domenica | 13 Settembre | 2026
ACQUISTA/BUY
Biciclette d'Epoca
SHOP
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Biciclette d'Epoca
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home News

Riccardo Filippi

A settant'anni dal Mondiale di Lugano, riviviamo la carriera dello scudiero di Coppi

di Paolo Ghiggio
25 Aprile 2023
in News
Tempo di lettura: 12 minuti
A A
FacebookTwitterWhatsappTelegram

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

Era da poco passato il ferragosto del 1953 quando, in una casa di Alice Superiore, un piccolo paese della verde Valchiusella, Riccardo Filippi, aiutato dalla mamma, preparava la valigia per un viaggio che non avrebbe mai dimenticato.

Selezionato da Giovanni Proietti fra gli azzurri del ciclismo italiano, avrebbe partecipato al Campionato Mondiale su strada a Lugano, sul circuito della Crespera. Settant’anni fa, il 29 agosto 1953, il giorno prima che il Campionissimo Fausto Coppi, completasse il suo palmarès, con l’unica perla ancora mancante, ovvero il mondiale su strada, il giovane ventiduenne canavesano, con una tattica di corsa degna di un navigato campione, si fregiava del titolo iridato fra i dilettanti.

La prima gara la disputò con le scarpe della festa e con un maglione bianco di lana confezionatogli ai ferri dalla mamma. La bicicletta gliela aveva prestata un vicino di casa di Alice, Luciano Arizio. Era senza portaborraccia e Riccardo si infilò una bottiglietta nei pantaloncini. Riccardo continuò a correre su una Frejus, regalatagli dai suoi due fratelli. Fu cresciuto e seguito dai dirigenti della squadra Clement di Ivrea, con i cui colori bianco-blu vinse il titolo nazionale allievi a Bologna nel 1948. Passò per un breve periodo alla U.S. Vigor di Ivrea, aiutato dal mecenate eporediese Antonio Airoldi, presidente del sodalizio, che gli offrì un lavoro e la possibilità di allenarsi. Il giovane Filippi prometteva bene. Si era fatto le ossa vincendo un numero importante di gare con la maglia bianco nera della squadra di Ivrea. I dirigenti lo avevano tesserato per controbattere lo strapotere degli atleti della UISP, di altro colore politico. Filippi mantenne dunque le promesse, trionfando in lungo e in largo sulle strade, e non solo quelle canavesane.

In quegli anni un classico appuntamento per i giovani emergenti era la gara che si disputava fra Torino e Pavarolo, una specie di vetrina del ciclismo giovanile. Su quelle strade polverose si trovò a lottare, a pochi chilometri dall’arrivo, con un ragazzo che sarebbe diventato uno dei più grandi campioni italiani: Nino Defilippis. In testa sull’ultima salitella litigò con il cambio, cadde la catena e la vittoria andò proprio al “Cit” Defilippis. Deluso, al traguardo Riccardo venne avvicinato dal grande Carlo Bergoglio, giornalista e artista di Cuorgnè. Per consolare il giovane canavesano, gli disse: «Vieni qua che ti faccio la caricatura». Filippi fu così immortalato dalla mitica matita di Carlin, che a detta dello stesso Filippi aveva messo troppo in evidenza il suo pomo d’Adamo. Partecipò alle gare locali e vinse la prima edizione del trofeo Migliore, una gara importante, che si disputava sulle sue strade. A pochi chilometri dall’arrivo era in fuga con un altro corridore, che sapeva essere più veloce di lui in volata. Finse di bere e chiese al compagno se volesse dell’acqua. Accettò! Filippi ne approfittò per involarsi e vincere sul traguardo. Certamente quel cambio di borraccia non è famoso come quello di Coppi e Bartali sul Col du Telegraphe al Tour del 1952, ma Filippi, pur perdendo una borraccia, vinse quella corsa.

