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L’effimera Turinga

Un'incredibile bicicletta disegnata dal vento

di Alfredo Azzini
19 Agosto 2024
in Bicicultura
Tempo di lettura: 8 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

Biciclette e auto sembrano oggi antagoniste.

La ricerca di nuovi e più sostenibili stili di vita, soprattutto nelle città, ha messo biciclette e auto le une contro le altre, armate. Oggi le biciclette, dopo l’avvento delle e-bike, sembrano uscirne vittoriose. Prima dell’inizio della produzione delle e-bike non avevamo aziende che producevano sia biciclette che auto. La stessa Peugeot rese totalmente indipendente la produzione dei due tipi di veicoli, creando nel 1926 due diverse società.

Ma non è sempre stato così! Infatti possiamo dire che tutta l’industria mondiale di automezzi può essere collocata in due macro-categorie: quella delle aziende che hanno iniziato la loro attività con la produzione delle biciclette per poi passare alle auto, come Peugeot, Wolseley, Singer, Rover, Hillman, Triumph, Puch e Bianchi, e quella delle aziende che hanno iniziato a produrre le auto e poi le biciclette, come Mercedes, Fiat, Legnano, che produceva vetturette su licenza Wolseley. La cosa più rara, anzi unica, è stata trovare una carrozzeria, costruttrice delle più eleganti e prestazionali auto della propria epoca, che realizzasse anche biciclette. Ci riferiamo alla milanese Carrozzeria Touring che, fondata da Felice Bianchi Anderloni, fu indubbiamente il più importante e significativo “atelier d’auto” tra le due guerre.

Felice Bianchi Anderloni nacque nel 1882 a Roma, ma la famiglia era milanese da sempre. Ebbe ben tre sorelle che sposarono Cesare Isotta, Antonio e Vincenzo Fraschini: praticamente aveva l’Isotta Fraschini in casa. Accontentata la famiglia con il conseguimento della laurea in giurisprudenza, Felice non esercitò mai la professione forense del padre. Durante la Prima Guerra Mondiale, in qualità di ufficiale di artiglieria, tenne i collegamenti con l’Isotta Fraschini, che produceva pure mezzi militari, facendo anche l’istruttore di guida per le truppe. Nonostante la parentela, e sebbene lavorasse all’Isotta Fraschini, non ricevette mai vantaggi dai cognati. Dovette attendere la crisi dei primi Anni ’20 per veder cedere i pacchetti azionari dei cognati e accrescere così l’importanza del suo ruolo in azienda, quale collaudatore e responsabile della squadra corse IF assieme a Bindo Maserati.

Passò quindi alla Peugeot Italia della famiglia Cella, e proprio con una Peugeot si aggiudicò la Coppa delle Alpi del 1925, anno in cui riscosse altri successi come la Coppa Rinaldi e un secondo posto alla Coppa della Fiera di Milano, che si corse a Monza il 19 aprile. Ma la sua aspirazione non era quella di fare il pilota, già ce n’erano troppi di validi campioni: Gastone Grilli Peri, Felice Nazzaro, Pietro Bordino e l’astro nascente Tazio Nuvolari. Felice sognava di poter costruire le macchine da dare a quei piloti. Nella sua esperienza agonistica aveva maturato quel convincimento che lo guiderà per tutta la vita: «Il peso è il nemico e l’aria l’ostacolo». Questo motto gli permetterà di realizzare auto essenziali, senza fronzoli, ma eleganti e aerodinamiche. Così, con l’amico Avv. Gaetano Ponzoni, acquistò nel 1926 la carrozzeria Falco di Vittorio Ascari, fratello di Antonio e zio di Alberto, fondando la Carrozzeria Touring, con sede a Milano in viale Certosa.

Con le prime autovetture realizzate cercò di sconfiggere il peso, nemico della velocità. Realizzò le sue prime carrozzerie su pianali Lancia Lambda e Isotta Fraschini facendo ricorso al brevetto Weymann, che prevedeva l’impiego di una pelle in pegamoide applicata su un leggero controtelaio in legno. Dal pegamoide all’alluminio il passo fu breve e nacque così il brevetto Superleggera, una “pelle” di alluminio applicata su un controtelaio di sottili tubicini di ferro.

