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Home News Le Biciclette

BSA Roadster 1896

Tecnologia e qualità agli albori della storia inglese

di Redazione
18 Gennaio 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 4 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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La nascita della bicicletta porta con sé storie molto interessanti da indagare, come abbiamo fatto alla recente ICHC di Cremona.

Negli anni pionieristici di questo settore, quando ancora non era nemmeno chiaro che forma dovessero avere i velocipedi, molte tecnologie differenti sono state fatte convergere verso il settore delle biciclette, che piano piano hanno poi trovato una strada propria in termini produttivi ed evolutivi. Tra queste tecnologie ci sono senz’altro quelle relative alla produzione di armi. Evoluzione naturale, dato che in quegli anni – pionieristici per la meccanica in generale – la produzione industriale di precisione era ovviamente trainata dal settore bellico, che doveva produrre fucili, proiettili, armi da fuoco e da taglio di vario tipo, e che quindi aveva come obiettivo quello di creare oggetti in serie con precisione.

Un percorso che abbiamo già visto con la Hirondelle, nata come costola della Manufacture des Armes di St. Etienne, in Francia, e che torna quando andiamo a parlare della BSA, ovvero Birmingham Small Arms Company, fondata nel 1861 con l’unione di quattro piccoli produttori locali, rendendo la cittadina inglese, insieme ad altre realtà contemporanee, uno dei bacini di sviluppo più interessanti nella storia primordiale della bicicletta. All’inizio del Novecento, grazie anche al substrato produttivo nel settore del tessile e degli orologi, Birmingham era la città al mondo con il maggior numero di marchi attivi nel settore delle biciclette, dai telai, alla componentistica, agli accessori. Tra questi figurava appunto – e sarebbe diventata in breve una delle aziende più importanti – la BSA.

UNA STORIA COMPLESSA

La produzione velocipedistica di BSA iniziò già nel 1869, con il modello Delta, di cui non abbiamo notizie. Del 1880, invece, è un velocipede molto distante da quelle che sono oggi le biciclette moderne. Parliamo dell‘Otto Dicycle, un curioso veicolo a ruote parallele che venne prodotto in 953 esemplari. Subito dopo, con l’avvento dei safety frame ideati da Starley (il doppio triangolo ancora in uso adesso), la produzione mondiale di velocipedi accelerò vertiginosamente, trainata anche dal comparto inglese. Il primo esempio, per quanto riguarda BSA, fu presentato allo Stanley Cycle Show del 1881, una fiera in voga all’epoca. La produzione fu però ad andamento altalenante, con l’azienda che alternava la realizzazione diretta delle bici alla sola vendita di componenti a seconda delle richieste del mercato bellico. BSA smise di realizzare biciclette marchiate a proprio nome nel 1887, passando alla sola produzione di componenti nel 1893. Riprese poi con le biciclette nel 1908 proseguendo fino al 1957, quando il marchio venne venduto alla Raleigh.

Nel frattempo, verso il 1905, BSA si avvicinò alla produzione di veicoli a motore, inizialmente sottocanna, per poi passare a motociclette vere e proprie, automobili e persino aerei. Non dimenticò mai la propria origine bellica, producendo armi per l’esercito di sua Maestà nel corso delle due guerre mondiali e cessando di esistere, tra numerose traversie, nel 1973. Ancora oggi, comunque, biciclette marchiate BSA vengono prodotte in India, mentre c’è un tentativo inglese di provare a ritagliarsi uno spazio nel settore motociclistico. Figlia originale di tutta questa lunga e complessa storia è la bicicletta che vedete in queste pagine, databile 1896 e appartenente alla collezione di Maurizio Zagatti. Un modello che possiamo definire Roadster per via del particolare movimento centrale che monta, brevetto di BSA.