I successi continuavano e fu notato da Biagio Cavanna. Come tutti gli anni, il massaggiatore cieco di Novi Ligure, personal trainer antesignano di Fausto Coppi, si era recato con la sua squadra, la SIOF, a Cuorgnè, dove si correva il Trofeo Nando Perona, definito da Carlo Bergoglio, che era anche direttore di Tuttosport, «La corsa che crea i Campioni». A quella gara partecipava il fior fiore del ciclismo dilettantistico. Scorrendo i nomi dell’albo d’oro della competizione si leggono fra i partecipanti, oltre ai grandi pionieri del passato, Ettore Balmamion, Giovan Battista Astrua, Francesco Camusso, Giuseppe Martano e Giovanni Valetti, e anche quelli di quei ciclisti che, poco tempo dopo, avrebbero dettato legge fra i professionisti: Guido Messina, Franco Balmamion, Gastone Nencini, Felice Gimondi, Gianni Motta e Gianbattista Baronchelli.

UN CUORE PODEROSO

Timido come era, Riccardo fu condotto da Cavanna, che con le sue sapienti mani gli tastò il trapezio alla base del collo, i quadricipiti delle cosce e i muscoli dei polpacci. Preso in mano il polso del giovane canavesano, restò di stucco, dicendo: «Ragazzo, hai dimenticato il cuore in tasca?». Con grande stupore del massaggiatore e amico di Fausto Coppi, le pulsazioni erano oscillanti fra 34 e 36 battiti al minuto. Proprio come il Campionissimo.

A quel punto Riccardo disse a chi lo visitava che un medico, visto il suo particolare battito cardiaco, lo aveva sconsigliato di continuare a correre in bicicletta! Questa particolarità fisiologica unita al torace possente lo facevano, secondo l’omone cieco di Novi Ligure, una sicura promessa del ciclismo. «Questo ragazzo va bene», sentenziò. D’accordo con la famiglia e i dirigenti della U.S. Vigor, gli spalancò le porte della SIOF, la brillante società ciclistica sponsorizzata da una ditta produttrice di polveri per vernici, con sede a Pozzolo Formigaro, non lontano da Novi Ligure, di proprietà dell’appassionato industriale Pietro Mazzoleni.

Dietro le quinte del traguardo del trofeo Perona, la trattativa fu breve e il presidente della Vigor, Antonio Airoldi, e Biagio Cavanna conclusero il passaggio di Filippi alla squadra tortonese. Venne alloggiato nell’appartamento che lo stesso Cavanna aveva adattato, in via al Castello a Novi ligure, in una vera e propria “scuola di ciclismo”. Una sorta di vivaio per i futuri gregari di Fausto Coppi. Con quegli insegnamenti Filippi imparò a soffrire le fatiche di quel duro sport, ma imparò anche a vivere in squadra, dividendo la camera con Michele Gismondi e Giuseppe Favero. Gli furono impartite lezioni di educazione civica e una sorta di rudimentale educazione sessuale, con la quale i giovani venivano messi in guardia dai rischi della frequentazione con l’altro sesso. L’astinenza era la regola. Oggi, fortunatamente, i tempi sono cambiati. I giovani venivano allenati alla destrezza e allo sviluppo motorio. Classica era la prova che consisteva nello smontare e rimontare un tubolare a occhi bendati.

Gli insegnamenti e gli allenamenti curati dal mentore di Fausto Coppi diedero i loro frutti e Filippi inanellò con la maglia bianco azzurra della SIOF una serie di successi. Fra tutti il Trofeo Serse Coppi, organizzato a Ivrea in memoria del fratello del Campionissimo, morto tragicamente dopo una caduta al termine del Giro del Piemonte. Quella gara era una competizione a cronometro da correre in coppia e Filippi la fece sua per ben due volte: la prima con Michele Gismondi nel 1952 e la seconda con Gastone Nencini l’anno successivo. Sempre con la squadra della SIOF, insieme a Ilio Grassi, Giuseppe Favero e Angelo Grosso, vinse la Coppa Italia, facendo registrare sul classico percorso fra Tortona e Serravalle una media record di 41,796 km/h nonostante il vento contrario.

