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Bartali e i Mondiali

Gino e quella maglia iridata mai conquistata ma indossata

di Vittorio Landucci
10 Agosto 2022
in News
Tempo di lettura: 8 minuti
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Biciclette d'Epoca

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Dici Bartali e pensi alle maglie gialle conquistate al Tour de France, ma anche a quella – sempre gialla – della squadra Bartali, creata dal campione toscano dopo aver lasciato la casacca verde ramarro della Legnano.

Oppure alla Tricolore – che è stata sua in quattro occasioni – o alla primissima grigia della Frejus. Infine, non può mancare la maglia rosa, vinta ben tre volte in carriera. Ce n’è una, però, che il grande Gino non ha mai conquistato. Una maglia bellissima e luminosa, che ha fasciato Magne e Schotte, Van Steenbergen e Coppi, Kint e Kübler: la maglia di Campione del Mondo. Bartali l’ha lungamente inseguita partecipando a un’infinità di Mondiali senza mai conquistarla, arrivando comunque, proprio al termine della sua carriera, a indossarla in gara. Ma come fu possibile? Per scoprirlo – lasciando un po’ di effetto sorpresa – serve ripercorrere tutti i tentativi mondiali di Gino.

Attrice non protagonista di questa storia lunga più di 15 anni è una disciplina che il campione fiorentino non ha mai particolarmente amato: la cronometro. È poco noto, infatti, che nella sua eterna carriera Bartali vinse solamente nove volte in gare contro il tempo e solo in un’occasione – peraltro una cronoscalata, la Rieti-Terminillo al Giro del 1937 – riuscì a trionfare da solo, mentre nelle altre otto ottenne la vittoria sempre in coppia o nelle cronosquadre. Attrice protagonista, invece, è la prova in linea ai Campionati del Mondo su Strada, contro la quale Ginettaccio si cimentò sette volte in carriera.

I PRIMI MONDIALI

Bartali corse il suo primo Campionato del Mondo a Berna nel 1936, al suo secondo anno da professionista e dopo aver conquistato il suo primo Giro d’Italia. Arrivò 7° su un circuito sulla carta adatto ai velocisti, ma reso duro da pioggia e freddo. Per Gino il risultato non arrivò a causa della rivalità interna con l’altro toscano, Aldo Bini. In quegli anni i corridori selezionabili dalla Nazionale erano solo cinque, per cui era difficile fare grossi giochi di squadra. Comunque, la fuga giusta l’azzeccò il francese Antonin Magne. Gino, che lo stava per andare a riprendere da solo, fu assorbito dal gruppetto tirato dal rivale Bini, e fu così che dovette tirare la volata per il 2° posto al pratese. Come andarono nella realtà i fatti lo scrisse Emilio Colombo sulla Gazzetta il giorno dopo: «Non si può fare a meno di osservare che gli Azzurri, correndo ciascuno per la propria probabilità, hanno speso tesori di energia individualmente e sono mancati di affiatamento e di spirito di solidarietà nei momenti delicati e decisivi».

Saltata l’edizione del 1937 perché non perfettamente ristabilito dalla caduta al Tour nel torrente Colau, Bartali si ripresenta al via nel 1938. Dopo aver trionfato in Francia ed essersi portato a casa la maglia gialla, va ai Mondiali nel famoso circuito di Valkenburg come uomo di punta assieme a Bini, Bizzi e Vicini, ma viene messo fuori gioco da una foratura nella prima parte di gara ed è costretto a inseguire per oltre 160 km. Troppi anche per una locomotiva come lui, che si vede costretto a cedere all’ennesimo trionfatore belga: Marcel Kint. Anche qui però non mancano i veleni interni al clan azzurro. Due settimane prima, infatti, a Treviso, in una gara che assegnava punti per la maglia Tricolore, Bartali aveva fortemente litigato con un altro corridore toscano, il livornese Olimpio Bizzi, per una serie di scorrettezze in volata. Questo fatto ebbe ripercussioni in Olanda, dove i due si danneggiarono: Bartali fora e Bizzi tira dritto. Una volta ripresi i fuggitivi, però, il pubblico lungo il percorso ostacola Gino, che a quel punto decide di ritirarsi a un giro dalla fine. Anche qui i giornalisti danno un’interpretazione diversa dei fatti. Scrive infatti Guido Giardini sulla Gazzetta dello Sport: «Oggi è stato dimostrato chiaramente che Bartali è soprattutto un atleta da corse a tappe, ed è soltanto un uomo per le grandi scalate. Se le 27 salite di un chilometro del circuito di Valkenburg fossero state raggruppate in una sola, forse Bartali avrebbe fatto meglio, forse avrebbe anche vinto».