Il contenuto tecnologico di questa bicicletta non salta all’occhio a prima vista, ma andando ad analizzarla da vicino sono molti gli spunti che fanno emergere particolari davvero interessanti e avanzati, cosa che abbiamo potuto fare grazie al lavoro attento e documentato di Marcello Fogagnolo. Il telaio – marchiato 305 – è in acciaio e, come talvolta capitava in biciclette di quel periodo, ha i foderi alti del carro posteriore smontabili. La forcella è ancora chiaramente ispirata ai foderi della spada, a ulteriore testimonianza del legame con la produzione bellica. Scendendo più nei particolari, il movimento centrale – il tipo Roadster citato in precedenza – è di tipo smontabile con due viti che lo fissano al telaio, ed è dotato di un generoso ingrassatore. Anche il forcellino posteriore è figlio di una soluzione tecnica di BSA che permette la regolazione della catena. Sul cannotto di sterzo è montato un sistema di blocco, anch’esso brevettato BSA. Le ruote hanno diametri leggermente differenti. All’anteriore abbiamo un mozzo da 32 raggi per una dimensione ruota di 69 cm (27”), mentre al posteriore un mozzo da 40 raggi con dimensione ruota di 65 cm (25”). Il manubrio è di tipo roadster con manopole in osso e numero di telaio stampato.

La corona è a passo Humber con disegno interno a 6 bracci, e la catena a blocchi ha ovviamente lo stesso passo. Le pedivelle hanno un fermo a vite e i pedali sono tipici inglesi con perno anch’esso a vite. La bicicletta non ha freni, ma può essere rallentata solo grazie allo scatto fisso al posteriore.

Molto interessante la sella Brooks con telaio a intrecci. Il simbolo dei tre fucili, tipico di BSA, è stampato su diverse componenti. Una bicicletta davvero ricca di spunti, interessante ed essenziale, che racconta attraverso le proprie componenti e le proprie geometrie anni febbrili della produzione velocipedistica, che aveva nell’Inghilterra e in particolare nella città di Birmingham uno dei propri maggiori poli d’interesse.


Collezione: Maurizio Zagatti Foto e note: Marcello Fogagnolo


Scheda tecnica

Marca: BSA assemblata

Modello: Roadster

Anno: 1896

Telaio: in acciaio con foderi alti smontabili

Trasmissione: passo Humber a scatto fisso

Catena: passo Humber a blocchi

Cerchi: in acciaio 27” anteriore 25” posteriore

Mozzi: 32-40

Movimento centrale: brevetto BSA Roadster con doppia vite

Sella: Brooks in pelle con telaio a intrecci


Otto dicycle, 1881. Otto dicycle made by the Birmingham Small Arms Company for Lord Sherbrooke. Made to a form patented by ECF Otto, 1879-1881.

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Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

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Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

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PEOPLE

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Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato d La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato di avanguardia non solo per il settore delle mountain bike ma per la bicicletta in generale, come dimostrano accorgimenti ideati da Charlie Cunningham (in foto) decenni prima.

Ve l'abbiamo raccontata su BE75 grazie al contributo di Joe Breeze, una leggenda della mountain bike, e del @marinmuseumofbicycling. Grazie anche a Charlie Sedlock, per le foto che ci ha concesso, e al nostro Fausto Delmonte , profondo conoscitore del settore.

Una bicicletta importante che meriterebbe una copertina variant della nostra rivista, e forse la faremo!

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The 1979 Cunningham CC Proto is a cutting-edge model not only for the mountain bike sector but for bicycles in general, as demonstrated by the features designed by Charlie Cunningham (pictured) decades earlier.

We told you about it on BE75 thanks to the contribution of Joe Breeze, a mountain biking legend, and the @marinmuseumofbicycling. Thanks also to Charlie Sedlock for the photos he provided us with, and to our own Fausto Delmonte, an expert in the field.

This is an important bicycle that deserves a variant cover of our magazine, and perhaps we will do just that!

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La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protag La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protagonista dell'articolo di copertina di BE75, adesso in edicola in italiano e disponibile per l'acquisto su Amazon in tutto il mondo e in inglese, sempre in formato cartaceo.

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The 1982 Colnago Oval CX is the bicycle featured on the cover of BE75, now on newsstands in Italian and available for purchase on Amazon worldwide in English, also in print format.

Photos and collection by Michele Lozza (@thebikeplace) with the contribution of Alessandro Turci (Alessandro Turci).

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