Grazie ai risultati ottenuti fu dunque selezionato nella Nazionale di Giovanni Proietti. Riccardo si fregiò del titolo iridato, completando una splendida tripletta dei colori italiani: Gianni Ghidini a Varese nel 1951, Luciano Ciancola in Lussemburgo nel 1952 e Riccardo Filippi a Lugano nel 1953. Della squadra facevano parte Gastone Nencini, Vincenzo Zucconelli, Mauro Gianneschi, Renato Ponzini e Nello Fabbri. La sera prima della partenza, solo nella sua camera d’albergo che condivideva con Nencini, confidò a Mario Oriani, allora inviato de Lo Sport Illustrato, i suoi dubbi e le sue paure per una corsa sulla distanza di 180 km. Dopo una notte quasi insonne, la mattina successiva ecco il via alla corsa. Filippi pedalava su una Girardengo color panna, Modello 7, che il figlio conserva tuttora insieme alla maglia iridata e alla coppa del Presidente del Consiglio del Primo Trofeo Baracchi corso con Coppi. Il gruppo del cambio era il neonato Campagnolo Gran Sport, la sella Brooks mod 17, i freni Universal mod. 755149, i pedali Sheffield Sprint, la pipa e la piega Ambrosio Champion, i cerchi Clement.

Con la sapiente guida di Proietti, gli Azzurri rintuzzarono tutti gli attacchi degli atleti delle altre nazioni. Filippi si era scritto su un polso i numeri degli avversari più temibili: Rick Van Loy 43, André Noyelle 40, e Hans Hobi 178. In fuga con il suo compagno di camera Nencini, superati i tornanti di cemento della salita della Crespera, sul rettilineo del traguardo con un finto scatto trasse in inganno il toscano e conquistò la maglia iridata, fra le esultanze dei compaesani che avevano organizzato una trasferta in pullman per seguirlo, con tanto di cartelli.

ALLA CORTE DI COPPI

Fausto Coppi, scavalcata la recinzione all’arrivo, abbracciò e baciò Riccardo. Fu quello il sigillo al connubio fra il Campionissimo e il giovane canavesano. Insieme trionfarono in tre Trofei Baracchi. Nel 1953, entrambi in maglia iridata, davanti a Jacques Anquetil e Antonin Rolland, nel 1954, quando batterono ancora Anquetil in coppia con Louison Bobet e nel 1955. Quell’anno secondo fu ancora il campione francese insieme ad André Darrigade. L’anno successivo la coppia biancoceleste salì sul secondo gradino del podio alle spalle di Rolf Graf e Darrigade. Si realizzò fra i due anche una affettuosa amicizia che superava i limiti dell’impegno sportivo e fece sì che spesso Filippi invitasse Fausto Coppi in Canavese per delle battute di caccia, attività che il Campionissimo amava in modo particolare.

Tornato a casa, dopo quella esaltante vittoria di Lugano, dovette rinunciare alle cerimonie organizzate dal sindaco del paese per partecipare con Fausto Coppi e gli altri campioni mondiali, Guido Messina, Marino Morettini e l’australiano Syd Patterson, ai festeggiamenti ufficiali a Torino. Al velodromo torinese di corso Casale fu un tripudio. I diecimila spettatori ruppero le reti e invasero il prato al centro della pista per osannare i campioni. Carlin, memore della sua caricatura a Pavarolo, ricordò la vittoria italiana con un memorabile articolo su Tuttosport intitolato “Filippica Azzurra”. Sfruttò quella vignetta che ritraeva Riccardo a Pavarolo. Filippi commentò ancora: «Peccato quel gargarozzo…».

Tesserato alla Bianchi, nel 1954, realizzò il sogno della sua vita: correre con Fausto Coppi, che solo poco tempo prima aveva acclamato, come tifoso, durante una visita del Campionissimo a Ivrea. Quell’anno partecipò alla sua prima Milano-Sanremo. Sotto una pioggia battente, ad Alassio, nacque una fuga di dieci corridori, fra cui Filippi. A Laigueglia il canavesano scattava e sul Capo Mele transitava per primo davanti a Stan Ockers, che insieme ad Albino Crespi cedeva su Capo Berta, sul quale Filippi precedeva il solo Raoul Rémy. Lasciato il francese, Riccardo era lanciato verso il traguardo. In quelle fasi Coppi, intenzionato a vincere, uscì dal gruppo. L’ammiraglia della Bianchi raggiunse Filippi, che fraintese gli ordini e arrestò la sua azione. Forse il patron Zambrini voleva solo fare rallentare il fuggitivo per favorire il rientro del capitano. A circa 2000 metri dall’epilogo Filippi venne riassorbito dagli inseguitori. Vinse Rik Van Steenbergen, incredulo. Coppi fu quarto, Filippi arrivò nel gruppo degli inseguitori e fu tredicesimo. Gianni Brera titolò il suo articolo su Lo Sport Illustrato “A Filippi fu detto fermati”. Su quelle pagine venivano esaltate le doti del campioncino della Bianchi, tanto da definirlo “il nuovo Coppi”, nomignolo che sentiremo ancora in futuro quando verrà assegnato a Guido Carlesi, Italo Zilioli e Franco Chioccioli.

