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Home News Le Biciclette

Olympia mod. Giro d’Italia Anni ’30

Una produzione sartoriale unica degna dell'Olimpo delle biciclette

di Luca Pit
25 Luglio 2021
in Le Biciclette
Tempo di lettura: 5 minuti
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Biciclette d'Epoca

La rivista dedicata alla storia del ciclismo e della bicicletta ogni tre mesi in edicola e online

Copertina Biciclette d'Epoca Acquista/Abbonati

In questo numero vogliamo presentarvi una bicicletta sconosciuta ai più, un modello di estrema rarità e a nostro parere di infinita bellezza, che deve essere annoverata tra le più belle biciclette mai prodotte a Milano.

Si tratta di una Olympia degli Anni ‘30 da corsa su strada, e in particolare del modello di punta “Giro d’Italia”, che rappresenta il fiore all’occhiello della ditta che in quegli anni aveva sede al n.9 di via Melzo. La trattazione di questo modello molto particolare è complicata dalle esigue informazioni oggi disponibili, tuttavia cercheremo di abbozzare un primo ritratto confidando nella benevolenza del lettore, che ci perdonerà se la visione dovesse risultare un po’ sfocata.

La storia della Olympia è oltretutto la meno conosciuta tra quelle dei grandi produttori di biciclette che la città meneghina contava in quegli irripetibili anni, caratterizzati da una inesauribile crescita industriale sostenuta da un fertile ingegno. Si tramanda che il fondatore della Olympia, Carlo Borghi, avviò già nel 1893 la propria officina meccanica in via Marco D’Oggiono nei pressi di Porta Ticinese, dedicandosi ben presto alla costruzione di velocipedi. Da ricerche effettuate presso gli Archivi di Stato, abbiamo potuto constatare che nei primi decenni del ‘900 Borghi commercializzava anche velocipedi a marchio Mercedes. Poca altra documentazione ci è nota al momento riguardo alla storia di questo marchio e dunque ci limiteremo a ricordare che la squadra ciclistica Olympia negli Anni ’30 ha potuto annoverare professionisti quali Martano, Cazzulani, Mallet, Aertz, piazzandosi al secondo posto nella classifica finale del Giro d’Italia del 1940 con Enrico Mollo, a 2’40’’ dall’allora nastro nascente della Legnano, Fausto Coppi.

Riguardo alla produzione ciclistica rinvenuta, riteniamo sia altamente complessa nella lavorazione, curata nei molti dettagli che contraddistinguono tutte le componenti, spesso barocca nella sua abbondanza di virtuosismi, indubbiamente di altissimo pregio. La vastità di modelli presenti nella gamma, unita a una possibilità di personalizzazione nei componenti, nei disegni delle congiunzioni, nei colori disponibili a catalogo, fino ai complessi ornati e alle multiple decalcomanie che la rifinivano, lascia intendere che si trattasse di una produzione meglio classificabile come “sartoriale”. È probabilmente per queste sue unicità che oggi risulta complicato trovare un filo che leghi i diversi modelli prodotti, così come è raro trovare due biciclette Olympia perfettamente identiche. Le Olympia, oggi, ci appaiono come tante biciclette uniche.

MODELLI UNICI

Per quanto riguarda le biciclette da corsa, negli Anni ’30 la Olympia proponeva tutto sommato pochi modelli (con mille varianti e personalizzazioni): il modello Extra Lusso Aquila, proposto sia con cerchi per tubolare che con cerchi per copertoni, e il modello Supremo Lusso Giro d’Italia, che rappresentava il non plus ultra della produzione. A questi due primi modelli ne verrà aggiunto un terzo nella seconda metà del decennio: il nuovo modello Supremo Lusso Giro di Francia, costruito con le speciali tubazioni Columbus. Non vi erano dunque modelli da corsa economici a listino.

Il modello Giro d’Italia, dunque, nacque come il modello più costoso, caratterizzato da un telaio a tubi fini (l’orizzontale ha sezione di 2,25 centimetri) dotato di pipe di sterzo lavorate con una fantasia simile alle decorazioni denominate “fiamme”, in altorilievo, alternate a decorazioni variamente appuntite, con alleggerimenti in ogni dove, e congiunzione di sella con ampi alleggerimenti laterali, al cui interno veniva punzonato il numero di telaio, mentre la scatola del movimento subiva lavorazioni tendenzialmente meno estreme nelle congiunzioni. I forcellini giroruota subiscono sin da inizio decennio degli alleggerimenti. Ma quel che caratterizza e stupisce nel telaio del modello Giro d’Italia sono i tubi al carro posteriore inferiore: mentre il tubo lato sinistro è di tipo classico, il lato sinistro presenta eccezionalmente tubi doppi accoppiati. E non finisce qui: il tubo verticale funge da serbatoio dell’olio per lubrificare la catena attraverso l’apposito oliatore (spesso, ma non in questo caso, è presente sul telaio anche un foro di carico con un tappo, utile per non dover estrarre il tubo sella in fase di carico dell’olio). Un oliatore posizionato al centro del movimento centrale consente di lubrificarne l’interno (in altri telai ne sono stati trovati due, posizionati ai due lati). È inoltre presente un “dente” di sostegno della catena per il cambio di rapporto con il giroruota. Il mozzo posteriore era equipaggiato, sin dalla fabbrica, di doppia ruota libera a doppia dentatura, consentendo di avere quindi a disposizione ben 4 diversi rapporti. L’operazione era agevolata dai bellissimi galletti Olympia. 

