Descrizione
Biciclette d'Epoca
La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online
SUA ALTEZZA LO STELVIO
Editoriale di Alessandro Galli
Ideare un numero di Biciclette d’Epoca – credetemi – lo sento come una specie di privilegio, perché è davvero molto bello, interessante e istruttivo mettere insieme e dare un senso a tutti gli spunti che arrivano dall’ormai devo dire molto ampio bacino di chi con la nostra rivista collabora, e che ha sicuramente un proprio status e una propria riconoscibilità all’interno della comunità del ciclismo d’epoca. Anche internazionale, dato che su questo BE72 abbiamo due autori stranieri, cosa che reputo molto bella.
Questa cosa mi balza in testa molte volte, ma per questo numero vorrei soffermarmi – tra gli altri – sull’articolo a cui abbiamo dedicato la copertina, ovvero i 200 anni dello Stelvio. Quando Alfredo Azzini – che ha conquistato la chiosa della nostra rivista praticamente da sempre, diventando un vero alfiere della “Bicicultura” con le sue appassionanti e dettagliate narrazioni per lo più sul velocipede ottocentesco – mi ha proposto di dedicare un articolo a questo importante compleanno del passo dello Stelvio, ho pensato subito che fosse una buona idea, perché dentro di me è risuonata una corda emozionale.
C’è un immaginario, in tutti noi, che costruisce la cultura collettiva di cui facciamo parte, e che è la base fondante del nostro Paese, persino forse più della Costituzione. Sono appunto quelle corde che vibrano tutte insieme, quando vengono toccate, e lo fanno allo stesso modo per tutti, a qualsiasi latitudine, a qualsiasi altezza. Lo Stelvio è una di queste, e lo riesce a capire tanto chi l’ha fatto di persona – in auto, in moto, in bicicletta, persino a piedi – quanto chi ha seguito in televisione le grandi imprese dei campioni che hanno fatto, tra le vette delle Alpi, la storia del Giro d’Italia e del ciclismo mondiale. Coppi in copertina mentre spiana
i terribili tornanti dello Stelvio, nel 1953, è un coro nazionale che sale e si gonfia a ogni pedalata, nel quale tutti in qualche modo ci riconosciamo anche a più di 70 anni da quell’impresa.
Ma al di là di questi aspetti emotivi, sicuramente molto importanti, il privilegio di poter costruire e quindi leggere Biciclette d’Epoca sta nel modo in cui con il tempo abbiamo portato a raccontare la storia del nostro Paese attraverso la bicicletta. Mentre si legge l’articolo commemorativo dei 200 anni dello Stelvio è facile immaginare quelle pendici prive di strade, oggi così facilmente percorribili. È facile pensare a come le distanze si siano incredibilmente accorciate, dato che grazie a opere d’ingegneria come questa è diventato possibile raggiungere luoghi prima inaccessibili. È possibile sentire il rumore delle trivelle che scavano il ventre della montagna, che ambiscono a salire, fino a vedere la luce in fondo al tunnel. Attraverso la storia del ciclismo, raccontiamo e cerchiamo di capire anche una storia più grande.
Chiudo con una citazione di Orio Vergani, grande giornalista che abbiamo trattato anche sulle nostre pagine e che troverete anche nell’articolo dedicato allo Stelvio: «Quella che, di tornante in tornante, nel prodigioso teatro delle solitudini alpestri, vediamo svolgersi, non è un’impresa sportiva: è la storia di un uomo; e per questo ci interessa. Non amiamo gli idoli: ma siamo vicini all’animoso soffrire, all’ardito coraggio degli uomini che lottano».
Ecco, alla fine, il senso dello sport, del ciclismo e forse della vita stessa è tutto qui, nel sapere che abbiamo imprese difficili da compiere. A volte piccole, a volte leggendarie. Come scalare un passo che sembrava impossibile per gli uomini.
Alessandro Galli
info@biciclettedepoca.net
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