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Walter Gorini

La carriera breve ma intensa di un Campione Mondiale dilettanti

di Dario Corsi
18 Dicembre 2023
in News
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

Ghiotti di notizie del mondo ciclistico, eravamo in quel di Barbiano (Ravenna) ad attingere ricordi nell’officina del buon “Falco”, al secolo Dino Falconi, meccanico dell’ambiente professionistico (fra l’altro anche della Mercatone Uno ai tempi di Pantani) quando entra un attempato signore dall’aspetto giovanile e distinto che garbatamente ci saluta.

Falco ci chiede: «Non lo conoscete? Lui è un campione del mondo!». A convalida della sua affermazione ci mostra una cartolina di circa 55 anni fa dove è ritratto un giovane pistard: è Walter Gorini, che in coppia con Giordano Turrini fu Campione del Mondo velocità tandem nel 1968 a Montevideo, in Uruguay.

La sua storia, che ci ha raccontato in dettaglio circa un mese dopo nella sua casa nella periferia di Barbiano (RA), tra coppe, trofei, maglie e foto ricordo, merita un approfondimento. Classe 1944, Gorini inizia a pedalare da allievo nel 1961, per il gruppo sportivo Mago di Barbiano, e già nella prima gara si aggiudica un traguardo a premio. L’anno successivo è nel Pedale Fusignanese, dove vince la sua prima gara, una tipo pista a Ravenna. Il suo DS Federici intravede in lui la stoffa del pistard e lo allena nella specialità. Poco dopo vince facilmente il campionato emiliano di velocità categoria allievi 1962. Alto 172 cm per 72 kg, corre i primi anni con una bici Ortelli 52×53.

Nato nelle campagne romagnole, capisce che la pianura e soprattutto la pista sono il terreno adatto alle sue caratteristiche fisiche. Da Dilettante Junior e poi Senior viene ingaggiato dal gruppo sportivo lombardo Genova del presidente Pelicano, guidato dal DS ex-pistard Pesenti. È qui che conosce Turrini, suo futuro compagno al Mondiale, e nei fine settimana sale in treno in Lombardia per correre i circuiti primaverili. Si allena al Vigorelli e nel 1966, a 21 anni, vince il campionato italiano del km da fermo davanti al forte Gianni Sartori, specialista della disciplina. Per integrare i magri guadagni, lavora come garzone in una macelleria, col vantaggio di poter mangiare qualche buona bistecca.

Nel km da fermo, specialità a lui congeniale, spunta un 1’ 9” in Italia e successivamente un 1’ 5” in Messico con il vantaggio dell’altura, tempo di assoluto rilievo per l’epoca. Il Commissario Tecnico della Nazionale Costa lo affianca quindi a Turrini nella specialità della velocità tandem. Alla seconda prova vincono a Mantova battendo avversari di tutto rilievo. Con Turrini pilota, vincono il titolo italiano nel 1966. Nello stesso anno si aggiudicano la medaglia di bronzo ai Campionati mondiali di Francoforte. Nel 1967, battuto da Sartori, nel km da fermo, il CT Costa non lo convoca per le pre-olimpiadi. Anno no, il ’67, ma riesce ugualmente a stabilire il record sul giro lanciato dei 400 metri con un rilevante 23”2 alla media di 62,062 km/h sulla pista in cemento di Forlì.

Torna in auge nel 1968 battendo di nuovo Sartori (del gruppo sportivo Ciclisti Padovani) nel km da fermo. Sartori, già campione nel 1967, si ripeterà nel ’70 e ’71, vincendo nel frattempo il Campionato del Mondo in questa specialità nel 1969. Gorini, selezionato con Turrini per il Mondiale del tandem, non avrebbe dovuto partecipare alle Olimpiadi messicane del 1968 secondo le scelte del CT Costa, che privilegiava gli atleti della Padovani. Ma in una prova in pista, sotto gli occhi del presidente della FCI Adriano Rodoni, Walter riesce a vincere su Sartori nel km da fermo, e con Turrini nel tandem su Verini-Gonzato. Queste vittorie gli aprono le porte per la convocazione olimpica. In Messico si classifica quarto in coppia con Borghetti, mentre il duo Turrini-Verzini conquista l’argento.