La ricerca per superare l’ostacolo dell’aria fu la sua seconda frontiera. Negli Anni ’30 realizzò così la prima galleria del vento avviando, in collaborazione con il Politecnico di Milano, le prime ricerche sull’aerodinamica applicata. Sulla base di queste esperienze nacque il profilo “ad ala spessa”, praticamente una fiancata senza soluzione di continuità con l’eliminazione dei pesanti parafanghi sporgenti. La modernità di queste vetture farà diventare tutte le altre obsolete in un battibaleno. Da questa esperienza nacque l’Alfa Romeo 8C 2900 B LM, la più spettacolare e avveniristica auto da competizione anteguerra. La 2900 avrebbe vinto a mani basse la 24 Ore di Le Mans del 1938, se un banale guasto alla pompa della benzina non l’avesse costretta al ritiro quando era prima con un vantaggio incolmabile per gli avversari.

Ma la vittoria dell’ala spessa non tardò ad arrivare. Infatti, Touring si impose con la BMW 328 Touring Coupè alla Mille Miglia del 1940, dove vinse il meno blasonato degli equipaggi (Von Hanstein-Baumer), che guidava l’unico modello BMW Touring in gara, mentre gli altri modelli di 328 si classificarono al secondo e al terzo posto. Il Coupè Touring fece segnare anche il giro più veloce alla media di 174 Km/h, raggiunti con un motore sei cilindri di 1971 cc. Anche la battaglia contro l’ostacolo aria era vinta! In quella 1000 Miglia correva l’Autoavio Costruzioni 815, la prima auto costruita interamente da Enzo Ferrari, anch’essa carrozzata da Touring.

DALL’AUTO ALLA BICI

Ma vediamo ora cosa successe quando l’esperienza aerodinamica fu applicata alla bicicletta. La Touring, sul finire degli Anni ’30, fu rinominata Turinga per obbedire ai dettami governativi che impedivano l’uso di parole straniere, così le biciclette furono realizzate con questo marchio. Le ragioni per cui la carrozzeria arrivasse a progettare e produrre biciclette non sono chiare. Anche l’amico Giovanni Bianchi Anderloni, curatore del Registro Internazionale Touring, non può dirci di più: forse è stato un divertissement del nonno. Tuttavia crediamo che ci possano essere delle precise ragioni storiche alla base della scelta fatta da un uomo che non sembra aver mai lasciato nulla al caso.

Innanzitutto, il contesto storico in cui nacquero le biciclette Turinga era la guerra. La certezza della data è confermata dai brevetti, tutti datati 1942. L’auto in quegli anni stava subendo la più grave crisi della sua storia. L’industria era tutta tesa alla produzione bellica – la stessa Touring produsse ali di aerei anziché auto – inoltre i carburanti erano razionati. Considerato poi il fallimento dei gasogeni per auto, per viaggiare non restava che tornare all’uso del treno e della bicicletta. Elementi questi che un imprenditore attento come Felice Bianchi Anderloni non poteva aver trascurato. Non a caso disegnò una bicicletta pieghevole adatta a essere portata in treno attuando, obtorto collo, quella che oggi definiamo pomposamente “intermodalità della mobilità sostenibile”. In fondo, era la stessa filosofia che già aveva spinto Ernesto Pettazzoni a mettere sul mercato il suo Velocino.

Ma a ben vedere vi è anche un altro aspetto che spinge a ritenere questo progetto frutto di precise e ponderate scelte e non figlio di un’idea estemporanea. Ci riferiamo in particolare alla progettazione di ben due cambi. Quasi riusciamo a immaginare l’Avv. Felice Bianchi Anderloni in piedi, appoggiato con i gomiti a uno dei tanti tavoli da disegno del reparto progettazione, mentre butta giù la sua idea su quel pezzo di foglio millimetrato. Il pensiero di base era senz’altro quello di migliorare e rendere più agevole l’uso di quella bicicletta attraverso la realizzazione di un cambio di assoluta raffinatezza meccanica.

Egli stesso ne descrive le doti come se stesse redigendo un messaggio pubblicitario:

«Massima leggerezza

Massima semplicità

Nessun ingranaggio intermedio

Massima scorrevolezza

Tre (oppure quattro) rapporti ad innesto obliquo eccezionalmente i rapporti possono essere anche 5

Catena sempre in linea in qualunque rapporto

Tendicatena semplicissimo

La ruota posteriore può essere tolta senza smontare né cambio né catena

Comandi a tiranti rigidi senza fili

Non occorre pedalare per cambiare rapporti (cambio preselettore)

I rapporti normali sono 18-20-23 denti oppure 18-20-22-24 x 42 oppure 44»

L’azionamento del cambio avveniva tramite un selettore circolare situato sulla canna. Venne confezionata anche la borsa, destinata ad accogliere la bicicletta, e ciò conferma la previsione del suo utilizzo come trasporto integrato.

