Biciclette d'Epoca
La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online
Nel cuore dell’Emilia, dove la terra si stende orizzontale e fiera, torna la Lambrustorica a Novi di Modena il 21 e 22 marzo. Non è solo la seconda tappa del Giro d’Italia d’Epoca ma un manifesto di resilienza culturale e bellezza paesaggistica.
Dimenticate il pregiudizio della monotonia perché in queste terre è un’illusione per chi non sa osservare. Tra canali di bonifica, manufatti idraulici che sembrano cattedrali e gli argini del Secchia, la Lambrustorica ci insegna che il paesaggio è un organismo vivo, capace di mutare ad ogni pedalata.
Il Velodromo di Cavezzo: un tempio che respira ancora
Domenica 22 marzo, dopo il via alle 8.30 da Novi, il percorso lungo di 70 chilometri condurrà i ciclisti verso un autentico luogo dell’anima: lo storico Velodromo Nino Borsari di Cavezzo. Non è solo un tracciato ma un tempio a cielo aperto, nato dall’estasi collettiva per l’oro olimpico di Nino Borsari a Los Angeles 1932 e inaugurato nel 1934, quando la terra battuta si sollevava sotto le ruote dei pionieri del ciclismo. Quel catino ha incrociato gli sguardi e le imprese dei grandi dell’Olimpo del ciclismo: dalla classe pura di Fausto e Serse Coppi alla tenacia granitica di Fiorenzo Magni, fino alle volate di Gino Bartali e alle sfide leggendarie di Antonio Maspes. È qui che, nel 1973, Geo Truzzi e Morgan Baccarani sfidarono i confini del tempo stabilendo il record della 24 ore in tandem. Oggi, il silenzio ha preso il posto del boato della folla, ma la storia non si è mai spenta. Ed è qui che accadrà la magia: mentre il gruppo varcherà l’ingresso di questo tempio, la polvere della memoria si diraderà per lasciare spazio al Coro delle Mondine di Novi. Quel canto, che affonda le radici nella fatica e nella dignità della terra, accoglierà i ciclostorici come un abbraccio solenne, trasformando il passaggio in un vero e proprio corto circuito emotivo perché chi pedalerà si sentirà custode di un sacrificio e di una gloria popolare che tornerà a pulsare più forte che mai.
Acqua, terra e Lambrusco: il museo lineare
Nel viaggio, attraversando i mulini di Concordia, si sconfina nel mantovano fino a Quistello. La sosta alla Cantina Sociale è un rito perché il Lambrusco mantovano, con la sua spuma persistente e il profumo di viola, diventa il compagno di viaggio ideale. Per chi sceglierà il percorso corto di 30 chilometri, la narrazione non sarà da meno: la Ciclovia del Sole, l’imponente L’impianto idrovoro storico di Mondine del 1925 e il Museo della Tarsia di Rolo, un’eccellenza unica della Regione Emilia Romagna, trasformeranno la fatica in una mirabile scoperta.
E per tutti, all’arrivo, l’abbraccio emiliano: gnocco fritto, affettati e quella convivialità che è il vero motore della comunità del Giro d’Italia d’Epoca e di tutte le ciclostoriche del mondo.

Il dovere della memoria
La Lambrustorica, in questa IX edizione, saprà interpretare in maniera completa il valore della bicicletta come poderoso strumento di consapevolezza civile e storica. In un presente che ci colpisce quotidianamente con l’eco atroce delle guerre, pedalare non è più un atto di evasione, ma una forma di lucida resistenza. Sabato 21 marzo, nel pomeriggio, verrà organizzata una visita al Campo di Fossoli per ricordare a tutti noi che la strada che percorriamo è stata testimone dei momenti più bui dell’umanità. L’ex Campo di Concentramento, durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe la funzione di campo di smistamento di prigionieri ebrei e di prigionieri politici, la maggioranza dei quali fu deportata dai nazifascisti e uccisa nei campi di sterminio del nord Europa.
Visitare il luogo da cui fu deportato Primo Levi è un atto dovuto verso la verità e un esercizio supremo di quell’eroismo gentile di chi si rifiuta di dimenticare. Oggi più che mai, in un mondo che sembra aver perso la bussola della propria umanità, pedalare verso la memoria diventa l’unico modo autentico per dare senso al nostro andare, trasformando ogni nostra pedalata in un monito profondo e in un seme di pace, per costruire, chilometro dopo chilometro, quel futuro consapevole che ci ostiniamo a sperare.
Cultura, arte e visione
Tante le attività collaterali rispetto alla semplice corsa della domenica. Dalla mostra d’arte contemporanea Hamlet Suite di Andrea Saltini al Teatro Sociale, fino alla cena del sabato dove la visione di Giancarlo Brocci si intreccerà con la poesia locale, la Lambrustorica dimostra che il ciclismo d’epoca è a tutti gli effetti, in ogni sua rappresentazione, un hub culturale.
La Lambrustorica è erede di una storia che parte dalla società Nicolò Biondo e arriva alla gloriosa Giacobazzi di Marco Pantani. Pedalare in queste terre, su queste strade, significa onorare quelle radici. A volte, per toccare il cielo non servono le vette, ma basta lo sguardo dritto e i piedi sui pedali
Le iscrizioni online sono aperte su www.lambrustorica.it fino all’8 marzo.
Biciclette d'Epoca
La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online