Nel 1939 la rassegna iridata si sarebbe dovuta svolgere a Varese, ovviamente in un percorso adattissimo a Bartali, ma purtroppo quella corsa non si svolse mai: alla vigilia della gara, il 2 settembre, scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e addio ai sogni di gloria.

DOPO LA GUERRA

Dopo la lunga pausa arriviamo al 1946, l’anno della rinascita, che però per i colori azzurri ha rischiato di essere un ulteriore anno di fermo a causa della nostra posizione nel conflitto appena passato. Per fortuna, grazie alla bontà delle federazioni elvetica e belga, l’Italia poté partecipare ai Mondiali di Zurigo. Negli anni della guerra la stella di Coppi aveva iniziato a brillare forte nel firmamento del ciclismo, dando vita a una nuova, storica rivalità con Bartali. I dirigenti della Nazionale decidono che, vista la superiorità nota del toscano, questi avrebbe dovuto correre in maniera passiva per far cadere nella rete i grossi calibri e dar via libera – a sorpresa – alle tre punte Coppi, Leoni e Ricci. Purtroppo, i nostri davanti non riescono a essere protagonisti, quindi Gino prova a un certo punto a giocare da solo le sue carte ma oramai è troppo tardi e raccoglie un deludente 12° posto. Si fascia della prestigiosa maglia l’ennesimo belga: Hans Knecht. Arriviamo al 1947 a Reims. Quei Mondiali non furono disputati da Gino, come recita il telegramma che gli fu spedito mentre era a gareggiare in Belgio, perché «Per scarso attaccamento colori italiani est escluso squadra azzurra che difenderà tricolore campionati del mondo Reims».

Cos’era successo? Era successo che Gino era in Belgio a disputare gare e circuiti che servivano a far soldi e pubblicità. Gli pervenne un primo telegramma dove gli veniva intimato di tornare in patria per disputare le gare di selezione in vista dei Mondiali, ma Gino era in accordo col CT della Nazionale Learco Guerra per rimanere in Belgio. Lo stesso Guerra, in contrasto con questa scelta, si dimise dopo l’ennesima disfatta azzurra, come peraltro raccontiamo in questo stesso numero.

I fattacci del mondiale di Valkenburg 1948 – o “Fiaskenburg”, come ebbe a scrivere Carlo Bergoglio, detto Carlin – col ritiro contemporaneo dei “due” (c’è bisogno di specificare che alludiamo a Coppi e Bartali?) sono cosa nota, per cui sorvoliamo in questo racconto e andiamo a narrare quello che successe due anni dopo, poiché a Copenaghen, nel 1949, Gino non fu convocato. In quell’occasione Brera scrisse una frase rimasta nella storia del ciclismo: «Sulle aie non volano le aquile», riferendosi ovviamente a Coppi, terzo alle spalle di Van Steenbergen (primo di tre Mondiali vinti) e dello svizzero KÜbler. Nel 1950 le gare si svolgono a Moorslede, in Belgio. Bartali afferma che quella fu «l’unica bomba della mia vita», come scrisse nella sua autobiografia “Tutto sbagliato, tutto da rifare”. Questa volta Bartali deve accusare nessun altro se non sé stesso. Uomo integerrimo e tutto d’un pezzo che non ha mai voluto far ricorso a sostanze “proibite” per raggiungere i propri traguardi, quella volta si lasciò convincere. Ma si sa, gli esperimenti non si fanno certo nei momenti che contano. A 70 km dall’arrivo Gino beve la “bomba” e per 10 chilometri sembra andare tutto per il verso giusto. Subito dopo, però, comincia a girargli la testa, si sente come ubriaco e la sua corsa termina vicino a un paracarro: una cotta mai vista prima. Per anni “Gino il Pio” ricorderà questo episodio a sottolineare che, benché certi intrugli nel mondo delle due ruote fossero sempre esistiti, lui, uomo di sani principi, aveva sempre fatto conto sulle proprie forze, venendo punito l’unica volta in cui aveva fatto una scelta differente. I belgi, che avevano promesso battaglia, vincono con Alberic Schotte: per loro è il quinto successo nelle ultime sette edizioni!

