venerdì | 7 Agosto | 2026
ACQUISTA/BUY
Biciclette d'Epoca
SHOP
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Biciclette d'Epoca
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home News Personaggi e Campioni

La vita bandita di Sante Pollastri

Una storia d'altri tempi, di prima del motore, finalmente svelata

di Alessio Stefano Berti
2 Dicembre 2024
in Personaggi e Campioni
Tempo di lettura: 8 minuti
A A
FacebookTwitterWhatsappTelegram

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

La bicicletta non ha avuto vita facile agli inizi della sua storia, anche se l’entusiasmo fu enorme fin da subito, quando quei giovanotti borghesi della Belle Époque cominciarono a scoprire l’ebbrezza della velocità.

Ma quante ossa rotte, quante signore investite, quanti denti scheggiati addosso ai muri: quei ferri – i grand bi con la ruotona davanti e quella piccola dietro – andavano forte ma non erano assolutamente maneggevoli. Che fantastica scoperta la bicicletta! Anche perché stavolta non erano i cavalli a correre ma era semplicemente la forza delle gambe a far prendere velocità a quei mezzi da 30 chili. E poi le ragazze li guardavano ammirate quei funamboli che portavano quegli strani trabiccoli che avevano addosso l’odore di progresso, di onnipotenza, di futuro.

Comunque, si capì fin da subito che quel mezzo di trasporto era talmente affascinante ed efficace che avrebbe mandato in pensione il cavallo di lì a breve. Eh sì, la bicicletta divenne il terrore dei maniscalchi, degli allevatori, dei costruttori di calessi e di tutti quelli che campavano attorno al cavallo, che rischiava seriamente di essere sostituito in men che non si dica da quel nuovo trabiccolo che era la bicicletta. Inizialmente non era considerata proprio un’invenzione per gentiluomini. I benpensanti criticavano aspramente i velocipedisti e li chiamavano “velocipedastri”. Venivano considerati una sorta di demoni a pedali, di manigoldi, una razza da estirpare.

Come se non bastasse, arrivò il momento in cui anche i briganti scoprirono la bicicletta, e fu così che divennero “imprendibili”. Del resto, se un gendarme a cavallo inseguiva un ladro in bicicletta di notte e questo, dopo una rapina, saltava un fosso con la bici in spalla, il cavallo si bloccava sul ciglio e addio ladro. Allo stesso modo, le rudimentali automobili della prima ora erano indubbiamente meno agili e sgattaiolanti di un bandito in bicicletta. Del resto quante volte l’abbiamo sentita la famosa canzone di De Gregori che ci racconta di Costante Girardengo e Sante Pollastri?

«Se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale

Sante il bandito ha una mira eccezionale

E lo sanno le banche e lo sa la questura

Sante il bandito mette proprio paura

E non servono le taglie e non basta il coraggio

Sante il bandito ha troppo vantaggio».

E così, un po’ per gli schianti ripetuti (anche dopo l’introduzione del freno), un po’ per la generale diffidenza, un po’ per via di questi briganti ciclisti, le due ruote parteciparono subito allo sport più praticato dalla municipalità italiana in genere: i divieti. In moltissime città si cominciò a vietare la circolazione delle biciclette da tre ore prima del tramonto a un’ora dopo il calare del sole. Ma proviamo a soffermarci un attimo sulla storia, mista di verità e leggenda, di quel personaggio raccontato nella canzone che risponde al nome di Sante Pollastri. O Pollastro, tanto per dire anche sul vero cognome ci sono parecchie diatribe.

figlio del borgo

Sante Pollastri era amico di Costante Girardengo? No. Sante Pollastri conosceva Costante Girardengo? Sì. A Novi Ligure tutti conoscono Costante Girardengo il Campionissimo, difficilmente però i due protagonisti di questa storia si sarebbero potuti frequentare. In effetti i 6 anni di differenza di età erano un’enormità, in quanto quando Girardengo è già famoso Sante è solo un adolescente. Le origini sono comuni. Sante nasce nel Borgo delle Lavandaie, immerso nel fetore delle acque stagnanti. Ha un’infanzia difficile, sempre alla ricerca di qualcosa per sfamarsi. Sembra che i fasti della Belle Époque non siano arrivati a Novi Ligure. È un ragazzo sveglio, con uno sguardo ammaliante dovuto a un leggero strabismo, si diverte con i suoi coetanei, ma già medita piccoli furti per alleviare la fame che gli attanaglia lo stomaco. Ha un’indole da leader, da capobranco.