UNA VITA DA GREGARIO

Le parole di Brera furono il simbolo e l’emblema della carriera del campione canavesano che, pur vincendo ancora la cronotappa di Palermo del Giro del 1954 sul circuito della Favorita, visse una carriera da fedele gregario del Campionissimo. La prima prova di questa dedizione la diede il giorno successivo alla tappa palermitana, quando Fausto Coppi, in crisi su un monticello siciliano, la Portella Mandrazzi, perse oltre cinque minuti. Con gli altri gregari aspettò il capitano e lo portò al traguardo. Si parlò di eccessivi festeggiamenti a ostriche e champagne, ma la verità forse era che Fausto fosse distratto e preoccupato da una crisi familiare. Nella sua vita era entrata prepotentemente Giulia Occhini e aveva lasciato la moglie Bruna Ciampolini con la figlia Marina.

Nel suo palmarès figurano ancora un secondo posto alla prima e alla quarta tappa della Parigi-Nizza del 1954, un secondo posto a Derny, in Svizzera, nella velocità su pista nello stesso anno, e al Campionato di Zurigo del 1957. Partecipò a quattro Giri d’Italia, cinque Milano-Sanremo, due Parigi-Roubaix, conquistando undici podi. Fu uno dei pochi a giungere al traguardo nella tragica tappa del Monte Bondone del Giro del 1956. Charly Gaul arrivò, vinse e praticamente assiderato, con il termometro che segnava meno quattro gradi, fu letteralmente scaricato di sella.

Partecipò ancora alle classiche del Nord e alle grandi corse in linea italiane. Ebbe ancora dei buoni piazzamenti. Al Giro di Romagna del 1955 fu quinto arrivando al traguardo, dopo averlo aspettato, con Fausto Coppi, vittima di una foratura. Nello stesso anno fu nono al Giro dell’Appennino, vinto dal suo capitano. Questi piazzamenti gli fruttarono l’ottavo posto nella classifica finale del Campionato Italiano di quell’anno, vinto naturalmente da Fausto Coppi. Cercando di svincolarsi dalla soggezione per Fausto fu tesserato alla Ignis. Lì ritrovò uno dei gregari del Campionissimo, Franco Giacchero. Dopo un passaggio alla svizzera Condor, tornò alla Bianchi. Ma al Giro del 1958, con i colori della Ghigi, relegato al definitivo ruolo di gregario di Willy Vannisten, portò a malincuore al traguardo il capitano in piena crisi e giunse ai limiti del tempo massimo, rinunciando anche quella volta a una probabile buona prestazione. Si ritirò e fu quello il suo ultimo Giro d’Italia. Dopo un’annata deludente lasciò le corse. Disilluso dal mondo sportivo che tanto aveva amato, a soli ventinove anni lo abbandonò tristemente, dopo avere vestito la maglia della Bianchi, della Ignis, della Carpano Coppi, della Ghigi-Coppi, della Tricofilina-Coppi e della Gazzola.

La sua ultima apparizione in pubblico fu quella al funerale del Campionissimo. Poi si ritirò nella sua Lessolo, alle pendici della Valchiusella, dove la giovane moglie gestiva una panetteria. Si dedicò alle corse giovanili, seguendo come Direttore Sportivo gli esordienti del glorioso Velo Club Eporediese e del Gruppo Ricreativo Olivetti negli Anni ’60, quando i colori rosso blu di quegli atleti dettarono legge sulle strade piemontesi. Mescolato con il pubblico accompagnava i figli Bruno ed Enzo ad assistere alle gare e agli arrivi delle grandi corse al loro passaggio in Canavese. Fu proprio a Ozegna, il 5 giugno 1976, quando la carovana del giro toccò quella cittadina proveniente da Varazze, che il compianto cronista Adriano De Zan notò Filippi fra la gente, dietro le transenne. Lo chiamò a gran voce e il vecchio campione salì sul palco con la maglia rosa Felice Gimondi. In quel tragico arrivo Patrick Sercu urtò un teleoperatore tedesco e riportò un grave trauma cranico, la tappa fu vinta da Rik Van Linden. Era la prima volta del Giro in terra canavesana. Ebbe ancora un momento di gloria a Trento, nel 1981, nel quarantennale del Trofeo Baracchi, quando fu acclamato fra i vincitori di quella gloriosa competizione organizzata dall’industriale lombardo. Erano presenti Eddy Merckx, Ercole Baldini, Fiorenzo Magni, Daniel Gisiger, Beppe Saronni, Francesco e Aldo Moser.

