Descrizione
Biciclette d'Epoca
La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online
IL Più GRANDE DI TUTTI
Editoriale di Alessandro Galli
Uno dei primi ricordi che ho – avrò avuto tre o quattro anni – è di me al mare che gioco con le biglie. Mi ricordo due corridori. Il primo è Wladimiro Panizza, che anni dopo avrei scoperto essere il paradigma del gregario. Il secondo è Eddy Merckx. Mi colpiva, di quel corridore, il nome. Così strano, così diverso. Tutti gli altri si sono dissolti nel fumus che avvolge i ricordi.
La curiosità di bambino finì lì, le biglie me le dimenticai e il ciclismo sportivo lo rincontrai con passione qualche anno dopo, curiosando tra le ruote lenticolari di Francesco Moser a Città del Messico e restando affascinato da quell’impresa epocale che fu il suo Record dell’Ora nel 1984, quando l’Italia ci perdeva il respiro, in quelle robe lì.
Non c’era Internet, non c’era Wikipedia, non c’era nemmeno Biciclette d’Epoca. Il ciclismo bisognava averlo seguito e se volevi sapere le cose dovevi studiarci un po’. Merckx, da qualunque parte lo si guardasse, stendeva sopra alla storia di questo sport l’ombra di un gigante, con numeri pazzeschi, irreali, raccontati nelle cronache della “Gazzetta dello Sport”. C’erano quelli “normali”, come Coppi, Bartali, Gimondi con gli occhi rotondi, Saronni e Moser, campioni entrati nell’Empireo, e poi c’era lui, la divinità assoluta al di fuori di qualsiasi scala. Come dice il mio amico Alessio Berti, «Merckx è Dio».
Per questo gli 80 anni del Cannibale – in questo numero potete scoprire anche come nasce questo soprannome, proprio grazie ad Alessio – sono stati un bel momento di riflessione su un campione che sicuramente in questi anni abbiamo intercettato ma senza approfondirlo come merita.
Ma d’altra parte, come si può pensare di raccontare l’irripetibile carriera di Eddy Merckx – a cui hanno dedicato più di 80 libri, un numero incalcolabile di pubblicazioni, una galassia di articoli – nelle poche pagine di una rivista? A questa “Mission Impossible” abbiamo deciso di dare una risposta che spero apprezzerete: abbiamo chiesto agli altri di parlare di lui. Lo abbiamo chiesto a chi lo ha avuto come rivale, come amico, a chi lo accompagnato nelle grandi imprese, e abbiamo poi chiesto ad Alessio e a Marco Pasquini di metterci un paio di note di amore e di passione, per dare anche una carezza giornalistica. Infine, ci piaceva raccontare un po’ le sue biciclette, definendo le due grandi anime della nostra rivista, e ci siamo riusciti grazie al Museo del Ghisallo.
Trovate tutto nelle prossime pagine di questo numero che ha una copertina fantastica che rappresenta benissimo quel senso di dinamicità, vittoria, supremazia che ha sempre dato Eddy Merckx. Un campione dal nome difficile che ha ispirato con facilità tutte le generazioni successive. E che ancora oggi ha la capacità di atterrare come un alieno nelle nostre emozioni e nei nostri ricordi.
Alessandro Galli
info@biciclettedepoca.net
Biciclette d'Epoca
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