Novi, nei primi del Novecento, è un importante scalo ferroviario e quindi arrivano e partono le merci dirette alla Liguria o al Piemonte. Sante, che come la maggior parte dei ragazzi del Borgo marina la scuola per prestare servizio come garzone nello scarico e carico delle merci, aveva così l’opportunità di rubare qualcosa o addirittura di svaligiare il convoglio di notte con la compiacenza di qualche addetto alla sorveglianza. La stazione diventa sempre più grande e aumentano così anche i controlli: non potendo più depredare i convogli in stazione, Sante e altri si organizzarono in una banda e diedero l’assalto ai treni durante la corsa.

A quel tempo, al Borgo, gli anziani, i malati e i bambini avevano solo tre opzioni per sfamarsi: o mendicare una porzione di sbobba davanti alla caserma, o affidarsi alla benevolenza del massaggiatore Biagio Cavanna, scopritore di talenti ciclistici, o affidarsi a Sante. Quando la banda compiva un furto era tutto il quartiere a beneficiarne! La grande passione di Sante era il ciclismo e il suo mito era Girardengo. Il ciclismo sembrava essere l’altra opzione possibile per uscire dalla miseria in cui viveva Sante.

Ci ha anche provato e riprovato, il ragazzaccio, seguendo minuziosamente i preziosi consigli di Cavanna: si alimentava correttamente, stringeva forte il manubrio in salita, ma quando c’era da fare la differenza erano i suoi avversari a superarlo. Cavanna, con un passato da ciclista e da boxeur, massaggiando i muscoli di un corridore capiva quando uno aveva le carte in regola per poter diventare un campione: Girardengo aveva gambe e temperamento, Sante solo temperamento.

Sante all’età di 18 anni decide di abbandonare l’idea di correre per potersi sfamare, ma decide che sarebbe stata la bicicletta il mezzo che lo avrebbe messo in salvo dopo una rapina. Trova quindi impiego come cocchiere: accompagna armi e bagagli dei signorotti in villeggiatura nella dimora di campagna e li diverte estraendo la sua pistola, una Flobert francese, facendo strage di lampioni. I suoi clienti sono eccitati, gli pare di essere nel Far West, ignari che poi in autunno – quando le ville sono disabitate – il cowboy gli avrebbe fatto visita, rubando tutto ciò che era trasportabile con la bicicletta: materassi, coperte, biancheria, scarpe. Ma qui siamo ancora a livelli di bassa delinquenza, categoria che era ufficialmente riconosciuta e rispettata nel Borgo: in fondo si rubava per sfamarsi. Girardengo ai suoi gregari diceva che finché si trattava di ladruncoli era ammessa la conoscenza e la tolleranza, quando poi si faceva il salto di qualità e si diventava banditi andava assolutamente troncata ogni tipo di frequentazione.

Il “salto di qualità” Sante lo compie nel 1922 con due episodi. Il primo uscendo da un’osteria. Aveva comprato una caramella che pensava essere al cioccolato e al rum, ma una volta messa in bocca si era rivelata essere al rabarbaro e la sputò per terra fra le gambe di tre soggetti, esclamando: «Boia se è amara». I tre erano camicie nere, lo guardarono e gli chiesero: «Sei Rosso?». Sante rispose: «Ho le mie idee». Le camicie nero lo pestarono a sangue, pensando che il gesto dello sputo fosse una mancanza di rispetto nei loro confronti, rafforzata dal ghigno che non riuscivano a togliergli dal viso.

Il fatto più grave, che darà origine alla latitanza e alla escalation più nera, fu però l’uccisione, durante una rapina a un portavalori, di un ex-maresciallo dei carabinieri. Ne scaturì una colluttazione e da uno dei componenti della banda capeggiata da Sante parti un colpo mortale. Per questo delitto furono arrestati e condannati i due suoi compagni, uno dei quali dopo l’assassinio aveva lasciato la sua bici accanto al corpo dell’ex-maresciallo e aveva preso la sua. Fu facile risalire al proprietario.

IN FRANCIA

Durante la sua latitanza, divisa fra Milano e Parigi, Sante continuò a seguire le imprese del suo eroe Girardengo e si frequentò anche con Cavanna, con il quale rimase rinchiuso per diversi giorni in uno scantinato per sfuggire alle guardie che lo stavano assediando. La sua grande passione per il Campionissimo lo spinse nel 1925 ad andare ad assistere a una Sei Giorni al velodromo di Parigi, dove il Gira, uscito vincitore, veniva acclamato dai tifosi. Dagli spalti si sollevò un “cifulò”, un modo tipico dei novesi di fischiare che ricorda la tromba che chiama l’adunata. Cavanna lo riconobbe, si girò, vide il suo amico Sante e lo invitò a scendere per conoscere Girardengo e festeggiare con loro. Forse per l’euforia della vittoria e per i festeggiamenti, Girardengo venne meno alla sua riservatezza, che gli avrebbe consigliato di non approfondire la conoscenza. Invece, il clima di festa e la vicinanza di uno come lui del Borgo di Novi lo spinse a condividere i festeggiamenti con Sante Pollastri, il più ricercato delinquente assassino tra Francia e Italia. Sante confessò che a uccidere l’ex-maresciallo fu lui, in modo accidentale, e che i suoi complici erano stati condannati ingiustamente. Sante rivelò poi ai suoi che fu un azzardo andare a esporsi così tanto con la Sei Giorni.

Nel 1926 Cavanna fu protagonista del riconoscimento della salma di Sante, presunto suicida. Da ragazzo Sante, mentre svaligiava un convoglio, era rimasto incastrato contro la porta scorrevole del vagone che gli aveva lasciato una cicatrice sul petto. Cavanna, che lo aveva avuto come corridore, lo sapeva benissimo, ma all’atto del riconoscimento del corpo con il volto irriconoscibile, e visto il petto, che invece non riportava lesioni né nuove né vecchie, affermò comunque senza dubbio che si trattava di Sante Pollastri. Fine della storia? No, ovviamente.

Durante la latitanza d’Oltralpe si macchiò di furti eclatanti e nuove uccisioni: per tutti Sante era morto, ma non per il commissario Rizzo, che cominciò a raccogliere informazioni, a verificare i verbali, a esaminare le caratteristiche del presunto suicida, convinto che Sante fosse ancora in vita. Si trasferì allora a Parigi, ben sapendo quali fossero i punti deboli di Sante: la bicicletta e la bella vita. Rizzo iniziò a frequentare i locali battuti dagli italiani a Parigi e ottenne la fiducia della gendarmeria francese. Finalmente in un locale vide Sante: bastò incrociare lo sguardo, senza bisogno di una foto segnaletica, per farlo arrestare più tardi all’uscita di un palazzo. Idolo degli anarchici, perché schierato contro il potere forte dello stato rappresentato da carabinieri e dalla polizia, Pollastri darà spettacolo anche nel processo in Italia, dove verrà estradato dalla Francia, non prima di ricevere una condanna all’ergastolo. Il processo in Italia si trasformerà in un evento giornalistico incredibile, nonostante la censura fascista. Verrà condannato anche qui all’ergastolo. La latitanza di Sante finì nel 1928, anno dell’ultima grande vittoria di Girardengo, la Milano-Sanremo. Uscirà di prigione nel 1959 dopo aver ricevuto la grazia.

