché sulla pista, in cemento, del Trotter, Tommaselli e Ferrari ogni qual volta facevano delle volate brevi, non riuscivano a rimontarmi completamente, mentre io riuscivo a rimontare loro. Raramente, alla vigilia di prove importanti, mi sentivo tanto bene e sufficientemente allenato (mentre solitamente non potevo prepararmi seriamente per le molteplici occupazioni) e solamente per aver mangiato delle nocciuole, eccessivamente, ebbi disturbi viscerali da togliermi ogni spirito di combattività e di ogni fiducia e se questo non bastasse, la pista in terra, poco scorrevole e l’allentamento, o meglio lo spostamento della sella per rispondere ad un attacco di Ferrari, mi tolse ogni probabilità di figurare discretamente.

Come vede ho ancora la civetteria di dare delle spiegazioni per i miei mancati successi, me se avessi taciuto questi miei ricordi, avrei mancato a quel piacere delle confidenze, ispirate da sensi di amicizia.

      Le ripeto che mi auguro di vederLa a Bologna e in ogni caso a Ravenna. Mi abbia con tutta cordialità

Suo aff. amico

Umberto Dei


LETTERA 2

Pegli, 10 marzo 1962

Caro Camerani,

                          mi scusi se usufruisco della carta da lettere della vecchia ditta, ma anche lei è purtroppo di stampo anziano e non può condividere l’uso extra moderno di bruciare tutto ciò che è vecchio, mentre è tuttora servibile.

Mio padre acquistò dalla ditta Greco i bicicli usati per pochi scudi, per ognuno, perché già i bicicli nuovi avevano dei miglioramenti. Alleggeriti, freno, supporto a bacchetta perché potesse reggersi in piedi senza appoggiarli; inoltre qualche casa Inglese aveva fatto il telaio (Quadrante) con la ruota posteriore più bassa di quella anteriore. Io devo a mio padre che apprezzava quegli oggetti sorpassati, se ho vissuto una vita ideale come sportivo e come industriale (superiore alle mie doti) iniziandomi col biciclo che poco costava.

Guai a me se avessi rifiutato il vecchio usato biciclo (senza freno, con ruote montate con raggi diretti, mentre poi ebbero le ruote con raggi più sottili, incrociati, ecc. ecc.).

Le restituisco la cartolina del dott. Vassura e le unisco una copia fotografica della paginetta dell’opuscolo. Volendo assolutamente donare il porta ritratto e non trovandolo della grandezza della esatta riproduzione (fotocopia, ho dovuto far meglio e ridurre fotograficamente la paginetta per contenerla nello spazio libero del porta ritratto).

Dopo 16 giorni e cioè solo oggi posso riprendere la lettera e scriverle a causa dell’assenza del dott. Vassura da Bologna mentre io volevo approfittare della mia risposta a Lei e comunicarle che il dottore aveva ricevuto il porta ritratto e la fotocopia.

La lettera del sig. Vassura mi ha commosso e non voglio rinunciare a trasferire a Lei qualche frase tanto benevole ben conoscendo la gentilezza del suo animo per me.

La ringrazio assai per il gentile pensiero di inviarmi una sua fotografia. Mi è così consentito di rivederla, almeno in effige (la sua fisionomia non mi è nuova, avendola già ammirata nelle riviste sportive).

Mi complimento per il suo aspetto fisico e per la serenità e per la vitalità che traspaiono dai lineamenti e dall’espressione del suo volto. Come medico non posso che interpretare in senso prognostico ottimo quei segni, che giustificano la mia convinzione che ancora per lunghi anni il Touring e l’ U.V.I.  dovranno attendere le cose che Lei intende destinare loro.

Anche a Lei mando una copia di una mia foto e intanto le rinnovo le mie scuse per il ritardo, dovuto alla mancata riposta da parte del dott. Vassura.

Sentitamente la saluto

Umberto Dei


chi era DOMENICO camerani

Domenico Camerani di Ravenna era un corridore pistard di inizio Novecento. Coetaneo di Angelo Gardellin (in foto), atleta tra i più rappresentativi del periodo d’oro del ciclismo su pista di quel periodo. Camerani divenne in seguito Commissario di Gara. A metà degli Anni ’20 fu Presidente della Federazione Ciclistica Italiana. Fu anche membro del Touring Club e dell’Unione Veterani Ciclisti Italiani, di cui Umberto Dei era Presidente.


 

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Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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