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Home News Le Biciclette

Bianchi Folgore reparto corse 1940

Storia di una bicicletta sopravvissuta diventata campionessa d'eleganza

di Redazione
10 Maggio 2024
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 8 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

Ottobre è il mese dell’Eroica. S’inizia il primo fine settimana del mese – quest’anno si è pedalato il 1° – ma l’onda lunga degli eventi, delle relazioni, di quello che è successo si stende sulle settimane successive.

Alcune cose, poi, restano intrappolate nel tempo, ed è il caso della bicicletta vincitrice del Concorso d’Eleganza, che per il terzo anno consecutivo è stato co-organizzato da Biciclette d’Epoca ed Eroica. A ricevere l’ambito premio “Best in show” per l’esemplare più meritevole presentato a Gaiole in Chianti è stata la Bianchi Folgore RC del 1940 appartenente alla collezione di Fabio Grifoni, appassionato fiorentino e anche nostro assiduo lettore. Una bicicletta strepitosa, con un montaggio, una storia e una conservazione davvero molto importanti, che non ha mancato di far discutere molto sia la giuria sia i tanti visitatori interessati che hanno girato, nel corso della giornata, nella bellissima location riservata al Concorso per quest’anno, ovvero il cortile di Pescherini. Al di là degli aspetti tecnici, che sono senz’altro importanti e ve ne parleremo, questa Folgore ha davvero molto da raccontare, e le sue complesse vicissitudini fanno senz’altro parte del fascino che emana.

«Ho cominciato ad appassionarmi di biciclette d’epoca attorno al 2008», ci racconta Fabio, «dopo aver visto in televisione lo sceneggiato dedicato a Bartali, con Pierfrancesco Favino. Come tutti i fiorentini, ero già un fan del personaggio, ma questa serie TV è stata per me l’occasione di andare a scoprire un mondo nuovo. Ho iniziato con una Legnano grazie ai consigli dell’amico Andrea Martini, e da lì in poi non mi sono più fermato, con una passione che non solo mi ha portato ad avere e restaurare tante biciclette, ma ha anche sottratto tempo alle pedalate vere e proprie, perché quando inizi a volerne sapere di più di questo mondo il tempo davvero non basta mai».

Fabio inizia così a scoprire biciclette sempre più interessanti e, come tanti amanti del settore, ad andare a caccia di tesori preziosi, nascosti magari da anni in qualche cantina. È in un contesto simile che appare la Folgore del ’40. «Un giorno del 2016 Andrea mi ha invitato ad andare con lui a vedere la collezione di Lando Landi, un appassionato che abitava in zona. In casa di Landi, allora quasi novantenne, sembrava che il tempo si fosse fermato agli Anni ’50. Tutto era curato e in ordine come in una fotografia d’epoca. Ricordo che ci portò in un salottino dove c’era una bicicletta sotto un telo. Quando lo sollevò, non potevo credere alla meraviglia che avevo davanti agli occhi!». La Bianchi Folgore, infatti, era perfettamente conservata come il resto dell’arredamento.

Anche nel caso della bicicletta era come se il tempo si fosse fermato. «Da quel giorno in avanti ho iniziato un rapporto d’amicizia con il signor Landi, che dopo alcuni anni si è convinto a cedermi la sua preziosa bicicletta. L’ho lasciata così come l’ho trovata e negli anni non l’ho mai fatta uscire di casa se non per una breve esposizione a Firenze con il Pedale Vintage 4G e per il Concorso d’Eleganza dell’Eroica». L’amore, del resto, si protegge.

OVUNQUE PROTEGGI

Raggiunto telefonicamente, anche Lando Landi ci ha voluto raccontare la sua versione dei fatti. «Ho acquistato la bicicletta il 16 settembre 1942 dal pistard Fiorenzo Furini», ci dice con una memoria d’acciaio all’invidiabile età di 96 anni. «In quegli anni poter vedere una bicicletta del genere era una cosa incredibile, perché a causa della guerra non si trovava nulla. Era in condizioni pessime, con le ruote ovali, la verniciatura rovinata tanto che si vedeva l’acciaio sotto il colore. La comprai non senza fatica e la feci risistemare piano piano, con i mezzi che potevo. Nel ’43 la feci riverniciare con in benestare della Bianchi e fu una fortuna riuscire a trovare il colore adatto, in quei tempi».

Lando dovette anche intervenire in altri dettagli, visto lo stato di partenza della Folgore. «Uno dei pedali, uno Sheffield, era rotto, per cui lo feci saldare ed è lo stesso montato ancora oggi, e poi dovetti cambiare anche la catena. Negli anni, comunque, questa bicicletta l’ho usata solo di tanto in tanto, è stata per la grandissima parte della propria vita al coperto e posso dire che dal settembre del 1942 non ha mai preso la pioggia. Dato che la usavo solo su strade asfaltate, si è rovinata pochissimo e l’ho consegnata a Fabio in uno stato pressoché perfetto».

Le vicissitudini della Folgore RC del ’40 sono davvero molto curiose, al punto che la bicicletta può essere definita a buon titolo una sopravvissuta per almeno tre ragioni. La prima è che è sfuggita ai rastrellamenti dei beni operati dai tedeschi, che sequestravano qualsiasi oggetto di valore o anche solo metallico per fonderlo e costruire materiale bellico. La seconda è che, per puro caso, sopravvisse ai bombardamenti del ’44, quando la parte della casa di Landi dove di solito veniva custodita venne distrutta. Ma la bicicletta, per dono della sorte, era stata spostata in un’altra stanza proprio la sera precedente. Infine, scampò anche all’alluvione di Firenze del 1966, che travolse quasi tutto quello che veniva conservato nei pianterreni e nelle cantine, dove di solito si ricoveravano le biciclette. Preoccupato dalle acque limacciose dell’Arno, Landi portò la bicicletta al primo piano la notte prima della piena, salvandola da una quasi certa distruzione.

La vita avventurosa della Folgore, però, è iniziata qualche anno prima, quando appunto a inforcarla era stato il pistard Fiorenzo Furini, che la utilizzava per allenarsi sulle strade della Toscana dopo averla ricevuta da un collega milanese. Furini era arrivato terzo ai campionati italiani di velocità del ’36, e questo pare gli valse una convocazione alle Olimpiadi di Berlino, evidentemente come riserva, dato che non risulta tra gli atleti scesi in pista. Gli anni erano molto difficili e molti corridori, come gli stessi Bartali e Coppi, dovettero interrompere l’attività per molto tempo, allenandosi come potevano. Furini quindi cedette la bicicletta a Landi in tempo di guerra, per poi arrivare a fare il professionista nel ’47 con la Cozzi Sigler e nel ’49 con la Bartali – Gardiol proprio alla corte del grande Gino.

MERAVIGLIA MECCANICA

Dal punto di vista tecnico, siamo di fronte a un esemplare eccezionale in uno stato di conservazione davvero molto, molto elevato. Bisogna partire dal presupposto che, rispetto alla produzione di serie, quelle del Reparto Corse erano profondamente diverse, per cui la denominazione “Folgore” è solo indicativa, perché le soluzioni adottate poi nel momento di affidare la bicicletta ai corridori staccavano delle importanti differenze. Innanzitutto, tutte le congiunzioni sono limate e alleggerite. Molto caratteristica è la limatura delle congiunzioni di sterzo nella parte frontale, che le rende molto squadrate e le fa andare sotto alla calotta. Il forcellino posteriore, costruito si dice su licenza Campagnolo, presenta un triangolino di servizio che è tipico del Reparto Corse. Il telaio è in acciaio con numero di serie n°813593, che posiziona la bicicletta tra il ’40 e il ’41. Durante i giorni all’Eroica è stato trovato sulle calotte del movimento centrale il numero 40, e abbiamo quindi preso questo anno come buono per la datazione.

Il montaggio è perfetto per l’epoca, e rappresenta quello che oggi definiremmo top di gamma. Si parte da un cambio Campagnolo Corsa (due leve) primo tipo, una versione molto rara prodotta prima del 1941, così come lo sgancio rapido anteriore. La guarnitura è una Bianchi singola da 50 denti. Il movimento centrale è Bianchi RC mentre le pedivelle sono da 170 mm scavate per alleggerirle. La ruota libera è Regina Extra a 4 rapporti, i mozzi sono Siamt marchiati Bianchi 36-40 mentre i cerchi sono Clement all’anteriore e Acme al posteriore, entrambi in alluminio. La catena è Perry e la sella Brooks B17. La piega è in ferro e la pipa è Garavaglia marchiata Bianchi.

Particolare discussione hanno suscitato i pedali, che sono Sheffield in acciaio. All’epoca, i corridori non utilizzavano i più leggeri pedali in alluminio perché tendevano a rompersi, quindi la cosa più probabile, dato che Landi ha detto di aver ricevuto la bicicletta da Dani (meccanico di Furini) in questo stato, è che siano stati preferiti rispetto ai pedali Bianchi che di solito si vedono su queste bici, ma si tratta di una congettura difficile da dimostrare in un senso o nell’altro, che nulla toglie al valore della bici. I puntapiedi sono Cornez e i cinghietti Binda. Fabio Grifoni ha poi conservato, insieme alla bicicletta, diversi pezzi originali ma soprattutto i parafanghi in alluminio. Un dettaglio non certo trascurabile perché, anche se praticamente tutte le biciclette da corsa pre-Anni ’40 li prevedevano, dato che le strade non erano certo nelle condizioni odierne e ci si allenava con le stesse biciclette con cui si correva, sono davvero molto rari di quest’epoca e in questo stato di conservazione.

Al di là di questi aspetti tecnici sui quali si potrebbe discutere a lungo – che poi è anche il bello della passione per le biciclette d’epoca – la Folgore RC del ’40 ci ha accompagnato nel corso della sua analisi in un viaggio lunghissimo, di oltre 80 anni, ci ha riportato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale e a capire quale fosse, in quella drammatica epoca, il senso delle cose, del loro valore, di come una cosa normalissima come andare in bicicletta e fare sport fosse difficile se non impossibile. Ma, nonostante questo, anche in quegli anni difficilissimi c’era chi ambiva al meglio e riusciva a costruire macchine meravigliose come questa, che abbiamo deciso di premiare al Concorso d’Eleganza. Il fatto che sia arrivata in questo stato fino a oggi, a raccontarci la sua storia, è un valore che va persino al di là del ciclismo vintage e sconfina della Storia del nostro Paese.


Collezione: Fabio Grifoni Foto: Riccardo Faldi


Scheda tecnica

Marca: Bianchi

Modello: Folgore Reparto Corse

Anno: 1940

Telaio: n°813593 in acciaio

Cambio: Campagnolo Corsa 1940

Guarnitura: Bianchi singola 50 denti

Movimento centrale: Bianchi RC 1940

Pedivelle: scavate internamente da 170 mm

Pedali: Sheffield in acciaio

Puntapiedi: Cornez

Cinghietti: Binda prima versione

Ruota libera: Regina Extra a denti lisci 1° tipo 4 velocità

Freni: Universal Extra mod. depositato

Catena: Perry

Mozzi: Siamt marchiati Bianchi

Piega: in ferro cromata da 42 cm

Pipa: Garavaglia marcata Bianchi

Sella: Brooks B17 modellata



FIORENZO FURINI

Sono poche le notizie su Fiorenzo Furini, primo proprietario della Bianchi Folgore RC del ’40 oggi appartenente a Fabio Grifoni. Grazie a Carlo Delfino, abbiamo recuperato qualche informazione certa. Furini nasce a Galluzzo di Firenze (FI) il 15 marzo del ’19 e inizia a correre in pista giovanissimo, arrivando addirittura terzo ai campionati italiani di velocità del ’36, cosa che pare gli abbia garantito la convocazione per le Olimpiadi di Berlino, alle quali comunque non risulta essere sceso in pista. Nel ’41 vince il campionato italiano velocità Gioventù Italiana del Littorio, il GP UVI ed è secondo al campionato italiano di velocità olimpica. Finita la guerra, corre nel ’47 con la Cozzi Sigler e nel ’49 con la Bartali – Gardiol, per poi sparire di scena.

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Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

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A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
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Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

Solo su BE76, disponibile adesso!

ADESSO IN EDICOLA!

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

Exclusively on BE76, available now!

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
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