Una cosa che accomuna Girardengo e Sante è che entrambi furono disertori ma per ragioni diverse. Nel 1913 il ventenne Costante Girardengo conquistò ad Alessandria il suo primo titolo italiano: uscito senza permesso dalla caserma di Verona, in cui stava svolgendo il servizio militare, fu quindi punito con 15 giorni di prigione di rigore e 30 giorni di prigione semplice. Sante Pollastri, invece, disertò perché convinto anarchico e in prigione ci finì per altri motivi. Chissà se, «dietro la curva del tempo che vola», per dirla con De Gregori, i due si saranno incontrati ancora.

 

 

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati
Tag: BE66
CondividiTweetInviaCondividi
Articolo precedente

Bianchi Squadra Corse 1950

Prossimo articolo

Alfabeto dell’Ora Moser

Alessio Stefano Berti

«La bicicletta è la penna che scrive sull’asfalto». (Guy Demaysoncel)

Correlati Articoli

Personaggi e Campioni

Alfabeto dell’Ora Moser

Personaggi e Campioni

Irio Tommasini

Prossimo articolo

Alfabeto dell'Ora Moser

Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

I PIÙ VISTI

Plugin Install : Popular Post Widget need JNews - View Counter to be installed

SEGUICI SU INSTAGRAM

bicicletteepoca

BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

---

BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

ACQUISTA QUI:
https://linktr.ee/biciclettedepoca

NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

In ogni caso, Marco, oggi il pensiero è per te. <3
PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

--- 

Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

ACQUISTA/PURCHASE: https://linktr.ee/biciclettedepoca
Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

---

LABOR TANDEM PISTA 1906

From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

You can find it exclusively in BE76, now on sale on Amazon Worldwide.

ACQUISTA QUI/PURCHASE HERE: 

https://linktr.ee/biciclettedepoca
CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Solo su BE76 adesso in edicola.

---

CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Exclusively in BE76, available now in paper edition.

ACQUISTA/PURCHASE: https://linktr.ee/biciclettedepoca
ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

Solo su BE76 adesso in edicola.

---

ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

Exclusively in BE76 available in paper edition worldwide!

ACQUISTA/PURCHASE:
https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

---

VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

ACQUISTA ORA/BUY NOW!
https://linktr.ee/biciclettedepoca
UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

SOLO SU BE76 IN EDICOLA ADESSO!

---

ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

ONLY IN BE76, AVAILABLE NOW WORLDWIDE!

ACQUISTA/PURCHASE: https://linktr.ee/biciclettedepoca
FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

---

FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

ACQUISTA ORA/BUY NOW: 

https://linktr.ee/biciclettedepoca
Segui su Instagram

CHI SIAMO

Dal 2013 il magazine di riferimento per il ciclismo storico per pedalare insieme sulle strade della storia in Italia e nel mondo.

ABBONATI

Non perdere nessun numero della nostra rivista bimestrale e abbonati a prezzo scontato a Biciclette d'Epoca.

CONTATTI

  • Per sottoporre un articolo o una bicicletta: info@biciclettedepoca.net
  • Per iniziative pubblicitarie: pubblicita@sprea.it

Media partner:

Contributor:

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A.
P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati

  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902.
Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001.
Direttore responsabile: Luca Sprea

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • LE BICICLETTE
  • BICICULTURA
  • OGGI COME IERI
  • TUTORIAL
  • PERCORSI
  • |
  • CHI SIAMO
  • PARTNER
  • CONTATTI
  • PRIVACY

© 2008-2023 Copyright © Sprea S.p.A. - P.IVA: 12770820152. Tutti i diritti riservati.
Biciclette d’epoca, registrata al tribunale di Milano il 19/12/2005 con il numero 970. ISSN: 2282-1902 Autorizzazione ROC n° 6282 del 29/08/2001 Direttore responsabile: Luca Sprea