A Ivrea nel 2011, in occasione del suo ottantesimo compleanno, fu festeggiato dai campioni del passato Guido Messina, Walter Martin, Italo Zilioli, Pino Favero, Angelo Ottaviani, Franco Vagneur e Franco Balmamion. Dopo quell’avvenimento la salute iniziò ad abbandonarlo e le sue uscite si fecero sempre meno frequenti. Rimasto vedovo, passava le giornate fra le mura di casa con i suoi trofei, pensando al passato con qualche rammarico. Timidamente accettava le visite dei suoi vecchi amici e tifosi. Ai rari giornalisti che riuscivano a intervistarlo confessava: «Fausto era un grande, fuori di discussione, ed era anche un generoso, ma nella squadra c’erano limiti ben precisi oltre i quali non si poteva andare. Ripensandoci adesso, a tanti anni di distanza, dico che è stato un errore per me. Tutti mi dicevano di stare calmo, che ero giovane, che sarebbe venuto il mio tempo. Invece il tempo trascorreva veloce e io ero sempre a fare il gregario. Altri miei colleghi – Nencini, per esempio, un generoso, un vero combattente – andati in altre squadre meno titolate ma dove godevano di maggiori libertà, hanno potuto esprimersi al meglio e ottenere vittorie importanti che a me sono mancate. A ventinove anni capii che il ciclismo non faceva più per me. Troppi sacrifici e risultati modesti. Mi ero sposato, mia moglie attendeva un figlio, dovevo pensare all’avvenire. Trovai un impiego alla Olivetti e lì rimasi per 25 anni abbondanti».

Dopo una breve malattia mancò in un letto dell’ospedale di Ivrea nel marzo del 2015, lasciandoci il ricordo di uno dei più fedeli gregari del Campionissimo, cui aveva sacrificato tutta la sua carriera. Di lui resta il ricordo di un uomo fedele alla sua parola, un uomo che non tradì mai il suo capitano. Qualcuna delle sue non più giovani tifose ricorda ancora quel bellissimo ragazzo, «Con le gambe da campione e il volto da attore», che faceva impazzire le ragazze in cerca di gloria agli arrivi delle corse. Una foto, gelosamente custodita dal figlio Bruno, lo ritrae con una prorompente Silvana Pampanini.

In un suo ricordo, l’amico e collega Carlo Delfino citò il campione canavesano fra i migliori gregari di Fausto Coppi. I dodici apostoli: Ettore Milano, Andrea Sandrino Carrea, Fiorenzo Crippa, Stefano Gaggero, Franco Giacchero, Michele Gismondi, Riccardo Filippi, Donato Piazza, Oreste Conte, Serse Coppi, Bruno Pasquinu e Désiré Keteleer. Gente che, pur talvolta nelle retrovie, ha fatto la Storia del ciclismo.

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati
Tag: BE60filippimondiali
CondividiTweetInviaCondividi
Articolo precedente

L’invenzione della dinamo

Prossimo articolo

È online il nuovo sito di Biciclette d’Epoca

Paolo Ghiggio

Sono cinque, con questo, i libri dedicati da Ghiggio alla bicicletta e ai suoi eroi, riusciti ad appassionare al tema anche i profani, grazie anche al ricco corredo fotografico di ognuno, con immagini, molte delle quali provenienti dall’Archivio Torra, spesso inedite e di indubbio interesse.

