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Vita da Velocio

Invenzioni e imprese del visionario francese Paul de Vivie

di Vittorio Landucci
10 Aprile 2023
in News
Tempo di lettura: 8 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

Sin da quando è comparsa nel 1817 in forma di Draisina, la bicicletta si è evoluta costantemente e quest’evoluzione prosegue, nonostante si pensi sempre che non ci sia più niente da aggiungere (o da togliere), fino ai giorni nostri. Per evoluzione si intendono non solo gli accorgimenti tecnici ma anche i modi di interpretare il mezzo a due ruote.

Nella sua genesi è stato un oggetto del divertimento per nobili e “teste matte” ma poi, non appena è diventata accessibile a tutti, c’è stato un salto di qualità che ha visto nascere due sostanziali scuole di pensiero: gli agonisti e i cicloturisti. L’agonismo è nato nelle piste come alter ego delle corse dei cavalli (splendida la definizione di Brera per la bicicletta: l’anticavallo), poi si è evoluto con le gare su strada, in linea e a tappe, e con la nascita delle varie federazioni. Discorso più complesso per il cicloturismo, il ciclismo ricreativo meno legato a luoghi, percorsi, date ed enti, anche se per questi si sono rivelati di grande utilità la nascita dei vari “Touring Club”, dapprima in Inghilterra e poi in Francia e in Italia.

Questo doveroso cappello serve a introdurre un personaggio che è stato padre indiscusso del cicloturismo. Un uomo che da quando ha scoperto la bicicletta ha dedicato tutta la vita a questa meravigliosa macchina. Ne ha scritto, ha studiato gli accorgimenti tecnici e soprattutto ha scoperto la Francia, sua nazione, pedalando in tutte le direzioni. Paul de Vivie, meglio conosciuto come Velocio, è stato un uomo raro e insolito, un personaggio dalle molteplici sfaccettature, potremmo definirlo l’apostolo del cicloturismo, il suo instancabile sbandieratore. Ha esaltato i benefici del ciclismo sul corpo e sulla mente (mens sana in corpore sano) e ha ispirato e continua a ispirare generazioni di ciclisti.

De Vivie nasce il 29 aprile del 1853 a Pernes-les-Fontaines in Provenza. Di lui sappiamo che dopo gli studi liceali cominciò a lavorare come intermediario nell’industria della seta, lavoro che lo fece viaggiare spesso in Inghilterra, che all’epoca aveva un’industria ciclistica all’avanguardia. Evidentemente qui scoccò la scintilla che accese in Velocio il desiderio. All’età di ventotto anni l’esperienza che gli rivoluziona la vita: pedala su un grand-bi. Considera subito il mezzo rivoluzionario ed è convinto che avrà un ruolo sociale ed economico determinante nel futuro. Per prima cosa crea un’agenzia per distribuire le biciclette inglesi in Francia. Poco dopo, nel 1887, fonda la rivista “Le Cycliste” e ne fa la bandiera del ciclismo per il tempo libero. Su queste pagine conierà la parola “cyclotourisme”, di cui firmerà l’atto di nascita. Testa quanti più prodotti possibili sul mercato e ne scrive sul giornale, inoltre immagina continuamente nuove applicazioni per il mezzo a due ruote creando servizi innovativi come il noleggio, la consegna di pacchi e il bici-taxi. Ma Paul non si accontenta d’importare le bici, e quindi avvia la propria fabbrica fondando il marchio “La Gaulouse” a Saint-Étienne, già sede dell’Hirondelle. Sua l’idea del deragliatore, lui il primo a montare due pignoni sullo stesso lato del mozzo posteriore prima e due sulla guarnitura poi. Inoltre, aveva già immaginato le piste ciclabili e la bicicletta elettrica.

L’UOMO AL CENTRO

Dopo aver perfezionato la macchina si concentra sulla “macchina uomo”, allarga i suoi orizzonti sull’igiene e la dieta, diventerà un convinto vegetariano. «La salute è il nostro bene più prezioso», proclamerà in tutte le occasioni. Quindi crea il personaggio di Velocio, lo pseudonimo col quale si firma nella rivista e che significa banalmente “colui che va veloce in bici”. Filosofo che fa della sobrietà il proprio stile di vita, per lui la bici è uno strumento capace di indurire il corpo elevando l’anima. Ormai è un volano che non si ferma più e crea dei grandi raduni che si tengono in estate. Un uomo innamorato della natura, dotato di profondo umanesimo, spinto a esercitare un’attività socialmente utile che ci appare quanto mai attuale.

«Dopo una lunga giornata in bicicletta mi sento rinfrescato, purificato in pace con il mondo», questo scrive Velocio. E ancora: «Domare questo cavallo d’acciaio dà una sensazione di libertà unica. Non è contro gli altri che bisogna lottare, è contro sé stessi, migliorando la propria condizione personale». In queste parole è riassunto il Velocio-pensiero, che si contrappone a quello di Henri Desgrange, primo uomo a stabilire il Record dell’Ora e padre del Tour de France. Ed è proprio con Desgrange che Paul avrà per tutta la vita un rapporto conflittuale del quale parleremo più avanti.

Tra le varie escursioni ve ne sono alcune che hanno fatto storia. Nell’estate del 1900 assieme a due compagni percorre 660 chilometri e 9000 metri di dislivello in quattro giorni tra Francia, Svizzera e Italia. L’anno dopo scala il Mont Ventoux (è stato uno tra i primi ciclisti ad averlo fatto), nel 1903 lo accompagna Marthe Hesse, prima donna a raggiungere la vetta e proprio sul “monte calvo” c’è una targa a ricordare a chi lo scala l’illustre predecessore. È in questo periodo che scrive i 7 comandamenti del ciclista che abbiamo raccolto in un box in queste pagine.

Dal 1900 Paul raccoglie intorno a sé un piccolo gruppo di giovani che condividono le sue convinzioni sul cicloturismo e sul vegetarianismo. Per Velocio è una scuola di energia fisica e morale, è un approccio che si rifà ai filosofi greci e intende dimostrare sul campo che si possono percorrere grandi distanze in bici. «Il segreto della felicità sta nel comprendere la bellezza della natura e la bicicletta è un mezzo di scoperta», e quindi un’estensione del proprio corpo e uno strumento di percezione del mondo.

Purtroppo questa scuola vivrà il proprio momento di gloria fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale, poi scemerà. Con una borsa da manubrio piena di barrette a base di prugne, questi ragazzi sono capaci di percorrere tappe da 300 km alla media di 20 km/h senza affaticarsi eccessivamente.

RIVALITÀ E UTOPIA

Ma torniamo un attimo al rapporto tra Desgrange e Velocio. I due hanno concezioni molto diverse del ciclismo, ognuno incarna a modo suo i campi che all’epoca si scontrano: il ciclismo agonistico e quello per il tempo libero. Il primo è per il cambio fisso e disprezza i cambi di marcia: chi ricorre a questi marchingegni aggira le difficoltà del campione, bara, sono cose «per ragazze e asmatici». Per il secondo il cambio è fondamentale per risparmiare inutili fatiche e per scalare le salite senza dover scendere di bicicletta. Per uno il cambio favorisce la propensione dell’uomo alla pigrizia, per l’altro è una leva per vincere la resistenza di ogni genere che la strada ci oppone. I litigi tra i due andranno avanti per decenni. Trincerati nelle proprie posizioni, non smetteranno di lanciarsi frecciatine attraverso i rispettivi giornali. Nel 1907 Desgrange inviterà il “nemico” a partecipare al Tour per dimostrare la superiorità delle proprie idee. Paul brucia dalla voglia di bagnare la propria maglia di sudore ma, fiutando la trappola, risponde che potrà vederlo al via il giorno in cui altri cinquantenni si presenteranno. Per il Tour dovremo aspettare il 1937 per vedere il cambio in corsa, dove oltretutto trionferà Lapebie, un convinto vegetariano… aveva vinto Velocio.

Ma Paul si espone anche in altri ambiti. Sollecita gli industriali di Saint-Étienne a sviluppare la produzione di biciclette, consentendo così di abbassare il prezzo delle stesse e dando lavoro tutto l’anno ai dipendenti. Egli non cerca la propria fortuna ma desidera esercitare un’attività che è anche sociale. La città ha già una potente industria metallurgica e, per la legge dei grandi numeri, più bici si producono meno sarà il loro costo di vendita. Grazie alla sua caparbietà, agli inizi del 1900 Saint-Étienne diventa la roccaforte del ciclo francese. Il numero di ciclisti in Francia triplicherà e in soli due anni il prezzo di una bicicletta sarà dimezzato.

Parallelamente Velocio si impegna a fondo nella rivista che ha ideato, tiene alla propria indipendenza e non scende a compromessi quando deve criticare certe soluzioni tecnologiche. Questa morale tuttavia spaventa gli inserzionisti che sovente ritirano le loro pubblicità. Su Le Cycliste si trova di tutto: dalle recensioni delle bici alle cartine stradali, dalle informazioni turistiche alle poesie sulla bicicletta. La rivista ha abbonati anche nel Regno Unito, in Svezia, Russia e Argentina. Sulla base di questo entusiasmo crea, nel 1904, i primi “Meetings du Cycliste” per riunire la comunità dei suoi lettori. Sulle sue innumerevoli invenzioni, invece, deposita alcuni brevetti ma non sfrutta le sue invenzioni. Altri, più abili negli affari, lo faranno al suo posto.

Purtroppo il destino bussa alla porta di Velocio la mattina del 27 febbraio 1930. A 77 anni è un uomo pieno di vita che esce dal palazzo dove vive ancora immerso nei propri pensieri, l’inseparabile bicicletta è condotta a mano visto il gran traffico per la strada tra auto e tram. Un’auto lo colpisce al braccio e lo fa cadere, un tram lo investe… Per quattro giorni combatterà con tutte le forze, ma il quinto giorno le condizioni peggioreranno e renderà la propria anima a Dio. Paul avrebbe voluto essere cremato per poi avere le proprie ceneri sparse in cima al Mount Ventoux, ma la moglie, cattolica devota, preferì una sepoltura cristiana.

Il 22 marzo del 1931 una grande folla si accalcò in cima al Col du Grand Bois per assistere all’inaugurazione della stele di granito eretta in memoria di Velocio. Il monumento è ancora oggi il punto focale del “Velocio day” organizzato ogni anno dai volontari del “Comitato Velocio”, che sono riusciti a preservarne lo spirito originario. La formula è sempre la stessa: una cronoscalata per categorie aperta a tutti che si svolge in un clima fraterno. Nel giugno del 2022 si è celebrato il centenario.

Questo missionario della bicicletta seminò ovunque andasse ed ebbe la soddisfazione, prima di morire, di veder germogliare i frutti di questo lavoro: la pratica della bici contribuì a democratizzarne l’uso. È stato un filantropo disinteressato che non si è mai preoccupato del guadagno ma ha lasciato un immenso tesoro. Ha segnato il ciclismo dandogli orizzonti ben più ampi e creativi rispetto alla nicchia ristretta regolamentata dalle competizioni. Come ebbe a dire uno dei suoi discepoli: «Nessuno come lui ha portato la bicicletta così in alto».


I comandamenti di velocio

  • Soste rare e brevi, per non far scendere la pressione.
  • Pasti leggeri e frequenti consumati prima di aver fame, bere prima di aver sete.
  • Mai arrivare a una stanchezza anormale che si traduce in mancanza di appetito e sonno.
  • Coprirsi prima che ci si raffreddi, scoprirsi prima che ci si surriscaldi e non aver paura di esporre la pelle al sole, all’aria, all’acqua.
  • Rimuovere dall’alimentazione vino, carne e il tabacco.
  • Non forzare mai, rimanere nei propri mezzi soprattutto nelle prime ore in cui si è tentati di sforzarsi troppo perché ci si sente pieni di forze.
  • Mai pedalare per amor proprio (inteso come gloria personale).

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ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

ACQUISTA ORA/BUY NOW: 

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

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Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nu Cari amici, siamo molto felici di annunciare il nuovo numero di Biciclette d'Epoca, BE76, disponibile in questi giorni nelle edicole e sul sito Sprea.it.

Un numero con tantissimi contenuti interessanti, a partire dalla copertina dedicata ai 150 anni della storica gara Milano-Torino, qui rappresentata da un'incisione di Luigi Airaldi, vincitore della seconda edizione. Ce ne parla Alfredo Azzini.

Apre poi la sezione delle biciclette la Bianchi Squadra Corse Leggerissimo del 1949 di Coppi, dalla collezione di Carsten Rademacher, tra quelle a disposizione del Campionissimo alla Parigi-Roubaix vinta l’anno successivo. A raccontarcela tre penne importanti: Paolo Amadori, Michele Asciutti e Carlo Delfino.

Abbiamo poi una Ariel Lightweight del 1912 di Ariel Atzori, una Cimatti Corsa del 1951 di Alvaro Abbili, una Estermann Olympia del 1980 del Velomuseum di Rehetobel, un tandem Labor del 1906 di Mario Cionfoli, una Prina Imperiale R Lusso del '47 di Alberto Castelli, una Biazzi Corsa Air del 1986 di Francesco Misantoni, una Progear 2WD del 1995 di Paolo Carosini, una Moser Oro Aero del 1985 di Pasquale Cuttunaro vista al CdE dell'Eroica e un tutorial per ripristinare le selle curato da Maurizio Botta.

Passando ai campioni, Giovanni Battistuzzi ci riporta alle origini del doping parlando di Monsieur Aide, Marco Pasquini tratteggia la parabola di Franco Chioccioli mentre Carlo Delfino ci racconta dei gregari Canavesi e Rimoldi. Infine, sempre Pasquini ricostruisce la storia del 51 al Tour.

Per quanto riguarda la Bicicultura, spazio alla leggenda francese della "Piccola Regina", raccontata da l'Epopée Sutter, mentre Fausto Delmonte ricostruisce l'evoluzione delle tappe dalla ruota libera al cambio.

Infine, tutta la parte relativa agli eventi e alle ciclostoriche, con le ultime news da Eroica, l'arrivo sulle nostre pagine con grandissimo piacere di Giancarlo Brocci, i 20 anni del Ghisallo e una bellissima mostra a villa Manin.

Chiudiamo con lo speciale dedicato ai 10 anni di Eroica Montalcino che troverete con una copertina dedicata sul lato opposto della rivista, con 8 pagine extra che ripercorrono la storia e i valori dell'Eroica di primavera.

Non perdetelo!
SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA We are del SPECIAL ISSUE 75 – MOUNTAIN BIKE EXTRA

We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

It is a tribute we wanted to pay to this hugely significant bicycle and to the article produced in collaboration with the Marin Museum and MTB legend Joe Breeze.

But that’s not all: to make this issue even more special, we’ve added a full 16 extra pages dedicated to iconic MTBs of the past: the 1985 Ritchey Team Comp, the 1990 Rauler, the Breezer Lightning and the 1996 AMP B4, masterfully described by our very own Fausto Delmonte.

A collector’s edition that we hope will appeal to the many enthusiasts of the ever-fascinating world of vintage MTBs!

NOW AVAILABLE IN ENGLISH ONLY AND EXCLUSIVELY ON AMAZON: LINK IN BIO TO PURCHASE
BIANCHI D1 PISTA 1902 Una bicicletta "misteriosa" BIANCHI D1 PISTA 1902

Una bicicletta "misteriosa" che apre il dibattito sull'evoluzione e le scelte tecnologiche della Bianchi a inizio del Novecento. Ne parliamo su BE75 dalla collezione di @fogagnolomarcello .

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BIANCHI D1 TRACK 1902

A ‘mysterious’ bicycle that opens the debate on Bianchi's evolution and technological choices at the beginning of the 20th century. We discuss it on BE75 from Marcello Fogagnolo's collection.

ACQUISTA/BUY BE75:https://linktr.ee/biciclettedepoca
Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'U Il nostro "Ritratto" di questo numero è Simone D'Urbino, enfant prodige del telaismo e titolare del marchio Masi. 

L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

Su BE75 in edicola adesso.

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Our ‘Portrait’ in this issue is Simone D'Urbino, enfant prodige of frame building and owner of the Masi brand. 

We interviewed him in a long, candid and interesting chat in the workshop under the curves of the Vigorelli, where he recently returned, where the great Faliero laid the foundations of the legend.

On BE75, available now.

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Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della D Celebriamo oggi la Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che sostiene l'importanza della parità, della tutela e dei diritti in ogni ambito.

Pioniere di tutto questo sono state le donne in bicicletta, vere anticonformiste pronte a sfidare le convenzioni sociali per affermare il proprio diritto a pedalare.

Qui una copertina di "Figarò Illustré" del settembre 1893, rivoluzionaria per l'epoca e per lo scandalo che davano le donne in bicicletta con i pantaloni (detti "bloomer").
Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

We remember when he ran for election but the people voted for Bartali! (in photo)

Marco Pasquini tells us about it in BE75, now on newsstands.

Have a nice Sunday!

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Vélos d'Époque: un seul magazine, quatre versions dans différentes langues pour s'adresser aux passionnés du monde entier. Découvrez les options d'achat!

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