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Home News Le Biciclette

Velocino 1936

Trasportabile e avanti rispetto ai tempi... forse anche troppo!

di Redazione
7 Febbraio 2025
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

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Nelle mostre mercato e nei raduni dedicati al ciclismo d’epoca, si aggira giocosamente uno dei veicoli più curiosi e ingegnosi nella storia della bicicletta: il suo nome è Velocino, e la sua storia è di quelle che vale la pena di raccontare.

È una genesi piuttosto lunga quella che porta alla creazione di questo originale mezzo, riduttivamente e forse anche ingiustamente inquadrato come una bicicletta, anche se è vero che a caratterizzarlo sono due ruote, un sistema di trasmissione collegato a dei pedali, una sella, un manubrio, dei freni, la fanaleria. Solo che nel Velocino, rispetto alle biciclette come le abbiamo sempre viste, tutti questi elementi sono rimescolati tra loro, con un risultato molto più compatto e sicuramente d’impatto.

Se andiamo a vedere la sua genesi, il Velocino s’inquadra nell’evoluzione – in salsa bolognese, e quindi ragù – delle biciclette cosiddette “reclinate”, fenomeno molto interessante nato verso la metà degli Anni ’90 dell’Ottocento grazie a un’idea di Charles Challand, professore a Ginevra, che inventò una bicicletta di questo tipo e la chiamò “Normal bicycle” per via della postura più naturale rispetto a quella proposta dai safety frame introdotti da Starley un decennio prima circa, riconducibili alle biciclette attuali. Fu nel 1933, infatti, che il vulcanico ragioniere Ernesto Pettazzoni, considerato una sorta di enfant prodige dell’imprenditoria per via delle sue idee d’avanguardia e aggressive, fece richiesta di un brevetto britannico per la sua invenzione di un veicolo semi-reclinato, il Velocino appunto.

Il primo prototipo si può far risalire al 1928. Pettazzoni sviluppò poi il proprio veicolo, caratterizzato da un piccola ruota anteriore e da una grande posteriore, su cui sostanzialmente si sedeva il ciclista, con un manubrio collocato alle spalle. Una posizione che in sella era molto naturale, ma anche molto differente da quella di una bicicletta tradizionale. I primi modelli erano sostanzialmente artigianali e la loro costruzione era seguita personalmente dall’ideatore. Fu solo nel 1936 che il Velocino arrivò a una produzione in serie, con tanto di catalogo che ne magnificava le doti. Pettazzoni puntò molto su marketing, e indicò nel Velocino quattro caratteristiche vincenti che lo rendevano migliore della bicicletta: rendimento (perché la pedalata era più efficace), praticità (perché poteva essere facilmente trasportato anche in treno), comodità (per via della postura più naturale) e igiene (anche se in realtà ne magnificava la sicurezza in caso d’incidente). A questo si aggiungevano tre bonus commerciali d’avanguardia: la possibilità di essere acquistato in kit di montaggio a partire dai tubi, la proposta di essere noleggiato agli utenti occasionali da parte dei negozianti, andando poi a pagare con questo sistema l’investimento iniziale, e soprattutto la possibilità di essere acquistato a rate. Il Velocino destò subito molta curiosità ma pare che Mussolini, dopo averlo acquistato e provato, lo definì non proprio entusiasticamente “Lentipede”.

IDEE D’AVANGUARDIA

Pettazzoni aveva la propria officina di produzione a Bologna, in Strada Maggiore 94, e il negozio in via D’Azeglio 16, mentre la sua abitazione era al 4 di via Caprarie, sopra la Galleria Leone. Nelle pubblicità dell’epoca, molto creative e autoironiche, Pettazzoni si lanciava in slogan audaci in cui proponeva l’acquisto a rate, scrivendo nero su bianco che “Il povero Pettazzoni si rovina per voi!”. Tutti quindi presero a chiamarlo in questo modo e la cosa fu purtroppo presagio di sventura: devastata dalla crisi della guerra, che aveva fatto saltare lo schema di pagamento dilazionato, l’azienda di Pettazzoni fallì, e lui si suicidò il 6 di maggio del 1947, travolto dai debiti. Riposa oggi nella Certosa di Bologna. Prima di finire malissimo, comunque, Pettazzoni si dette parecchio da fare, inventando persino la sedia a sdraio.