LEGGERA ED ELASTICA

La realizzazione ciclistica più avveniristica fu però il modello Piumelastica, termine che riassume due qualità care al ciclista: la leggerezza e il comfort. Anche questo modello è coperto da brevetto, in particolare per il sistema di ammortizzazione delle vibrazioni della sella, quello che in termini ciclistici è appunto chiamato “sella elastica”. Questo sistema è stato ottenuto con un innovativo telaio, a congiunzioni invisibili, avente il tubo orizzontale di sezione ovale all’interno del quale trova alloggiamento un balestrino alla cui estremità è collocata la sella. Ovviamente per posizionare la sella sul balestrino si è dovuto reinventare la forcella posteriore con la forca principale che si innesta al tubo orizzontale molto in avanti rispetto alla sella stessa riducendo in questo modo la lunghezza del tubo verticale che si innesta sulla forcella a circa tre quarti della sua lunghezza dal mozzo. Altro elemento di notevole interesse è il disegno del manubrio “aerodinamico”, con un profilo a ogiva dotato di una pipa dalla strana forma a becco di tucano e le leve del freno di tipo rovesciato.

Per questo modello è stato brevettato un altro tipo di cambio con comando a “stecca”. I pedali sono stati progettati con un’avveniristica forma ovale in alluminio, ma ciò che li rende unici è la caratteristica di essere pieghevoli, elemento questo che agevola l’alloggiamento della bicicletta sul treno. La testa della forcella anteriore presenta, nella faccia superiore, un triangolo in rilievo, come quello caro alla Taurus, mentre la parte laterale ha un bel motivo che richiama, in forma rovesciata, la linea e le proporzioni dei torrioni circolari del Castello Sforzesco, presenti anche nel logo Touring e spesso utilizzati come sfondo per le riprese fotografiche dei modelli automobilistici. La Piumelastica è sicuramente una bicicletta di ricerca che venne comunque messa in commercio e, a detta di un giovane proprietario dell’epoca oggi novantenne, era una bicicletta molto invidiata per il suo comfort dovuto al molleggio e per la presenza del cambio, che costituiva un’assoluta rarità in pieno tempo di guerra.

Nel Dopoguerra la produzione di biciclette cessò, e l’azienda riprese lo storico nome di Carrozzeria Touring aggiungendo nel logo le ali aeronautiche in onore di quella collaborazione con l’aeronautica militare. Importantissime furono le realizzazioni automobilistiche di quel periodo, in particolare la Ferrari 166 GT e 166 Barchetta, la prima ad adottare questo nome grazie alla fantasia del giornalista Giovanni Canestrini che, vedendo la spider dell’Avv. Agnelli, disse che era talmente bella da assomigliare a una barchetta. Lo stesso Ferruccio Lamborghini scelse la Touring per la sua prima vettura, la 350 GT. Altri modelli importanti furono le Maserati 3500 GT e la Lancia Flaminia 3C, tutte costruite con il brevetto Superleggera, mentre le Alfa Romeo 2000 e 2600 Spider, seppure dalla linea elegantissima, vennero costruite in “vil lamiera” per ridurne i costi. Anche l’inglese Aston Martin si rivolse alla gloriosa carrozzeria milanese quando si trattò di vestire il nuovo modello voluto dal patron David Brown, dando origine alle meravigliose DB4, DB5 e DB6. In particolare, la DB5 diverrà un modello iconico grazie all’uso che ne fu fatto dalla produzione del film “007 Missione Goldfinger”.

Purtroppo, questo fu anche il canto del cigno della Carrozzeria Touring. L’azienda, ormai da anni nelle mani dell’ Ing. Carlo Felice Bianchi Anderloni, figlio del fondatore, non riuscì a superare un nuovo periodo di crisi dell’auto. I tanto promessi ordini dell’Alfa Romeo della gestione Massaccesi non arrivarono, così un immenso patrimonio industriale, culturale ma soprattutto di pura bellezza venne disperso in una scellerata amministrazione controllata. Oggi rimangono auto inconfondibili per la bellezza e l’attualità delle forme, tutte gelosamente custodite nei garage degli estimatori, e tra queste superbe signore vi è oggi anche una più modesta, ma non meno affascinante, ritrovata bicicletta Turinga che sarà presto esibita al pubblico.