Capitolo a parte merita la forcella: in questa bellissima versione i foderi sono anch’essi tubi doppi accoppiati (mentre in quelli precedenti i foderi sono di tipo classico), mentre la testa finemente lavorata presenta la marcatura Olympia incastonata ai lati, parallelamente al terreno.

Descrivere una Olympia – come vi avevamo anticipato – è un’operazione complessa, in quanto tutti i dettagli sono estremamente curati. Per non annoiare il lettore ci limiteremo a sottolineare i più singolari, come per esempio la tipica serie sterzo Olympia, con doppie calotte nella parte inferiore, mentre su quella superiore è presente la scritta Olympia. Su questa versione sono presenti freni Bowden Sport, ma è capitato di osservare lo stesso modello equipaggiato con freni Universal Extra (modello 35) personalizzati Olympia. La classica corona con disegno “a margherita” è qui abbinata a pedivelle Diamant alleggerite su tre lati, mentre in altri casi sono state ritrovate pedivelle FB alleggerite su 2 lati.

Insomma, la ricerca sulla storia della Olympia prosegue e, come su tanti altri temi, siamo tutti invitati a portare il nostro piccolo contributo affinché diventi più chiaro come siano state prodotte e troppo spesso dimenticate biciclette tanto uniche e belle. Se volete condividere la vostra Olympia, dunque, non esitate a contattarci.


Collezione e foto: Loris Pasquale (Museo della Bicicletta – Salcedo) A cura di: Luca Pit


Scheda tecnica

Marca: Olympia

Modello: Giro d’Italia

Anno: Anni ’30

Telaio: in acciaio con doppi foderi alla forcella e al carro basso (solo lato nobile)

Guarnitura: a margherita

Trasmissione: giro ruota con doppio rapporto su ogni lato

Freni: Bowden Sport

Pedivelle: Diamant marchiate Olympia alleggerite sui tre lati


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Tag: anni 30BE50corsaolympia
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We are delighted to announce the release of our first-ever special issue featuring a ‘Variant’ cover.

This is a special edition of Vintage Bicycles 75 – the same issue you’ll find on newsstands or on Amazon featuring the Colnago Oval CX – but in this case, the cover showcases the 1979 Cunningham CC Proto. 

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L'abbiamo intervistato in una lunga, schietta e interessante chiacchierata nell'officina sotto le curve del Vigorelli, in cui è di recente rientrato, laddove il grande Faliero ha gettato le basi del mito.

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Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e Vincenzo Torriani è stato per 40 anni l'immagine e il patron del Giro d'Italia. Una figura gigantesca che ha guidato la corsa rosa attraverso le strade di tutto il Paese.

Da ricordare quella volta che si candidò alle elezioni ma la gente votò Bartali! (in foto)

Ce ne parla Marco Pasquini su BE75 in edicola adesso.

Buona domenica!

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Vincenzo Torriani was the face and patron of the Giro d'Italia for 40 years. A larger-than-life figure, he guided the pink race through the streets of the entire country.

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PORTRAITS

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ROUTES

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BICYCLES

Maino Tipo E Balloon 1930 28

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King Corsa 1920s 36

Bianchi Super Extra 1946 40

Chesini Precision 1982 44

La Française Diamant 1901 48

Cunningham CC Proto 1979 54

Vedovati Fiorelli Germanvox 1969 60

PEOPLE

Runaway Words: Llega el Maravilla 64

José Manuel Fuente 66

Pietro Chesi 73

Vincenzo Torriani 74

The Monument Classics 78

Isidoro Bergaglio 81

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They called him ‘El Tarangu’, an untranslatable term in Asturian dialect that roughly meant ‘the lad’, ‘the labourer’, but also ‘the unpredictable one’. Manuel José Fuente was just that: an indomitable and unpredictable climber who, in his short career, made the greatest riders tremble, including Eddy Merckx.

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La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato d La Cunningham CC Proto del 1979 è un concentrato di avanguardia non solo per il settore delle mountain bike ma per la bicicletta in generale, come dimostrano accorgimenti ideati da Charlie Cunningham (in foto) decenni prima.

Ve l'abbiamo raccontata su BE75 grazie al contributo di Joe Breeze, una leggenda della mountain bike, e del @marinmuseumofbicycling. Grazie anche a Charlie Sedlock, per le foto che ci ha concesso, e al nostro Fausto Delmonte , profondo conoscitore del settore.

Una bicicletta importante che meriterebbe una copertina variant della nostra rivista, e forse la faremo!

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The 1979 Cunningham CC Proto is a cutting-edge model not only for the mountain bike sector but for bicycles in general, as demonstrated by the features designed by Charlie Cunningham (pictured) decades earlier.

We told you about it on BE75 thanks to the contribution of Joe Breeze, a mountain biking legend, and the @marinmuseumofbicycling. Thanks also to Charlie Sedlock for the photos he provided us with, and to our own Fausto Delmonte, an expert in the field.

This is an important bicycle that deserves a variant cover of our magazine, and perhaps we will do just that!

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La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protag La Colnago Oval CX del 1982 è la biciclette protagonista dell'articolo di copertina di BE75, adesso in edicola in italiano e disponibile per l'acquisto su Amazon in tutto il mondo e in inglese, sempre in formato cartaceo.

Foto e collezione di Michele Lozza (@thebikeplace ) con il contributo di Alessandro Turci (Alessandro Turci ).

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The 1982 Colnago Oval CX is the bicycle featured on the cover of BE75, now on newsstands in Italian and available for purchase on Amazon worldwide in English, also in print format.

Photos and collection by Michele Lozza (@thebikeplace) with the contribution of Alessandro Turci (Alessandro Turci).

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