Il Velocino che vedete in queste pagine appartiene alla collezione di Luca Dolorati di Ferrara, che l’ha inseguito per un po’ di tempo. «Avevo provato un Velocino appartenente all’amico Franco Montolli al Concorso d’Eleganza di Saronno, nel 2022», spiega Luca, «e ho pensato che ne volevo uno anch’io. Ho trovato un’occasione a Milano, l’anno seguente, e dopo una breve trattativa l’ho portato a casa e mi sono dedicato al suo restauro». L’esemplare era in buone condizioni generali, così Luca ha provveduto allo smontaggio per tutte le operazioni di manutenzione e pulizia, trovando sul mozzo del contropedale una punzonatura “36” che può identificare questo Velocino come uno tra i primi della produzione in fabbrica. Il colore giallo è stato mantenuto e con ogni probabilità si tratta di una prima verniciatura, dato che ne sono state trovate tracce anche all’interno del movimento centrale. Altri ritocchi, in un giallo leggermente diverso, sono stati rimossi.

Alcuni dettagli sono stati sostituiti da Luca per ottenere un mezzo più coerente e coevo. La sella presente all’acquisto, una Umberto Dei, è stata sostituita da una a muso di cane. I pedali sono diventati a sei gommini con barra unica, sul parafango è stata messa una gemma bugnata Anni ’30 mentre per le manopole si optato per un modello in corno a due pezzi. Il cannotto di sterzo presenta un fregio con scritto Ghibellini Milano e una punzonatura con scritto “Ghibellini 01018 Extra L”: probabilmente si trattava di un modello assemblato da un rivenditore milanese, forse utilizzato per un noleggio.

Il Velocino è perfettamente pedalabile e Luca ci ha raccontato della sua “prima volta”: «Ho voluto provarlo in centro a Ferrara, in un orario in cui pensavo che ci fosse in giro poca gente. Invece ho trovato la piazza piena e, seppure inizialmente fossi in imbarazzo, in tantissimi mi hanno fermato incuriositi. Qualcuno mi ha anche chiesto di provarlo ma ho dovuto dire di no, perché non è facile da guidare». A distanza di quasi un secolo dalla sua nascita, comunque, l’idea del Velocino resta molto attuale, soprattutto in tempi in cui si parla di intermodalità dei trasporti.


Collezione e foto: Luca Dolorati


Scheda tecnica

Marca: Ghibellini Milano (rivenditore)

Modello: Velocino

Anno: 1936

Telaio: in acciaio

Tipologia: reclinata

Mozzi: FB

Ruote: post. da 26×1 1/2 x1 5/8 x1 1/2, ant. da 12 1/2 x 1.75 x 2 1/4

Sella: a muso di cane con targhetta Velocino fatta in casa

Gruppo luce: Dansi Varese

Gemma posteriore: in vetro bugnato

Manopole: in due pezzi in corno

Accessori: paramanubrio in gomma, campanello con bronzino


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Tag: anni 30BE67
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BARTALI PISTA '30/50 Una compagna di viaggio su t BARTALI PISTA '30/50

Una compagna di viaggio su telaio Galmozzi che ha seguito Gino Bartali per tutta la sua carriera, dagli Anni '30 agli Anni '50, accompagnandolo in chissà quante prove nei velodromi o chissà dove. 

Su BE77 voluto raccontarvi questa storia e metterla in copertina, perché anche le biciclette hanno uno spirito e una vita propria, che come le nostre cambiano con il tempo.

Da non perdere, in edicola adesso!

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BARTALI PISTA '30/50

A trusty companion built on a Galmozzi frame that accompanied Gino Bartali throughout his career, from the 1930s to the 1950s, riding with him in who knows how many races at velodromes or elsewhere.

In BE77, we wanted to share this story with you and feature it on the cover, because even bicycles have a spirit and a life of their own—one that, like ours, changes over time.

Available very soon in English version too.

ACQUISTA/BUY:  https://linktr.ee/biciclettedepoca
BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA! È in arrivo B BICICLETTE D'EPOCA 77 È IN EDICOLA!

È in arrivo BE77, 100 pagine a colori dedicate al mondo del ciclismo vintage. Siamo molto felici e orgogliosi di aver dedicato la copertina alla bicicletta di uno dei più grandi, Gino Bartali, e di averlo fatto in collaborazione con il Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema (FI), grazie al quale abbiamo potuto raccontarvi la storia unica di questa bicicletta da pista che Ginettaccio ha tenuto con sé per oltre vent'anni di carriera.