Ringraziamo l’amico Ing. Giovanni Bianchi Anderloni, curatore del Registro Touring Superleggera, per aver messo a disposizione il copioso materiale della bicicletta Turinga custodito nell’Archivio della famiglia e per aver segnalato l’esistenza di questo modello, ritrovato da Giuseppe Ligorio in un’officina di un paese del barese dove giaceva dimenticato da molti anni, poi riportato all’antico splendore da Domenico Bellomo.

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Tag: BE65turinga
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L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve stori Pronti per il panel "Da Dreis a Coppi: breve storia illustrata del ciclismo sportivo" alla Gran Fondo Fausto Coppi di Cuneo.

Giancarlo Brocci e Alfredo Azzini, ospiti del Museo del Ghisallo, commentano insieme al nostro direttore Alessandro Galli alcuni passaggi fondamentali nell'evoluzione ciclistica dalle origine a Coppi.
LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949 Q BIANCHI SQUADRA CORSE "LEGGERISSIMO" COPPI 1949

Questa bicicletta è nata per scrivere nel mito. Per questo abbiamo voluta raccontarla dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica con Paolo Amadori, da quello storico con Carlo Delfino e da quello puramente tecnico grazie a Michele Asciutti del Registro Storico Cicli.

Un approfondimento corposo che permette di capire le logiche della Squadra Corse Bianchi alla fine degli Anni '40, per una bicicletta che è stata la prima a montare il cambio Campagnolo "Tipo nuovo", che si sarebbe poi chiamato Parigi-Roubaix a partire dalla vittoria di Coppi alla Pascale del 1950.

Un grazie anche Carsten Rademarcher, proprietario di questa bicicletta, al fratello Dirk per le foto e a corsaclassic.com per il costante supporto.

Solo su BE76, disponibile adesso!

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This bicycle was built to become a legend. That is why we wanted to explore it from the perspective of technological evolution with Paolo Amadori, from a historical perspective with Carlo Delfino, and from a purely technical perspective thanks to Michele Asciutti of the Registro Storico Cicli.

A comprehensive analysis that sheds light on the philosophy of the Bianchi Racing Team in the late 1940s, for a bicycle that was the first to feature the Campagnolo “Tipo nuovo” derailleur, which would later be named the Paris-Roubaix following Coppi’s victory at the 1950 Easter Classic.

Special thanks also to Carsten Rademarcher, owner of this bicycle, to his brother Dirk for the photos, and to corsaclassic.com for their constant support.

Exclusively on BE76, available now!

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VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZ VINTAGE BICYCLES 76 IS AVAILABLE WORLDWIDE ON AMAZON!

Dear friends, we are finally ready with the English version of our magazine, ‘Vintage Bicycles 76’, available from today worldwide in print, available to buy on Amazon and ready to be delivered straight to your door.

The cover, which differs from the Italian edition, is dedicated to a stunning bicycle: the 1949 Bianchi Leggerissimo Squadra Corse, one of those made available to Fausto Coppi for 1950, on which he won his first and only Paris–Roubaix.

The very first bicycle ever to feature the Campagnolo ‘Tipo nuovo’ derailleur, which, following that victory, would come to be known as the ‘Paris-Roubaix’.

One of the many stories not to be missed on our pages!

Anyone who loves cycling and vintage bicycles simply must have ‘Vintage Bicycles’!

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150 ANNI DI UN MI-TO A partire dalla fine degli A 150 ANNI DI UN MI-TO

A partire dalla fine degli Anni '60 dell'Ottocento, le gare di velocipedi iniziano a diffondersi sempre di più, coinvolgendo i pochi temerari che già allora desideravano gareggiare con questi mezzi. 

La Milano-Torino, tenutasi per la prima volta nel 1876, è la più antica gara italiana ancora in essere, e la storia della sua affascinante genesi viene raccontata su BE76 da Alfredo Azzini, instancabile narratore delle origini della bicicletta.

EDIZIONE ITALIANA IN EDICOLA

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150 YEARS OF A LEGEND

Starting in the late 1860s, bicycle races began to gain popularity, drawing in the few daredevils who, even then, were eager to compete on these machines. 

The Milan-Turin race, held for the first time in 1876, is the oldest Italian race still in existence, and the story of its fascinating origins is told in BE76 by Alfredo Azzini, a tireless chronicler of the bicycle’s origins.

ENGLISH VERSION AVAILABLE SOON
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