Correlati Articoli

News

La Maleventum 2026: nel cuore del Sannio lungo la Regina Viarum

Girodellaromagna copertina
News

Girodellaromagna 2026: la grande storia fa tappa a Lugo

News

La Vinaria compie 10 anni: tanti auguri a una veterana delle ciclostoriche!

Eroica

Vi aspettiamo al Concorso d’Eleganza dell’Eroica

News

La Sanvido Classic 2026: si pedala sulle Dolomiti Bellunesi.

News

La Mitica 2026: il GIDE vola sui Colli di Coppi

Prossimo articolo

È online il nuovo sito di Biciclette d'Epoca

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

I PIÙ VISTI

Plugin Install : Popular Post Widget need JNews - View Counter to be installed

SEGUICI SU INSTAGRAM

bicicletteepoca

CICLO PIAVE CORSA 1955 Ciclo Piave è uno storico CICLO PIAVE CORSA 1955

Ciclo Piave è uno storico produttore locale nato a Santa Lucia di Piave (TV) con una storia centenaria, dato che l'azienda è stata fondata nel lontano 1919. Questo esemplare da corsa del 1955 circa, appartenente alla collezione di Emanuele Zardetto, testimonia la febbrile produzione italiana di quel periodo.

Solo su BE77 adesso in edicola e su sprea.it.

---

CICLO PIAVE RACING BIKE 1955

Ciclo Piave is a historic local manufacturer based in Santa Lucia di Piave (TV) with a history spanning a century, having been founded way back in 1919. This racing bike, dating from around 1955 and part of Emanuele Zardetto’s collection, bears witness to the frenetic pace of Italian bicycle production during that period.

Exclusively in BE77, now available worldwide on Amazon.

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
Nuovo episodio del nostro podcast di avvicinamento Nuovo episodio del nostro podcast di avvicinamento all'Eroica. Il tema di oggi è la LENTEZZA. E voi? L'apprezzate? 

Spreaker:
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-7-lentezza--75018904

Spotify:
https://open.spotify.com/episode/1ro6gEHw14ORp0ZZEOYMJC

Non perdetevelo!
CONCORSO D'ELEGANZA: ISCRIZIONI APERTE! Sono aper CONCORSO D'ELEGANZA: ISCRIZIONI APERTE!

Sono aperte le iscrizioni al Concorso d'Eleganza dell'Eroica, che si terrà venerdì 2 ottobre a Gaiole in Chianti.

È la sesta edizione che co-organizziamo e siamo molto felici e onorati di ritrovare ogni anno la passione di tanti collezionsti che vogliono condividere con gli altri il loro amore per le biciclette vintage!

Una vera festa dove la bicicletta d'epoca, ma anche l'abbigliamento, è grande protagonista.

Vi aspettiamo come sempre a Gaiole e non dimenticate che i posti sono limitati, per cui iscrivetevi il prima possibile!

---

CONCORSO D'ELEGANZA: REGISTRATION NOW OPEN!

Registration is now open for the Eroica Concorso d'Eleganza, which will take place on Friday 2 October in Gaiole in Chianti.

This is the sixth edition we have co-organised, and we are delighted and honoured to witness, year after year, the passion of so many collectors who wish to share their love of vintage bicycles with others!

A real celebration where vintage bicycles – as well as vintage clothing – take centre stage.

We look forward to seeing you, as always, in Gaiole – and don’t forget that places are limited, so please register as soon as possible!

---

CLICCA QUI PER REGOLAMENTO E ISCRIZIONI:
https://www.eroica.cc/concorso-di-eleganza-della-bicicletta/
Torna il podcast dedicato a @eroica.cc , ai suoi v Torna il podcast dedicato a @eroica.cc , ai suoi valori, alle sue emozioni.

Partiamo con "FATICA", qualcosa che sulle strade bianche conosciamo tutti!

Spotify: 
https://open.spotify.com/episode/1NnRDwwFDGFMjFyrWbVgQ3

Spreaker: 
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-1-fatica--74804545
RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900 Una bicicletta unica RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900

Una bicicletta unica e antica che ci racconta il boom industriale della Chicago a cavallo del Novecento. Dalla collezione di Enzo Manfré.

Solo su BE77 adesso in edicola!

---

RAMBLER LIGHT ROADSTER 1900

A unique, vintage bicycle that tells the story of Chicago’s industrial boom at the turn of the 20th century. From the collection of Enzo Manfré.