In totale, sono ben 11 le biciclette che trattiamo in questo numero: Rambler Light Roadster 1900 (Enzo Manfré); Legnano Mod. 52 SL Electa (Mauro Carini); Ciclo Piave Corsa 1955 (Emanuele Zardetto); Gielle Corsa 1983 (Lorenzo Berti); Fausto Coppi C4 Lugano 53 1993 Oscar Pellicioli (Fabio Dri); Takhion Pista 1990 (Enri Biavati); Compaigne Croix Super-Tri-Porteur 1938 (Carlo Azzini); Steve Potts Signature 1990 (Marco Ugherani); France Sport Donna 1925 (Luciano Cascioli); Lorenzo Monti, infine, ci illustra come ricostruire perni e coni di una Gritzner n°1 d'inizio Novecento.

Abbiamo poi le solite grandi storie, tra cui una enorme raccontata da Alessio Berti, quella del "Tasso" Bernard Hinault, uno dei più grandi di sempre. Marco Pasquini, invece, ci svela la carriera di Mario Fossati, giornalista essenziale, mentre Carlo Delfino ci porta a pedalare con Rodolfo Muller e Attilio Pavesi. Giovanni Battistuzzi, invece, ci racconta l'incrocio di destini tra i Mondiali di ciclismo e quelli di calcio. 

Spazio alla cultura con la storia di Henri Pélissier, estratta da Paolo Ghiggio dal libro "Noir, la bicicletta e la cronaca nera", e con il libro "Pino, coeur de lion" dedicato a Giuseppe Cerami. Fausto Delmonte illustra l'incredibile tecnologia dei telai ad aria compressa e Alfredo Azzini come sempre chiude raccontando la genesi dei velodromi europei.

Non mancano in apertura tutte le news dell'Eroica e dei vari club e musei e bellissima chiacchierata con Roberto Lencioni, in arte Carube.

Un numero da non perdere, frutto di un grande lavoro di squadra, che trovate in edicola o sul sito sprea.it.

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NOTE: English version will be available in few weeks.
36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez 36'40'' è il record per la scalata dell'Alp d'Huez, arrivo della tappa del Tour di oggi.

Il record è di Marco Pantani, e in tanti dicono che oggi crollerà.

Staremo a vedere, ma di certo il cuore batte forte ricordando quell'impresa, per chi di noi c'era e per chi Pantani non ha potuto viverlo di persona.

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PREOGAR 2WD 1995 L'avete mai vista una bicicletta PREOGAR 2WD 1995

L'avete mai vista una bicicletta a due ruote motrici? Tra il 1996 e il 1997 Subaru avviò una piccola produzione di soli 180 esemplari basata su un progetto precedente targato Progear nato alla fine degli Anni ‘80 dalla mente dell'austriaco Gunther Kappacher. Tutta la storia di questa MTB appartenente alla collezione di Paolo Carosini su BE76, in edicola fino al 30 luglio!

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Have you ever seen a two-wheel-drive bicycle? Between 1996 and 1997, Subaru launched a small production run of just 180 units based on an earlier Progear design conceived in the late 1980s by Austrian Gunther Kappacher. The full story of this MTB, part of Paolo Carosini’s collection, is featured in VB76, available on Amazon directly to your home!

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LABOR TANDEM PISTA 1906 Da un'epoca pionieristica LABOR TANDEM PISTA 1906

Da un'epoca pionieristica del ciclismo, un rarissimo capolavoro da pista con un particolare telaio a "doppio ponte". Dalla collezione di Mario Cionfoli.

Lo trovate solo su BE76 adesso in edicola.

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From cycling’s pioneering era, an extremely rare track cycling masterpiece featuring a distinctive ‘double-bridge’ frame. From the collection of Mario Cionfoli.

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CIMATTI CORSA 1951 Prima di dedicarsi ai ciclomot CIMATTI CORSA 1951

Prima di dedicarsi ai ciclomotori, lo storico marchio bolognese fondato da Marco Cimatti ha realizzato biciclette di grande pregio, come questo modello del 1951 a cavallo tra corsa e sport e con un cambio unico. Dalla collezione di Alvaro Abbili e con la collaborazione di @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Solo su BE76 adesso in edicola.

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CIMATTI CORSA 1951

Before turning its attention to mopeds, the historic Bolognese brand founded by Marco Cimatti produced bicycles of exceptional quality, such as this 1951 model, which straddled the line between racing and sport and featured a single-speed gearbox. From the collection of Alvaro Abbili, in collaboration with @Nova Unione Velocipedistica Italiana.

Exclusively in BE76, available now in paper edition.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912 Famosa per le motoc ARIEL SUPERB LIGHTWEITGH 1912

Famosa per le motociclette, l'inglese Ariel ha però iniziato il proprio percorso produttivo con le biciclette. Ve lo raccontiamo grazie a questa Ariel Superb Lightweight del 1912 appartenente ad Ariel Atzori (nomen omen), grande culture del marchio, che mostra anche la particolarissima tecnologia Biflex dei foderi!