IL MONDIALE IN URUGUAY

A questo punto, per il successivo Mondiale di Montevideo il CT Costa cambia le coppie. Gorini – Turrini trionfano nella velocità tandem conquistando in Uruguay l’oro mondiale. Specialisti anche dell’antica (e ahinoi cancellata) arte del surplace, la coppia raggiungeva velocità di 70 km/h con un tempo di 9”8 sui 200 metri. Nel Mondiale batterono il fortissimo tandem belga Van Lanckers – Daniel Goens. Walter si allenava spesso anche con i professionisti Maspes e Gaiardoni, che gli chiedevano di lanciare le loro volate per testare lo stato di forma.

Su strada, utilizzava biciclette realizzate da Cinelli e Galmozzi, mentre in pista usava tandem Masi – Cinelli con passo Humber. Fu tra i primi a sperimentare la doppia trasmissione sui tandem realizzati da Pogliaghi. Le gare e la preparazione atletica costringevano il nostro campione a lunghi periodi di ritiro lontano da casa. Nel 1969, durante un ritiro a Castrocaro con i suoi colleghi pistard azzurrabili, fuggì a casa per rivedere la famiglia e la fidanzata Enrica, suscitando il disappunto del Direttore Sportivo. Ma Walter subito dopo vinse comunque a Forlì il Campionato Italiano nel km da fermo: quella che per lui fu la sua più bella vittoria, poiché ottenuta davanti a tutti i suoi tifosi romagnoli. Notevole la sua caratteristica: esprimersi al meglio negli sforzi brevi e intensi.

Walter ci racconta che, per avere il massimo della scorrevolezza della bici da pista, con la collaborazione del suo amico Falco, toglieva il grasso dalle sfere dei mozzi e del movimento centrale, sistema già utilizzato anche dal 7 volte Campione del mondo Maspes. Il segreto era poi aggiungere un miscuglio di vasellina e alcune gocce di benzina, che era efficace sul breve impiego.

Nel 1969 Walter in coppia con Orlati partecipò al mondiale di Brno in Cecoslovacchia. Doveva essere una vittoria, ma una sprovveduta iniziativa del CT Costa li relegò al quarto posto. Il CT, infatti, allungò all’insaputa degli atleti il rapporto finale del tandem. Questo costrinse la coppia a una dura e quanto mai problematica accelerazione: il risultato fu compromesso da una vana e impossibile rimonta. Sconsolato tornò a casa con molti dubbi sul suo futuro nel mondo del ciclismo.

Successivamente, sempre accasato con la Leoni di Meldola, si rifece con una bellissima vittoria all’Internazionale di velocità a Budapest. A 25 anni, con rammarico, abbandonò il suo sport preferito ma poco remunerativo per tornare alle sue origini come agricoltore a sostegno della famiglia, rinunciando a una promettente carriera professionistica. Nel 1972 sposò Enrica, anche lei appassionata di ciclismo, la signora sorridente che ci ha accolto in casa durante questa lunga intervista.

Dopo la medaglia d’argento ricevuta dal CONI per il terzo posto al Campionato del Mondo dilettanti del 1966 velocità tandem e la medaglia d’oro conferitagli dal CONI per la vittoria al Campionato del Mondo velocità tandem del 1968, a distanza di oltre mezzo secolo, nel 2021, Walter Gorini ha ricevuto il Collare D’Oro, massima onorificenza italiana per meriti sportivi, che fa bella mostra in mezzo ai suoi numerosi trofei.


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Tag: BE61walter gorini
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A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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