FINALE A SORPRESA

Nel 1951 si torna in Italia a Varese. È il circuito che riprende il percorso della Tre Valli Varesine, già vinta da Bartali nel 1938. Coppi non partecipa (ricordiamo che è l’anno della morte dell’amato fratello Serse). Capitani: Bartali, Magni, Bevilacqua e Minardi. Quest’ultimi tre si ritrovano nel finale a giocarsi la vittoria ma la spunta lo svizzero Ferdi Kübler. Segnatevi questo nome, perché tornerà utile. Il 1952 segna l’anno dell’ultimo Mondiale per Bartali, in Lussemburgo, vinto dal tedesco Heinz Müller. Alfredo Binda, commissario tecnico della Nazionale, punta tutto su Magni e lascia Bartali libero di fare la propria corsa. Manca invece Coppi perché si è fratturato la scapola destra in un circuito post Tour a Perpignan. “L’Omino di Ferro” prova quindi ad attaccare, più d’istinto che per calcolo, ma non trova né validi alleati né una salita degna di questo nome. Oltretutto, nella volata viene preso per la maglia dal francese Vernajo negli ultimi 150 metri. Mentre mulina le braccia per liberarsi dalla presa, vede davanti a tutti spuntarla Müller e giunge 10° ex-equo assieme ad altri venti corridori, mandando giù l’ennesimo rospo.

A Lugano nel 1953, dove finalmente trionferà Coppi, Bartali non viene convocato per scelta del Campionissimo. Sempre nella sua autobiografia, scrive Gino: «E qui finisce la mia vana rincorsa alla maglia iridata. Una rincorsa durata anni. Ma sempre vana. Una specie di destino. Ma anche un’ingiustizia che dura da sempre. Perché il campione del mondo si crea in un giorno, quando di corse ciclistiche ce ne sono tutto l’anno?». C’è da dire che anche in questi casi la fortuna ha girato le spalle al toscanaccio: la rivalità con Coppi, gli anni migliori persi per la guerra, ma soprattutto i percorsi decisamente poco adatti a una sfida iridata lo hanno oltremodo danneggiato.

Ma Gino Bartali – e questo è il succo di questa lunga storia – alla fine (o quasi) una maglia iridata riuscì a indossarla, anche solo per un giorno. Accadde al Trofeo Baracchi del 1951. Questo perché corse in coppia con lo svizzero Ferdi Kübler, che si era laureato Campione del Mondo quell’anno a Varese – ricordate? – e che per onorare il vecchio campione toscano aveva voluto che il compagno si fasciasse della stessa livrea. Ecco che entra quindi in scena la nostra attrice non protagonista: la cronometro! La gara, però, non fu un successo. Fiorenzo Magni, dopo il tris consecutivo al Giro delle Fiandre, al Giro d’Italia e al Campionato Italiano, col carattere che lo contraddistingue, cerca di far fruttare al massimo quest’anno di grazia, puntando a vincere il Baracchi per chiudere in bellezza, in coppia con il giovane e promettente Giuseppe Minardi, detto Pipaza. A Bergamo, il Leone delle Fiandre e Pipaza piegano Bartali e Kübler, che più che coppia di gambe sono coppia di naso, secondi a 1’40”.

Ma Bartali è arrabbiatissimo. Benché fosse arrivato davanti ai vari Coppi-Van Est e Petrucci-Martini, Gino era imbronciato a causa di coloro che gli volevano più bene: i suoi tifosi. Nella prima parte di gara, infatti, stringono così tanto le file al loro passaggio da costringerli a rallentare più volte, al punto che a metà percorso hanno 4′ di ritardo. La rabbia diventa benzina e in breve Bartali e Kübler danno ritmo alla pedalata, ma alla fine anche il buon Ferdi, che aveva pedalato sotto la pioggia e la grandine di quel 1 novembre con la mantellina, deve ammettere di non essere riuscito a tenere il ritmo del compagno, che aveva spinto a più non posso lungo i 108 km di gara, nonostante i suoi 37 anni e incurante del cattivo tempo. Ma non era bastato a vincere la sua unica gara in maglia iridata. Anche questa volta, “Tutto sbagliato, tutto da rifare”.

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IN THIS ISSUE

Vintage World

Portraits: Carube

Cover Story: Bartali '30/50 Track

Bicycles:
- Rambler Light Roadster 1900
- Legnano model 52 SL Electa 1927
- Tutorial: Reconstructing cones and pins
- Ciclo Piave Race 1955
- Gielle Corsa 1983
- Fausto Coppi C4 Lugano 53 Pellicioli 1994
- Takhion Track 1990
- Croix Super-Tri-Porteur 1938
- Steve Potts Signature 1990
- France Sport Women’s 1925

People:
- Runaway Words: World Inspirations 66
- Bernard Hinault 68
- Mario Fossati 76
- Rodolfo Muller 80
- Attilio Pavesi 81

Véloculture:
- The House of Unhappiness 82
- Books: 85
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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

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BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
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