Solo su BE76 adesso in edicola.

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ARIEL SUPERB LIGHTWEIGHT 1912

Although famous for its motorcycles, the British firm Ariel actually began its manufacturing history with bicycles. We’ll tell you all about it thanks to this 1912 Ariel Superb Lightweight, owned by Ariel Atzori (a name that speaks for itself), a great connoisseur of the brand, which also showcases the highly distinctive Biflex technology of the chainstays!

Exclusively in BE76 available in paper edition worldwide!

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BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI D BICICLETTE D'EPOCA ED EROICA CELEBRANO I 10 ANNI DI EROICA MONTALCINO!

È un numero molto speciale quello che trovate in edicola in questi giorni! Girandolo, infatti, troverete uno speciale per celebrare i 10 anni di Eroica Montalcino, che andrà in scena il 31 maggio.

Una copertina dedicata e 8 pagine extra di voci, protagonisti e storia per festeggiare il primo decennio dell'Eroica di Primavera con tutte le sue bellissime strade bianche e i suoi paesaggi tra le strade del Brunello.

Una ragione in più per non perdere le 104 pagine di BE76, un numero unico adesso in edicola!

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VINTAGE BICYCLES AND EROICA CELEBRATE 10 YEARS OF EROICA MONTALCINO!

You’ll find a very special issue of Vintage Bicycles available now. In fact, if you flick through it, you’ll discover a special supplement to celebrate the 10th anniversary of Eroica Montalcino, which takes place on 31 May.

A dedicated cover and 8 extra pages of features, key figures and history to celebrate the first decade of the Spring Eroica, with all its beautiful white roads and landscapes amongst the Brunello vineyards.

All the more reason not to miss the 104 pages of BE76, a unique issue now on newsstands!

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UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO Da ieri, al Mu UN BUSTO DI BOTTECCHIA AL GHISALLO

Da ieri, al Museo del Ghisallo, ente ormai iconico voluto da Fiorenzo Magni, che nel 2026 compie 20 anni, è presente anche un busto di Ottavio Bottecchia, il “Furlan de fer”, donato dall’autore stesso, Guido Merzliak, non solo scultore ma anche illustratore, vingettista, ecc. 

Merzialik ha testimoniato, visibilmente emozionato dal momento, la sua passione per “Botescià” e per il ciclismo eroico,  aiutato in questo dai racconti del giornalista e scrittore Claudio Gregori, firma storica del ciclismo. 

A scoprire il busto, il presidente del museo, Antonio Molteni, supportato dalla direttrice Carola Gentilini, curatori di questo luogo bellissimo che tutti gli amanti del ciclismo devono visitare.
ESTERMANN OLYMPIA 1980 Disegnata dal vento e dall ESTERMANN OLYMPIA 1980

Disegnata dal vento e dalla passione di Leogard Estermann, detto "Leo", questa bicicletta da pista realizzata in Svizzera, a Zurigo, è un capolavoro di tecnologia e di estetica che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ve la racconta Michael Walser del Velomuseum Rehetobel di Appenzell Ausserrhoden (CH) con la collaborazione di Jonas Becker. Un articolo da non perdere!

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ESTERMANN OLYMPIA 1980

Designed by Leogard Estermann, known as ‘Leo’, and inspired by the wind and his passion, this track bike, manufactured in Zurich, Switzerland, is a masterpiece of technology and aesthetics that won the gold medal at the 1980 Moscow Olympics. Michael Walser from the Velomuseum Rehetobel in Appenzell Ausserrhoden (CH) tells the story, with the collaboration of Jonas Becker. An article not to be missed!

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FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO" Ci sono FRANCO CHIOCCOLI: LO CHIAMAVANO "COPPINO"

Ci sono campioni che dominano la scena sin dall'inizio della carriera e altri che ci arrivano con la maturità. È il caso di Franco Chioccioli, "Coppino" per la stampa e i tifosi, vincitore a 32 anni del Giro d'Italia del '91 con una strepitosa tappa sul Pordoi.

Ce lo racconta Marco Pasquini su Biciclette d'Epoca adesso in edicola.

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FRANCO CHIOCCOLI: THEY CALLED HIM ‘COPPINO’

Some champions dominate the scene right from the start of their careers, whilst others only reach their peak later on. This was certainly the case for Franco Chioccioli, known as ‘Coppino’ to the press and fans, who won the 1991 Giro d'Italia at the age of 32 with a sensational stage victory on the Pordoi.

Marco Pasquini tells the story in Biciclette d'Epoca, now on newsstands.

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