Exclusively in BE77, now worldwide on Amazon!

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
INTERVISTA CON "CARUBE" Abbiamo fatto quattro chi INTERVISTA CON "CARUBE"

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Carube, al secolo Roberto Lencioni, volto notissimo del mondo Eroica e forse qualcosa di più. Ci ha raccontato di tutta una vita nel ciclismo, la sua.

Da non perdere solo su BE77 adesso in edicola.

---

INTERVIEW WITH ‘CARUBE’

We had a chat with Carube – whose real name is Roberto Lencioni – a very well-known figure in the world of Eroica, and perhaps even beyond. He told us about his entire life in cycling.

Don’t miss it – exclusively in VB77, now available worldwide on Amazon.

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
BERNARD HINAULT, LA LEGGENDA DEL "TASSO" 5 Tour, BERNARD HINAULT, LA LEGGENDA DEL "TASSO"

5 Tour, 3 Giri, 2 Vuelte, 2 Lombardia, 2 Liegi, 1 Roubaix, 1 Mondiale per un totale di 216 vittore. Questa è la leggenda del "Tasso", il bretone Bernard Hinault, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi raccontati sulle nostre pagine da Alessio Stefano Berti.

Solo su BE77 adesso in edicola!

---

BERNARD HINAULT, THE LEGEND OF “THE BADGER”

5 Tours de France, 3 Giro d’Italia, 2 Vuelta a España, 2 Giro di Lombardia, 2 Liège–Bastogne–Liège, 1 Paris–Roubaix, and 1 World Championship—for a total of 216 victories. This is the legend of “The Badger,” the Breton Bernard Hinault, one of the greatest champions of all time, as chronicled in our pages by Alessio Stefano Berti.

Exclusively in BE77, AVAILABLE NOW WORLD WIDE ON AMAZON!

---

ACQUISTA ORA/BUY NOW: https://linktr.ee/biciclettedepoca
VINTAGE BICYCLES 77 IT'S AVAILABLE NOW WORLDWIDE! VINTAGE BICYCLES 77 IT'S AVAILABLE NOW WORLDWIDE!

Dear readers, VB77—featuring Gino Bartali’s stunning track bike on the cover, along with a story and technical details about it—is now available on Amazon, ready to be delivered in print to your homes all over the world!

Don’t miss this wonderful issue with 96 full-color pages dedicated to vintage bicycles and cyc

IN THIS ISSUE

Vintage World

Portraits: Carube

Cover Story: Bartali '30/50 Track

Bicycles:
- Rambler Light Roadster 1900
- Legnano model 52 SL Electa 1927
- Tutorial: Reconstructing cones and pins
- Ciclo Piave Race 1955
- Gielle Corsa 1983
- Fausto Coppi C4 Lugano 53 Pellicioli 1994
- Takhion Track 1990
- Croix Super-Tri-Porteur 1938
- Steve Potts Signature 1990
- France Sport Women’s 1925

People:
- Runaway Words: World Inspirations 66
- Bernard Hinault 68
- Mario Fossati 76
- Rodolfo Muller 80
- Attilio Pavesi 81

Véloculture:
- The House of Unhappiness 82
- Books: 85
- The compressed air frame 86
- "Scattofisso" Awards Ceremony 89
- The Cathedrals of the Belle Époque 90

BUY NOW:

https://linktr.ee/biciclettedepoca
BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

---

BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

ACQUISTA QUI:
https://linktr.ee/biciclettedepoca

NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

--- 

Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

ACQUISTA/PURCHASE: https://linktr.ee/biciclettedepoca
Segui su Instagram

CHI SIAMO

Dal 2013 il magazine di riferimento per il ciclismo storico per pedalare insieme sulle strade della storia in Italia e nel mondo.

ABBONATI

Non perdere nessun numero della nostra rivista bimestrale e abbonati a prezzo scontato a Biciclette d'Epoca.

CONTATTI

  • Per sottoporre un articolo o una bicicletta: [email protected]
  • Per iniziative pubblicitarie: [email protected]

Media partner:

Contributor:

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A.
P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati

  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902.
Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001.
Direttore responsabile: Luca Sprea

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A. - P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati.
Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea